lunedì 31 maggio 2010

Torino mon amour.

Ieri sono tornato da una rapida incursione torinese.
Io ho un rapporto speciale con quella città.
Di fatto, la adoro.
In oltre vent'anni di rapporto continuativo, Torino ha saputo regalarmi degli amici importanti, qualche ragazza notevole e un mucchio di esperienze piacevoli e divertenti, grazie soprattutto a Claudia, mia storica amica e sorella adottiva che già nei remoti anni ottanta mi introdusse in tutta una dimensione parallela dove mi rifugio ogni volta che posso evadere dalla becera e congestionata capitale.
Fatti i dovuti ringraziamenti, la mia ultima visita è stata proficua sia per gli incontri che avevo programmato – Gabriele nella sconosciuta e deliziosa Invorio, nel novarese, e Fabio e Monik dalle parti di Alessandria (i cui frutti vedrete abbastanza presto, immagino), sia per le serene chiacchierate, cene e pranzi con amici di vecchia – anzi vecchissima – data... il tutto annaffiato da del sano fancazzismo, che a Torino mi viene sempre bene.
Ho scoperto a piedi delle zone della città che ancora non conoscevo (innamorandomi di piazza Saluzzo che sembra ritagliata da certi quartieri di Barcellona), ho giocherellato con gli iPad esposti alla Fnac di via Roma (amore al primo tocco), ho bazzicato per la piccola ma interessante mostra mercato del fumetto e del disco da collezione a P.zza Madama Cristina (Fabio, ho trovato qualcosa che ti interesserebbe molto).
E quando sono risalito sul Boeing 737 della Blu Express alla volta di Roma, riflettevo – una volta di più – su quanto il torinese medio sia più gentile e disponibile di un romano medio (non amo le generalizzazioni, ma quando ci vuole ci vuole), al punto che, almeno in un paio d'occasioni, mi sono sorpreso a chiedermi se non fossi oggetto di una candid camera che sbirciava le mie reazioni.
Il tizio che lavorava nel negozio d'abbigliamento per motociclisti, ad esempio, ha intavolato una vera conversazione con me, ha cercato su Internet un'informazione che poteva essermi utile e ha lasciato la bottega incustodita per accompagnarmi di persona alla fermata dell'autobus che mi serviva.
A Roma, questo atteggiamento, questa tranquilla disponibilità verso il prossimo è utopia pura, potete credermi... ed è uno dei principali motivi per i quali, se avessi una concreta opportunità di lavoro, non esiterei a mollare i miasmi della capitale per trasferirmi baracca, gatti e burattini.

ps da quando Fabio mi ha convinto ad acquistare una reflex, sto usando svogliatamente la mia Fz5, e gli scatti che vedete qui sotto potrebbero essere gli ultimi prodotti dalla mia bridge equipaggiata Leica.
pps è la prima volta che volo con Blu Express e, accantonata per un attimo l'assurdità di pagare più tasse aeroportuali che non il biglietto vero e proprio, devo dire che è un'ottima compagnia, puntuale, pulita... e le hostess hanno belle uniformi, il che non guasta mai.
Vivamente consigliata.

venerdì 28 maggio 2010

Guarda e impara, 19

Era un po' che non spolveravo questa rubrica.
Ecco un altro esempio di campagna pubblicitaria da copiare ma che non copieremo mai.
Il prodotto: pacchetti vacanze per coppie.
Il target: tutte quelle coppie che hanno bisogno di fare un piccolo passo indietro nelle loro vite e recuperare il romaticismo eroso dalla quotidianità.
Adoro le campagne che non mostrano il prodotto.

giovedì 27 maggio 2010

Lost. Come non ve l'avevano mai raccontato.

Tutto quello che segue è una ricostruzione desunta da notizie e interviste (mai smentite) agli autori di Lost.

J.J. Abrams e Lindelof avevano originariamente concepito Lost come una miniserie di 12 episodi. Non ci sarebbero dovuti essere né Others, né gemelli immortali. Solo un gruppo di naufraghi su un'isola che (un po' come Solaris) materializzava i loro incubi.

Quando Lost fu riconfermato per altri 12 episodi, e poi per un'intera seconda stagione, sorpresi Lindelof e Abrams chiamarono come rinforzo Cuse, che aveva lavorato con Lindelof in Nash Bridges.
Mentre Lindelof inventava la Dharma (che compare solo nella seconda stagione), Cuse decise che i losties avrebbero dovuto affrontare anche un Antagonista più concreto del ''Mostro'', e più figo di Mr. Friendly. Avendo visto Emerson nel ruolo di William Hinks (un diabolico serial killer maestro di inganni e manipolazione) Cuse decise di provare a inserirlo nel cast attraverso un piccolo ruolo di copertura (Henry Gale): se fosse piaciuto al pubblico, sarebbe stato rivelato come leader degli Others, altrimenti sarebbe morto e pace... ma il pubblico fu entusiasta di Emerson, e così nacque il carismatico Benjamin Linus.

Alla fine della seconda stagione Abrams ricevette una grossa offerta dalla Paramount per dirigere Mission Impossible III, e lasciò Lost. Rimasti soli, Lindelof e Cuse per la terza stagione decisero di ridisegnare gli Others sul modello del nuovo leader: li tolsero quindi dalla giungla e dagli stracci, li ripulirono, e li piazzarono a Dharmaville e alla stazione Hydra (un set ispirato proprio al film Saw interpretato da Emerson). Sempre sul modello di Saw, fu introdotto un fantomatico burattinaio senza volto, chiamato Jacob in sarcastico omaggio a Jeffrey Jacob Abrams, il creatore che aveva abbandonato a se stesse le sue creature.
Il fulcro della narrazione fra i losties sarebbe dovuto essere la disputa fra Locke ed Eko per la conquista del ruolo di leader spirituale dell'isola, e tra Ana Lucia e Jack per la leadership dei losties... invece lei e Libby furono eliminate a causa dell'arresto di Michelle Rodriguez e Cynthia Watros per guida in stato di ubriachezza, mentre Adewale Akinnuoye-Agbaje (mr. Eko), lasciò la parte. Eko dovette così essere ucciso, il piano saltò... e la serie cominciò ad andare alla deriva.
La ABC convocò Lindelof e Cuse, e gli annunciò l'intenzione di cancellare la serie. Dopo una lunga trattativa, i due ottennero altri 48 episodi, da suddividere in due stagioni regolari, o tre brevi. Scelsero le 3 brevi.
Il finale della terza stagione introduceva così quello che sarebbe dovuto essere il capitolo finale della serie: il difficile e traumatico ritorno dei losties a casa, e la soluzione di qualcuno dei misteri dell'isola strada facendo.

Il piano per la quarta stagione però saltò in aria per via dello sciopero degli sceneggiatori.
Lindelof e Cuse si resero conto che l'unica possibilità rimastagli era quella di aumentare la posta, e rimandare tutto alla stagione successiva.
Così Cuse inventò le Regole (un altro omaggio a Saw) e ripescò il personaggio di Widmore dai flashback di Desmond, per farne un nuovo misterioso antagonista sia dei losties, che di Ben... promosso da villain ad antieroe a causa della sua popolarità.
Richard Alpert sparì perché aveva inziato un'altra serie, (I Signori del Rum, chiusa quasi subito, altrimenti Ab Aeterno non sarebbe mai stato girato). Smokey allora restava soltanto un sistema di sicurezza, che poteva essere attivato da un ripostiglio.

Ormai a corto di trovate originali, Lindelof e Cuse decisero di fare della quinta stagione una versione pantografata dell'episodio che aveva riscosso maggiore successo della quarta: The Constant. Tutti i personaggi sull'isola si sarebbero messi a saltare su è giù per il tempo, più o meno come Desmond, mentre quelli a casa finivano rispediti sull'isola dalla misteriosa Eloise, più o meno com'era successo a Desmond.
Il tutto mentre Desmond - l'attore inglese Henry Ian Cusick - veniva allontanato dal set fino alla conclusione della sua causa per molestie sessuali.
La svolta sci-fi fu però considerata dal pubblico troppo sci-fi, troppo inverosimile e incasinata, inoltre la versione della Dharma vista nella quinta stagione risultava molto deludente, a metà strada tra una comune hippy e una banda di isterici dal grilletto facile, e incongruente con quella degli affascinanti vecchi filmati di Orientamento, la fondazione Hanso e l'equazione di Valenzetti... e i buchi di sceneggiatura si moltiplicavano come virus.
Gli ascolti precipitarono.
Lindelof e Cuse dovettero così ancora una volta invertire la rotta, e uccisero la svolta sci-fi (insieme a Faraday che di fatto la incarnava).

Altri aggiustamenti in corsa sono stati dovuti all'abbandono di alcuni attori tutt'altro che secondari: Danielle, uccisa frettolosamente nella quarta stagione è in realtà stata vittima della decisione di Mira Furlan di lasciare Lost. Così come Abbadon, che sarebbe dovuto essere la controparte ''dark'' di Richard, è stato eliminato perché Lance Reddick scelse di essere uno dei protagonisti di Fringe.
E Juliet? Beh, a Elizabeth Mitchell proposero di diventare la protagonista del remake di Visitors, e quella accettò. E così sparì dalla sesta stagione.

Ormai bruciata la possibilità di spiegare le centinaia di misteri accumulati (tutto il balletto dei numeri – una trovata di Abrams la cui spiegazione è sparita con lui – i poteri di Walt, i geroglifici e la statua egizia, Aaron che non doveva essere cresciuto che dalla sua madre naturale, l'hostess Cindy, i problemi di fertilità, le fantomatiche Regole, più qualsiasi altra cosa vogliate metterci voi che non vi è mai quadrata) attraverso la sci-fi, per la sesta stagione a Lindelof e Cuse non restava che una strada percorribile: il fantasy.
Memori delle accuse ricevute, decisero stavolta per una storia semplicissima: il Buono Un Po' Tonto, contro il Cattivo Con Un Po' Di Ragione.
Pescarono dalla mitologia i due elementi più adatti, Jacob e Smokey, e li infilarono nei ruoli.
A tutti gli altri personaggi non restava semplicemente che schierarsi di qua o di là, (o prima di qua, e poi di là) a tutte le domande non restava semplicemente che rispondere: è magia.
Il premio finale per i losties sarebbe stato stavolta una nuova vita in un piccolo mondo da sit-com, dove tutti sono ben vestiti e si vogliono bene, compresi Locke e l'uomo che l'aveva strangolato... cioè Ben, redento dalla perdita del potere, e premiato da una figliastra rediviva e, chissà, da un flirt con Danielle.

Le critiche alla svolta fantasy furono ancora più feroci delle precedenti. Ma ormai per un'altra inversione di rotta non c'era più tempo... ed eccoci arrivati alla conclusione, andata in onda un paio di giorni fa, e appena visionata anche dal sottoscritto.

Una volta, Cuselof dichiarò: Quando un bambino comincia a farti troppe domande, papàperchéquesto, e papàperchéquello, l'unico modo per uscirne è distrarlo dicendogli: 'guarda, un Luna Park!'. È quello che noi abbiamo fatto con questa sesta stagione, gli spettatori facevano troppe domande, e noi gli abbiamo detto: 'guardate, un Luna Park!'

ps Grazie a Dharmilla e alla sua dedizione spesa sul Forum di Lostpedia.
pps questa galleria di bellissimi poster ispirati alle stazioni Dharma è di Jetpackmagazine, e QUI trovate la sua pagina Flickr.

mercoledì 26 maggio 2010

Il male del secolo. O no?

Vi dirò come la penso sull'AIDS... in poche parole (o almeno, senza dilungarmi troppo).
Nel 1998, le morti di statunitensi con l'AIDS raggiunsero il numero 410.800. Questo è il numero totale per tutto il periodo di tempo a cui ci si riferisce come "epidemia dell'AIDS", quasi due decenni. In questo numero ci sono le morti avvenute per qualsiasi causa - incidenti, malattie non contagiose, effetti collaterali dei farmaci, etc. - in persone diagnosticate con l'AIDS.
Non intendo sottovalutare le morti per AIDS o le sofferenze dei pazienti malati di AIDS e dei loro cari... voglio solo dare a questa cifra una corretta luce paragonandola con le altre: più di 400.000 americani muoiono ogni anno di cancro, e ci sono più di 700.000 morti annuali in USA per malattie cardiovascolari.

Durante il periodo noto come "epidemia dell'AIDS", 14 milioni di persone sono morte di malattie cardiache - 13,5 milioni in più di quanti ne siano mai morti di AIDS - mentre 9 milioni sono morti di cancro, cioè 8,5 milioni di più dei morti di AIDS. Dal 1981 al 1998, gli incidenti automobilistici hanno ucciso più di 800.000 persone negli USA - circa il doppio di quanti ne siano mai morti di AIDS. Il suicidio durante il periodo dell'epidemia dell'AIDS sorpassa la cifra di morti di AIDS di più di 100.000 casi. Le morti morte per reazioni fatali a farmaci prescritti correttamente e assunti correttamente sono state 1,3 milioni di più di quelle per AIDS.

Un fatto che viene raramente pubblicizzato è che l'AIDS non è fra le dieci maggiori cause di morte.
Per numero di morti annuali, l'AIDS si trova dietro agli incidenti stradali, agli incidenti di altro tipo, all'influenza e alla polmonite, al diabete, alla setticemia, alla malattia di Alzheimer, e all'omicidio. Viene spesso riportato che l'AIDS è la principale causa di morte fra gli individui con un'età compresa fra i 25 e i 44 anni... il che è abbastanza terrorizzante, finché questo dato non viene attentamente esaminato. Solo lo 0.2% delle persone in questa fascia di età muoiono ogni anno, e fra queste le morti per AIDS rappresentano lo 0.03%. Tuttavia, dal momento che l'AIDS costituisce la categoria col maggior numero di morti, ossia il 15% (l'85% delle persone in questa fascia di età muoiono per altre cause), è tecnicamente possibile considerare l'AIDS il principale assassino.

Ma allora, chi ha interesse a dipingere l'AIDS come una minaccia più grande di quanto essa non sia?
Non ho intenzione di sposare la teoria cospirazionista, ma sarebbe altrettanto ingenuo scartare a priori l'idea di una coalizione tra politici, scienziati e industria farmaceutica che crea una paura – non ingiustificata, ma di certo sovradimensionata – per interesse: e quando si parla di interessi commisurabili in milioni di dollari, niente è impossibile. Niente.

Detto questo, questi manifesti disegnati per combattere i vari (e quasi sempre, immotivati) pregiudizi da chi è affetto dal virus, o anche solo per rammentare ai più distratti che c'è più di un modo per andare a letto con chi ci pare e poi dormire sonni tranquilli, sono uno più bello dell'altro.

martedì 25 maggio 2010

No more words.

Mi segnalano questa notizia e io la riporto integralmente.
Direi che si commenta da sé, quindi non aggiungerò altro.

Il Senato ha appena approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet" (lo trovate integralmente sul sito del Senato QUI); la prossima settimana il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.

Questo senatore non fa neanche parte della maggioranza al Governo... il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a istigare (cioè criticare??) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers dovranno bloccarne il blog o il sito.

Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all'estero; basta che il Ministro dell'Interno disponga con proprio decreto l'interruzione dell'attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio (!) fra le classi sociali.
E quindi: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.

In pratica? In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come già avviene in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.
L'Italia, l'unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini preventivi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l'Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l'Iran.
Fino ad oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Punto Informatico e il blog di Grillo.

ps grazie ad Etto per avermi fornito la foto d'apertura.

lunedì 24 maggio 2010

[Recensione]Iron Man 2


Cercherò di farla breve: Favreau, forte degli incassi record del precedente Iron Man, confeziona un seguito secondo i soliti dettami hollywoodiani: più effetti speciali, più azione, più location, più combattimenti... il risultato però è meno efficace e ho avuto l'impressione che il quid che possedeva il primo episodio in termini di mordente, originalità e precisione cronometrica dell'interazione fra gli attori (complici gli ottimi dialoghi) sia già sfumato in questo secondo, obbligato episodio.
Ma il vero problema del film è una sceneggiatura (scritta da un, ahimé, inesperto Justin Theroux subentrato al team di ben quattro scrittori del primo capitolo) prevedibile, artificiosa, inconcludente, costellata di incongruenze e con un paio di vistosi buchi... tanto che in alcuni frangenti alzare il volume degli scontri per riempire il silenzio imbarazzato di un impianto debole sembra un espediente fin troppo plateale, e comunque non all'altezza delle aspettative.
Persino il ruolo di War Machine suona stridente e pretestuoso, tanto per infilare nel film due omaccioni in armatura cibernetica e non uno soltanto.
Detto questo, potrete godervi le nuove, bellissime armature di Iron Man (di cui una che insulta letteralmente la vostra sospensione dell'incredulità uscendo da una valigetta... qualcosa che già fa sorridere su un fumetto, vista in un film poi...), una Scarlet Johansson completamente fuori parte nei panni attillati della Vedova Nera, un Samuel Jackson ridicolizzato da un doppiaggio da macchietta, un Mickey Rourke che sembra The Wrestler ma con le fruste elettriche, un Sam Rockwell sprecatissimo e un sacco di appariscente, costosa, improbabile tecnologia.
Insomma, roba che dovrebbe piacermi ma che invece mi ha lasciato freddino... complice la scarsa simpatia che mi hanno fatto tutti i protagonisti (se nel primo Tony Stark conservava un'aura di genio, qui è solo uno sbruffone in un'armatura da dieci milioni di dollari il cui dramma personale – l'avvelenamento da palladio del sangue – è posticcio e incollato a forza sul personaggio).
Hollywoodiano.

venerdì 21 maggio 2010

Ci sto facendo un pensiero.

Sebbene non ne faccia un grande uso, e non abbia nessuna velleità di fotografia anche solo pseudoprofessionale, comincio ad intravedere i limiti della mia digitale, una Panasonic DMC-FZ5, che prescelsi ai tempi (2005, mi pare) in primis per il suo zoom ottico 12x (equivalente a 36-432 mm, con alcune aperture di f2.8-3.3) e, subito dopo, per la mitica "L" di Leica che ne firmava le ottiche.
Dopo cinque anni di onorato servizio, posso concludere che:
- l'obiettivo è stabilizzato efficacemente: posso contare le fotografie mosse sulla punta delle dita.
- il corpo della fotocamera è ergonomicamente ben progettato... ma è di plastica. E una plastica neanche troppo resistente, a dirla tutta.
- I comandi sono pratici, anche se si poteva fare di meglio: dove in altri modelli si controlla tutto con un solo dito, la FZ5 richiede di separare lo sguardo dal mirino o dal display per azionare il pulsante che permette di alternare tra la visualizzazione dal display o dal mirino elettronico, o dalla molla che libera il flash pop-up.
- Il display offre una ricezione perfetta e una qualità eccellente (134.000 pixel di risoluzione), ma ha una diagonale di soli 1,8 pollici ed è appena sufficiente per un controllo decente sull'immagine.
- Il sensore della FZ-5 è un CCD da 5 megapixel capace di scattare fotografie fino a 2560 x 1920 punti. La qualità delle immagini è ottima, specialmente in buone condizioni di luce, ma non straordinaria. Non pensavo che l'avrei detto (ho sempre creduto che il numero dei megapixel fosse più uno specchietto che altro), ma più di una volta mi sono trovato a desiderare un sensore più potente per catturare un numero più alto di dettagli.
Ripeto, le fotografie ottenute con la FZ-5 sono pulite e di ottima qualità... ma si può avere di meglio.
- La riproduzione del colore è piuttosto buona, e il range dinamico è in linea con le compatte, senza distinguersi né per eccesso né per difetto. Tuttavia, ho notato spesso una leggera dominante magenta sulle fotografie, ma ho sentito dire che è un problema abbastanza comune.
- La batteria ricaricabile agli ioni di litio ha una grande autonomia: dopo cinque anni di cicli di carica e ricarica, funziona ancora egregiamente.
Una cosa non sono mai riuscito a realizzare decentemente con la Fz-5: fotografie con ridotta profondità di campo (in poche parole, con soggetto in primo piano a fuoco e sfondo sfocato).
Ho pasticciato in ogni modo con le varie modalità, sforzandomi di chiudere al massimo il diaframma, ma non ho mai ottenuto il risultato che volevo... dovendo ricorrere a noiose postproduzioni in Photoshop.
Ebbene, come dicevo in apertura, non avendo pretese di fare fotografia professionale ho scartato dal principio l'acquisto di una reflex con ottiche intercambiabili: nelle mie mani sarebbero solo soldi sprecati, sul serio.
Quello che sto cercando è una fotocamera con un obiettivo luminoso e ben stabilizzato, un sensore più potente, uno zoom che vada oltre il già buono 12x della FZ-5 (che tante volte mi è stato comodo in caso di soggetti inavvicinabili fisicamente), che mi dia la possibilità di comporre immagini come quelle sopra descritte, un software semplice ad usare (ricordate, sono un utente Mac e niente è troppo semplice da usare, per me)... e che abbia magari un corpo macchina in metallo, agevole da impugnare.
E, ah sì, non dovrebbe costare più di 300-350 euro.
Ho messo gli occhi sulla Olympus SP-800UZ (in apertura), dotata di un incredibile zoom ottico 30x (in pratica, un obiettivo attaccato a un corpo compattissimo), equivalente ad un 28 – 840 mm, f/2,8-5,6 con una luminosità quindi da grandagolo straordinaria.
Il sensore è da 14 megapixel, e i controlli sono solo automatici... poco male per uno come me, che quando ha provato a "smanettare" ha combinato solo disastri.
Il display è da 3 pollici in formato 16:9 e 230.000 pixel di risoluzione. Ha una memoria interna di 2 Gigabyte, permettendo quindi anche un discreto supporto al video registrato. Lo slot di espansione ospita schede di memoria xD Picture Card (non è presente il supporto per le memorie SD/SDHC).
La SP-800UZ registra anche video HD (720p) con una risoluzione di 640 x 480 a 30/ 15 fps oppure 320 x 240 15 fps con compressione MPEG-4 e possiede l’uscita mini HDMI per collegamenti diretti a TV in HD.
È equipaggiata con un sistema a doppia stabilizzazione d’immagine , ma diciamo che non mi aspettavo niente di meno da una fotocamera con quell'escursione ottica.
Ora, amici che mi seguite sul blog e che ne sapete più di me sull'argomento... datemi un consiglio.
È una buona scelta o avete qualcosa di meglio da suggerirmi?
Io, a questo aggeggino, ci sto ronzando attorno da un po'.

giovedì 20 maggio 2010

Tutto si trasforma. Persino i loghi.

Ho già parlato in passato dei loghi, e dell'influenza che hanno sulle nostre vite.
Possiamo anche fare i superiori e fare finta che non sia così, ma sono talmente presenti, e in tale massiccia quantità in ogni momento della nostra giornata, che in qualche misura finiscono per condizionare anche le nostre scelte, e – in definitiva – il nostro modo di vivere.
Come ogni altra cosa, i loghi si evolvono col trascorrere del tempo, delle mode, dello stile.
Questo post è una – incompleta – raccolta di alcuni famosi loghi e di come si sono modificati negli anni.
Noterete come da un percorso di semplificazione (uno tra tanti: il primo logo di Apple Computer, rappresentante l'intuizione della teoria sulla gravità di Newton che si evolve in una semplice linea chiusa rappresentante una mela morsa con la relativa foglia) nel nuovo secolo si è iniziato a percorrere la strada inversa, aggiungendo sfumature ed effetti metallici, o, nel caso di Fiat, a recuperare stilemi del passato reinterpretandoli ed attualizzandoli.
Queste forme di restyling, anche se a un primo sguardo sembrano semplificazioni banali, richiedono tempo, ricerca e intuizione.
Vorrei che lo capissero anche i miei clienti quando gli sottopongo un preventivo per la creazione di un logo, ma quando si tratta di mettere mano al libretto degli assegni, certa gente assume la stessa sensibilità di un paracarro... ci vorrebbe più "educazione" in merito, ma è una strada lunga e impervia.

Adobe

Alfa Romeo

Apple

Audi

BMW

Fiat

Ford

Google

IBM

Kodak

Lego

Mercedes

Microsoft

Nike

Nokia

Palm

Pepsi

Peugeot

Playboy

Renault

Shell

Volskwagen