lunedì 27 dicembre 2010

Recensioni in breve.

The Social Network, di David Fincher

Mi dicono che questo film non è piaciuto solo a chi non si è (ancora) autoschedato su Facebook.
C'entrerà qualcosa il fatto che non ho la tesserina del club più numeroso del mondo? Forse sì e forse no, ad ogni modo ero andato a vedere la storia dell'idiot savant Zuckerberg senza preconcetto alcuno, incoraggiato dal fatto che fosse firmato David Fincher (di cui The Game e Fight Club spiccano come piccole perle che mi hanno fatto dimenticare cose più deboli come Panic Room e Benjamin Button) e dalla sequela di recensioni positive che andava collezionando man mano che passavano i giorni di permanenza in sala.
Ne sono uscito freddo come il ghiaccio e perfino sottilmente infastidito dall'autocompiacimento algido che trasuda da ogni inquadratura, da ogni dialogo, da ogni strizzata d'occhio allo spettatore perfettamente studiata.
Se uno degli intenti di Fincher era farmi empatizzare col protagonista, nel mio caso ha mancato il bersaglio di un chilometro.
Il dialogo iniziale con la fidanzata (ex fidanzata prima ancora che lui abbia il tempo di finire la sua birra) mi ha fatto venire voglia di alzarmi in piedi nel cinema, battere le mani e gridarle "bravaaaa!".
Credo di aver detto tutto.

Harry Potter e i doni della morte, di David Yates

Lo dico subito: non sono mai stato un fan della saga di Harry Potter, ma neanche un detrattore. Semplicemente, non mi ritengo in target, e la frettolosa visione domestica del primo episodio (yawn...) e di un altro episodio centrale al cinema (non ricordo neanche quale) mi ha convinto che non era roba per il mio palato... naturalmente, senza nulla togliere alle pur buone prove di Columbus, Cuaron e Newell, non proprio gli ultimi arrivati, né all'opera della Rowling, che non giudico non avendone letto neanche una pagina.
Eppure, mi è montata quasi da subito la curiosità di assistere alla conclusione della saga polverizza incassi, nonostante, per un non-adepto, sia difficile da seguire mancando tutta una serie di riferimenti, personaggi, oggetti, luoghi e storia pregressa.
Ma di questo non mi preoccupavo.
Volevo solo essere rapito anch'io dalla magia, e, se fosse successo, non mi sarei fatto un problema a recuperare gli altri film e a macinarmeli in una maratona, facendomi aiutare da Simona a decifrare i passaggi meno chiari.
Insomma, cosa è accaduto?
Che me ne sono rimasto buono buono sulla poltrona, senza capire sostanzialmente nulla della storia ma accendendo piacevolmente al massimo la mia sospensione dell'incredulità, godendomi la regia (decorosa), la fotografia e il montaggio forse di maniera ma adeguati al contesto, le trovate visive e, più di ogni altra cosa, i cinque minuti splendidamente animati che raccontano la genesi dei tre doni della morte.
In poche parole, non mi è affatto dispiaciuto, ma neanche ha acceso la sacra scintilla.


Buried - sepolto di Rodrigo Cortés

Uscita al cinema coincisa con un periodo di superlavoro, ho potuto recuperare solo in home video quest'opera prima dello spagnolo Cortés.
Novantacinque minuti tutti girati in una rozza bara di legno interrata chissà dove in Iraq, con un contractor, Paul Conroy, già socialmente morto nel momento in cui vi viene sepolto con uno zippo e un Blackberry quasi completamente carico.
Proprio le disperate telefonate che il protagonista (e unico attore) verso il mondo dei vivi suonano grottesche e beffarde quanto più inserite in un contesto del genere... quando invece rientrano nella normalità degli sporadici rapporti umani che quotidianamente si sopportano senza rendersene conto.
Ma non è tutto. Il livello meta-testuale di Buried lo eleva sopra le tante trovate stagionali alla Paranormal Activity tutta promozione e niente arrosto: impossibile non scorgere la follia della cassa da morto sociale che ci siamo costruiti, fatta di arroganza e risponditori automatici, disinteresse e segreterie indifferenti, incapacità di ascoltare e burocrazia ottusa, una civiltà standardizzata su un registro di idiozia conclamata e al contempo serenamente subita.
Interessante esperimento che Cortés gestisce con una facilità e una naturalezza disarmante, senza appesantire mai la pellicola, riuscendo a raccontare tutto in maniera semplice ma non facile, comunicando benissimo frustrazione e rabbia, panico e rassegnazione, speranza e disperazione.
Il film ha avuto critiche impietose e alcune francamente fuori luogo, ma io vi dico che regge bene anche sul televisore di casa vostra, quindi il costo di un noleggio lo vale tutto.

11 commenti:

Fra ha detto...

Io conosco solo HP7, che mi è piaciuto molto (dopo la delusione del 5 e 6 film)... ma non è la conclusione della saga: manca ancora un film, come ti avrà spiegato la tua amica! (io sono una fan dei libri, come sai)
Gli altri due non li ho visti.

Gloutchov ha detto...

The Social Network mi è piaciuto. Mi è piaciuto perché ha ritratto Zuckerberg per quello che è. E' stato proprio quel primo dialogo a incuriosirmi e a spingermi ad apprezzare la pellicola. Insomma... io sono su FB ma non è che ami quello strumento. Ci sono entrato, ne sono uscito, ci sono rientrato per promuovere i miei scritti, sono arrivato a un migliaio di amicizie, poi le ho cancellate crudelmente tenendo solo quelle importanti. Ora lo frequento solo perché è l'unico mezzo con cui riesco a mantenermi in contatto con pochi amici lontani.

Cosa penso di Zuckerberg? Che sia geniale, ma anche una persona detestabile. Ha carpito l'idea da un gruppo di studenti snob, ne ha fatto un business miliardario, e tutto è nato perché voleva un po' di celebrità, perché con la celebrità (forse) avrebbe riconquistato la ragazza che, giustamente, l'aveva mandato al diavolo!

HP7 non l'ho visto. Volevo vederlo ma era un periodo non adatto. Ho amato la saga di HP, letta in originale, non ho mai apprezzato pienamente la trasposizione cinematografica, spesso tagliata nei punti più significativi. E questo ultimo libro, che ho trovato lento e per metà delle pagine vuoto, è stato trasformato addirittura in due pellicole. Boh!

Buried mi sapeva di fuffa. Un cellulare, per di più blackberry, sepolto sotto terra in una cassa, in un paese come l'iraq dove i ponti radio non abbondano come qui in Italia... come fa a prendere campo?
Sfortunatamente lavoro nell'elettronica e non sono riuscito a farmi sedurre da questa assurdità!

Maura ha detto...

A me è stato proprio il dialogo iniziale di "The social Network" a tirarmi dentro il film, che comunque, più o meno come te, mi ha soddisfatta a metà, forse anche per via delle mie aspettative (mi piace moltissimo David Fincher e questo non mi è sembrato neanche uno dei suoi film).
Ps splendida la tua definizione di "idiota sapiente" di Mark Zuckemberg. ;)

claudia ha detto...

dei tre ho visto solo hp che ovviamente mi e' piaciuto moltissimo avendo io letto e visto tutto, ed essendo fan della prima ora...non mi ha deluso mai!
ti (vi) propongo invece un filmetto carino divertente e perche' no anche un po' da asciugoni dello stesso regista di American Beauty (un film culto per me), e cioe'Sam Mendes, che ha tirato fuori un American Life godibilissimo, giusto per il Natale.

CyberLuke ha detto...

@tutti: l'avevo capito, eh, che HP7 è solo una prima parte. ;) Non so se andrò a vedere la seconda, ma, come ho detto, questa non era malaccio.
@Gloutchov: il cellulare prende perché il disgraziato è "solo" sotto un metro di terra, o almeno questo è quello che ci dicono nel film. Ed è un Blackberry perché i terroristi vogliono che lui possa girarci un video mentre è chiuso nella bara. Ok, magari anche un Nokia da ipermercato può farlo... ma è solo un dettaglio, secondo me.
@Claudia: American Life non l'ho visto, e, in realtà, neanche preso in considerazione. Grazie della segnalazione.

Christian ha detto...

Ti appoggio su "The social network", probabilmente perché anch'io mi aspettavo qualcosa di diverso (ma non saprei dirti che cosa). Amabilmente detestabili tutti i protagonisti, compreso il pur bravo Justin Timberlake. Però la colonna sonora mi ha intrippato un sacco.
Harry Potter l'ho lasciato dopo i primi due capitoli, magari un giorno lo recupero tutto insieme: vediamo.
"Buried" mi è piaciuto, coraggiosa la scelta di evitare l'hippy end, vediamo come se la cava Cortes con un altro soggetto, direi che una nuova chance se l'è guadagnata.

Christian ha detto...

Scusa, naturalmente era "happy end" e non "hippy" :)

AmosGitai ha detto...

Salve,
nell'augurarti buone feste vorrei invitarti a far parte di una giuria "virtuale" per l'assegnazione del premio di una delle categorie dei miei CINEMAeVIAGGI AWARDS 2009 che decretano i migliori film dell'anno.
Sto invitando tutti i blogger che trattano cinema, anche marginalmente, a votare tre film in ordine di preferenza.
Se fossi interessato, trovi le (brevi) istruzioni ed il form per votare a questo indirizzo:
VOTAZIONI CINEMAeVIAGGI 2010 AWARDS - PREMIO CRITICA BLOGGERS
Ti ringrazio da subito e di nuovo... buone feste!
AmosGitai
(((CINEMAeVIAGGI)))

Andrea Giovannone ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Andrea Giovannone ha detto...

Buried è un bel film, nulla di super originale secondo me però un film fatto bene, non semplice. HP l'ho mancato, l'aspetterò in BD e poi ti saprò dire. Su The social network, sono rimasto anch'io abbastanza freddo dopo la visione, poi però mi sono chiesto: e se Fincher è proprio questo a cui mirava? ne compassione e ne condanna o magari entrambe.

Dama Arwen ha detto...

Per quanto riguarda HP trovo logico che la visione del film non ti abbia sacceso la scintilla.
Può essere che tu sia fuori target, ma ti assicuro che i film non potranno MAI darti le emozioni che i 7 libri ddella saga potteriana saprebbero trasmetterti.
I primi (libri) son scritti in maniera più infantile, ma già dal 3° (il Prigioniero di Azkaban) i toni e le atmosfere si incupiscono e il linguagio cresce assieme ai personaggi.

Io che ho adorato i libri, detesto i primi 2 film e anche il ° e il 6°.
La versione cinematografica dei doni della morte invece, mi è piaciuta per gli stessi motivi che han colpito te :-)

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