giovedì 18 novembre 2010

Perché il sol dell’avvenire splenda ancora sulla Terra...

L'altra sera ero lì che – per puro caso – ascoltavo Sky TG24.
E c'era un servizio su non ricordo bene quale guerra in quale angolo del mondo.
Dopo poco, ho spento tutto. Sono sparite le immagini e la voce del commentatore, ma non il pensiero della guerra. Quello è rimasto.
E mi ha fatto pensare.
Ho pensato che, anche buttando lo sguardo da qui a qualche decennio, l’aspetto della nostra società non cambierà significativamente rispetto ad oggi. E quello che vedo oggi mi fa, quasi invariabilmente, schifo.
Ma ho voluto sforzarmi di essere ottimista.
E di credere che l’umanità stia procedendo verso un miglioramento: nella qualità della vita, nella morale, nella definizione dei valori, nella considerazione dei diritti umani, dell’ambiente e degli animali, nell’integrazione tra la tecnologia e l’uomo, nell’ottimizzazione delle risorse planetarie, nella propensione a collaborare per un bene comune.La storia insegna che periodi di rinascimento seguono (quasi) sempre a guerre o a periodi nefasti per l’umanità, giusto?
Le guerre, per quanto dramma spaventoso per i singoli, possono effettivamente rivelarsi benefiche sul piano sociale: molti valori vengono resettati, si tende a recuperare ciò che ha veramente importanza, a non ripetere certi orrori di cui si è finalmente avuto esperienza diretta. E la ricostruzione rimette in moto ogni forma di economia... ma questo è già un discorso che mi interessa meno.
Guerra civile, bombardamenti, distruzione, campi di prigionia, morti: tutte cose mostruose che, paradossalmente, potrebbero risvegliare le coscienze dei più.
Il consumismo scellerato è a tutt’oggi il più potente motore e – allo stesso tempo – oppiaceo del mondo moderno.
Sul consumismo si reggono le multinazionali che di fatto, dominano i destini del pianeta, a braccetto con una classe politica compiacente sempre più inattaccabile nei suoi privilegi.La seconda guerra mondiale è finita da cinquant’anni; io non ho mai conosciuto la guerra, e immagino neanche la maggior parte di voi.
Come molti di voi, ho sperimentato la violenza... che però è ritenuta un crimine. La mia generazione (come la successiva) non ha mai vissuto in un periodo dominato dalla violenza legale: è la pace quella che bisogna proteggere ad ogni costo? E, se sì, cosa significa la parola “pace”?
In molte parti del mondo, mi ricorda sky TG24, si combatte ancora: guerre civili, sofferenza, miseria, morte: alla fine della fiera, un paese ricco (l'Italia è considerata tale) su cosa basa la sua ricchezza?
Sul sangue delle vittime cadute in guerra.
Sono loro i pilastri della nostra pace.
Noi oggi scegliamo l’indifferenza, così come i nostri genitori scelsero la guerra.
Il prezzo della nostra pace e prosperità lo pagano paesi che si trovano a debita distanza e di cui abbiamo imparato molto bene ad ignorare le sofferenze.
Come voialtri, condivido la repulsione verso la guerra: se mai ce n’è stata una giusta, è stata quella contro i nazisti... ma ormai è materiale per Hollywood.
Quanti milioni di persone sono morte, nella storia, per quelle che i loro capi – mentendo –chiamavano “guerre giuste”? Quanto è labile il confine tra una guerra giusta e una pace ingiusta?
Se una guerra giusta è una menzogna, si può dire che una pace ingiusta non lo sia?
Subito dopo l'11 settembre, Paul Mc cartney dopo essersi fatto litri di LSD cantando Lucy in the Sky with Diamonds disse che la guerra contro i talebani era una guerra giusta: in altre parole, quanno ce vo', ce vo'.
Oggi ci dicono che c’è la pace: ma basta seguire un telegiornale qualsiasi per rendersi conto che è una definizione
quanto meno relativa. Alla fine, tutte le guerre terminano con una cosiddetta “pace” e ogni cosiddetta “pace” contiene i semi di un’altra guerra.
È solo una questione di tempo: basta aspettare, e la dura realtà della guerra spazza via l’illusione che l’assenza di guerra equivalga alla pace.
E quindi: cosa cerchiamo di proteggere? In fondo, non ci troviamo forse solo in un angolo di terra momentaneamente in stato di tregua?
Forse, dopotutto, lo sappiamo bene, ma ci rifiutiamo di ammetterlo.
Ho alzato lo sguardo e ho fissato la mia porta di casa: prima o poi, ho capito, qualcuno busserà e presenterà il conto. E non solo alla mia porta, ma anche alla vostra.
Ed è stato lì che ho perso definitivamente la lotta che aveva luogo nel mio cervello: ho avuto l'impulso di alzarmi, fare la valigia e sparire.
Ma non avevo neanche un posto dove scappare.

ps I disegni di questo post sono del grandissimo Gerald Scarfe, che realizzò gli inserti animati nel The Wall di Alan Parker, che andrebbe visto già solo per quelli.

13 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Post che tocca temi molto delicati. In effetti, all'epoca della guerra in Kuwait, ricordo come migliaia scendevano in piazza sostenendo che la guerra era ingiusta, che bisognava affrontare Saddam Hussein con metodi legali tipo embargo commerciale, che la guerra é primitiva, etc., e si condannava l'intervento americano come "imperialismo" dettato solo da motivi economici (il petrolio kuwaitiano). Sicuramente giusto il secondo punto, ma mi chiedo: e se 60 anni gli americani non fossero stati "imperialisti" verso l'Europa? E se avessero detto a Inghilterra e Francia "Coi nazisti e coi fascisti vedetevela voi, cazzi vostri", come d'altronde stanno facendo ora loro, e tutti i paesi al mondo nei confronti del Sudan dove é in corso "il più grave disastro umanitario dell'ultimo mezzo secolo" (parole dell'ONU) perché nessuno ha voglia di far guerra al regime che governa quel paese?...
Sì, credo che ci sia molta ipocrisia da parte di tutti, io per primo. Piaccia o non piaccia, la guerra é un meccanismo che - una volta partito - ne rimani coinvolto: o decidi di prenderne parte, o la ignori con tutte le accuse di menefreghismo che ne derivano (nella ex Yugoslavia, se si fosse intervenuto prima e in modo più massiccio, molte stragi di civili sarebbero state evitate).
Non so se ci toccherà mai pagare il conto. Per meschino interesse personale spero di no. Ma mio padre a volte mi ha raccontato di quando era bambino e camminava in mezzo alle macerie, tra scheletri di palazzi distrutti e il rischio di altri bombardamenti dei B59 alleati sempre nell'aria...

Gloutchov ha detto...

Avevo scritto un bel commento. Lungo. E Blogger mi ha punito, probabilmente perché Echelon ha intercettato alcune parole chiave.
Mi limito quindi a ripetere le ultime righe:

Viviamo dal lato opulente del nostro pianeta. Siamo fortunati, ma dobbiamo fare i conti con la nostra coscienza. Del resto siamo impotenti di fronte a tutto ciò che accade. L'unica cosa che possiamo fare è cercare di scegliere dei governanti che abbiano coscienza, intelligenza, capacità. Uomini che possano iniziare un cammino (lungo e difficile) verso una politica globale che possa soddisfare al meglio le esigenze di tutti.
Un lavoro difficile. Che però, mi sembra, non sempre si desidera iniziare sul serio.
Sono sempre dei civili, dei martiri, a fare gesta eclatanti e significative. Peccato che poi diventano loghi e simboli da stampare sulle t-shirt. E il loro lavoro, il loro sacrificio, diventa un nuovo brand da commercializzare. Il loro sacrificio diventa inutile.

Uapa ha detto...

Estate 1992, ero in campeggio in Puglia, con i miei genitori. Sole, mare, giochi con gli amici, serate passate a ballare e a scherzare. Poi di notte io e mamma siamo andate a fare una passeggiata in spiaggia, per vedere le stelle al buio, dove non ci fossero luci. Ma invece delle stelle, oltre l'orizzonte, abbiamo visto i bagliori delle bombe che cadevano durante la guerra in Jugoslavia. Così vicina e così lontana.
Mi si fa un nodo alla gola, un misto di rabbia, tristezza e angoscia. Questi stupidi bipedi umani che sono tutti sulla stessa barca e invece di collaborare si beccano fra di loro, come i capponi dei Promessi Sposi; che distruggono il pianeta su cui sono solo ospiti di passaggio.
In fondo so che non sono tutti così... Ma quella parte stupida di umanita mi urta così i nervi che vorrei quasi mettermi a fare l'eremita. Della serie più conosco gli umani, più amo le bestie.

claudia ha detto...

condivido con Uapa, se penso alla guerra mi vengono subito in mente le atrocita' di certe guerre di pulizia etnica tipo quella jugoslava.
ora quel paese, o quel che ne resta,e' di nuovo in pace, ma le persone che prima erano vicine di casa, parenti,amici, fratelli, 10 anni fa erano improvvisamente diventate "il nemico", quello da distruggere, annientare, spazzare via.
cosi', mi chiedo solo : e se capitasse a noi ?
questo razzismo latente lo senti, sempre ed ovunque, l'intolleranza verso chi e' diverso da noi, verso chi viene qui " a rubare il posto di lavoro agli italiani",una frase sputata fuori tutta d'un fiato e con il massimo disprezzo possibile, e d'altronde non siamo sempre li' a sgomberare i rom per mandarli da qualche altra parte ?
insomma, siamo in pace, ma non troppo.... e non siamo al sicuro, mai.
ma riesco a dormire lo stesso.

Yeeshaval ha detto...

E' nella nostra natura.
Facciamocene una ragione.

Simone ha detto...

Secondo me siamo tutti bravi a fare i pacifisti e cose del genere, ma poi sulla carta c'è gente che come gli togli 100 lire ti scannerebbe. Quanti di quelli che appendevano le bandiere poi non alzerebbero un dito, o non rinuncerebbero mai al film di Natale o a Internet sul telefonino?

Nel mio ottimismo, credo che le guerre del secolo scorso fossero per lo meno più cruente. Oggi ci sono le convenzioni di Ginevra, il diritto umanitario... tutte cose profondamente ipocrite, ma forse piano piano stiamo leggermente iniziando almeno a capire che certe cose sono uno schifo. Speriamo.

Simone

CyberLuke ha detto...

La guerra contiene sempre un'ipocrisia di fondo.
Sempre.
Ci sforziamo di dare un'alibi valido e ragionevole per ogni conflitto, ma sappiamo cosa vuol dire "guerra".
O, almeno, lo sapevano i nostri genitori.
E il pensiero che abbia ragione Yeeshaval mette ancora più tristezza.

Larsen ha detto...

per far crescere forti delle piante, serve sempre una sana badilata di merda prima.

dandia ha detto...

La guerra sembra essere una costante della natura umana perché nasce dall’atavico istinto di sopravvivenza e di sopraffazione dell’uomo. Se queste sono le premesse le prospettive per il futuro dell’umanità non possono essere rosee.
Io voglio però conservare un briciolo di speranza: l’uomo infatti non è solo bruto istinto, è anche intelligenza (nonostante in certi soggetti non si noti).
Quello che spero è che l’uomo del futuro, prodotto di una evoluzione della specie sempre in corso, si distingua per un’intelligenza di gran lunga superiore a quella di cui è dotato oggi: in questo modo, forse, un giorno il cervello umano sarà tanto sviluppato da capire che l’umanità potrà sopravvivere e progredire solo agendo in maniera unitaria, senza disperdere energie in guerre distruttive... Si verrebbe così a creare una sorta di consapevolezza superiore planetaria cui le individualità dei singoli sarebbero sottoposte, come nell’utopico pianeta Gaia di asimoviana memoria: niente più prevaricazioni, né crescita sbilanciata a favore di pochi, bensì rispetto totale e incondizionato per ogni altro essere, vivente o non.
C’è solo da sperare che questa coscienza collettiva si sviluppi prima che sia troppo tardi. Chissà, magari una invasione aliena potrebbe accelerare il processo…
Peccato che, tra consumismo galoppante, indifferenza dilagante, informazione strumentalizzata, Grandi Fratelli e veline, i cervelli umani per ora sembrano non avere grandi possibilità di uscire rapidamente dallo stadio primordiale di sviluppo in cui si trovano… :(

Andrea Pettini ha detto...

"Ho alzato lo sguardo e ho fissato la mia porta di casa: prima o poi, ho capito, qualcuno busserà e presenterà il conto. E non solo alla mia porta, ma anche alla vostra".
...la questione del "conto" è il punto caro Luka. La nostra richezza è la povertà di qualc'unaltro. I nostri I-Pod viaggiano a mille con i silicio estratto a costo zero nella Repubblica Democratice del Congo. Uno dei paese più poveri del mondo, dove un fronte "partigiano" si stà opponendo allo sfruttamento delle multinazionali del territorio congolese.
Tra queste anche la Apple.
Come vedi amico mio, il "nostro" conto lo stà già pagando qualcun'altro.

Matteo ha detto...

Al di là del discorso generale, che presenta tanti temi, tutti molto importanti e fuori a mio avviso dalla portata della discussione in un blog, c'è una cosa che mi domando sempre a proposito della guerra.

Mi chiedo infatti come possiamo tutti noi desiderare la pace del mondo se non riusciamo nemmeno a non litigare coi vicini di casa. Può sembrare una battuta, ma non lo è.
Ci dimentichiamo infatti troppo spesso che la guerra e la violenza derivano in primis dall'assenza di rispetto verso il prossimo. Quella stessa assenza che in forma molto più piccola noi provochiamo o subiamo nella quotidianità.
Ecco, Gloutchov dice che noi siamo impotenti. Forse questo è vero, se si ragiona in termini di sistema-mondo, ma se cominciassimo a fare la nostra parte nel quotidiano e nella vita reale probabilmente andrebbe meglio per tutti.

Io sostengo spesso che molte persone dicono (e si fermano lì) di voler migliorare il mondo per esentarsi dal migliorare se stesse. Purtroppo molto spesso ho la conferma che questa non è un'idea tanto peregrina...

Fra ha detto...

mi indigno spesso e ho voglia di scappare anche io e penso che il conto arriverà presto.
alla fine... molto banalmente ed egoisticamente (e meschinamente) spero di non essere lì quando succederà.

Angelo ha detto...

Oggi, mentre commento questo post, ci sono in corso una dozzina di conflitti. Definiti di bassa intensità. Con un numero di vittime civili tali da essere definiti danni collaterali. Le etichette del linguaggio militare dovrebbero servire a rendere impersonale la guerra, ad allontanare dagli occhi quelle immagini che invece conosciamo benissimo. E che spesso facciamo finta di non vedere. Per scaricare la coscienza doniamo soldi a ONLUS meritorie, perché qualcun altro faccia il lavoro sporco, lontano da casa nostra.
Due dati. Siamo uno dei paesi esportatori di armi più grandi del mondo, lo siamo sempre stati dal dopoguerra. Abbiamo una Costituzione che ripudia la guerra come mezzo per risolvere le controversie tra nazioni e stiamo combattendo, duramente , in Afghanistan.
Bello essere italiani, vero? Pizza, mandolino e Beretta.

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