venerdì 29 gennaio 2010

Consigli su come rimorchiare in una biblioteca.

Non so voi, ma io ho svariati ricordi dei corteggiamenti da biblioteca: ore di spasmodica e nevrotica attenzione verso un segnale, un sintomo, un movimento, nell'atmosfera intima, silenziosa, ieratica della biblioteca.
Stavo lì, e tentavo di capire cosa lei studiasse, che pensasse, che volesse.
E non potevo fare a meno di pensare a torridi incontri sessuali nel bagno.
Mai successo.
Sinceramente, gran parte della cultura che lì assimilai è svanita – non ricordo quando Ludovico Ariosto scrisse l'Orlando Furioso o quanto caldo facesse a Sant'Elena quando Napoleone era lì – ma le facce, le loro facce, quelle me le ricordo tutte.
Bastava un loro minimo movimento per far sì che io lo traducessi in un messaggio: una matita tra i capelli, uno sguardo perso nello scaffale di fronte, un nevrotico rincorrersi delle dita... poi le loro parole, poche e istituzionali:
- scusa hai il temperino?
- scusa hai un evidenziatore verde perché il rosa e il giallo li ho già usati?
Ecco quelle con duemila evidenziatori non le ho mai sopportate...
Ma sto divagando. E in realtà è a voi donne che vorrei rivolgermi.
A voi, che vorrei pregarvi.
E la mia richiesta è molto semplice: evitate le ambiguità.
Non lanciateci un mesaggio criptico, timido, di difficile decifrazione sennò noialtri inizieremo a martoriarci nel dubbio: ma voleva?... no... ma forse che?... no. E dopo ore, giorni, mesi, anni passati nel dubbio, noi certamente non agiremo – e non è questo che volete, giusto?
Ecco lo so che vi sembrerà prosaico, ma perché nascondersi dietro l'astuccio dell'amore puro?
E ora, la seconda richiesta: prendete l'iniziativa.
Alzatevi e iniziate a guardarci. Fisso.
Noi ci toccheremo il collo e inizieremo a sfogliare nervosamente il libro che stavamo facendo finta di consultare.
Cammineremo verso di voi con passo deciso e sguardo... guardateci... noi cominceremo a sottolineare furiosamente qualsiasi cosa.
Infine, siedeteci di fronte. E quando noi, madidi di sudore, finalmente vi guarderemo, e prima che voi possiate parlare, possiate finalmente dirci tutto ciò che c'è, che c'è sempre stato, di segreto, tra di noi, noialtri indovinando tutto ci tenderemo verso di voi come un giunco del Borneo e virili come non mai diremo: Volevi un temperino-matita-evidenziatore-caramella-sono le sette!
Lo so ragazze, è dura, ma non conosco un amore che sia uno, sbocciato in biblioteca.

giovedì 28 gennaio 2010

iPad [3]. Quello che proprio non va.

Ma allora i problemi di questo iPad quali sono?
Sostanzialmente quattro.

1) Sempre connesso. In teoria.
Questo è più un problema del nostro Paese in raeltà... e col quale si sono già dovuti scontrare i possessori di iPod Touch e di Netbook: in Italia ci sono poche zone coperte da accessi wireless gratuiti, la gente ha imparato a proteggere le proprie connessioni casalinghe e i locali pubblici italiani, salvo rare eccezioni, non hanno ancora sposato la politica di Starbucks, (hot spot gratis per qualsiasi avventore). In sostanza, trovare una rete wireless disponibile, in giro per la città, è questione di culo.
A casa, invece, ci vorrà poco prima che il vostro iPad diventi una finestra su internet disponibile in ogni situazione e dislocazione (a patto che abbiate un sistema wireless, ovviamente).
L'alternativa è orientarsi sui modelli 3G, più costosi di 130 dollari rispetto le loro controparti wireless, il che dovrebbe tradursi in un centinaio di euro in più, ai quali va aggiunto il costo dell'abbonamento col gestore telefonico (e su questo punto, visto quello che è accaduto in Italia con l'iPhone, non riesco ad essere ottimista).

2) Limitazioni volontarie del dispositivo.
Il secondo problema è che la Apple ha castrato questo dispositivo non includendo features irrinunciabili quali:
- la videocamera. Mettere una iSight avrebbe reso possibile una teleconferenza o, più semplicemente, eseguire iChat o Skype o simili guardandosi in faccia, rendendolo di fatto un oggetto di culto tra i ggiovani (ma anche meno ggiovani).
- una fotocamera. Con uno schermo di quelle dimensioni, e con software scritti appositamente, l'iPad sarebbe stato un dispositivo ideale per scattare fotografie e ritoccarle con le dita direttamente sullo schermo. Se la memoria di massa disponibile lo avesse permesso, poi, si sarebbe potuta usare come una rudimentale videocamera, insufficiente per l'uso professionale, ma perfettamente accettabile in ambito familiare.
- un lettore di memory card. In realtà, Apple ha già presentato un accessorio che ne permette la lettura... ma intanto è un aggeggio che va acquistato ed attaccato esternamente, ed è ancora da vedere come iPad gestirà i file RAW salvati dalla fotocamera. Intanto io non capisco perché pur avendo un meraviglioso schermo multitouch non possa visualizzare direttamente i miei scatti appena fatti e, sopratutto, debba acquistare un accessorio a parte.

Ma qui va aperta una doverosa parentesi, e cioè che è più che probabile che queste funzioni verranno implementate in futuro, per consentire uno sviluppo anche commerciale dell'iPad, esattamente com'è avvenuto per iPhone... e la cosa potrà non piacere, ma sono politiche di mercato, del tutto prevedibili.
Del resto, nessuno è obbligato ad acquistare subito la prima release, ed aspettare gli sviluppi è solo un problema di pazienza e volontà personale.

3) Poco spazio.
Il terzo problema è quello dello spazio di memoria disponibile.
Nel suo taglio più modesto, l'iPad offre solo 16 giga.
Troppo pochi per chi, come moltissimi ormai, sono abituati a portarsi dietro almeno vari giga di musica, più qualche telefilm, due film e un'ampia galleria fotografica: di fatto, l'iPad non è una macchina con un bagagliaio troppo spazioso e che, qualora ci si voglia (o ci si debba) orientare verso tagli più generosi, vede alzarsi il suo prezzo fino a rendersi praticamente fuori mercato.
829 dollari (bisognerà vedere quanto farà in euro, qui da noi) per il modello più grosso da 64 GB e con modulo 3G cominciano ad essere una spesa grossa e parecchio meno giustificabile in rapporto a quello che si ottiene.
Per me (che, fin dal mio primo iPhone ho rinunciato totalmente all'idea di metterci dentro tutto quello che sta agevolmente nel mio vecchio iPod da 30 GB) questo non è un grosso limite... Infatti percepisco l'iPhone (ma anche l'iPad) più come uno strumento per visualizzare temporaneamente dei contenuti, piuttosto che come un posto per tenerceli a lungo. Ma immagino che molti altri utenti abbiamo esigenze diverse dalle mie, e troveranno inaccettabile la capienza degli iPad più piccoli e poco convenienti quelli più grandi.

4) Prezzo ingiustificato.
Quarto e ultimo problema... il prezzo.
Un iPhone 3GS, almeno negli Stati Uniti, costa esattamente la metà di un iPad con lo stesso taglio di memoria (a questo ci va aggiunto il prezzo dell'abbonamento telefonico, ma vale anche per l'iPad).
Questo è il dato che, più di anti altri, dimostra che l'iPad è – in partenza – un oggetto meno a buon mercato di quanto Jobs vorrebbe far credere.
È vero che lo schermo di dieci pollici è un altro pianeta, ma è un surplus che – specie considerando che si deve rinunciare alla parte telefonica – si finisce col pagare troppo.
E questo gli utenti, specie in periodi di magra come questo, non tarderanno a capirlo.

In conclusione... la maniera principale in cui utilizzerei questo gingillo sarebbe a mezza via tra un visualizzatore di immagini che potrei utilizzare anche per lavoro (un portfolio su iPad sarebbe estremamente scenografico da mostrare in giro), un palmare con cui controllare la posta e navigare su internet senza bisogno di occhiali, un word processor dove poter scrivere al volo anche testi lunghi con più comodità di un portatile, e un lettore multimediale (adatto a leggere ebook interi quanto a vedere film).
Per il grande balzo mi toccherà aspettare sino a quando l'iPad non sarà stato dotato di videocamera (potrei accontentarmi anche un dispositivo di terze parti), che qualcuno scriva un buon software di riconoscimento della scrittura (che permetterebbe, ad esempio, di prendere appunti senza guardare la tastiera virtuale)... e, naturalmente, che raggiunga un prezzo civile.

iPad [2]. Quello che è.


Una volta stabilito cosa NON è l'iPad, veniamo a quello che in realtà è.

Il migliore browser Internet portatile del mondo.Quando parlo di navigare intendo dire che possiamo scordarci definitivamente i succedanei che ci offrono le console portatili o i palmari di ultima generazione... ma dobbiamo scordarci anche l'iPhone.
Il suo schermo multitouch e la maniera in cui funziona, replicano all'ennesima potenza quello dell'iPhone o dell'iPod Touch.
Prendete una pagina web, rigiratela in formato 16:9 (basta ruotare la posizione dell'iPad nelle vostre mani), zommateci dentro (toccate l'immagine con due dita e allargatele), spostatevi all'interno di essa (con il solo movimento di un dito sullo schermo), poi passate ad un'altra pagina e poi a un'altra ancora, sfogliandole come fossero le pagine di un giornale.
Assolutamente incredibile.
Basterebbe questo per giustificare un acquisto impulsivo.

Un lettore di ebook.
Leggere un libro di carta stampata o farlo sull'iPad non è ancora la stessa cosa, ma immagino che questo valga per qualsiasi ebook reader.
In compenso, l'applicazione appositamente scritta da Apple (iBooks) fa apparire le pagine come adesso vi appaiono nella realtà e le azioni di scorrimento e lettura sono assolutamente naturali. Persino la gestione del vostro catalogo è intuitiva e in pieno Apple-style, con animazioni eleganti e delicate.Ho provato un paio di ebook reader, tra cui il famoso Kindle di Amazon, ma nessuno, a mio giudizio, replica il tipo di utilizzo del libro che posso avere con un supporto cartaceo. Non ho provato questo iPad, ma solo dal filmato introduttivo, ho il sospetto che potrebbe riuscirci.
Se a questo si unisce la versione mobile dell'iTunes Store che permette di leggere preview dei libri e comprarli ovunque ci si trovi con la stessa facilità (e gli stessi prezzi, fatte le debite proporzioni) di quanto finora milioni di utenti abbiano acquistato delle canzoni, l'iPad potrebbe dare lo scrollone al mercato (quello degli ebook) che tanto gli serviva per decollare.
Certo, in Italia Mondadori e Feltrinelli in primis dovrebbero accordarsi con Apple e non è affatto detto che lo faranno, ma sperare è lecito, e dopotutto neanche loro possono restare a guardare per sempre.

Un iPod.
C'è poco da dire: hanno migliorato un'interfaccia già perfettamente usabile, trasportando paro paro iTunes per MacOSX.
La gestione della propria libreria musicale adesso è davvero profonda e versatile e ora Coverflow (grazie alle dimensioni dello schermo) diventa persino utile oltre che bello da vedere.

Un visualizzatore di fotografie.

La gestione dell'archivio fotografico è migliorata rispetto l'iPhone (anche se ancora troppo dipendente dal collegamento a un computer e troppo figlia delle meccaniche di quel programma di merda che è iPhoto). In compenso la visualizzazione delle foto e la gestione delle stesse è – grazie al multitouch e alla nitidezza dello schermo – una gioia visiva e tattile.

Un lettore multimediale.Le dimensioni (e la qualità) dello schermo di quasi dieci pollici di diagonale rendono la visualizzazione dei film ottima e ben più fruibile dei già straordinari iPhone o iPod Touch.
Certo... avrei preferito avessero optato per un formato più orizzontale (le proporzioni dello schermo ricalcano più i 4:3 dei vecchi televisori), ma credo che la moltitudine di applicazioni scritte per iPhone avrebbe avuto problemi ad adattarsi ad uno schermo troppo basso e largo.
In compenso, l'interfaccia ridisegnata appositamente per YouTube ne fa lo strumento perfetto per la consultazione dell'archivio video più vasto del mondo.

iPad [1]. Quello che NON è e quello che potrebbe essere.


Diciamo subito cosa NON è il nuovo iPad:
Non è un netbook (come lo intendono quelli della vecchia guardia).
Se siete possessori di un netbook o anche di un piccolo portatile, e non potete fare a meno del suo sistema operativo e dei software che ci girano sopra... allora avrete problemi a percepire il valore aggiunto di un dispositivo come l'iPad, e probabilmente non ne sentirete mai il bisogno.
Se invece vi trovate stretti ad usare quello che di fatto sono dei compromessi per visualizzare le pagine web, fotografie o filmati su uno schermo grande come un bancomat seppur con l'interfaccia grafica più intuitiva del mondo, allora vi verrà una gran voglia di affiancare al vostro iPod Touch o al vostro iPhone un iPad.

NON è un grosso iPhone.
L'aspetto è praticamente identico (fatto salvo per le dimensioni) e anche molte delle funzioni... ma per quanto il dispositivo wi-fi dell'iPad sia davvero meraviglioso e versatile, vi rende pur sempre schiavi delle reti che si riescono o meno a trovare in giro. In un paese ancora indietro come diffusione di hot spot internet (che sono una manosanta per la navigazione gratuita in giro per le città) questo può essere un bel limite. La versione 3G non ha questo limite visto che può usufruire della rete telefonica (che però, ricordiamolo, ha un suo costo) ma non è pensabile usarlo come telefono, visto che Apple non l'ha dotato neanche di microfono (a meno di non hackerarlo e collegargli una cuffietta microfonata).

Passiamo a quello che, invece, potenzialmente iPad potrebbe essere.
Potrebbe essere (ma non lo è ancora) un palmare.Ha molte delle funzioni di un buon palmare (specie se lo affianca alla suite iWork presentata contestualmente) ma, di fatto, non è uno strumento per il lavoro. Almeno per ora.
È molto probabile che a breve, con le applicazioni delle terze parti e con gli aggiornamenti del firmware della Apple stessa, questo aspetto migliorerà esponenzialmente.
Per ora, nella sua versione liscia e non modificata, l'iPad offre solamente un eccellente browser che sfrutta le potenzialità del multi-touch all'ennesima potenza, un blocco note, un'agenda che non ha nulla da invidiare a quelle reali, un visore di mappe satellitari (incredibilmente definito) e uno di fotografie.
Oltre, naturalmente, qualche milione di applicazioni disponibili anche per l'IPhone.

Potrebbe essere (e di fatto, lo è già) una console portatile.
Forse non sostituirà mai una PSP, un DS o un device specificamente dedicato... ma qui molto dipenderà da come se la giocheranno gli sviluppatori.
Steve Jobs ha annunciato che presto arriveranno giochi pensati espressamente per l'iPad (intanto i vecchi giochi per gli iPhone e gli iPod Touch già funzionano a tutto schermo) e alcuni li ha già presentati.
L'accelerometro è, una volta di più, l'asso nella manica di questo tipo di device, e stavolta non è limitato dalla ridotta ampiezza del display.
E se confrontiamo i prezzi dei giochi, iPad ha già vinto la battaglia prima ancora di comparire sugli scaffali.

mercoledì 27 gennaio 2010

iPad.

Ne parlo dopo.
Ora sono stanco, vado a casa.
Comunque, ne voglio uno. Subito.

Guarda e impara, 18

Forse già saprete che, a seconda dei Paesi, la legislazione in fatto di pubblicità è diversa.
In alcuni Paesi è ammessa, ad esempio, la pubblicità comparativa, che mette a confronto due o più prodotti allo scopo di esaltare i pregi di quello che si sta promuovendo, in altri (come l'Italia) è possibile ma entro gli (stretti) vincoli dettati dall'articolo 3 bis del decreto legislativo 74/92, in altri ancora è del tutto vietata.
In parecchie nazioni è lecito pubblicizzare sigarette, alcool e armi, in altre non potete usare bambini, donne poco vestite, allusioni sessuali di nessun tipo e via così.
Prendete l'America, nazione per parecchi versi sessualmente repressa: la loro legislazione in materia prevede – tra le altre cose – che gli annunci pubblicitari non possono fare affermazioni che lascino intendere che la propria capacità di attrazione sessuale (o, addirittura le prestazioni sessuali) saranno accentuate dalla scelta della birra, vino o liquore "corretti".
Il che ha un senso, dopotutto.
Al contrario, il Giappone non ha nessun vincolo in questo senso... e la Ogilvy giapponese ne ha approfittato per stampare questa serie di annunci quando si è trattato di lanciare la birra Corona sul mercato nipponico, con il payoff grind in deeper.
Troppo espliciti?
Dipende da dove vivete, signori.

martedì 26 gennaio 2010

Non mi serve...

...ma la voglio lo stesso.
Presentata un paio d'anni fa, non deve avere avuto un gran successo, almeno sul nostro mercato, a giudicare da quante ne vedo in giro.
Magari qualche motociclista "puro" è inorridito di fronte quella che – sostanzialmente – è una motocicletta senza frizione e senza leva del cambio.
Non sono un grande indenditore, ma chi lo è più di me mi dice che prima della DN-1 c'è stata la Aprilia Mana e la Yamaha FJR 1300AS, che interpretarono il concetto di moto con cambio automatico.
Honda non poteva essere da meno e nel 2008 propose questa DN-01, che, a dirla tutta, ha ben tre modalità di utilizzo: automatica, sequenziale automatica e manuale.
1) totalmente automatica: si accelera e si va, con un discreto brio considerando i 270 kg di peso.
2) sequenziale automatica: prevede rapporti più corti, e la DN-01 scatta in modo più felino.
3) sequenziale manuale a sei rapporti: se si ha voglia di tirare le marce o si deve affrontare una discesa e si desidera il freno motore. Con il pollice si snocciolano le marce, tirando fino al limitatore e senza abbassare l'acceleratore, fino alla sesta.
Ma a parte questa – non indifferente – peculiarità, la DN-1 è una moto in tutto e per tutto. Il motore (un collaudato bicilindrico a V di 52°, 8 valvole, raffreddato a liquido di 680 cc e 45 kW) non è dietro, ma tra le gambe del pilota. La ciclistica è propriamente da moto, a partire dal telaio a doppia culla tubolare in acciaio e dal gommone posteriore 190/50.
Bassa, eh. Bassissima (la sella è a soli 69 cm da terra).
E bellissima.
Guardatela di profilo. Uno squalo, una Bat-moto, un oggetto da romanzo di William Gibson.
La posizione in sella è da custom, cioè con gambe distese e manubrio molto vicino al busto: con le terga così vicine all'asfalto, tutti possono avere una bella sensazione di controllo della moto.
Che faccio, rinuncio a mangiare tre volte al giorno e me la compro o aspetto che mi arrivi dal fisco un rimborso di diecimila euro per tasse pagate erroneamente?

A seconda di come volete vederla.

C'è poco da fare: con i Mac-addict non c'è verso di fare un discorso oggettivo.
Prendete il Macbook Air, presentato da Steve Jobs giusto un paio d'anni fa.
Probabilmente, è il portatile più bello del mondo.
Da 1,9 centimetri a 0,4 centimetri di spessore per 1,3 chilogrammi.
Schermo da 13,3 pollici con LED backlight display, camera iSight, trackpad con multitouch e altre tecnofighetterie.
Non vi nascondo che, appena presentato, mi fece venire la pavloviana acquolina in bocca.
Solo che, andando appena un attimo più a fondo, scopriamo che, per essere così bello & snello, il MacBook Air ha dovuto fare una cura dimagrante che l'ha privato di Ethernet, Firewire e di un lettore o masterizzatore di dischi ottici... per non parlare dell'unica, solitaria uscita USB, del tutto insufficiente a gestire (butto lì a caso) un mouse, un iPod, una fotocamera, una tavoletta grafica se non acquistando a parte un Hub che – se proprio vogliamo – vanifica il discorso delle estreme scelte di design prese da Apple nel progettarlo.
Ma far notare ai Mac.addict queste banali manchevolezze, questi dolorosi ma necessari compromessi di progettazione è tempo sprecato.
Loro si beeranno della levigatezza della scocca d'alluminio, vi parleranno della tastiera retroilluminata precisa e ben dimensionata, vi magnificheranno la durata della batteria non sostituibile, esalteranno la memoria a stato solido da ottanta gigabyte.
"DVD? E perché dovrei voler vedere un DVD sul mio computer?" dicono.
"Ethernet? Chi vuole collegarsi ancora con i fili?" e ancora "Perché più di una USB, chi ha tutta quella roba da attaccare a un portatile?" (e qui forse hanno ragione, perché per acquistare un MacBook Air hanno dovuto impegnare i loro iPod, fotocamere digitali e mouse al laser blu e non hanno più nulla da attaccarvici)
Insomma, c'è più di un modo di interpretare la realtà e mostrarla al mondo.
Il bello di questo gioco?
Che si può fare in entrambi i sensi.
E adesso aspetto la One More Thing di domani sera.

lunedì 25 gennaio 2010

Tra le nuvole.

Insomma, ho visto questo film, un po' furbetto, al punto che mi sto ancora chiedendo se ho visto un dramma travestito da commedia o una commedia travestita da dramma, dove George Clooney è un tagliatore di teste professionista, che viene noleggiato da questa o da quella azienda – piccola o grande – per fare quello che i loro dirigenti non hanno le palle di fare, e cioè licenziare dei loro dipendenti.
In un'epoca dove anche anche le responsabilità (degli altri) sono diventate merce, personaggi come quello (ben) portato sullo schermo da Clooney (e tratto dal romanzo di Walter Kirn) prosperano e sguazzano, mettendo ambizioni nel cassetto e qualche dito di pelo sullo stomaco.
Alla fine del film, coi miei amici scoppia un piccolo dibattito.
Manuela sostiene che fare un mestiere simile non è il peggiore dei destini possibili: si è sì ambasciatori di un messaggio ferale, ma tutto sommato non si fa altro che cercare di addolcire un po' la pillola, di traghettare con la massima dolcezza possibile questi sventurati nella desolata Landa della Disoccupazione.
Arianna e Stefania, al contrario, non lo trovano molto diverso dalla assai poco popolare figura di un boia, seppur in giacca e cravatta.
Io non so che dirvi, in quanto nella mia vita sono stato chiamato a dover licenziare una sola persona (che poi mi sono prodigato, riuscendoci, per far assumere da un'altra parte) e la mia esperienza in merito è quindi piuttosto misera.
Tornando al film, direi non è affatto male; se siete sensibili al fascino di George Clooney, uomini o donne o bestie che siate, ci troverete tutti i primi piani che possiate desiderare, e se la storia vi ha intrigato guardatevi assolutamente Volevo solo dormirle addosso, produzione italiana del 2004 con un ottimo Giorgio Pasotti... molta meno commedia ma parecchio realismo in più.
E, se proprio volete farvi un favore, recuperate l'ottimo omonimo romanzo di Massimo Lolli (Limina, 1998).

ps Nella scena in cui la (bellissima) Vera Farmiga mostra le sue marmoree terga, ha impiegato una controfigura. Ma non è assolutamente quello il suo lato migliore, fidatevi.

venerdì 22 gennaio 2010

Non ci sono mai andato pazzo...

...ma Stylo, il nuovo singolo dei Gorillaz, che precede il loro terzo album Plastic Beach, mi ha preso fin dal primo ascolto.
Niente di stravolgente, sia chiaro... se vi riascoltate The Middle Of Nowhere degli Orbital del 1999, ci troverete tutti i pezzi così che volete, ma questo non toglie che sia il miglior singolo dell'anno, almeno fino ad oggi, 22 gennaio.

Taca, banda.

Maurizio mi chiede di dare voce alla sua (per certi versi, decisamente inquietante) disavventura col servizio ADSL di Telecom Italia, e io accolgo volentieri la sua richiesta.
Come molti di noi, Maurizio utilizza per lavorare una connessione ADSL le cui prestazioni sono, uhm, diciamo, non rispondenti alle aspettative.
Come dovrebbe fare ogni consumatore responsabile, il 21 dicembre u.s. egli invia una lettera al suo fornitore di servizi Internet, come si scriverebbe una lettera a Babbo Natale. La trovate alla fine del post, e vi consiglio di leggerla, è tutt'altro che noiosa.
Ora... in Telecom Italia devono possedere uno strano senso dell'umorismo, perché l'unico effetto sortito dalla missiva del mio amico è stata la sospensione definitiva e irrevocabile del servizio ADSL sul suo numero di telefono.
Contattando Telecom attraverso quel girone dantesco che è il loro call center, Maurizio ha scoperto che la sua lettera è stata "diciamo così, fraintesa".
Cosa aggiungere?
Niente. Cose come questa parlano da sole. E il vero guaio è che con tutto quello che sta accadendo in questo Paese, questa roba appare sempre più come "ordinaria amministrazione".

LETTERINA A BABBO NATELE
Caro Babbo Natelecom,
per tutto il 2009 ho fatto il bravo bambino e ho pagato alla scadenza tutte le fatturine che mi hai mandato, come eravamo d'accordo.
È vero che nel 2008 sono stato un po' discolo e mi sono fatto irretire da una donnaccia da (info)strada, però poi mi sono pentito e sono tornato al tuo seno (lo so che hai un seno perchè sento di un sacco di gente che è attaccata alla tetta natelecom!). Ho già promesso che non lo faccio più.

Visto che sono stato bravino e non ho più in mente di fare il monello vorrei chiederti un regalino che mi sarà utile per tutto il prossimo 2010:
potresti farmi avere un po' di banda, caro Babbo Natelecom?!

Non parlo di una banda di ottoni o di una di pregiudicati ma di una vera "Banda ADSL" perchè quella che mi dai adesso più che una banda è un complessino dell'oratorio.
Io da grande vorrei fare il grafico pubblicitario, con un ufficio tutto mio che vorrei chiamare "Omissis" sas. Però i grandi mi dicono che per fare il grafico c’è bisogno, oltre che di tanta pazienza, anche di una banda bella larga perchè devo trasferire i miei files grafici pieni di tanti gigabaittini (un milardo di baite ciascuno) e riceverne anche dai miei clienti di grossi uguali o di più.
Per non parlare delle teleconferenze (non preoccuparti se non sai cosa sono o a cosa servono; noi grafici siamo tipi strani) che se la "banda" non ce l'hai restano un sogno.

Nella tua ultima letterina N.Prot. CXXXXXXX, che mi spedisci da Asti invece che dal Polonord (ti sei fermato a fare un altro cicchetto per scaldarti? Non esagerare però, che devi guidare la slitta), mi dici che i tuoi gnomi hanno effettuato l'intervento e che mi confermi il funzionamento del servizio. Mi dici anche che mi fai riavere addirittura 20 euro per il disagio: sono felicissimo perchè così mi ci posso comprare tanto zucchero filato e le caramelle ai Mercatini.
Però forse i tuoi gnomi ti hanno detto una bugia perchè qui la banda continua a non esserci e per scaricare un file da 25 megabaite (e non gigabaite) ci vuole più di un'ora!

Dovresti dire ai tuoi gnomi, o ai nani o alle ballerine, che se la banda non c'è non si devono dire bugie ma provvedere a potenziare i MUX che sono un po’ come le RENNE per la tua slitta: più regali devi portare più renne devi aggiogare. Quindi, più utenti vogliono la ADSL e piu MUX devi collegare, caro Babbo Natelecom.

Perciò, per favore, sotto l'albero o sotto il palo del telefono, fammi trovare una ADSL vera e larga che sia utile anche a me, e non solo a te e ai tuoi azionisti.
Un abbraccio più largo che posso

M.

giovedì 21 gennaio 2010

Come NON si progetta e come si progetta un logo.

Il design di un logo è una pratica altamente sottovalutata.
La maggior parte della gente non capisce quanto sia importante un buon logo... e quanto questo sia importante per il loro business.
Questo post potrebbe essere utile sia che abbiate bisogno di un logo e non siate dei creativi, sia che siate dei designer e non avete ancora le idee troppo chiare su come affrontare professionalmente il problema della creazione di un nuovo logo per un cliente.

Cos'è un logo?
Per capire cosa siete chiamati a fare, per prima cosa dovete sapere cos'è un logo.
Quello che si intende oggi quando si parla di "logo" è un insieme di simboli grafici e tipografici che identificano un'azienda o un prodotto in modo da differenziarlo dai suoi concorrenti sul mercato.
Requisiti fondamentali:
- Deve riflettere le caratteristiche e la natura dell'azienda (o del prodotto) che rappresenta.
Per cui, il logo non deve essere ingannevole... e neppure portare a pensare ad un prodotto diverso da quello su cui state lavorando.
- Deve essere originale.
Un buon logo, per affermarsi sul mercato, deve essere diverso da tutti gli altri, facilmente riconoscibile ed identificabile con l'azienda o il prodotto che rappresenta.
- Deve essere compatto: il logo rappresenta la sintesi estrema dell'azienda.
- Deve essere adattabile. Deve potersi stampare in qualsiasi formato, dai più piccoli (biglietti da visita e gadget) ai più grandi (striscioni e manifesti) senza perdere in leggibilità.
- Deve rimanere riconoscibile sui supporti più disparati, che possono andare dalla plastica di una shopper bag ad un sito web.

Il logo è il volto stesso di una società, e probabilmente ne è l'elemento che ha vita più lunga... può funzionare per anni e anni solo con piccole modifiche, quando non addirittura per sempre.
E mi domando... perché moltissime società non vi prestano attenzione sufficiente e anzi incorrono sempre negli stessi, evitabili errori quando si tratta di affrontare il problema?

Cosa non fare.
1) Indire un concorso di progettazione.
Una delle idee peggiori che il web 2.0 poteva partorire sono i concorsi di progettazione dei loghi.
In questi concorsi esiste un brief da scaricare, e i designer si metteranno all'opera su quello ( e solo su quello)... spedendo al cliente i propri elaborati via email.
Anche se potrebbe suonare come un buon sistema, i risultati sono di solito lontani da tutto ciò che rappresenta l'attività del Cliente.
Clienti, questo è per voi: butterete i vostri soldi e nel lungo periodo – in termini di danni per la vostra azienda – la perdita potrebbe farsi considerevole.
È mio parere che questi contest su basi speculative stiano danneggiando l'industria del design... trovo estremamente sbagliato che i progettisti investano tempo e risorse senza alcuna garanzia di essere pagati per il loro lavoro.

2) Un logo a 50 euro. Anzi, 20. Anzi, gratis!
Provate a fare una ricerca introducendo 'logo design', o "loghi gratis" su Google.
Troverete dozzine di "aziende" che propongono progettazione di loghi a prezzi stracciati.
In parecchi casi, troverete anche molti siti che offrono loghi del tutto gratuitamente.
Non metterò alcun link per non pubblicizzare in alcun modo questi figuri, ma vi assicuro che ho trovato offerte come "5 loghi da 5 designer!" o "6 loghi da 5 designer per soli 200 euro"!
Queste offerte appaiono ingannevoli a chiunque abbia un filo di sale in zucca, e la qualità è ben lungi dall'essere soddisfacente.
Provate a chiedere di quanto tempo ha bisogno un progettista per tirare fuori qualcosa di decente.
I designer professionisti compiono un processo rigoroso nel progettare un logo. L'operazione può richiedere settimane, o in alcuni casi mesi. Chi offre un risultato entro 24 ore (o anche meno) ben difficilmente riuscirà a tirare fuori un logo ben studiato e funzionante... a meno che non si tratti di Neville Brody, ma credo che anche lui si sia preso il suo tempo per realizzare i suoi loghi più riusciti.

Quanto ai loghi gratuiti, dovrete rinunciare anche al brief, accontentandovi di loghi senza alcun pensiero alla fonte, senza concetto di base, o speranza che vengano memorizzati. Sono solo dei simboli, per lo più con un aspetto molto poco professionale.
Non dicono di nulla circa la vostra attività e non fanno nulla di ciò che un logo dovrebbe fare... statene alla larga.

3) Usare le Image bank
Alcuni cosiddetti "designer" (di solito le stesse persone che partecipano ai concorsi di progettazione), sgraffignano immagini da siti di stock per progettare il vostro logo. Pessima mossa.
Le immagini stock vengono scaricate da migliaia e migliaia di persone, e questo dovrebbe essere un motivo sufficiente per non utilizzare immagini in stock per il vostro logo.
In termini semplici, chiunque può avere accesso alle sorgenti utilizzate, e quando meno ve l'aspettate potreste veder pubblicato un logo somigliante in maniera imbarazzante al vostro.

4) Logo-fai-da-te?
Questi sono parenti stretti di quelli che cercano di mettere assieme un logo partendo dalle immagini in stock di cui sopra: si tratta dei proprietari di imprese che sono convinti di poterselo fare da soli.
E se credete che stia esagerando, datevi un'occhiata intorno e contate i loghi che vedete nel corso della giornata realizzati con le ClipArt di Microsoft Word.
Evidentemente, l'investimento per un logo "vero" dev'essere sembrato superfluo per tutta questa gente.
Nel migliore dei casi, vi possono capitare clienti che vi consegnano uno scarabocchio su un post-it chiedendovi di "finalizzare" il suo logo (a me è successo più di una volta).
È incredibile come questa pratica sia limitata al design e come nessuno, al contrario, penserebbe mai di riverniciarsi la macchina da solo o di estrarsi un molare, ma si rivolge ad un carrozziere e ad un dentista.

Come fare
E con questo abbiamo sistemato i Clienti.
Veniamo a noialtri, che ci piace definirci "professionisti del design", e a qualche mirato consiglio per non fare una figura barbina e anzi portare a casa, oltre che il dovuto compenso, un lavoro nel nostro portfolio di cui essere orgogliosi.

1) Raccogliete informazioni.
Prima di iniziare qualsiasi lavoro serio è necessario raccogliere il maggior numero di informazioni possibili sull'azienda o sul prodotto che il logo dovrà rappresentare.
Se il vostro cliente è una grande azienda ci saranno già enormi fascicoli contenenti studi di marketing che spiegano nei minimi particolari tutto ciò che ci si aspetta dal vostro logo... ma a meno che non lavoriate per grandi agenzie pubblicitarie, questo non vi accadrà.
Molto più probabilmente dovrete vedervela con qualcuno all'interno dell'azienda che vi dirà: 'Avremmo bisogno di un logo; ci faccia vedere qualcosa per lunedì'.
Non scoraggiatevi: fermate il vostro committente (o chiedetegli un apposito appuntamento) e domandategli qualsiasi informazione possa esservi utile.
Fatevi spiegare in modo esauriente cosa fa l'azienda, che obiettivi si pone e qual è il target di riferimento.
Potrà sembrarvi un'operazione noiosa, ma quante più informazioni riuscirete a carpire ora, tanto più facile sarà creare un buon logo poi.
È evidente quindi come creare un logo possa, solo apparentemente, sembrare un lavoro semplice e che prende poco tempo; se state per avviarvi a creare un logo, armatevi invece di pazienza e sappiate che l'unica strada da percorrere è quella di provare, provare... e ancora provare.

2) Che strumenti utilizzare?
Con un computer a disposizione, oggi, il lavoro è velocizzato e semplificato rispetto agli anni ottanta, quando ogni tentativo era un nuovo bozzetto da rifare a mano.
Suggerisco comunque, a chi è più dotato di manualità, di buttare giù le prime idee su carta... e solo in un secondo tempo passarle sul computer.
Vi consiglio vivamente l'uso di un programma vettoriale.
Non ha importanza quale sia, Illustrator, CorelDraw o altri, l'importante è che sappiate usarlo con dimestichezza.

3) Prendetevi tempo per la scelta del carattere.
La scelta giusta della font (o delle font) che impiegherete per la creazione del logo può decretarne il successo o il fallimento. Non sottovalutatelo per nessun motivo.
Parecchi loghi con buone potenzialità sono affossati da una font sbagliata. E non parlo solo dello sbeffeggiato Comic Sans, ma, più genericamente, di una scelta non adeguata.
Sperimentate. Provate. Cercate un equilibrio. Non accontentatevi della manciata dei font di sistema che trovate installata sul vostro computer.
Se non potete permettervi l'acquisto di un font professionale come quelli di MyFonts e FontFont, esaminate quelli offerti gratuitamente su alcuni siti:
1001fonts.com
abstractfonts.com
Adobe type library
dafont.com
Ricordate che ogni carattere ha una precisa personalità: se il font che avete scelto non riflette le caratteristiche del brand che volete rappresentare, l'intero messaggio che il vostro logo trasmetterà ne verrà distorto.

4) Progettate per il Cliente, non per voi.
Non imponete mai i vostri gusti personali sul lavoro di un cliente.
Spesso è possibile riconoscere questo "peccato veniale" nel design di un logo a chilometri di distanza: la causa è di solito l'ego gigantesco del designer che l'ha creato.
Prestate piuttosto attenzione a ciò che vuole il Cliente e al messaggio che vuole trasmettere. Focalizzatevi sul brief.
Se avete trovato – ad esempio – una nuova font che vi fa davvero impazzire, non iniziate ad inserirla in ogni progetto. Chiedetevi se è veramente appropriata per l'attività del vostro cliente.Una font come il Mahawa è interessante ed efficace in certi ambiti, ma se avete appena ricevuto la commessa da una pasticceria, probabilmente non sarà adatta.
Alcuni progettisti fanno l'errore di inserire una specie di firma riconoscibile nel loro lavoro.
Lasciate stare. Imporre la propria personalità in un logo è sempre sbagliato.

5) Non progettate loghi eccessivamente complessi.
Design con un gran numero di dettagli quando vengono riprodotti in scala ridotta (a video o in stampa) si riducono a una macchia inintellegibile.
La bellezza e l'efficacia di un logo non è data dal numero dei dettagli che lo compongono.
Anzi, più ne aggiungete, più chi lo vede avrà difficoltà a memorizzarlo. E un logo deve essere facilmente memorizzabile.
Il modo migliore per farlo è mantenersi sulla semplicità. Guardare l'identità aziendale della Nike, McDonald's e Apple. Queste società hanno loghi molto semplici, che possono facilmente essere riprodotti in qualsiasi dimensione.

6) Non puntate tutto sul colore.
Un esercizio interessante è vedere se il vostro logo funziona anche se riprodotto in bianco e nero.
Sareste sorpresi di vedere come parecchi loghi, apparentemente ben progettati, perdano completamente la loro identità se privati del colore.
Alcuni progettisti non vedono l'ora di aggiungere il colore ai loro loghi, in alcuni casi concentrandovi tutta la potenza comunicativa.
Scegliere il colore dovrebbe essere la vostra ultima decisione... il mio consiglio è di iniziare il vostro lavoro in bianco e nero.
Ogni società, prima o poi, dovrà mostrare il loro logo in un versione monocromatica (pensate ad esempio ai fax e alle fotocopie, o a tutte quelle applicazioni in cui il colore non è applicabile, e sono parecchie, a iniziare dalla serigrafia o la stampa su plexiglas, legno, vetro, tessuto, eccetera): se utilizzate il colore per distinguere alcuni elementi nel design, il logo avrà un aspetto confuso quando sarà riprodotto in una sola tonalità.
Limitate anche il più possibile il numero dei colori nel logo: stampare in quadricromia è più costoso che non stampare a due colori.
E, naturalmente, fate più prove facendo anche riferimento alla psicologia del colore... ne parlai in un post dedicato QUI.

7) Lasciate stare le mode.
Progettare un logo basandovi sulle tendenze attuali è come mettervi sopra una data di scadenza.
Bagliori, riflessi, smussi vanno e vengono e, alla fine, si trasformano in luoghi comuni.
Un logo ben disegnato dovrebbe essere senza tempo, e potete arrivarci ignorando i "trucchi" del design più moderno. Il cliché più grande nei design dei loghi attuale è "l'effetto vetro" che li fa sembrare tutti lucenti e traslucidi... molti progettisti (ma anche molti clienti) credono che sia il modo migliore per andare sul sicuro.
Come progettisti grafici, il vostro compito è quello di creare un'identità univoca per il cliente, ignorando mode e tendenze.
Poi, certo... nulla vi vieta di creare una versione del vostro logo con rilievi, smussi e ombre per determinate applicazioni, ma prima dovete assicurarvi che abbia la sufficiente potenza comunicativa anche in versione "light".

8) Uno è meglio di due.
Un logo funziona meglio se è definito da un massimo di due font diverse.
Non avete bisogno di mostrare quante font possedete sul vostro hard disk. Ogni carattere, come ho già detto, è diverso, e chi guarda il logo ha bisogno di tempo per assimilarlo. Troppe font in una volta sola generano solo confusione.
Utilizzare un massimo di due caratteri di pesi diversi è una pratica standard.
Limitare il numero di caratteri migliora notevolmente la leggibilità di un logo design e migliora il riconoscimento del marchio.

9) Non utilizzate immagini raster.
Come ho detto al punto 2, pratica standard nella progettazione di un logo è quello di usare un software di grafica vettoriale.
La grafica vettoriale è costituita da punti e tracciati matematicamente precisi, che garantiscono la coerenza visiva tra le riproduzioni a diverse scale.
Utilizzare immagini raster per i loghi non è consigliabile, in quanto potrà sempre causare problemi con la riproduzione.
Se è vero che Photoshop è in grado di creare in partenza loghi di generose dimensioni, non si sa mai con certezza quanto grande dovrete, un giorno, trovarvi a riprodurre il vostro logo.
Gli ingrandimenti elevati su un logo raster faranno apparire i pixel... rendendo inutilizzabile.
Inoltre, la grafica vettoriale rende qualsiasi modifica del logo molto più facile.

10) Quanto far pagare un logo ?
È come chiedere ad un agente immobiliare: "quanto costa una casa?"
Il costo di un progetto professionale è variabile, in quanto ogni azienda ha esigenze diverse.
Il modo migliore per affrontare questo problema è quello di elaborare un preventivo personalizzato per ciascun cliente.
C'è tutta una serie di fattori che vanno presi in considerazione durante la progettazione di un logo, come ad esempio: quante proposte vengono presentate, quante revisioni sono necessarie, quanto è impegnativo il lavoro di documentazione, la dimensione dell'azienda, quali e quante sono le declinazioni richieste e così via.
La pizzeria sotto casa potrebbe accontentarsi di un paio di proposte, qualche piccolo aggiustamento e una declinazione su insegna, cartoni e grembiuli: un compenso sugli 8-900 euro è il minimo che possiate richiedere.
Se il vostro cliente è una piccola impresa, vi richiede un certo ventaglio di proposte tra cui poter scegliere e prevedete che gli step di assestamento saranno numerosi, potete tranquillamente raddoppiare questa cifra, o triplicarla.