martedì 23 novembre 2010

Crisi ed estinzione di un'amicizia. In una serata.

Oggi voglio parlarvi di come si perde un'amica.
O, se preferite: di come io ne persi una.
Per oscuri motivi di privacy, la chiamerò Aurora, nome che non è associato a nessuna delle persone che ho conosciuto in vita mia.
Dev’essere autunno inoltrato del 2003 quando mi incontro con Aurora sotto casa sua in un quartiere a est di Roma. Le ho preparato un cd-rom con le foto scattate alla sua ultima festa, ci salutiamo e decidiamo per una passeggiata, che a noi ci piace chiacchierare e passeggiare.
Aurora è molto fiera della sua casetta (il fatto che sia stata acquistata mungendo sua madre fino all’ultima lira non la imbarazza affatto a definirla “sua”) ed è felice di mostrarmi i dintorni nascosti.
Così ci inoltriamo per strade e vicoli in cui effettivamente io non ho mai messo piede, camminando appaiati e parlando come due vecchi amici quali effettivamente siamo.
Io sono uno di quelli fermamente convinti dell’esistenza dell’amicizia tra uomini e donne, non vedo proprio quale sia l’ostacolo, un cervello è un cervello, e anzi, sono sempre stato più attratto ed incuriosito dalla sensibilità femminile... e a dirla tutta, credo che chi ne metta in dubbio l’esistenza anche teorica è il solito maschio del tutto succube dei suoi ormoni che vede in qualsiasi donna che non sia sua madre o sua sorella un possibile buco in cui infilarsi a fare un po’ di su e giù. Sto esemplificando molto, ma credo abbiate capito il senso.
Come dicevo, io non sono tra questi.Tanto per essere chiari: Aurora non mi attrae per niente, non l’ho mai trovata interessante da quel punto di vista, fin da quando la conobbi nel 1992 quando andammo al cinema con un gruppo di amici e amiche.
Non che Aurora sia brutta, sia chiaro. Non vincerà mai un concorso di bellezza, al massimo conquista un piazzamento, ma può comunque contare su un aspetto gradevole, un sorriso incantevole e un seno notevole (anche qui: non riuscendo a disgiungere un seno o qualsiasi altra parte anatomica dal tutto, proprio non troverei attraente una ragazza che ha un seno perfetto ma faccia, gambe, mani, capelli e tutto il resto non di mio gusto. So che parecchi altri maschietti non la pensano così e sono disposti a chiudere un occhio sugli altri dettagli di non loro gradimento pur di poter fare una visitina al famoso buco, ma io no).
Insomma, si passeggia. E si finisce seduti ai tavolini di uno di quei baretti d’angolo un po’ folkloristici che ancora si trovano nella Roma un po’ periferica, quelli che non hanno l’arredamento fighetto di design e dietro al bancone c’è un tizio corpulento e una signora matura col grembiule che ci porta il succo di frutta o quello che abbiamo ordinato, ora non lo ricordo più.
Siamo lì seduti con vista sulla ferrovia urbana, in questo bel panorama postindustriale al tramonto, e a un certo punto Aurora mi chiede come va.
Ciò che le rispondo è probabilmente la causa della nostra frattura.
Premetto che non era affatto un bel periodo, non solo, questo “non bel periodo” andava avanti da un bel pezzo, un vicolo cieco dove mi ero ficcato con una persona e dal quale, per motivi che non sto ora a sviscerare, non riuscivo a fare marcia indietro.>Convivendo con tale persona, anche gli altri aspetti della mia vita, tipo il lavoro (con un contratto in scadenza a fine anno) e le mie finanze (ampiamente dissanguate dal fisco esoso e bastardo) mi appaiono per forza di cose altrettanto deprimenti.
Così le rispondo qualcosa tipo “Beh, direi che a parte l’idea di ammazzarmi non va malissimo”. Seguita da un racconto che voleva essere sarcastico di come stavo passando quei tristi mesi... ma ormai il danno è fatto.
La vedo, tutt’altro che impercettibilmente, irrigidirsi e cambiare espressione.
Lì per lì non ci faccio troppo caso e lo attribuisco a una sua reazione empatica alle mie vicende, sapete: non è che che se un amico vi dice “Minchia, sto sotto un treno, sono disoccupato da un anno e ho lo sfratto da casa” voi gli fate un sorrisone e gli dite “Suvvia, che vuoi che sia, stai sereno”.
Quasi certamente la vostra espressione sarà di circostanza, perché, a meno che non ve ne freghi una cippa che il vostro amico tra poco si ritroverà sul marciapiede in mezzo gli scatoloni della sua roba chiusi col nastro da pacchi, sarete partecipi delle sue sventure e quindi dispiaciuti, e anzi gli offrirete il vostro supporto morale, se non avete la possibilità di offrirgliene di materiale.
Ecco, diciamo che da un amico/a mi aspetterei questo.
Aurora commenta sempre meno le mie parole, all’improvviso evita di guardarmi, sembra infastidita, dopo poco paghiamo e ci alziamo. Lei inizia a camminare decisamente verso casa sua, intuisco che c’è qualcosa che non va, che l’atmosfera si è guastata, penso che qualcosa l’abbia turbata ma non ho inquadrato cosa, così quando ci salutiamo sotto casa sua frettolosamente mi limito a concludere che le passerà e me ne torno a casa anch’io.
Aurora non mi ha mai più chiamato.
Non l’ho fatto neanche io, questo è vero, ma dei due chi stava più nella merda a occhio e croce ero io, e non me ne ero curato di nasconderlo, anzi, mi ero aperto con lei, come credevo e credo fermamente che uno possa e debba fare con un amico/a.
Non un messaggino, niente di niente.
Ci sono volute un bel po’ di settimane di silenzio, che poi sono diventate mesi, a farmi concludere con amarezza che i nostri dieci (e passa) anni di amicizia erano finiti nello scarico del cesso senza troppi complimenti a causa di una frase sbagliata pronunciata in una sera di depressione.
Nessuno mi ha mai degnato di uno straccio di spiegazione, ma nel mio cervellino iperattivo ho pensato che nel passato di Aurora qualcuno dev’essersene andato proprio così, levandosi dai piedi nel modo più drastico e definitivo possibile, e io, osando proferire tal insano proposito in una sera di depressione seduto a un tavolino di un baretto d’angolo di periferia, sono all’improvviso diventato una merdina indegna anche di una sfuriata chiarificatrice.
Per la serie: ok, basta saperlo, non lo dico più, scusa tanto.
Solo che non credo dovessi essere io a scusarmi.
Perché nella merda, scusate se mi ripeto e con tal inelegante parafrasi, c’ero io.
Perché come amico ho il diritto/dovere di raccontare a un’amico/a come mi sento, anche solo per sentirmi ascoltato, non dico aiutato, figuriamoci, non ambisco a tal smisurata dimostrazione d’umanità.
Perché – e forse soprattutto – quella sera di depressione seduto a un tavolino di un baretto d’angolo di periferia avrei potuto dire la verità, e buttarmi sotto la linea A la sera dopo.
Ma non sono il tipo, fortunatamente parlavo solo per iperbole, amarezza intinta nel sarcasmo, e una mia amica storica mi ha condannato senza neanche la possibilità di replica, alla conclusione della nostra “amicizia”. Virgolette d’obbligo.
Vorrei poter dire che non ci vedemmo più, invece la primavera successiva, una primavera in tutti i sensi soprattutto per me che stavo ufficialmente inaugurando una nuova vita, ero a passeggio con Arianna mangiando un sontuoso cono gelato con panna.
Ed eccola là, la incrocio a braccetto di uno, alto e barbuto che potrebbe essere uno di quelli che c’erano alla sua festa, chi lo sa, non importa, d’istinto la saluto, d’istinto sono felice di vederla.
E faccio per baciarla sulle guance.
E la stronza si ritrae. “No, con la panna, no”, dice.
Guardo la panna del mio cono gelato. Ma che cazzo c’entra la panna del mio cono gelato, adesso?
E di colpo capisco che sono l’unico ad essere felice, là in mezzo. Che è tutto incredibilmente imbarazzante e sbagliato. Faccio un passo indietro.
Borbottiamo tutti un “ciao” confuso e riprendiamo le nostre strade.
Gesù.
Un paio di giorni dopo, trovo da qualche parte il numero del cellulare di Aurora. Le scrivo e le invio un sms. Speravo che oltre dieci anni di amicizia sarebbero valsi qualcosa di più. Peccato. Buon proseguimento, Luca.
Ovviamente, non ho mai ricevuto risposta.
Cose come questa mi lasciano in bocca un amaro di quelli che restano per sempre e poco mi fanno guardare con benevolenza al genere umano... bizzarra specie di cui ancora oggi mi sfuggono alcuni basilari princìpi di funzionamento.
Ma, tanto per non sbagliare…
MA VAFFANCULO, Aurora.

ps tutte le illustrazioni di questo post sono tratte dal geniale Libro dei coniglietti suicidi, di Andy Riley e pubblicato da Mondadori. Se mai nella vostra vita doveste essere colti da istinti suicidi, leggetelo. È difficile suicidarsi se si ride.

26 commenti:

Matteo ha detto...

Io ho capito una cosa. E cioè che purtroppo le amicizie "durature" si contano sulle dita di una mano. Le altre sono conoscenze, profonde, intense quanto vuoi, ma comunque destinate a esaurirsi una volta conclusosi il periodo (o l'occasione) per le quali si erano create.

A un certo punto parli con una persona e non capisci più le sue risposte. Inutile piangerci sopra, è finita. Certo, magari sarebbe auspicabile almeno un civile "ciao", ma molti preferiscono per l'imbarazzo sparire nell'ombra.

elgraeco ha detto...

A me è capitato lo stesso, Luca.
A lei ho solo regalato un cd. Non voleva dire nulla, ma lei ha capito tutt'altro.
Non l'ho più né vista né sentita. Come è capitato a te. Ma in meno di una sera.
Saranno stati, che so, venti minuti.

Mah...

Poi magari c'è gente che conosco da più di vent'anni, anche ragazze, con cui non ho mai avuto un solo, minimo contrasto e con cui sono ancora in contatto.
Sono meccanismi imprescrutabili.

Fermo restando che avevi tutte le ragioni per parlare per iperboli e che lei, a mio avviso, almeno una piccolissima spiegazione avrebbe dovuto dartela.

Fra ha detto...

Mi sembra così strana questa storia... magari c'era dietro qualcosa che tu non sai, tipo un fidanzato geloso (magari lo stesso barbuto della volta del gelato con panna)... non che questo giustfichi la fine di un'amicizia senza spiegazioni, ma, essendomi trovata una volta in tale terribile situazione, messa alle strette da un fidanzato gelosissimo, in parte potrei anche capirla, se fosse così (io ho "dovuto" scegliere tra il fidanzato e un amico storico, di cui il fidanzato era geloso... sono stata malissimo e ho dovuto scegliere, ma non sono sparita, ho spiegato tutto all'amico prima di sparire... poi, per fortuna, quella storia è finita e, anche grazie alla maturità dell'età, adesso so che non farei MAI più una cosa simile)
Scusa la mia libera interpretazione, cerco di dare un senso... in ogni caso, non ci si dilegua da un'amicizia di dieci anni senza una ragione, proprio quando l'amico si confida con te in un momento brutto... Che tristezza.

LUIGI BICCO ha detto...

Di tutto questo mi spiace solo che tu abbia dovuto perdere dieci anni di amicizia. Nel senso che, sono sicuro, come tanti altri se tu avessi saputo prima che razza di persona fosse quella in questione, forse non avresti certo investito in un'amicizia decennale ma l'avresti mandata a cagare già il primo giorno.

Si, ho parlato di investire perchè le amicizie, quelle vere, sono una scommessa ma anche un "investimento" del proprio tempo. Perchè cerchi di crescere insieme ad alcune persone nelle quali credi. Certe volte le cose sono chiare da subito. A volte capitano invece cose che non ti aspetti.

E' capitato anche a me, fortunatamente con un'amicizia che durava "solo" da cinque anni. All'improvviso scompare tutto per una cazzatella qualsiasi. L'importante, per me, è non averci speso più tempo. Meglio saperle subito, certe cose. Con un'altra persona, invece, sono cresciuto professionalmente per più di dieci anni, e negli ultimi trascorsi insieme, mi sono reso conto che, forse, non è la stessa persona che ho conosciuto all'inizio del nostro viaggio. Che è cambiato. E questo cambiamento non mi piace. Che fare? Niente. Se un giorno sarà il caso di mandarsi a cagare, lo faremo. Altrimenti grazie per questi dieci anni.

Non è il tuo caso, naturalmente. Per quante cose belle tu abbia potuto vivere nei dieci anni con Aurora, alla fine si è capito che probabilmente non merita niente altro che il tuo silenzio. O un bel Vaffa, come alla fine del tuo post. In ogni caso, tu sei a posto con la coscienza.

Anonimo ha detto...

"Aurora" appartiene alla tipologia di donne che sono messe male a sensibilità , che gli piace trovare quello che la fa soffrire , hanno bisogno di un Macho con sicurezze basate sul nulla , masochiste innate , con cui un dialogo aperto e sincero è tempo sprecato....

ci sono cascato pure io , peccato .

oggi non mi troverebbero impreparato ( la categoria di cui sopra) .....anzi... se ben dotate prima "farei" , poi (forse) parlerei..

giuseppe

Ariano Geta ha detto...

Esistono esseri umani ai quali piace solo divertirsi. Una compagnia "deprimente" li infastidisce, ci manca poco che ti dicano "Ti vuoi ammazzare? Ok, allora ammazzati, ma per favore evita di deprimermi visto che io a differenza tua non ci tengo ad avere il morale a terra, e mi piace sentirmi su di giri".
Le classiche persone che, se un giorno dovessi contare sul loro aiuto, puoi pure buttarti nel fiume.
Evita l'amarezza Luca, perdendo una tizia del genere ci hai solo guadagnato.

Non solo Izzy ha detto...

Nell'ultimo anno e mezzo mi è successa la stessa cosa con due ragazze pseudo amiche. C'è da dire che non erano amicizie millenarie come le tue, ma sinceramente il succo del discorso è quello: si è amici finché non si deve davvero dimostrare di esserlo.
Alla fin fine sono giunto alla conclusione che gli uomini possono essere amici delle donne. Anche se c'è attrazione sessuale, reciproca o non. Un uomo intelligente apprezza la diversità della logica femminile, e che si arrivi al buco oppure no, una serata con una donna è sempre piacevole. È che sono le donne che vedono l'uomo sempre e solo come “potenziale partner che se mi va male con il tipo che ho già ora va sempre bene avere una ruota di scorta”. Ma di ruote di scorta ce ne possono essere tante, e se quella che hanno ha qualche difetto o ha bisogno di troppe attenzioni (e di un aiuto), tanto vale gettarla nella discarica e avanti un altro.
Sì, sto generalizzando. Ma dopotutto questo è un post emotivo, mica logico XD
***
Figata il libro dei coniglietti suicidi!

Dama Arwen ha detto...

Luca, Luca, Luca... tu perdi i colpi!
Questa storia l'avevi già accennata nel tuo blog, me ne ricordo benissimo.
Certo ora è narrata nel dettaglio.
Ricordavo soprattutto l'evento del gelato.

Che dire...
Certo, se lei aveva davvero subito la perdita di un amico a causa di un suicidio, posso capire la sua reazione, se si fosse però limitata allo "shock" del momento.

Se avesse davvero tenuto a te, e se davvero vi conoscevate da tanti anni, avrebbe dovuto capire, riflettendoci su, che era un modo di dire. E se davvero avesse tenuto a te, starti vicino x "scongiurare" anche lontanamente la possibilità che tu ti buttassi sotto un treno e perdere nuovamente una persona cara.

Simone ha detto...

Quando sono stato sotto un treno io, gli amici "superstiti" li ho contati sulla punta delle dita. Un po' la verita' l'ha descritta perfettamente ariano, un po' e' che alla lunga certi atteggiamenti sembrano solo autodistruttivi e diventano insopportAbili. Poi secondo me qui magari c'era qualcos'altro, tipo che lei voleva che ci provassi o cose del genere.

Simone

Ferruccio gianola ha detto...

Ho pochi amici, maschi, fidati... uno di questi è stato malato di cancro e ora gli posso raccontare tutto che ti dà sempre una pacca sulle spalle... con le donne va sempre a finire allo stesso modo... se non concludo le perdo...
Storie come la tua non mi sono mai capitate, ma non sono mai stato credibile quando ho mostrato qualche crisi. Mi sono sempre dovuto arragianre da solo. ho subito un incidente stradale e dopo le prime settimane sono stato abbandonato da tutti per anni, sino a quando o preso il coraggio di ripresentarmi in "società".
Mi sono accorto però che tutto semrbava falsato... boh. Forse scrivo per questo:-)

Maura ha detto...

Sarò onesta. Non credo che il sesso – essere uomini o donne – c'entri qualcosa.
In passato ho avuto i miei bei momenti neri, stavo – come dice Simone – sotto il classico treno, e mi sono rifugiata negli amici (o presunti tali), maschi e femmine.
Da alcuni ho ricevuto conforto e sostegno, altri mi hanno guardata come se fossi una strana cosa capitata in casa loro per sbaglio, e io, una volta "guarita", ho afferrato il telefono (oppure ho citofonato) e ho sbraitato tutto quanto avevo da dirgli.
Ricevendo in cambio neanche un abbozzo di "difesa" da parte loro, che con un'alzata di spalle e la mia scenata dichiaravano conclusa l'amicizia.
Amicizia, che, per inciso, speravo ancora di "salvare", perché, come giustamente scrive Cyber, a volte una "sfuriata chiarificatrice" può servire ad aggiustare le cose.
Invece no, certa gente molla lì e tira dritto.
Brutta, bruttissima gente.

Angel-A ha detto...

So che non c'è bisogno, ma te lo dico lo stesso: NON TI SEI PERSO NULLA!! ^____^
E ti faccio un regalino: una canzone del mio amato Battiato, che sembra scritta apposta per l'occasione!
Breve Invito A Rinviare Il Suicidio
Va bene, hai ragione,
se ti vuoi ammazzare.
Vivere é un offesa
che desta indignazione...
Ma per ora rimanda...
E’ solo un breve invito, rinvialo.

Va bene, hai ragione,
se ti vuoi sparare.
Un giorno lo farai
con determinazione.
Ma per ora rimanda...
E’ solo un breve invito, rinvialo.

Questa parvenza di vita
ha reso antiquato il suicidio.
Questa parvenza di vita, signore,
non lo merita...
solo una migliore.

Gloutchov ha detto...

Se c'è una cosa che ho imparato è quella di non "vuotare il sacco" quando un amico (anche di vecchia data) mi chiede «Come va?»

E' una domanda fatta più per noia che per altro. Al «Come va?» è meglio rispondere con frasi fatte. Magari minimizzando se proprio non si riesce a mentire dicendo che va tutto bene. Gli inglesi insegnano: Cosa si risponde a «How do you do?» se non con un altro «How do you do?»

Ho scoperto che difficilmente le persone vogliono ascoltare i problemi altrui. Sono pesi aggiuntivi a quelli che si portano già sul groppone.

Ho scoperto che l'amicizia è piena di sfumature. Ci sono quelli che amano stare con te per la tua allegria, ci sono quelli a cui invece importa veramente che tu stia bene e, però, ci sono pure quelli che ti chiamano amico perché sei disponibile a fargli dei favori.

Un esempio. Una ragazza, circa un mesetto fa, mi ha telefonato e senza neppure chiedermi come stavo mi ha chiesto se potevo aiutarla a risolvere un problema di virus sul suo computer.
Io, stanco da quell'atteggiamento, non le ho risposto. Le ho solo chiesto come stava lei e, quando mi ha risposto, le ho detto che mi aveva fatto piacere sentirla e ho riattaccato.

Il problema dell'amicizia è che ognuno ne pesa il valore alla propria maniera. Noi possiamo essere legatissimi a una persona ma questa, invece, può vederci anche solo come un semplice conoscente. Non sempre il sentimento è corrisposto... ahimé!

Però non prendertela. Ci può essere la delusione ma, in quei dieci anni, qualcosa di positivo l'hai sicuramente avuto. Concentrati su quello e via...

claudia ha detto...

matteo ha scritto la risposta piu' sensata,perche' i veri amici, quelli che ti seguono per tutta la vita stando veramente vicini a te sono al massimo 5 (se sei molto fortunato, altrimenti il piu' delle volte si riducono a 2).
il resto sono rapporti amicali che vanno e vengono, e non bisogna crucciarsi piu' di tanto se finiscono, vuol dire che quella persona li' aveva finito di darti cio' che aveva per te.
poi, lasciamo da parte il discorso uomini/donne perche' non e' mai piu' finita, ma una componente sessuale c'e' sempre, anche se poi non succede niente. e non e' solo una questione di buchi da riempire.

Christian ha detto...

xSimone: no, non credo che l'"amica" di Luca si aspettasse che lui volesse provarci (se erano amici da tanto tempo, aspettative di questo tipo direi che le esaurisci nei primi anni), credo piuttosto a un egoismo di fondo e a una repulsione istintiva verso le difficoltà altrui.

Yeeshaval ha detto...

Perché sprecare tante parole?
Una persona che si comporta così (uomo, donna, animale o vegetale) è uno stronzo/a. Punto.
Se le cose sono andate veramente così (e personalmente non ho motivo di dubitarne), l'uscita di scena di questa se dalla tua vita è solo che un evento positivo.
Anche perché, diciamolo (l'hai già detto tu ma io lo sottolineo): se tu avessi parlato sul serio, se avessi avuto sul serio l'intenzione di buttarti a fiume, la tua pseudoamica ti avrebbe solo fornito una motivazione in più.
Quindi al tuo vaffanculo ci unisco pure il mio, per lei e tutte le Aurore di questo mondo.

Roberta la Dolce ha detto...

"Il problema dell'amicizia è che ognuno ne pesa il valore alla propria maniera. Noi possiamo essere legatissimi a una persona ma questa, invece, può vederci anche solo come un semplice conoscente".
Gloutchov, mi hai letto nel pensiero... è davvero così, o almeno la penso esattamente in questo modo. :-/

Più di una volta il mio modo di vedere le cose, l'amicizia in primis, si è dimostrato drammaticamente diverso da quello che potevano avere gli altri.
E da qui le incomprensioni, le delusioni, le incazzature.
Io stessa a volte ho la sensazione di non "spendermi" abbastanza per i miei amici, ma perlomeno il sospetto mi viene, e cerco di metterci una pezza.
La tua "amica"... beh, non la capisco, non voglio giudicarla, ma sparire così, senza dire A o B, è sempre sbagliato. Sempre.
La chiarezza prima di ogni altra cosa.

zuchan ha detto...

Anche a me è successa una cosa simile: una "amica" sparì dalla sera al mattino solo perché non avevo cantato in coro "oh, poverina" come tutti gli altri, ma cercato di scuoterla un po' per farla uscire da una situazione spiacevole e stagnante. Forse ero stata fuori tempo, ma avrebbe potuto farmelo notare.
I rapporti cambiano in continuazione e questo, in questo preciso momento della mia vita, mi destabilizza notevolmente. Posso ben capire la tua situazione dell'epoca: non ho un lavoro, non ho spazi miei (condivido casa e stanza con mila-mila persone), sono innamorata non corrisposta, non riesco più a fare con amore e dedizione le cose che mi piacevano e mi facevano stare bene. Parlare con persone che reputo amiche spesso mi aggiusta la giornata, mi strappa un sorriso e non mi fa pensare al "treno" (dove vivo io si può parlare di "fiume"). Penso che se in questo periodo dovesse capitarmi una cosa del genere ci rimarrei secca...Gloutchov ha ragione quando scrive:
"Il problema dell'amicizia è che ognuno ne pesa il valore alla propria maniera. Noi possiamo essere legatissimi a una persona ma questa, invece, può vederci anche solo come un semplice conoscente".
Io posso contare, rispetto a questa reciprocità di sentimento, sicuramente su una persona, per giunta di sesso maschile. E mi ritengo estremamente fortunata.

Intromat ha detto...

Guarda, a me è capitato un sacco di volte che finché erano gli altri ad essere in crisi io che mi reputavo loro amico ho passato le nottate a parlare, a cercare di tirarli su o comunque ad ascoltarli (eh sì perché anche stare ad ascoltare uno che ha bisogno di sfogarsi per qualche ora è comunque già qualcosa)

Poi appena sono stato io ad avere bisogno di sfogarmi un po' ... appena qualcosa andava storto a me... la maggior parte via fuggite come ranocchie in uno stagno quando laci il sasso...

Ma quelli che ti rimangono significa che valgono qualcosa ... almeno fino al sasso successivo...

probabilmente molta gente ha perso il significato della parola amicizia... probabilmente pensa che basti cliccare un "add" su facebook o vedersi magari il sabato sera ... e poi non sono in grado di gestire una amicizia vera ... che può durare ed essere tale anche se non ci si vede quasi mai o se ci si sente raramente... ma che entrambi sanno che nel momento del bisogno l'altro c'è.
E quando ci si incontra anche se sono passati mesi o forse anni è come se non fosse passato nemmeno un giorno.

Nel tuo caso specifico c'è una multifattorialità tale che può avere scatenato questa reazione che è difficile comprenderla, quello che è certo è che evidentemente i suoi presupposti di amicizia erano diversi dai tuoi...
... e non c'entra uomo-donna uomo-uomo donna-donna ... perché le persone sono persone a prescindere dal genere.

Davide Mana ha detto...

Bel posto, nel quale mi riconosco.

Esperienza molto simile anche qui.
Anni di amicizia, poi lei svanisce senza una parola.
Per poi ricomparire al funerale di mia madre, cinque anni dopo, a farmi dei discorsi hard-boiled perché io e mio fratello stiamo piangendo, e gli uomini nn devono piangere, lei ai funerali non piange mai...

Ed è il funerale di mia madre, non posso neanche mandarla affanculo come meriterebbe.

Il fatto di sparire senza una parola, e troncando le comunicazioni, è comunque un espediente sordido, per sganciars da qualsiasi responsabilità e conseguenza.
La "colpa", quando si tronca così, è sempre di quello che viene cancellato, mai di chi lo cancella, idipendentemente da quale sia la reazione del cancellato.
"Io? Mah, sei tu che non ti sei più fatto sentire..."
oppure
"Dio, questo continua a chiamarmi, possibile che non capisca...")
Qualsiasi cosa tu faccia, sei tu quello che sbaglia.
Io cosidero lo scomparire senza traccia la dimostrazione ultima di disonestà intellettuale.

CyberLuke ha detto...

Già.
Ho un "già" per tutti voi, è una storia ormai vecchia, ma che non è invecchiata.
E, no, confermo che non c'entra nulla che fosse un'amica e non un amico. Ho (avuto) amici che si sono comportati esattamente allo stesso modo, spariti senza lasciare manco il loro sorriso come il gatto dello Cheshire.

Uapa ha detto...

Anche io credo sia possibile l'amicizia fra un uomo ed una donna.
E per fortuna, posso ancora dire che i miei amici non mi hanno mai delusa fino in fondo... Sìì, qualche dissapore qua e là, ma poi ci riusciamo sempre a chiarire e quando c'è bisogno non ci facciamo domande di nessun genere, siamo lì pronti, basta.
Ma porca paletta, come si fa a buttare via un amico così?
Troppo semplice stare accanto a qualcuno solo quando le cose vanno bene, si ride e si scherza :-S
E se pure fosse che la tizia in questione avesse perso qualcuno in quel modo, a maggior ragione ti si sarebbe dovuta appiccicare come una cozza!
Che delusione ç_ç

Larsen ha detto...

ho "seminato" almeno una 30ina di persone di quel tipo negli scorsi 10 anni.
amicizia tra uomo e donna a parte, sono uno di quei pirla sempre disponibili (ero) ad accollarsi i problemi altrui.
ci ho messo parecchio, anni in verita', prima di rendermi conto che e' assolutamente inutile essere sempre presente per gli altri, quando poi gli altri (sedicenti amici) sono i primi a sparire.

nella merda ci sono ancora, ma senza ipocrisie almeno, e quelle poche persone che si sono "salvate" dal repulisti generale, sono poche sul serio, almeno un'orecchio quando serve te lo danno.

quando qualcuno mi chiede "come va?" ormai rispondo con un "fidati, non vuoi saperlo", non tanto per non perdere tempo a raccontare faccende personali, che come tali mi tengo per me, ma proprio per sbattere in faccia l'ipocrisia insita nella domanda.

e' ovvio che lo faccio solo con chi mi conosce :D se qualcuno mi fa quella domanda chiacchierando, ed e' esterno alla cerchia dei "fedeli", si risponde con frasi di cortesia.

quanto ad amicizie rovinate tra uomo e donna, ne ho un buon numero, e, sempre, sono state rovinate perche' amicizie non erano, ma erano tentativi (da entrambe le parti eh) di "altro" mascherati...

Thoughtful Blankness ha detto...

Il tuo post mi ha fatto venire in mente tre considerazioni.

Cambiamo, cambiamo noi e cambiano gli altri, molto più di quanto vogliamo ammettere (e meno male) e le amicizie di lunga data, se un minimo profonde, vengono ad un certo punto comunque messe in discussione.

Quello che vedo di buono nei periodi "no" è l'aspetto "catartico": ci si conosce meglio e ci si libera di parecchie scorie, compresa qualche amicizia fasulla.

Per quanto riguarda la mancata motivazione, credo che la tipa non te l'abbia data (la motivazione) perchè magari stupida o superficiale. Il detto "meglio stare zitti e sembrare stupidi che parlare e togliere ogni dubbio" calza a pennello. Ci sono persone che per il solo motivo che "sentono" qualcosa credono di non dover giustificare i propri comportamenti o non doverne rendere conto al prossimo. Secondo me, in reltà non lo fanno perchè le motivazioni risulterebbero vacue.

Bruno (dtdc) ha detto...

Ciao! Bel blog,interessante e questo racconto è davvero stimolante.
La tua descrizione di Aurora, però, non è proprio amichevole, magari sei ancora troppo arrabbiato ... credo anche che quando si parla ad un vero amico o ad una vera amica dei propri guai il sarcasmo o l'iperbole non c'entra. Se mi apro non ho bisogno di trovare una strategia comunicativa "altra" rispetto al dire pane al pane. L'amico non deve impegnarsi a decodificare.
Credo, però, che manchino dei tasselli in questa storia e che, forse, per capire, bisognerebbe ripensare ai dieci anni di amicizia passati. Non è che hai fatto passare anche il messaggio implicito "sei passabile, ma se fossi più bona ci proverei, per questo sei una mia amica"? Per quanto riguarda la panna...sì, è stata poco carina, non c'è che dire.
Ciao!!

CyberLuke ha detto...

Benvenuto Bruno.
Il tuo parere, tanto più che viene da un professionista, è interessante.
Solo su un punto sono in disaccordo.
"'l'amico non deve impegnarsi a decodificare."
Eccome, se deve.
Magari non ne ha sempre gli strumenti, ma non può sempre aspettarsi di avere la pappa pronta, specie quando dall'altra parte c'è qualcuno che ha un problemino, come dire, un po' inficiante, e deve almeno provarci.

E poi, non credo di esserle mai interessato sotto quell'aspetto. ;)

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