giovedì 11 novembre 2010

Sei come un jukebox.

Ogni mattina, qui a Roma, quando sorge il sole, un account si sveglia. Sa che alle dieci entrerà nella mia stanza e mi dirà: "c'è da inventarsi una nuova grafica per questo lavoro".
Ogni mattina, qui a Roma, quando sorge il sole, un art si sveglia. Sa che alle dieci un account entrerà nella sua stanza a rompergli le palle, ma sa anche che dovrà tirare fuori qualcosa, o morirà di fame.
Quando il sole sorge, qui a Roma, ha parecchia importanza se tu sei un account o un art: l'account se ne va a prendere un caffé, mentre se sei un art sarà meglio che cominci a creare.

Ora, creare può essere un problema.
La pace e la tranquillità non sono sempre necessarie. Alcune delle mie idee migliori mi sono venute in mezzo al traffico, in metropolitana, al centro commerciale, guidando di sera sul Grande raccordo anulare, sul treno e via dicendo.
Devo farmi venire le idee quando l'account di turno mi snocciola l'ennesimo brief esattamente uguale a mille altri, quando ho sonno, ho freddo, quando sono scazzato, quando nella mia stanza entrano ed escono più di venti persone in meno di mezz'ora...
Devo farmele venire sempre.
Non dico che sempre me ne vengono di buone ma, in una maniera o nell'altra, qualcosa la tiro sempre fuori dal cappello a cilindro.
Ma se proprio voglio inventare qualcosa comodo, ho bisogno delle seguenti cose:
• una playlist in sottofondo abbastanza lunga da non dovermi interrompere a cambiare cd o la radio accesa su una stazione di mio gradimento
• una bottiglietta d'acqua naturale, né fredda né calda
• una normale penna biro e un po' di carta da fotocopie, già stampata su un lato (un foglio completamente bianco e nuovo probabilmente mi inibisce)
• qualche yogurt alla frutta con un annesso cucchiaino pulito di metallo
• tranquillità (cioé: telefono che non squilla e nessuno che viene ad interrompermi ogni dieci minuti)
• un Mac acceso e collegato ad Internet.
Ecco. Senza Internet può essere dura. Ma non per l'email o per Google. La prima si può consultare a fine giornata, con tutta calma, e il secondo si rivela, alla fin fine, una fonte di distrazione più che un supporto.
No, quello che mi serve davvero, è il girovagare.
Posso stare in studio anche 15 ore e produrre esecutivi per un'intera campagna pubblicitaria se strettamente necessario come è già accaduto, del resto)... ma se non ho una valvola di sfogo che mi permetta di farmi un giretto ogni venti minuti, mi piglia male.
Quando tutte le istanze qui sopra elencate sono soddisfatte, divento veramente produttivo.
Trovo il mio ritmo e mentre sembra che non faccio nulla, che cazzeggi per blog e skype, ascoltando colonne sonore ed elettronica minimale... ecco che sul monitor appaiono le idee che mi servono a giustificare lo stipendio a fine mese con cui pago l'affitto e magari compro quell'aggeggio Apple, di cui forse non ho strettamente bisogno ma che non si può mai dire.
È una specie di magia.
Una trance agonistica.
Una pratica zen.
Una Via.
Ora però, come lo vado a spiegare al boss che mi guarda che quei quindici minuti che sto passando su Fffound scorrendo immagini di pinup fatte di cavi elettrici intrecciati fanno parte di un preciso metodo volto a creare un nuovo, fantastico logo per una convention Wind e non a fantasticare su chissà quale improbabile perversione sessuale?
È uno sporco e ingrato lavoro quello di noi creativi.
Ma qualcuno deve pur farlo.
Questo lo so fare. Peggio di altri, ma lo so fare.
Quando e se dovrò reinventarmi sotto nuove spoglie, allora sì che ci sarà da ridere.

25 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Condivisibilissimo lo spirito del post, che comprendo pienamente.
Io pure, se dovessi rendere conto del modo in cui utilizzo il pc nel corso delle otto ore di lavoro, forse mi troverei in imbarazzo.
Eppure quei cinque minuti ogni tanto dedicati al cazzeggio web poi mi permettono di fare in dieci minuti cose che, se fossi annoiato e ingrigito, ci metterei mezz'ora.
E poi, vedo i miei colleghi senza internet che escono minimo due-tre volte al giorno per "prendersi un caffé"... la loro oretta complessiva di stacco dal lavoro se la fanno ugualmente.
Poi, nel tuo caso, visto il lavoro che fai credo che più la tua mente possa spaziare e più tu riesci a creare.

Gloutchov ha detto...

Concordo con te. Pure io faccio fatica a spiegare ai miei capi che il "cazzeggio" (come dicono loro) mi aiuta a trovare le soluzioni ai problemi che mi vengono posti!

Va beh! Loro danno ordini, mica creano. Non possono capire.

Anonimo ha detto...

:-) il cazzeggio.
Oggi lo facciamo su internet, 15 anni fa sfogliavamo l'Art Director's Book ultime 20 versioni per mattinate di fila. Allora sembrava che lavoravamo (raccoglievamo le idee), oggi sembra che cazzeggiamo (perdiamo tempo).
È il mezzo che fa la differenza: se guardi un foglio di carta sei acculturato, se guardi un monitor ti stai rilassando. E dimmi che non è vero: prova a spiegare il tuo lavoro al capomastro (o all'impiegato del catasto) e dimmi se la sua espressione non significa "questo qua ruba lo stipendio".

Nonu Aspis

Anonimo ha detto...

@ Anonimo
...probabile che il Capomastro o l'impiegato del catasto , siano abbastanza intelligenti (o meno stupidi di come li vogliamo) che capiscano la voglia di informarsi -cazzeggiare .
e a loro volta lo facciano , con o senza Internet...
giuseppe

Uapa ha detto...

Poche cose sono più tristi di qualcuno che pensa di poter creare senza distrarsi un po' :-)
Quando lo capiranno che la creazione di qualunque cosa ha bisogno di fantasia? E che la fantasia non può essere legata, non funziona come uno stampino ben catalogato, che quando serve hoplà lo riprendi e lo usi a comando?
Comunque che bella la descrissione del tuo modo di lavorare ^^
E mi fa piacere che usi il lato B della carta da fotocopie già usata ^^

elgraeco ha detto...

Ah, io ho bisogno di musica e del telefono staccato. Solo così le parole si formano nella mia mente andando a comporre frasi. Poi non devo fare altro che picchiare sui tasti.
A differenza tua, però, il girovagare su internet mi inibisce. Quello lo faccio dopo aver concluso qualcosa, altrimenti mi blocco a leggere le idee altrui e non riesco a crearne di mie.

Fra ha detto...

Non faccio il tuo lavoro, ma condivido quello che dici :)

BlackBox ha detto...

Beato.
Io una volta impaginavo anche mentre la coinquilina mi faceva prendere le misure per i suoi vestiti (ella sarteggiava), ma quei tempi sono finiti.
Ora sono una piccola cerbero irritata ed irritante, che costringe il moroso (che ha bisogno della musica per disegnare) a mettersi le cuffie.
E se mi attacco a internet col cavolo che continuo a lavorare :)

Maura ha detto...

Come faccio a far capire a mia moglie che anche quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?
J.Conrad

Io lavoro a breve distanza dalla macchinetta del caffé.
Il caffè che propina non è un granché, e in realtà la uso pochissimo, ma sapere che è là mi aiuta psicologicamente. ;)
E, già, cerco di avere sempre una piccola riserva di Pocket Coffee nel primo cassetto della scrivania.

Barbara ha detto...

Io ho letto l'incipit di questo post e sto ancora ridendo :D
Non faccio un lavoro così "creativo" ma anche a me vengo chieste "soluzioni creative".
E per concentrarmi, non devo sentire musica, radio, casino, niente. Mi avvicino al massimo alla finestra, ne apro uno spiraglio e di nascosto mi accendo una sigaretta.
Ne prendo giusto due boccate mentre guardo giù, poi richiudo tutto e poso di nuovo gli occhi sul mio lavoro: di solito, poi, arrivo dritta alla soluzione in mezz'ora massimo.
E' la mia soluzione, e finora funziona.

Alex McNab ha detto...

Bel post, grazie per aver diviso il tuo "modus operandi".
In effetti creare non è una cosa semplice.
Anche a me alcune idee vengono nei momenti più impensabili (in treno, in mezzo al traffico, nel dormiveglia).
Non ho bisogno di un ambiente specifico per creare, ma ne necessito per mettere su carta o computer ciò che frulla nebulosamente nella mia testa.

In questa primissima fase di concretizzazione di un'idea ho bisogno di:
- silenzio;
- collegamento a internet;
- cellulare spento;
- Facebook off-limits.

Alessandra ha detto...

Vediamo un po':
- qui gli account hanno la macchina aziendale (e non una punto una mini)
- a seconda di quanto vendono gli vengono regalate macchinette digitali, ipod e ora, mi e' giunta voce, anche ipad oltre logicamente a ricevere dei bonus a noi a volte arriva una scatola di cioccolatini
- fanno un sacco di training, giornate intere di lavoro passate a fare corsi su non si sa che cosa e in quelle occasioni hanno pagato un buffet di cibo buonissimo
- spesso non riescono a gestire le lamentele dei clienti e allora se ne escono "Lo so e' un incubo ma come facevo a dirgli di no, a tra l'altro domani va in vacanza x un mese e vuole la bozza tra un'ora" e non gli viene detto nulla
- non fanno straordinari
Eh si mi sa che ho sbagliato proprio lavoro....

Planetary ha detto...

Ffffound è una droga :)

Matteo ha detto...

Sono perfettamente d'accordo. Il nostro dovrebbe essere, oltre a un lavoro di quantità perché mica siamo artisti poi alla fin fine, soprattutto un lavoro di qualità.
E la qualità ha bisogno di condizioni per poter essere generata, non stiamo facendo fermaporte.

Tra l'altro è vero che uno che fa grafica magari passa 2 ore a cazzeggiare su Internet, ma come dici tu, anche in quel momento sta lavorando. Io ad esempio penso continuamente a come potrebbe venire fuori un layout, anche quando sto al bagno, anche quando mi rilasso la sera, quando sto su facebook, ho sempre in background l'area "creativa" del cervello (in me non sviluppatissima tra l'altro) che lavora e che sistema i pezzettini di un'idea. Poi per realizzarla basta mezzora di "lavoro" vero e riconoscibile.

È questo anche uno dei motivi per i quali il nostro lavoro a molti sembra un giochetto... ma penso sia in ogni caso l'unica via per farlo.

Simone ha detto...

Io se fossi un "capo" guarderei al risultato del lavoro e non a come uno decide di svolgerlo. E le piccole pause incrementano la produttività, perché a restare sempre concentrati su una cosa sola alla fine uno fonde pure.

Simone

Non solo Izzy ha detto...

… come credo possa essere impossibile per un operaio farti credere che da lui pretendono prontezza mentale e fisica sempre comunque continuamente e in ogni orario (che siano le 10 di mattina o le 4 di notte), che “devo rilassarmi un attimo” alle orecchie del capo significa “mi licenzio”, e che anche i minuti per andare a fare la pipì vengono contati come perdita per l'azienda (e spesso qualcuno ne prende nota). Per un quarto del tuo stipendio (nella migliore delle ipotesi).
Ma è molto meglio se le due specie rimangono ignare l'una dell'altra, altrimenti il suicidio post omicidio diventerà lo sport nazionale.

Larsen ha detto...

izzy, c'e' una sostanziale differenza tra in "nostro" lavoro e qualsiasi altro lavoro "normale": alle 18 (o alle 20, 22, insomma, quando stacchi) chiudi baracca e burattini e hai la testa libera, noi invece, come accennato da matteo, non si stacca mai.

proprio perche' magari "cazzeggiando" vedi qualcosa che ti "stimola" una soluzione che non sia "sempre la solita".
poi per carita', di "mestiere" si puo' fare tutto come impiegati del catasto eh, col risultato di avere millemila prodotti tutti uguali.
non che mi interessi alla fine, quando uno mi chiama il venerdi perche' lunedi deve presentare qualcosa al suo cliente, o l'idea mi viene subito (nei primi 5 minuti), oppure "vado di mestiere", e no, non mi sento in colpa, visto che poi lunedi lui avra' la sua presentazione pronta, dopo il suo meritato riposo, io invece continuero' a lavorare come se la settimana non fosse mai finita.
cosi' come si fa di notte, all'alba, in macchina, al telefono con uno scocciatore (si, sono uno "scarabocchiante compulsivo", quando sono al telefono penso a tutt'altro e scarabocchio cose che possono poi servirmi).

credete"ci", il lusso di poter chiudere fuori dalla porta il lavoro non c'e' concesso, e in teoria questa "maledizione" dovrebbe anche esserci pagata decentemente, quando nemmeno questa condizione si verifica, ti viene tanta voglia di fare a cambio con un "Povero operaio", che gli controlleranno pure le pause cesso, ma ogni 15 minuti di straordinario se lo ritrova in busta, e nessuno gli verra' mai a chiedere di lavorare nei suoi giorni di pausa.

Angel-A ha detto...

"le piccole pause incrementano la produttività, perché a restare sempre concentrati su una cosa sola alla fine uno fonde pure".
Vallo a dire al mio capo... mi guarda in maniera strana ogni volta che mi allontano dalla mia scrivania per andare in bagno (a meno che non mi guardi il cu*o), e sospira rassegnato quando io e la collega ci concediamo il cappuccino di metà mattinata al bar.

Neanche a me è richiesta troppa creatività, e per questo continuo ad invidiarti un po', ma anche io, per dare il meglio di me, oltre qualche piccola pausa durante il giorno , "funziono" meglio se ho la mia radio accesa, il mio bonsai da guardare per recuperare la serenità che colleghi & collaboratori erodono lentamente man mano che passano le ore, e – questo è un segreto – un pacchetto di Lucky Strike con accendino nell'ultimo cassetto, ho smesso di fumare da anni ma quel pacchetto mi dà sicurezza... ^____^

Nicla ha detto...

Adesso ti metto una monetina. ^^

Nicla ha detto...

ps il cazzeggio creativo è una parte fondamentale...è una cosa che non si può eliminare...sarebbe come smettere di respirare o di mangiare...

laFra ha detto...

nessuno ha mai spiegato ai capi che dopo 45' (qualsiasi lavoro intellettuale tu stia svolgendo) la concentrazione (ma parliamo come loro: "produttivita'") se ne e' andata ed una pausa (di qualsiasi genere) puo' solo aiutarti a "produrre" meglio dopo il "cazzeggio"?
cosa imparano durante i numerosi meeting? hihi

Intromat ha detto...

Guarda, pienamente d'accordo.

io non uso un foglio di carta ma ho un blocchetto di quelli quadrati piccoli che le banche danno via... ne abbiamo una infinità perché erano stampati sbagliati e sarebebro dovuti andare al macero, mi hanno commosso e li ho salvati. Su quello con un amatita scarabocchio e scarabbocchio, appunto, mi segno, strappo appallottolo e cestino e rifaccio...

E poi ogni tanto un giro su internet me lo devo fare... devo leggere un atweettata che mi fa sorridere, o uno sguardo se cyber ha aggiornato il blog o anche solo una notizia che google rimbalza in home e che mi fa fare un piccolo giro di link...

... due chiacchere su skype...

(ovviamente non tutte insieme e tutte di fila)

Però è fondamentale, sopratutto se bisogna creare (che poi io creo robe diverse dalle tue, ma si tratta sempre di trasformare in realtà una idea... o di farsela proprio venire questa idea...)

Eppure chi passa (e non importa se tu hai aperto 2' prima e avresti chiuso 2' dopo) parte sempre dal presupposto che tu stia fancazzeggiando...

E allora via, si inserisca un'altra monetina, si selezioni un bottone e pronti a sfornare un nuovo progetto...

Non solo Izzy ha detto...

@Larsen:
Non vi sto mica colpevolizzando... tutto giusto quello che dici tu e Luke.
Però i lavori creativi, prima d'essere lavori, sono stati sicuramente una passione. Se Luke fosse un impiegato statale, tornato a casa si metterebbe al computer a fare grafica. Invece è grafico, torna a casa, e fa forse l'impiegato? No, fa il grafico.
Capisco che una passione imposta possa diventare antipatica. Ma da qui a dire di preferire fare l'operaio... Meglio una passione imposta che un lavoro manovale imposto, no?

CyberLuke ha detto...

Operaio, magari no.
Ma artigiano, sì.
Non ricordo più su quale blog stavo parlando proprio di questo.
Mi sono visto in una bottega di rilegatore, tra colla e taglierini, e tutto il tempo che mi serviva per rimettere in sesto un vecchio volume fin de siécle.
Sollevo la saracinesca alle otto e la riabbasso all'una. La rialzo alle quattro e alle sette spaccate mollo tutto e me ne vado a passeggiare per Roma col blocco degli schizzi sottobraccio.
Perché sono finito qui?
Cos'è questa specie di televisore con una tastiera sotto?
Cos'è un account?
Moan.

Non solo Izzy ha detto...

@Luke:
la tua è una visione romantica del lavoro manuale...
Crisi esistenziali di mezz'età :P

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