lunedì 15 novembre 2010

Mai dire mai.


A metà degli anni novanta, la ormai defunta Granata Press lanciò nelle edicole un albetto a fumetti formato Diabolik, in bianco e nero e a cadenza mensile. Si chiamava La Bionda e conteneva la serializzazione di un personaggio creato da Franco Saudelli, una ladra e truffatrice apparsa per la prima volta sulle pagine dell'anch'esso ormai defunto Comic Art.

La Bionda, in realtà, era poco più che un pretesto per permettere al (bravissimo) Saudelli di disegnare quello che gli viene meglio e, in definitiva, lo diverte di più: donnine dalle forme da pin-up imbavagliate e legate in un numero "enne" di combinazioni, ibridando la passione per tacchi alti e corde col fumetto anni cinquanta, facendola diventare in breve tempo un cult tra gli appassionati del genere... qui e oltreoceano (oltre che per Bonelli, Saudelli ora lavora quasi esclusivamente per gli americani, ed è uno degli illustratori più quotati in questo settore).

Quello che accadde con la testata La Bionda, però, fu che le esigenze di produzione ed il formato ridotto ebbero un impatto sulla qualità dei disegni, che non raggiunse mai la cura delle storie pubblicate in autonomia da Saudelli, e sull'articolazione delle tavole, costrette in uno schema rigido di due vignette a sviluppo orizzontale per tavola.

Ricordo che comprai i primi due numeri, ma rimasi perplesso dalla semplificazione del tratto che vedevo usato su tutte le pagine, abituato alla meticolosità e alla pulizia delle tavole apparse su Comic Art, e non riuscii a sposare il nuovo modello produttivo.
Certo, Saudelli restava un disegnatore di prima classe, ma non potevo dire che questo suo corso mi avesse colpito in maniera positiva.

Insomma, lo scorso sabato, entro in fumetteria e scorgo, ficcati in uno scaffale male illuminato, sei albi di quella testata, che ai tempi aveva chiuso i battenti dopo sole dieci uscite.
Sono venduti a un prezzo ridicolo, e li compro in blocco.
Li leggo tutti abbastanza velocemente.
E, a distanza di una quindicina d'anni, ho scoperto che mi piacciono, e pure tanto.
L'erotismo di partenza del personaggio si è stemperato in un tono paradossale e scanzonato che all'epoca non avevo assolutamente colto (o voluto cogliere).
La Bionda è puro personaggio da fumetto, collocata perfettamente a mezza strada tra la pinup più procace che possa venirvi in mente e il Vil Coyote.

Sarà che le storie, tutte disegnate da Saudelli col supporto ai testi di Giuseppe Ferrandino, Ottavio de Angelis e Lillo (sì, proprio quello di Lillo & Greg) sono pensate per un tipo di intrattenimento assolutamente "light", sarà che il tratto più veloce alla fine è anche più divertente e più adatto a un consumo più veloce che non le originarie graphic novel, sarà che le protagoniste sono tutte bellissime, scosciate e legate... ma la mia operazione di ripescaggio, stavolta, ha avuto esito assolutamente positivo, e ha persino una morale: date sempre una seconda chance a cose e persone (ma anche città e animali).
A volte, i nostri ricordi possono essere ingannevoli e soprattutto, visto che col tempo noi si cambia tutti, quello che non ci convinceva ieri può piacerci oggi. E neanche poco.
Vado.

7 commenti:

Ariano Geta ha detto...

E' un bel pezzo che non metto piede in fumetteria, mi hai fatto venire voglia di farci una capatina alla ricerca di "bell'antiquariato a buon prezzo"... ;-)

Gloutchov ha detto...

Caspita... quanto tempo anche io che non vado in fumetteria. Sarà dalla fine degl'anni novanta. Non frequento neppure più le fiere del fumetto. Ma che mi è successo!! :/

Ettone ha detto...

Saudelli è un mito... E tu sai quanto sia amante di certe cose ;)
VIVA LA BIONDA...

Angel-A ha detto...

Lo sapevo!!!
Non puoi resistere senza donnine ridotte ad insaccati!!! ^___^
Baci buon lunedì!!

Davide Mana ha detto...

La Bionda era una delle cose imbarazzanti per i miei amici che di solito aggiungevo alla pila di fumetti quando andavo in fumetteria regolarmente (erano i primi anni '90).
All'epoca lo trovavo monotono, ma mi piaceva la grafica.
Chiossà oggi come la prenderei... urge rintracciare la cassa in cuisono stoccate le mie copie...

Grazie del post!
È bello riscoprire scampoli delnostro passato.

Alex McNab ha detto...

Devo averne qualche numero ancora in giro :)
Anche a me ai tempi non piaceva. Ne acquistai un paio, ma non era proprio il mio genere. E poi in tema erotico preferivo di gran lunga Manara.
Oggi? Chi può dirlo. Dovrei riprovarci...

PS: agli altri amici... Io frequento abitualmente le fumetterie. Per me sono come il paese dei balocchi ^^

Roberta la Dolce ha detto...

Non conosco il personaggio, ma ha un tratto simpatico.
Cmq è bello quando si scovano dei piccoli "tesori" nascosti nei meandri di un negozietto, magari per pochi soldi... a me non è capitato coi fumetti, ma con altre cose sì! :-)

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