mercoledì 3 novembre 2010

A proposito.

Ho ritrovato giusto ieri sera un articolo apparso su un vecchio numero de Lo Specchio, mensile ormai defunto de la Stampa, di cui mi ero ripromesso, prima o poi, di parlare.
E, all'indomani dell'ultima edizione di Lucca Comics, mi sembra il momento più adatto.
Lo Specchio schiaffava in copertina il Cosplay e all’interno vi erano dedicate ben otto pagine.
Le fotografie, realizzate in studio e tecnicamente ineccepibili, trasudano tristezza e decadentismo.
Già il titolo in copertina avrebbe dovuto mettermi in guardia: nuovi animali metropolitani, e la foto di un presunto cosplay vestito da coniglio.
Non una Sailor Moon, un Superman, un guerriero di Final Fantasy, no. Un coniglio. E l’articolo è anche peggio: il cosplay è trattato come pretesto per parlare della società, dipingendo i cosplayer come psicopatici, depressi, individui vuoti con personalità multipla.
Paragonando la fotografa del servizio a Diane Arbus (una fotografa famosa per ritrarre outsider, travestiti, nani, giganti, prostitute, e freaks di ogni tipo) l’autore dell'articolo suggerisce l’intrinseca diversità” (mostruosità?) dei Cosplayer, e poi inizia una delirante filippica sul degrado morale dell’Occidente, gettando allegramente nel calderone escapismo e fondamentalismi religiosi, buttandoci dentro, già che c'era, un malcelato disprezzo per il Giappone… basato sulle opinioni dell’antropologa Ruth Benedict esposte nel saggio Il Crisantemo e la Spada (pubblicato nel 1946, roba recente, eh), non dimenticando le violenze nelle scuole documentate con i cellulari, Marilyn Manson e i coniugi assassini di Erba.
E a quel punto mi sono stranito.
È sconcertante come certa stampa abbia il potere di stravolgere (in buona fede ma anche no) certi fenomeni e riuscire a tratteggiarli (a chi ne sa ancora meno) come fenomeni da baraccone afflitti da depressione, nel caso dei cosplayer.
E l'autore, forse per darsi un tono, cita Tolkien e la sua “Fuga del Disertore”.
Ora, Tolkien è un autore che conosco poco, e il poco che so è mutuato da una delle saghe cinematografiche più fortunate degli ultimi tempi (della quale, va detto anche questo, mi sono fermato al primo capitolo), e così mi sono informato un po' di più.
E quello che mi è apparso subito palese è l’assoluta incapacità, da parte dell'estensore dell'articolo di cui sopra, di distinguere tra l’“Evasione del Prigioniero” e la “Fuga del Disertore”, per utilizzare le definizioni che Tolkien dava di due atteggiamenti solo in apparenza simili ma ben distinti.L’accusa di volersi rifugiare in un mondo irreale, rifiutando l’impegno che la vita reale impone, è un cardine sul quale si basano tutte le critiche verso le forme artistiche che si rivolgono alla Fantasia Creatrice.
I detrattori non riescono (o non vogliono) distinguere tra i due atteggiamenti... molto diversi in realtà, poiché intendono vedere unicamente la realtà intesa in senso concretistico, dimenticando o facendo finta di dimenticare che l’umanità non può essere ridotta a una serie di numeri e formule matematiche, che la Fantasia, la Creatività, le sono connaturate tanto quanto i bisogni fisici primari: se un uomo che non mangia muore nel fisico, un essere umano che rifiuta questi aspetti intrinseci avvizzisce nello spirito, riducendosi ad una sorta di macchina.
La Fuga del Disertore è, per l’appunto, la sterile rinuncia a farsi carico delle proprie responsabilità; l’Evasione del Prigioniero è rivolta invece “contro la bruttezza, quindi l’inutilità del mondo moderno che abbiamo creato e delle quali siamo perfettamente consapevoli, anche se non lo vogliamo ammettere”.
Certamente esistono diversi tipi di recupero della facoltà creatrice e artistica dell’umanità.
Questo Luca Raffaelli lo sa bene quando ricorda nel suo saggio Le anime disegnate che ad un anime non è riconosciuta la stessa autorevolezza o dignità, ad esempio, di un libro.
Altrettanto certamente il cosplayer è innanzitutto gioco e divertimento, ma un divertimento creativo... dileggiato gratuitamente da una società in cui l’unico valore riconosciuto sembra essere quello del denaro contante.
È appunto la Creatività, o, tanto per usare le parole di Tolkien, la Fantasia Creatrice, che distingue la persona che vive nel mondo reale senza divenirne schiava e che, con il Gioco, trasla i propri sentimenti dal mondo del fantastico a quello reale. E con beneficio di entrambi.
Del resto, non ci sono forse voluti cinquant’anni e tre opere cinematografiche ad alto budget per far rivalutare il lavoro di Tolkien?
E questo mi ha indotto a considerazioni abbastanza tristi sulla società del profitto, in cui la fantasia, persino quand’è in primo luogo gioco, divertimento, evasione, costruttività interiore, viene additata quale “disadattamento”.
È vero, ho già una bella età per vestirmi da pipistrello gigante.
Ma i costumi, il cosplay, sono solo uno stratagemma, e io lo so.
Per ingannare la realtà, per far finta di non vedere, almeno un paio di giorni l'anno, la fanghiglia, la sozzura.
Per tornare un po' bambini, quando tutto era ancora possibile, quando il futuro era da scrivere, quando c'era il tempo per giocare, quando il gioco e la realtà se la battevano alla pari.
Chiusi nel recinto delle fiere del fumetto, come dei pazzi furiosi, coperti di gommapiuma e fodera colorata, truccati per coprire un'ordinarietà avvilente.
E sapete, non mi interessa se le mie orecchie sono di gommapiuma, se non posso volare, se nessuno di noi ha superpoteri: il cosplay è evasione in una delle sue accezioni più pure e semplici.
Quindi, se volete restare a guardare da lontano e ridere, fate pure.
Chi perde la facoltà di sognare, in definitiva, perde anche quella di godersi la vita.

21 commenti:

elgraeco ha detto...

Eh, caro Luca, ho scritto due articoli attinenti alla discussione. Non tanto al cosplay, quanto al regime, come lo chiamo io, di Realtà.
Col tuo permesso ti passo i link, in modo da non scrivere un pippone qui. Il mio pensiero, non esaustivo sull argomento, è espresso bene nei seguenti:

http://bookandnegative.altervista.org/blog/attico/il-regime-di-realta/

http://bookandnegative.altervista.org/blog/attico/il-regime-di-realta-parte-ii/

Più il secondo del primo. In ogni caso, condivido quello che scrivi, pur non essendo mai stato un cosplayer. Anche se ammetto che ultimamente la tentazione è forte.

ciao ;)

OniceDesign ha detto...

Quoto su tutta la linea.
Io di anni ne ho qualcuno in meno di te, e lo scorso sabato ero vestito da gangster anni '40 per una festa di compleanno; la sera dopo, ad Halloween, da macellaio sanguinario.

Il confine tra realtà e fantasia, nell'epoca della tv scandalistica, dei reality show e del baraccone politico, è molto labile. Trovo assai più preoccupante il sorriso da squalo di certi personaggi politici o i vestiti talari e le mani giunte di alcuni preti. Tutti costumi falsi, peggio di un Batman addosso ad un cinquantenne.

Vestirsi da qualcun altro è gioco, creazione, critica, fantasia, immaginazione, meraviglia. E non si è mai abbastanza vecchi per sognare.

Matteo Poropat ha detto...

Mi accodo ai quote.
Anche se non concordo col discorso sull'età.
Insomma, a carnevale ci si veste mica solo da giovani, no? Perché il cosplay dev'essere diverso? Non lo è.
E' "solo" un altro modo per creare qualcosa, giocando con se stessi, cosa non semplice.

E concordo sul fatto che sia una "fuga" dalla realtà, collegandomi ai tanti discorsi fatti proprio con Elgraeco sul concetto di meraviglia e sulla mancanza ormai cronica di questo bisogno nelle persone che gestiscono e vivono la nostra realtà.

Davanti a un costume fatto a mano da un cosplayer, che siano i Ghostbusters, Batman, Sailor Moon o anche due "semplicissimi" Lupen e Zenigata con manetta da lancio che si inseguono per Lucca io rimango esterrefatto. Perché quelle persone hanno creato qualcosa, ci hanno messo tempo, impegno. Non per soldi, non per diventare più ricchi, più famosi, più qualcosa.

Ben venga la famiglia di cinquantenni vestiti da Flinstones, che sa ironizzare sulle forme fisiche non più "perfette" e sono mille miglia più simpatici dei nostri connazionali tirati a lucido come scarpe di cuoio, distesi a braciolare, sulle spiagge d'estate.

Ben venga qualsiasi forma di creatività, che porta le persone OLTRE questo mondo, ad attingere a un immenso universo di idee che ormai trabocca, perché ne assumiamo sempre meno.

Il regime di realtà di cui parla Elgraeco si nutre proprio di critiche nate dall'ignoranza, da quelle che legano giochi di ruolo, cosplayer, narrativa fantastica, a sociopatici, suicidi e altre malattie del nostro mondo, quello REALE.

Larsen ha detto...

grazie a dio specchio ha chiuso... e un tempo era addirittura settimanale: incluso nel giornale del sabato (con prezzo aumentato ovvio, e non era possibile evitare di comprarlo prendendo solo il giornale).

quanto all'argomento del topic: "beate le giovani menti" e "invecchia solo chi smette di giocare"... e non importa se si parla di 30, 40, 50 o 100 anni... (e, no, non confonderlo con un'elogio all'infantilismo eh...).

Dama Arwen ha detto...

Preferisco non fare commenti (insulti?) sulla rivista Specchio e mi ricollegherò solo all'ultima parte del discorso.

La sindrome di Peter Pan è ancora forte in me. Anzi, mi fa uno strano effetto lavorare, pagarmi l'affitto ma avere bisogno ancora di sognare seppur meno di prima (non come necessità ma solo come possibilità e disonibilità di tempo).
Nella testa e nel cuore mi sento una 24enne... a volte mi sento grande, adulta a volte bambina.

Lucca, con pregi e difetti, ha almeno il pregio di farmi respirare ancora l'aria da eterni peter pan emanata da tutti quelli che ci vanno.

Io davvero inorridisco e arretro di fronte a tutti coloro che fanno avvizzire il proprio spirito rifuggendo il mondo della fantasia.

Che, finché preso nella giusta misura, è un balsamo per l'anima. Diviene patologico solo quando non si è più in grado di distinguere tra mondo reale e mondo fantastico e/o quando si vive solo nel secondo.

Gloutchov ha detto...

Chissà cosa c'è di male nel travestirsi in occasione di una Festa. Da sempre esistono feste private in maschera, da sempre i bambini si mascherano a carnevale e halloween, allora perché non lo si può fare in un festival dedicato al fumetto? La maschera non è forse una forma d'arte? E dire che un tempo le maschere facevano parte della nostra cultura. Ogni città aveva la propria maschera. Bologna aveva Balanzone, Venezia si mostrava con Arlecchino e così via...

Questi sociologi del 2000 dovrebbero smettere di vedere decadenza in ogni gesto dell'uomo. Forse è più decadente il comportamento del nostro Premier, ma no... ma va là, ma non è vero... ^_^

Novokane ha detto...

Avete già espresso tutti benissimo ciò che penso: tarpare le ali al sogno (e ai sognatori) è stupido e anche inutile. La storia insegna.
E' quello che mostrano in tv, come ricorda OniceDesign, che è falso e costruito a tavolino fin dalle fondamenta ma che vogliono farcelo passare per vero che è pericoloso.
Almeno, nel cosplay la "falsità" è dichiarata, palesata, è fatta gioco, nessuno vuole "ingannare" nessuno.
Diceva Albert Einstein: "Quando rifletto su di me e sui miei metodi intellettuali, mi sembra quasi che il dono della fantasia mi sia servito più della capacità di impadronirmi della conoscenza assoluta."

BlackBox ha detto...

Probabilmente questo giornalista è uno che non sapeva proprio come riempire quelle otto pagine se non cercando di dare al tutto un tono con un'analisi sociologica a buon mercato criticando un hobby sano quale è il cosplay (che non pratico, ma mi diverte).

Matteo Poropat, qualche commento qui sopra, dice una frase che mi ha colpito particolarmente: "giocare con se stessi non è cosa semplice".
Tu ci riesci molto bene, e traspare da quello che scrivi, quello che crei, quello che fai e come lo racconti. ;)

Prendersi troppo sul serio non è mai una gran bella idea...

Simone ha detto...

Secondo me, una valvola di sfogo può servire sempre e se non è il cosplay può essere andare al cinema o anche a cena fuori con gli amici. Cioè io non ci vedo proprio nulla di strano, e non starei tanto a psicoanalizzare chi ha una passione piuttosto che un'altra, perché alla fine mi paiono equivalenti. Se la rivista tratta il cosplay in modo dispregiativo magari è solo per andare verso i gusti e le opinioni dei propri lettori.

Quello che non mi trova troppo concorde è l'idea della fuga, del sogno e della fantasia.

Intanto, secondo me non è detto che chi si veste da personaggio X lo faccia pensando di fuggire dalla realtà, o meglio lo farà forse per quello ma forse anche per motivi complessi e legati al singolo individuo e che io probabilmente non sono in grado di identificare. Diciamo che mi sembra insomma una visione un po' semplicistica. Qualcuno scherzando dice che vestiti da Batman si rimorchia, e per me può essere una motivazione valida anche quella.

Poi parli di "fuga dalla bruttezza e inutilità del mondo moderno". Ecco, ma Lupin e Batman non sono in ogni caso parte di questo mondo? Non è che sono nati dal nulla, e non esisterebbero senza commercio, TV, cinema, soldi, lavoro e tutto il resto. Evidentemente c'è un aspetto del mondo (quello creativo) che ci piace di più, ma anche questo aspetto ha bisogno della parte più arida e strutturale per sopravvivere.

E alla fine a me sta bene come ho già detto staccare e divertirsi, visto che lo faccio spesso e anche troppo io per primo. Ma se davvero qualcuno può dire "mi travesto perché il mondo non mi piace", è un po' come se mi dicesse che tanto il mondo non si può cambiare e tanto vale crearsene un altro. Io la vedo un po' come una resa, e non è che la cosa mi faccia impazzire. O sbaglio?

Simone

P.S.

Che poi tu sei Batman che fugge dai criminali travestendosi da grafico, questo ormai s'è capito... ^^

CyberLuke ha detto...

Batman, Cappuccetto Rosso o SuperMario non sono prettamente appartenenti al mondo reale: sono personaggi creati dalla fantasia dell'uomo, giocattoli per il suo spirito, strumenti per (rieccoci) evadere.
Farne una patologia a tutti i costi è abbastanza semplicistico, specie considerando quanti, ogni partita di campionato, si dipingono ritualmente la faccia e si recano bardati allo stadio vestiti coi colori della squadra.
Quelli non sono disadattati? Solo perché sono di più e pagano costosi abbonamenti?
Hmmmm.

Simone ha detto...

Cyber: ma infatti come dicevo secondo me la rivista critica delle persone (in questo caso i cosplayer) magari solo per far contenti quelli che in genere sono i lettori, mentre altre cose più comuni ormai vengono accettate solo perché le fanno tutti.

Poi forse chi si traveste lo fa anche per cambiare sé stesso più che il mondo intorno. In fondo vestendoci in un certo modo assumiamo anche un ruolo diverso da quello che abbiamo di solito per cui forse qualcuno cerca anche un'altra realtà "personale". Ma ripeto per me ognuno può avere un motivo diverso, non credo che sia una cosa che si può analizzare così con 2 parole.

Simone

Gilles Deleuze ha detto...

Quest'anno non ero a Lucca, ma lo scorso anno sì, non sono mai stato un cosplayer, più un fumettaro, ma li trovo ormai parte integrante del "panorama" fumettistico.
Io non lo farei mai, non mi ci metto neanche a cercare di mettere assieme un costume chessò, da Punitore o da Capitan Harlock, ma rispetto il loro modo di cazzeg... di divertirsi.
E anche a me è capitato di sentire dalle persone accanto a me commenti molto poco gentili, sfottò e simili.
Salvo poi veder passare una bella gnocca in un costumino succinto (che, si evince anche dalle tue foto, in manifestazioni di questo tipo non mancano mai) e lasciarci la scia di bava dietro.
Ecco, solo questo.

Alex McNab ha detto...

... è invece ampiamente accettato chi si veste come un demente per trascorrere nottate alcoliche nelle discoteche alla moda di Milano, Roma e via discorrendo.
A quelli nessuno dice niente, anzi, li applaudono perché "fanno tendenza".
La metà dei milanesi dai 16 ai 50 anni vestono abitualmente come degli idioti, ma la chiamano moda.
Poi uno mette la maglietta del Punisher e gli danno dell'infantile, del disadattato.

Anonimo ha detto...

Batman non sa volare, proprio come te (e come me). Non lo ha morso un pipistrello radioattivo e non è nato su un altro pianeta o dall'incrocio di un'antilope con un siluro (?!).
È per questo che ho sempre apprezzato il personaggio (molto meno le storie di Bob Kane): perchè conta solo sulle sue forze, sul suo allenamento, la sua preparazione, quindi potrei essere io (o tu)*

Tranquillo non hai ancora l'età che Batman ha nel Cavaliere Oscuro (la Graphic Novel), hai ancora tempo per le tue pagliacciate.

Nonu Aspis


* non potrei essere io per via del patrimonio dei Wayne, per quanto mi possa allenare duramente la mia eredità non assomiglia per nulla a quella di Bruce. Spero che la tua (se e quando) sia più pingue.

Anonimo ha detto...

ciao sn il joker che hai preso per il colletto a lucca XD ;) spettacolare come sempre 6 un abbarccio!!!!!!!!!!!!!

dandia ha detto...

"Quelli non sono disadattati? Solo perché sono di più e pagano costosi abbonamenti?"
Sì, solo per quello.
La società dei profitti accetta fantasia, evasione, divertimento solo se inquadrati in forme di intrattenimento soggette a logiche commerciali.
Quindi ok il divertimento che alimenta il mercato del calcio, bene tutta l'industria dello spettacolo, ottima l'adesione incondizionata alle mode. Il mondo ha bisogno di certezze!
Ma se qualcuno osa divertirsi senza produrre utili e uscendo dagli schemi noti, in maniera creativa, ecco, non va più bene. Se poi lo fa davanti agli occhi di tutti e non tra le quattro mura domestiche, allora è proprio un caso sociale, un disadattato, nè più nè meno di quanto possa esserlo un pazzo omicida.
@CyberLuke: Perchè parli di fuga dalla realtà? Non è realmente esistente la nostra immaginazione? Sarà sicuramente più soggettiva del mondo materiale, ma non direi meno reale.
Dare il giusto peso a razionalità e fantasia, concretezza ed immaginazione, riconoscendone limiti e potenzialità, mi sembra il modo migliore per vivere in pieno la realtà.
Certo c'è chi ritiene importante solo ciò che si vede e si tocca con mano. Ma sono loro che ignorano una parte importante della realtà, non noi che fuggiamo...

Ariano Geta ha detto...

Condivido in pieno.
Certi giornalisti hanno l'assurda pretesa di ergersi a moralizzatori del mondo (da che pulpito, proprio loro che leccano perennemente il culo all'editor di riferimento che gli paga lo stipendio).
Non so se ricordi "Cronaca di natale" quando il protagonista spiazza tutti facendo notare che le stragi del sabato sera sono - a prescindere - figlie di droga, autodistruttività, incoscienza, etc., mentre le decine di morti nel periodo di ferragosto sono "fisiologiche"...
Non c'entra ma c'entra.

Intromat ha detto...

un ottimo post, Luca.
Condivido appieno.

Io non ho mai avuto occasione (vuoi per giro di amicizie vuoi per pigrizia) di fare un Cospaly, però ammetto che la cosa mi intriga abbastanza.

Ritengo che non bisogna fare sopire il fanciullo che è in noi, anzi... affinché non diventi solo un'ombra grigia del passato bisogna dargli la possibilità di manifestarsi e di spezzare le catene della routine quotidiana di un mondo che diventa ogni giorno sempre più oppressivo.

E alla fine che importa di quel che può pensare la gente... io sono miope... se mi tolgo gli occhiali vedo solo le pèerosne accanto a me, e la cosiddetta gente diventa solo un ammasso infomre che si perde nella nebbia.

Non ricordo chi diceva "vivete normalmente comportandovi da folli"

Uapa ha detto...

Trovo stupidamente assurda questa smania degli umani di voler per forza catalogare le cose e dar loro un qualche significato simbolico-psicologico.
E' un gioco, punto. Lo faccio per divertirmi, punto. Domani torno a lavoro e farò il mio dovere, senza scappare da nessuna realtà, ma oggi sono in vacanza e mi voglio divertire. A questo punto "Perché nuotare? Perché ballare?" che senso ha fare movimenti a casaccio in acqua o in pista?
E il carnevale di Venezia? E quello di Rio? Ha più senso vestirsi da dama del '700 o (s)coprirsi di piume? E' più artistico? Perché un fumetto disegnato bene non halo stesso valore di un Picasso? Chi l'ha detto che quell'accozzaglia di colori e forme è arte ed un manga no? Perché censurare gli anime? Non possiamo lasciare il nome Hiroshi, la sua esoticità traumatizzerebbe i bambini. meglio John, che non è esotico per niente. O meglio ancora, Ernesto. Per niente traumatizzante che un Giapponese di 7 generazioni si chiami così.
Mi spiace tanto per chi ha la mente così chiusa e per chi non riesce a sognare più o non vuole farlo. E spero che chi disprezza i sogni, la fantasia e la creatività rimanga sempre così vuoto, perché è la peggior cosa che può accadergli.
Vedo ragazzini/e di 15 anni già vecchi dentro e la cosa mi rattrista e mi fa paura.
Commento un pelo logorroico, se non vuoi pubblicarlo non fa niente, però mi sono sfogata un po' XD

CyberLuke ha detto...

Vi adoro.

Davide Mana ha detto...

Ottimo post, che sottoscrivo in tutto e che si allinea ad una quantità di post pubblicati da blog diversi (vedo un paio di responsabili frai commentatori qui sopra) riguardo ad unasituazione che evidentemente è reale, ma non ancora percepita da tutti - a spinta verso l'omologazione ha aumentato di un paio di tacche il volume.
L'emarginazione di chi ha interessi diversi dalla media che è sempre esistita sta diventando più estesa, più pervasiva e - questo è preoccupante - socialmente accettabile.
Ridere di "quegli sfigati" è giusto, buono, naturale.

Curioso, io credo, che accada proprio mentre fantascienza, fantasy, fumetti ed altre simili forme di comunicazione (e non solo di evasione) stanno diventando estremamente popolari.
Sembra quasi un tentativo di arginare una marea, o di disinnescare una minaccia.

È sinistro.

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