venerdì 30 aprile 2010

Chiedi all'oste se il vino è buono.

Finisco sempre col sottovalutare il fatto che eventi come quello di ieri (la presentazione ufficiale della Creative Suite 5), essendo concepiti, orchestrati ed eseguiti da Mamma Adobe, sono più un piccolo show autocelebrativo che una review vera e propria sulle nuove versioni dei software.
È questo il principale neo di una giornata che, tutto sommato, è stata interessante e ha visto i riflettori puntati sulle novità introdotte rispettivamente in Photoshop 12, Illustrator 14, InDesign 7, Flash 9 e il nuovo Flash Catalyst.
La location era il solito Holiday Inn sull'Aurelia (colpevole la leggerezza con cui non è stata specificata con chiarezza l'ubicazione, mandando completamente fuori strada chi si è fatto guidare dai navigatori satellitari), e Adobe ha inviato il suo solito team di quattro o cinque "guru" per dare ai (numerosi) partecipanti un'idea delle potenzialità della CS5. Come ho detto, non è stata una review esaustiva e non rende merito alle numerose novità introdotte (anche se parecchie di loro, più aggiustamenti di tiro che altro), ma non è stata una giornata buttata via.

Per conto mio, ho trovato parecchio fastidiosa la scelta (chiaramente pianificata per evitare cali d'attenzione e svuotamenti di sala) di distillare in "pillole" di quindici-venti minuti l'una gli approfondimenti sui vari software: capitava che a turno, come una squadra di affiatati cabarettisti, i vari Adobe-guru si passassero la palla parlando ora di Illustrator, ora di InDesign, ora di Flash eccetera.
Col risultato che è stata sì fornita una panoramica totale sul pacchetto, ma anche che, a stringere, si è mostrato poco, molto meno, ad esempio, di quanto era trapelato nelle settimane scorse su YouTube e sullo stesso canale tematico Adobe.
Photoshop introduce un nuovo motore di painting che simula in tutto e per tutto la pittura con pennelli reali (e scimmiotta quelli di Painter), ma richiede necessariamente una tavoletta grafica; un sistema migliorato per scontornare automaticamente soggetti difficili (sembra piuttosto buono); un pennello correttivo "smart" per eliminare elementi indesiderati dall'immagine anche belli grossi, ma la cui efficacia è strettamente legata al tipo di immagine; uno scenografico filtro "puppet" che permette di curvare dinamicamente selezioni impostando alcuni punti-chiave (anche qui, vanno verificati gli artefatti digitali che si vanno inevitabilmente a creare).

In definitiva, è una versione che (come altre) è più figlia della necessità meramente commerciale di far uscire una nuova release che di reali richieste da parte degli utenti, ma il risultato complessivo è un software sempre più completo.
Sia chiaro: a mio parere, le sopraelencate novità non giustificano assolutamente l'esborso per aggiornarsi alla nuova versione, ma d'altra parte Photoshop è talmente "maturo" che io stesso non saprei cos'altro introdurvi, eccezion fatta per un fantascientifico algoritmo che riesce a ricampionare verso l'alto immagini minuscole.

Illustrator è quello che ha beneficiato di minori novità.
Vergognoso, a mio parere, che la principale nuova funzionalità, o quanto meno la più strombazzata, sia una nuova griglia prospettica per disegnare e posizionare elementi vettoriali utilizzando fino a tre punti di fuga differenti... quando lo storico (ed ormai ammazzato dalla stessa Adobe) rivale FreeHand lo proponeva fin dalla sua versione 9, la bellezza di dieci anni fa.
Ma, come dicevo, non si può chiedere all'oste se il suo vino è peggiore di quello degli altri.
La stessa funzionalità per includere tavole da disegno multiple sullo stesso documento (osteggiata in ogni modo possibile per forzare l'uso ad InDesign quando, almeno per documenti brevi, sarebbe di un'utilità stratosferica) che è stata finalmente implementata al 100% è chiaramente figlia di Freehand: non ci si può aspettare che Adobe lo dica a chiare lettere, ma spacciarla come novità a chi ha un minimo di memoria storica informatica, beh...
Le altre novità riguardano pennelli migliorati sensibili alla pressione, effetti raster (come ombre esterne e sfocature) indipendenti dalla risoluzione (questo non è affatto male) e un nuovo strumento "crea forme" che altro non è che la palette elaborazione tracciati sotto mentite spoglie.
Adobe, se mi ascolti: sto ancora aspettando un banale slide per modificare tonalità e saturazione di elementi vettoriali complessi quali pattern, sfumature e trame sfumate... uguale a quello di Photoshop, e senza dover andare a comprarmelo da altri, grazie.
Più interessanti le nuove funzionalità di InDesign 7, anche se qui il limite è dato dal fatto che il sottoscritto usa ancora (con profitto e soddisfazione) Quark Xpress, sicuramente meno sofisticato ma veloce, affidabile e, specie dalla versione 7, abbastanza versatile da non giustificare una migrazione ad un software simile (ma con dozzine di palette in più tra i piedi).
Comunque sia, le novità (pagine di dimensioni differenti nello stesso documento, modifiche sugli elementi di pagina basate su interspazi dinamici anziché sugli oggetti stessi, una tracciatura delle modifiche testuali e la possibilità di attraversare o dividere le colonne da singoli paragrafi) mi hanno colpito abbastanza.
E su InDesign sarebbe tutto... o quasi.
In realtà, è stata aggiunta un'ulteriore funzionalità, dalle potenzialità gigantesche.
Immaginate di poter rendere interattivo ed animato un documento di InDesign, aggiungendovi, attraverso un nuovo pannello dell'interfaccia che conoscete bene, animazioni, filmati e sonoro, esportandoli direttamente in SWF per la riproduzione nel runtime Flash Player.
Non è male, giusto?
Giusto... solo che Quark si era inventata esattamente la stessa cosa nel 1997 (tredici anni fa, ce ne ha messo a copiarla), sotto forma di una Xtension chiamata Immedia, e che il sottoscritto usò per realizzare una presentazione per Johnson & Johnson (che ai tempi ci fruttò un gran bel lavoro, ma ormai sto parlando di storia antica).
Immedia aggiungeva una nuova palette e un nuovo menù a Quark Xpress, e permetteva di aggiungere ad un normalissimo documento pulsanti, box a scorrimento, assegnare eventi ad azioni del mouse, inserire filmati QuickTime, animazioni, suoni in maniera veloce e intuitiva, e consentiva addirittura un minimo di programmazione.
I documenti così creati (o modificati) potevano essere esportati per il web o per CD-ROM, un media che ai tempi era in massima espansione.
Sfortunatamente, le potenzialità di Quark Immedia non vennero recepite dal grande pubblico, e non andò oltre la versione 1.5. Non venne più sviluppata da Quark, anche se alcune delle sue funzioni sono finite in XPress 8, seppur poco pubblicizzate.
Insomma... qualcuno dice che non esistono idee nuove ma solo ripescaggi intelligenti, e direi che questo è esattamente un caso del genere.

Flash viene ancora energicamente spinto da Adobe, forte della presenza del suo player su praticamente la totalità del parco hardware esistente... e, naturalmente, fa finta di non sentire sul collo il fiato dell'HTML5.
Attualmente, i browser in grado di offrire il pieno supporto allo streaming audio/video HTML 5 sono solo Google Chrome e Safari... ma non è detto che la situazione non cambi rapidamente.
Test alla mano, su Mac HTML 5 va decisamente meglio di Flash in Safari mentre la differenza si assottiglia con Chrome e Firefox; sotto Windows, Flash dà la birra a HTML 5 (Chrome) per via della sua capacità di sfruttare la GPU per l'elaborazione dei contenuti multimediali.
E, in tutto questo, non si può ignorare la guerra aperta tra Adobe e Apple (su iPad ma non solo)... mentre il nodo delle licenze che incombe sul codec H.264 (implementato da Chrome e Safari per la parte video degli streaming) impedisce a soggetti importanti come Mozilla di supportare la tecnologia in Firefox oggi come nel futuro prossimo.
Per il momento, insomma, c'è da restare in finestra... nel frattempo, Flash va avanti per la sua strada.
Tralasciando il discorso della probabile e progressiva scomparsa del formato .fla a favore del formato .xfl che per ora, Flash è solo in grado di leggere ma non di generare (gli unici programmi che lo generano sono After Effects e InDesign), la versione di Flash presentata ieri porta il suo carico di innovazioni. Le più interessanti per i designer sono finestre di testo concatenabili come quelle di InDesign, pennelli ad effetto in grado di generare numerose forme preimpostate, e un nuovo pannello con funzioni e azioni predefinite, pensato apposta per chi di programmazione nulla sa e nulla vuole sapere (qualcuno vi si riconosce?).

Per il resto, poco da aggiungere: ho dato finalmente un volto ad Andrea (che mi ha riconosciuto nella calca di creativi, professionisti e smanettoni accorsi in massa), ho fatto due chiacchiere con Emanuele (che mi ha dato qualche speranza sulla resurrezione di PSD Revolution) e ho provato un brivido di desiderio per QUESTA.

PS La grafica delle nuove confezioni della CS5 è brutta. Avrei preferito più coerenza con gli altri elementi d'interfaccia (icone, splash screen, etc), o almeno una cosa sobria come quelle della CS4... ma immagino sia un fattore di poca importanza.

giovedì 29 aprile 2010

Io ci vado!

È a Pavia, di mercoledì, e sta avendo zero pubblicità.
Se tanto mi dà tanto, saremo in una ventina a vederli.
E quando mi ricapita?

mercoledì 28 aprile 2010

Crimine sentimentale (parte 2 di 2)

“Le rileggo la sua dichiarazione: potrei anche non aver compreso appieno le intenzioni e le convinzioni della signorina F. Invece, ora ha appena ammesso che tali intenzioni le fossero evidenti”.
“Mi sono apparse tali quando... e va bene, diciamo che avevo tutti gli elementi per supporlo anche prima di partire per Venezia. Ma non mi sono mai approfittato di questa mia convinzione”.
“Cosa significa?”
“Che non ho cercato di ottenerne un vantaggio personale. Questa è la mia definizione di ‘approfittarne’. A meno che, lei non giudichi ‘approfittarsene’ avere un letto dove dormire”.
“Mi sembra che la signorina F. abbia fatto di più che darle un letto dove dormire: le ha personalmente cucinato e servito i pasti, lo ha accompagnato in giro per Venezia, è scesa con lei fino alle Valli di Comacchio e ritorno con la sua auto, e qui leggo... si è prestata addirittura ad indossare un costume da Catwoman. È esatto?”
“La signorina F. è stata molto disponibile. E gliene sono grato. Ma sono stati tutti gesti spontanei, di sua iniziativa”.
“Anche indossare un costume carnevalesco fuori stagione è stata una sua iniziativa?”
“Non è un costume carnevalesco. Si tratta di cosplay, ed è una cosa completamente diversa. E, anche in questo caso, non ho approfittato di un bel nulla. Non ho mai costretto nessuno a fare alcunché per il sottoscritto”.
“E ci mancherebbe altro. Ma non può negare di aver carpito la sua buona fede”.
“E invece lo nego. Comincio ad essere stufo di queste insinuazioni. Nessuno di noi due ha fatto qualcosa controvoglia. Anzi, se proprio qualcuno ha fatto qualcosa controvoglia, ero io”.
“E cioé?”
“Mi sono reso ben presto conto che la situazione era sbagliata, equivoca. Io non sentivo nulla verso la signorina F. se non la solita simpatia di cui dicevamo. Ero imbarazzato di tante attenzioni. E ancor più lo ero del suo desiderio verso di me”.
“Che finalmente, ammette di aver ravvisato nella signorina F....”
“Certo che lo ammetto. Ma ormai, ero lì. Ero in casa sua. Lei voleva che arrivassimo velocemente ad un dunque. È per questo che mi sono prodotto in quel, uh, atto di sesso orale”.
“Vuol dire che a lei non andava?”
“Sono sotto giuramento, giusto? Beh, visto che siamo a questo punto, la risposta è no, non mi andava”.
“E perché lo ha fatto? Non si rende conto che in questo modo l’ha ulteriormente illusa?”
“È possibile. Ma non credo lei abbia compreso la situazione. Vede, ad un uomo non attratto da una donna, laggiù non accade niente. Sa di cosa parlo? Nessuna ‘risposta involontaria dal corpo’. Niente attrazione, niente erezione. Niente erezione, niente penetrazione. Niente penetrazione, niente soddisfazione. Niente soddisfazione, una quantità di frustrazione. Sono abbastanza ‘zione’? Sono abbastanza chiaro? La signorina F. non mi attraeva. Non da quel lato, almeno. Cosa avrei dovuto fare, secondo lei? Dirglielo chiaro e tondo? Forse. E avrei migliorato la situazione? Io non credo. Chiunque di noi abbia un minimo, un minimo di esperienza in queste cose, sa perfettamente cosa accade. All’incredulità fa posto la delusione. Poi il risentimento. Per cosa, poi, me lo spieghi lei. La verità è che nessuno di noi è obbligato a provare certe cose. Forse i talk show e la televisione ci suggeriscono il contrario, ma sfortunatamente, o fortunatamente, faccia lei, non è così. Mi dispiace: non sono attratto dalla signorina F., e non voglio una storia con lei. Non posso essere più chiaro di così. Mi dispiace se non sono in stato in grado di dirglielo a chiare lettere quando mi sono trovato a Venezia. La chiami vigliaccheria, se vuole: tanto, a scagliare la prima pietra sono tutti bravi. Le conclusioni che la signorina F. ha tratto non meritano meno rispetto di quelle di chiunque altro trae con gli elementi in suo possesso, me compreso. Un vecchio, stupido detto recita: niente promesse, niente bugie. Io non ho promesso nulla, quindi non sono un bugiardo. Capisco che ora questo causa sofferenza. Ma forse ho dovuto fare questo viaggio per essere assolutamente certo. E, probabilmente, anche la signorina F. ne aveva bisogno per avere più elementi. Abbiamo semplicemente tratto conclusioni opposte: lei ha confermato il suo interesse per me, io il mio non-interesse per lei, non di quel tipo, almeno. Succede. E ora, condannatemi pure”.
“Lei... avrebbe dovuto avere più riguardi verso la signorina F.”.
“Non sono mai stato meno che gentile. Se poi mi sta suggerendo che avrei dovuto mentire, beh, non la seguo più”.
“Non volevo dire questo. Ma, in futuro, lei dovrà essere più attento alle conseguenze delle sue azioni”.
“Va bene. Su questo posso essere d’accordo. Ma non mi ritengo colpevole di non ricambiare i sentimenti della signorina F. o di nessuna altra persona. Semplicemente, non ho un controllo cosciente sui miei sentimenti, ergo non ne sono responsabile”.
“Uhm... la corte si ritira per deliberare”.

martedì 27 aprile 2010

Crimine sentimentale (parte 1 di 2)

“Imputato, si alzi. Sa di cosa è accusato?”
“Uhm... no, ma lo sospetto”.
“Lo sospetta?”
“Facciamo prima: me lo dica lei”.
“Lei è accusato di crimine sentimentale di primo grado. Nella fattispecie, di avere instillato con parole e fatti nella signorina Cristina F., nata a Noventa di Piave il eccetera eccetera e residente a Venezia in via eccetera eccetera, la convinzione che lei fosse interessato ad un rapporto di natura sentimentale/amorosa con la medesima”.
“Come pensavo”.
“Quindi, lei era consapevole del danno che stava arrecando alla signorina F.”.
“Non è esatto. Non avevo una percezione sufficiente di quanto accadesse alla signorina”.
“E le telefonate? Nega di essersi intrattenuto ripetutamente e a lungo con la signorina F.?”
“No”.
“E allora? Non era forse questo una fonte di informazioni sufficiente?”
“Non necessariamente. Anche se non nego di avere intravisto un certo trasporto verso di me”.
“E allora?”
“E allora cosa?”
“E allora ammette di essere sempre stato al corrente della particolare inclinazione che la signorina F. aveva per lei?”
“In realtà, non ci siamo mai dichiarati nulla di esplicito. C’era tutta una serie di sottintesi”.
“Lei mi ha capito benissimo”.
“Potrei anche non aver compreso appieno le intenzioni e le convinzioni della signorina F., dal momento che tra di noi non c’è stato nulla di dichiarato”.
“Ah no? E allora, il bacio che vi siete scambiati lo scorso febbraio? Nega forse di avere, di sua iniziativa, baciato la signorina F. sulla spiaggia di Anzio?”
“Naturalmente no. Quello è un fatto incontrovertibile”.
“E quel ‘fatto incontrovertibile’ non era forse un’esplicita dichiarazione di interesse nei suoi confronti?”
“Suppongo si possa facilmente interpretare così. Anche se non è necessariamente un atto vincolante per qualsivoglia relazione futura”.
“E allora cos’era?”
“Un impulso del momento”.
“Al quale lei ha ceduto senza preoccuparsi troppo delle conseguenze”.
“Quali conseguenze?”
“Che nella signorina F. si consolidasse la convinzione che lei nutrisse un forte interesse nei suoi riguardi”.
“Ripeto: ho ceduto ad un impulso, e ho fatto qualcosa che è piaciuto ad entrambi. Credo che qualsiasi gesto possa avere conseguenze indesiderate, se si indaga abbastanza a fondo”.
“Qui non stiamo facendo della filosofia. Questo è un processo”.
“Ma mi si sta chiedendo di considerare delle ‘possibili’ conseguenze di un bacio. Lei non è realistico”.
“Però reali sono le conseguenze sulla signorina F.: sofferenza, delusione, rabbia, frustrazione, risentimento. Lei è consapevole di esserne la causa?”
“Non posso ritenermi colpevole di non nutrire gli stessi sentimenti che la signorina F. prova per me”.
“Ma lei stesso è la causa di quei sentimenti”.
“Non sono d’accordo. E questo non è dimostrabile in alcun modo. I sentimenti possono nascere spontaneamente anche senza corrispondenza nell’altra persona. Anzi, direi che costituisce la regola e non l’eccezione”.
“Sta dicendo la signorina F. non è stata da lei in alcun modo incoraggiata a provare certi sentimenti?”
“C’era simpatia. Una certa intesa. Ma non ho mai pronunciato frasi come ‘ti amo’, ‘ti desidero’, ‘mi manchi’, e meno che mai ‘voglio stare con te’.”
“Però c’è stata quella giornata passata insieme. Il pranzo, le passeggiate, i baci”.
“Certo”.
“Non ci prenda in giro. Era palese un suo interessamento. Cosa faceva, fingeva?”
“Certo che no. Ma non ho mai pensato ad uno sviluppo futuro di quegli accadimenti”.
“Però avete continuato a sentirvi, nei giorni successivi a quei fatti”.
“Questo è esatto”.
“E perché lo faceva?”
“L’ho detto: c’era simpatia e intesa. Entrambi traevamo piacere dalle nostre conversazioni. Ma era tutto lì”.
“Era tutto lì? Ed è per questo che lei è andato a trovare la signorina F. nella sua abitazione a Venezia, in Calle dei Fabbri 9?”
“Direi di sì”.
“Direbbe di sì o sì? Le ricordo che è sotto giuramento”.
“La mia risposta è: sì, sono andato a trovarla per passare qualche giorno in tranquillità e perché sapevo che faceva piacere anche a lei. E, mi dispiace, ma questo non comporta fidanzamenti”.
“La signorina F. ha interpretato tutto questo come un ‘incontrovertibile’, come dice lei, segno di interesse nei suoi confronti”.
“Lo immagino. Probabilmente, anch’io lo avrei fatto”.
“Quindi si dichiara colpevole?”
“Potrei risponderle: sì, perché il mio comportamento poteva facilmente far credere una cosa simile. E no, assolutamente no, perché ho badato bene, per tutta la mia permanenza presso la signorina F., a non sbilanciarmi mai in quel senso”.
“Quale senso?”
“Che desiderassi una relazione. Questo è un processo a ciò che la signorina F. si aspettava e che non ha ricevuto. Ma io non ho mai promesso nulla. Né esplicitamente, né velatamente”.
“E cosa è accaduto, allora? Cosa avete fatto?”
“Abbiamo parlato. Abbiamo mangiato. Abbiamo fatto turismo per Venezia. Abbiamo dormito assieme”.
“E avete fatto sesso”.
“Ci siamo baciati, se è questo che intende. Ma solo occasionalmente”.
“Non vi siete solo baciati, non è vero?”
“So dove vuole arrivare. Al breve intermezzo di sesso orale che abbiamo avuto”.
“Direi che è qualcosa di molto intimo, non crede?”
“Già, e non mi piace parlarne. Ma tanto, sapevo che lei l’avrebbe tirato fuori comunque a sostegno della sua tesi. E, tanto per puntualizzare: è stato praticato da me sulla signorina F., non il contrario. Nel caso che la sua prossima insinuazione fosse che volessi approfittare della situazione”.
“E perché l’ha fatto?”
“Ci risiamo! Un impulso! Accade più frequentemente di quanto lei non immagina, in determinate circostanze, sa?”
“Quali circostanze?”
“Un uomo e una donna tra i quali esiste un’attrazione fisica”.
“Quindi, l’attrazione era reciproca”.
“Vede, queste cose non sono mai perfettamente equilibrate. Uno dei due è sempre meno convinto dell’altro”.
“E lei non lo era?”
“In tutta franchezza? No. Anche se avrei preferito non rendere pubblico ogni mia più privata pulsione”.
“E allora perché lo ha fatto?”
“Perché la signorina F. si aspettava qualcosa”.
“Come ha detto? Vuole spiegarsi meglio?”
“Quello che lei ha detto più volte: la signorina F. era presa di me. E voleva qualcosa in più di un semplice bacio”.
“Ah! Allora lei ammette che si era accorto dei suoi sentimenti!”
“Beh, ma...”
(continua)

lunedì 26 aprile 2010

Anche gli dèi.

Vincere l'inerzia del lunedì è dura, lo sapete già e non voglio essere banale.
Inizierò quindi con qualcosa di facile... Matteo mi segnala QUESTO, un blog fotografico che raccoglie quotidianamente ordinarie assurdità.
Tutte rigorosamente autentiche.
Come diceva quel tizio? Contro la stupidità, anche gli dèi sono impotenti.

sabato 24 aprile 2010

Completamente nuovo. Anzi, no.

Parecchia stampa poco attenta (o magari, semplicemente poco specializzata) si è affrettata a titolare l'iPad, il nuovo gingillo made in Apple, come “magico e rivoluzionario”.
Il che, per molti versi, è vero, come ho scritto in più riprese (ma non temete, non tornerò sull'argomento).
Anzi, stavolta compierò un'operazione – apparentemente – inversa.
Il fatto è che ogni cosa può avere più piani di lettura. Se – soprattutto per le sue ambizioni e la filosofia che è alla base della sua creazione – l'iPad è un dispositivo innovativo, osservandolo da un'altra angolazione, comincia a sembrare più familiare di quanto non sia mai apparso finora... e in effetti, quasi ogni dettaglio dell'iPad ci era già stato mostrato.

E non sto parlando di foto trafugate o di prototipi sfuggiti alle maglie della sicurezza di Cupertino. Nel corso degli ultimi anni, l'iPad è stato testato da Apple sulla pelle degli stessi utenti: noi.
Dal case di alluminio fuso in un unico pezzo allo schermo multitouch, fino allo stesso software che lo fa funzionare, sembra che tutto quello che è uscito da Apple negli ultimi anni sia stato poco più che un sottoprodotto della progettazione di iPad e del suo processo di testing.
O, secondo come volete vederla, l'iPad è poco più di una convergenza delle caratteristiche che si trovano in una mezza dozzina di prodotti precedenti.
Volete una prova? Ve ne dò sei.

1) il case unibody (2008)Il MacBook Pro unibody è stato probabilmente l'indizio più ovvio per l'aspetto dell'iPad.
Il case del MacBook Pro, come il'iPad, è ricavato da un unico, solido blocco di alluminio... il che offre diversi vantaggi.
In primo luogo è abbastanza rigido da includere uno schermo di vetro senza flettersi. È anche piuttosto adatto a dissipare il calore, ed è leggero. E visto che non richiede un telaio interno, l'unibody è in grado di integrarsi molto meglio con la batteria.

2) Core Animation (2007)Quando Steve Jobs lanciò una dimostrazione di Core Animation alla Worldwide Developers Conference del 2007, in parecchi si chiesero a chi sarebbe mai servita una tecnologia del genere.
Jobs la spacciò come un sistema per incrementare le prestazioni di alcune applicazioni per Macintosh, e lanciò una applicazione che ha mostrava un "muro" di miniature video animate, ognuna indipendente dall'altra. Parecchio appariscente... ma inutile su una macchina desktop.
Ora, mettetela su un dispositivo multitouch, con tutti i suoi requisiti di interfaccia utente animata... ed ecco che diventa irrinunciabile.

3) un grande schermo di vetro(2008)Debuttò sul MacBook Pro unibody, e anche se l'iPhone aveva uno schermo di vetro prima ancora che questo venisse introdotto sui suoi portatili, quello fu il vero banco di prova per vedere se avrebbe funzionato su un dispositivo più grande.
Oltre alle lamentele circa la sua lucentezza, gli utenti erano anche preoccupati per la presunta fragilità dello schermo.
Quello che accadde fu il contrario: la scelta di incastonare un pezzo di vetro in un blocco di alluminio portò ad un oggetto sorprendentemente difficile da rompere.
Persino il bordo nero è stato là per tutto questo tempo: togliete la tastiera ad un MacBook Pro, e otterrete qualcosa di praticamente identico ad un iPad.

4) la trackpad multitouch di vetro (2008)Quando venne introdotto il trackpad multitouch in vetro sul MacBook Pro, era la prima volta che Apple offriva gesture multitouch per più di due dita.
Niente di più facile (e probabile) che vengano scritti nuovi software che prevedono l'uso di tre o addirittura quattro dita contemporaneamente, creando di fatto una nuova generazione di gesti destinati a diventare naturali come il doppio click sul tasto del mouse: il trackpad del MacBook è praticamente una versione ridotta dello schermo dell'iPad.
L'uso combinato di più dita è e sarà sempre più essenziale per l'iPad, ed è quello che lo rende veramente differente da un iPhone o da un iPod Touch.

5) Snow Leopard (2009)Quando Apple annunciò Mac OS X 10.6 Snow Leopard, dichiarò che c'erano numerosi miglioramenti, ma “nessuna nuova funzionalità”.
In realtà, ben dissimulati, ci sono svariati indizi che il team di sviluppo di Snow Leopard stava pensando all'iPad.
Primo tra tutti: Snow Leopard occupa molto meno spazio su disco rispetto al suo predecessore: circa la metà. E questo è parecchio utile anche per un dispositivo palmare con memoria di massa limitata, giusto? (e se pensate che Apple non lavorasse su iPhone OS 4.0 e il suo multitasking da un bel pezzo, siete degli ingenui.)
Quando uscite da Snow Leopard, avrete notato la velocità con cui si chiude. Questo perché se un'applicazione non ha documenti aperti da salvare, il sistema operativo gli strappa letteralmente il tappeto da sotto i piedi. È come quando forzate l'uscita da un'applicazione: MacOS mostra come sia possibile interrompere i processi in corso in un istante.
Questo è esattamente ciò accade quando tornate col tasto home alla schermata iniziale su iPhone e iPad: molto velocemente.

6) la batteria non rimovibile (2008)La sorpresa più grande dell'iPad è stata la durata della batteria, che nel corso di parecchi test è andata persino meglio di quella dichiarata di 10 ore.
Questo risultato non è dovuto ad un nuovo tipo di tecnologia... ma solo ad una combinazione di una batteria più grande del normale e da qualche intelligente trucco per risparmiare energia. L'iPod e l'iPhone hanno avuto batterie non sostituibili dall'utente da sempre, ma il primo Mac ad averne una di questo tipo fu il MacBook Air.
La durata della batteria del primo modello dell'Air non era un granché, e soffriva del fatto che era stata progettata per entrare in un case sottilissimo. Nei modelli successivi, la durata è andata via via aumentando, e il know-how acquisito da Apple è finito dritto nella batteria dell'iPad, la più performante che abbia mai equipaggiato un dispositivo di Cupertino.

Di certo ci sono parecchi altri benefici, meno evidenti, che il Macintosh ha portato all'iPad.
Avete presente la ricerca militare? Alla fine, dopo essersi materializzata in sistemi di guida di missili, computer decrittatori di codici e dispositivi di puntamento per aeroplani da guerra, finisce nella tecnologia consumer, nei pc, negli schermi LCD, su Internet.
Allo stesso modo, l'iPad si è avvantaggiato della ricerca profusa in tutti gli altri prodotti Apple.
La grande differenza è che la ricerca militare è top-secret, mentre ogni parte dell'iPad è stata testata alla luce del sole... anni prima che fosse annunciato.

venerdì 23 aprile 2010

Voi giudici.

In quarantasei e rotti di anni di permanenza su questo pestilenziale pianeta, ho isolato alcune incontrovertibili verità (ok, ok, lo so che la Verità non esiste, ma allora diciamo che esistono delle generalizzazioni così estese da avvicinarsi alla verità in maniera sospetta), e una di queste è: giudicare il prossimo è lo sport preferito degli esseri umani (specie parassita e profondamente bastarda, sfortunatamente più frequentemente di quanto non sia sublime e creativa e geniale e misericordiosa).
E allora, ecco un piccolo, personale Messaggio all’Umanità (anche se la U maiuscola non se la meriterebbe manco per il cacchio): fatevi i cazzi vostri.
Se non riuscite ad usare la comprensione e l’altruismo e l’indulgenza, doti che, lo ammetto, c’è chi ne nasce senza, allora almeno astenetevi.
Sparite, allontanatevi.
Non frega niente a nessuno della vostra opinione.
Non sapete un beneamato cazzo e aprite la bocca.
Non solo non sapete, non vi interessa neanche sapere, approfondire, guardare sotto la superficie, oltre ciò che sembra, oltre ciò che qualcun altro vuole farvi vedere o vi racconta sbrigativamente nel telegiornale della sera o alla macchinetta del caffé.
Dite che siete interessati alla Verità, ma non sapete neanche cos’è.
Ignorate (o fante finta) che ci sono tante verità, tutte vere, tutte giuste, e che contemporaneamente rendono tutte le altre sbagliate.
Non siete imparziali.
La vostra esperienza, i vostri trascorsi, le vostre gioie e i vostri dolori, il vostro carattere non vi rendono dei buoni giudici. Sbaglierete sempre, o quasi sempre.
Non avete gli strumenti. Io non li ho. Nessuno li ha.
Sono arrivato alla conclusione che gli unici buoni sono quelli citati in apertura: la comprensione, l’altruismo, l’indulgenza.
Perché prima o poi, tutti noi da vittime diventiamo carnefici, da accusatori ad accusati, scambiandoci continuamente posto nella giostra della vita.
Chi si illude di sedere sempre nella parte dei Giusti, si sbaglia e si conquista automaticamente un posto proprio nello schieramento sul quale punta il dito.
Il Bene e il Male, alla fine, sono definizioni di comodo che cambiano a seconda di quello che ci fa comodo al momento: inutile essere ipocriti.
Questo sì che mi spaventa, perché ci coinvolge tutti, dal Dalai Lama all’ultimo dei serial killer. Ci muoviamo svicolando tra la nostra scala di valori e la nostra personalissima morale, riadattandola leggermente o pesantemente quando ci serve, riscrivendo la storia come faceva il sistema orwelliano di 1984.
Quindi, per favore, calatevi quelle tonache nere da inquisitori.
Non siete niente.
Non avete nessun diritto.
Sgombrate l’aula, la seduta è tolta.

ps i destinatari di questo post potrebbero anche non riconoscervisi. L'ho messo in conto.
Ma spero di aver spinto abbastanza forte perché anche le loro incrollabili certezze abbiano avuto un seppur minimo sussulto.

giovedì 22 aprile 2010

La CS5, vestita di nuovo.



Pochi giorni fa Adobe ha annunciato la sua nuova suite di programmi CS5 , di cui spero di parlarvi più diffusamente dopo la presentazione ufficiale che – qui a Roma – avverrà il prossimo 29 aprile.
Per il momento, invece, vorrei soffermarmi sulla nuova identità visiva, o meglio sulla sua evoluzione, che Adobe ha applicato al suo pacchetto software.
Se ricordate il mio vecchio post su Photoshop, avrete notato che, qualche anno fa, c'è stata una brusca svolta nel design delle splash screen (e, di riflesso, sulla confezione dei programmi e le copertine dei manuali).
Fino alla CS3, tutti i software Adobe avevano una propria, marcata personalità.
Le splash screen erano molto illustrative e le icone che accompagnano erano un'interpretazione semplificata di tale immaginario: il "Photoshop Eye", ad esempio:
Tutto cambia con la CS3.
Da quel momento in avanti, sparisce qualsiasi riferimento iconografico e tutto ciò che rimane è un gradiente di colore che sembra un'icona stiracchiata e allungata: uno switch interessante.
Parecchi software includono il logo aziendale sull'icona delle loro applicazioni, ma Adobe sembra aver imboccato la strada opposta. L'utilitarismo delle icone influenza altre parti del software e diventa addirittura fondamentale in tutta l'estetica del brand: la schermata iniziale è solo uno degli aspetti più evidenti di tale filosofia.
Adobe ha progettato una griglia isometrica (molto simile al lavoro del designer Otl Aicher per le Olimpiadi di Monaco del 1972), facendone il fondamento del nuovo sistema visivo CS5:
Adobe è partita da questa griglia isometrica, e ha continuato a giocarvi aggiungendo criteri di geometria, dimensione, e traslparenza.
Questi sono alcuni prototipi che hanno sperimentato:Da quella griglia, Adobe ha sviluppato un kit di parti che sarebbero state usate come elementi costitutivi di base dei nuovi splash screen della CS5:
Questi elementi sono stati combinati per ottenere le forme finali.
Dopo molta sperimentazione, Adobe ha concluso che cinque pezzi avrebbero fornito la giusta complessità.
Da lì, è stato aggiunto il colore e investito altro tempo studiando dei gradienti appropriati... ed ecco pronte le copertine delle varie applicazioni della CS5, tutte diverse ma tutte appartenenenti alla medesima matrice.

Come intuirete, l'intento era quello di fornire tridimensionalità senza fare uso di alle forme apertamente tridimensionali.
I pezzi formano una specie di unico tangram senza sovrapporsi mai: usano solo luce ombra a suggerire la forma e profondità. Il risultato sono delle forme astratte, geometricamente irrisolvibili, più simili ad illusioni ottiche che ad altro.
È impossibile non ravvisare in questo studio l'influenza di artisti come Escher, che, più di ogni altro, ha fatto dei paradossi visivi e geometrici un'autentica arte.
Shawn Cheris, uno dei designer di Adobe, dichiara che Escher non è stato l'unico ispiratore di questo concept: hanno avuto la loro parte le sculture di Richard Serra e i vecchi manifesti pubblicitari anni quaranta:
Le icone.
Quando si raggiunge un livello di minimalismo piuttosto elevato, come nel caso delle icone della CS4 dove non c'è più niente da togliere, l'unica strada percorribile è tornare indietro, aggiungendo di nuovo dettagli.
Avendo perso qualsiasi riferimento iconografico (occhi, piume, veneri di Botticelli o altro), tutta l'identity di Adobe si fonda esclusivamente sui colori, e su questi ci si è basati per differenziare le nuove icone:
Come notate, è stato introdotto un secondo colore, che, facendo riferimento alle schermate iniziali (concepite come una serie di piani ripiegati) ha dato alle icone la stessa lucentezza metallica e trasparenza.
Questa l'evoluzione seguita dalle icone dalla CS3 alla CS5:

Le nuove icone CS5:
Ogni nuova versione della CS contiene migliaia di file: qualcuno si è preso la briga di calcolarli, ed è arrivato ad un numero che si avvicina a 6.000. E questo significa un gran numero di icone. E per ogni icona (comprese tutte le icone invisibili contenute nel file system), Adobe ha creato nove versioni ottimizzate in vari formati ciascuna con trasparenza ottimizzata per i diversi sistemi operativi (che la supportano in maniera diversa).
Con Flash è andata ancora bene, ma applicazioni come Photoshop, per esempio, hanno oltre 100 tipi di file associati.

mercoledì 21 aprile 2010

Battmann'? Mannaggia chi tammuort'!

Ringrazio Antonella per avermi fatto scoprire questa perla.
Trovate tutto QUI. Non perdetevelo.

iPhone photos.

Sì, lo so, la fotocamera montata sull'iPhone non è sto granché.
Ma, cosa fa un uomo che non può contare su ottiche di qualità e un numero risicato di megapixel a disposizione?
Si sforza di cogliere un briciolo di magia nel quotidiano.