sabato 31 luglio 2010

L'altro Steve.

Quando un uomo come Stephen Wozniak (Woz) parla, la gente dovrebbe stare ad ascoltare.
Molto, molto attentamente.
Sebbene il suo nome non sia noto come quelli di Bill Gates o Steve Jobs (con cui, nel 1976, fondò la Apple), l'informatica deve a lui quanto e forse più che a questi... un visionario, un genio, un rivoluzionario nato.
Un uomo che scelto la tecnologia come strumento principe della libertà di pensiero, e con un'innata capacità di risolvere qualsiasi problema progettuale... apportandovi una massiccia quantità di semplificazione, filosofia che ebbe uno dei suoi primi sbocchi concreti nell'Apple I, il primo, storico personal computer che chiunque non fosse un ingegnere poteva usare (e comprare).
Sono anni che Wozniak non lavora più per Apple, ma continua a gravitare nel mondo della tecnologia dove è un'autorità assoluta... soprattutto per quanto riguarda l'interazione di essa con gli esseri umani, da sempre al centro del suo pensiero.
Vi consiglio di leggere l'intervista rilasciata a MelaBlog QUI e QUI.
Persone come Woz hanno reso migliore il mondo, e vorrei vederne parecchie di più in giro.

venerdì 30 luglio 2010

Però, Kim.

L'altra sera faceva caldo.
Avevo la portafinestra aperta, e ho messo su il dvd di questo vecchio film che ho trovato a cinque euro: una produzione a basso costo girata per cercare di sfruttare quel che rimaneva del Rutger "meteora" Hauer, che temo sarà ricordato solo e soltanto per la sua interpretazione del replicante Roy Batty in Blade Runner... in Detective Stone fa la parte di un poliziotto scazzatissimo e tormentato, paludato in impermeabilone di pelle nero, anfibi, sigaro e occhialini scuri anche di notte.
Insomma: un cliché fatto e finito, in cui lo stesso Hauer si muove senza convinzione e rassegnato a trascinare la sua carriera in film destinati a finire nei cestoni "tutto a un euro" degli autogrill... salvo poi incontrare Ermanno Olmi e tirare fuori un personaggio delicato e straordinario come quello de La leggenda del santo bevitore, quanto di più lontano potreste mai aspettarvi da un attore come lui.
Ma, dicevo, Detective Stone.
Vi troverete dentro:
1) un Alien di terza o quarta categoria, di cui nessuno ci degna di fornirci un accenno di spiegazione delle sue origini e realizzato visibilmente dal solito stuntman in tuta di gomma
2) una trita (a dir poco) schermaglia tra poliziotto anziano scazzato e poliziotto giovane idealista messogli come compagno (mai vista sta cosa, mai)
3) una Londra allagata a causa del riscaldamento globale (realizzata a buon mercato riempiendo d'acqua alcuni vicoli e riprendendo il tutto al buio)
4) una bella versione strumentale di Night In White Satin (questo pezzo è difficilissimo farlo venire brutto)
5) una giovane e splendida Kim Cattrall che ho impiegato una notte intera di elaborazione parallela del mio cervello (avete presente? voi credete di non pensarci più, poi salta fuori all'improvviso) per ricondurre alla Samantha di Sex the City... beh, dimenticate quel telefilm ignobile e recuperatela qui. Tra l'altro, mora sta molto meglio.
Ce n'è abbastanza per investire una sera di piena estate sul divano senza voglia di fare assolutamente altro che portare alla bocca il bicchiere di té ghiacciato?
Fate voi. Io ho già deciso.

giovedì 29 luglio 2010

Liscioliscioliscio. Come la seta.

Engadget l'aveva mostrato al mondo quasi già due mesi or sono, ma solo l'altro ieri Apple l'ha presentato ufficialmente.
E chi non possedeva un portatile Apple, da oggi può farsi sparire i complessi di inferiorità: il nuovo Magic Trackpad è una periferica che porta sui Macintosh gli stessi gesti multitouch utilizzabili sui MacBook... in sostanza, è una versione maggiorata del trackpad di vetro montata in un monoblocco d'alluminio satinato, dall'aspetto molto tech.
Sembra carino, e sono certo che troverà un suo mercato... immensa cazzata, per contro, relegarne la compatibilità ai soli sistemi 10.6.4 o superiori.
E io, di certo, non mi prendo il disturbo di traghettare tutto il sistema da Leopard a Snow per questo aggeggino.

mercoledì 28 luglio 2010

[TOP FIVE] I miei 5 progetti grafici preferiti finiti nel cassetto.

Il mio lavoro non è mica come quello del pasticciere, che se gli ordinate una torta e poi gli dite "Non la voglio più, mangiatela tu" quello ve la mette per cappello.
No.
Da noi – non sempre, ma spesso – si lavora, si crea, si progetta senza la garanzia che otterremo la commessa. Il committente contatta un tot di agenzie, gli fornisce lo stesso brief e gli dà una data di scadenza.
Quindi, esamina le proposte ricevute e sceglie, senza dover motivare la sua preferenza.
Uno ottiene il lavoro, gli altri – quando va bene, ma davvero bene – ottengono un rimborso spese... altrimenti, se ne tornano a casa e ficcano quei progetti rifiutati in un cassetto.
Naturalmente, nel corso della mia poco onorata carriera, il mio cassetto si è riempito di progetti, layout, loghi, campagne, visual destinati a finire la loro esistenza nei settori dimenticati di qualche vecchio hard disk o masterizzati su un dvd a prendere polvere su uno scaffale.
Questa Top Five ne raccoglie cinque tra i tanti... quelli che, a mio avviso, funzionavano meglio e avevano un loro appeal, ma che, per una ragione o l'altra, non hanno incontrato il favore del cliente.

E comunque, se rinasco, faccio il pasticciere.

1) La forma della tua passione
campagna prelancio BMW Z4, 2007
La passione per la guida sportiva espressa attraverso un corridore fatto di colore liquido.
Merge tra tre immagini. Piaceva a tutti, ma non è bastato.

2) Smiling Urban Veichle
campagna prelancio Fiat panda 4x4, 2004
Questo progetto prevedeva la creazione di un minisito, materiale promozionale e un test drive su un circuito fuoristrada ricostruito nelle principali città italiane.
L'idea piacque molto, ma insorsero (a mia memoria) problemi legati ai permessi da ottenere per costruire le piste in alcune città, e Fiat optò per qualcosa di più "tranquillo".

3) Qualità senza compromessi
manuale forza vendite De Cecco, 2006
Ci era stato commissionato un manuale destinato ai seller De Cecco, che li istruisse su tutte le procedure industriali e contemporaneamente li rendesse eruditi sulle origini e le tradizioni di un'azienda così antica... il tutto in una veste grafica dal forte impatto emotivo e che fosse chiaramente proiettata nel terzo millennio.
Progetto in cui nemmeno l'azienda credeva fino in fondo, e che mollò a metà.

4) Beer be art
serata di gala Peroni, 2008
Invito per una serata di gala Peroni, in chiave pop art.
Non ho mai capito cosa c'entrasse la pop art con la birra... ma era uno dei punti fermi del brief, e progettai questo invito in tre dimensioni che prevedeva fustellature, verniciature selettive e altre fighetterie. Ancora oggi lo guardo e mi piace, ma il cliente non la pensò come me.

5) T.E.N. (The Eternal Night)
celebrazione dieci anni di Wind, 2009
L'anno scorso, Wind compì i dieci anni di attività nel nostro Paese, e commissionò una grafica per una faraonica festa celebrativa, ispirata all'Angeli e Demoni di Dan Brown, che si sarebbe sposata con la cornice romana della location.
A me questo visual sembrava perfetto... eppure, non vide mai la luce. E io diventai scemo montare tutti quei pezzetti di fiamma.

martedì 27 luglio 2010

Un grado di separazione.

Magari conoscete anche voi la suggestiva teoria dei sei gradi di separazione... QUESTA è la pagina che Wikipedia gli ha dedicato, ma, a farla spiccia, si può riassumere in: ogni abitante della Terra è collegato all'altro attraverso sei persone al massimo.
Prendete me e Barack Obama. È vero, io non lo conosco personalmente.
Ma conosco Lawrence, che ha padre americano e vive a Portland. Il padre di Lawrence è cittadino statunitense, e avrà incontrato almeno una volta se non il delegato che ha votato al Congresso, almeno uno dei suoi collaboratori (pratica piuttosto comune in America). Il delegato conoscerà certamente almeno un senatore, e ogni senatore ha incontrato il Presidente Obama.
Ecco fatto, e sono bastate meno di sei persone (o gradi di separazione).
Dite un altro nome, uno qualsiasi, e scoprirete che a dividerlo da voi ci sono pochi, elementari passaggi... e comunque, secondo la teoria, mai più di sei.
Prendete ora Richard Benson.
Personalmente, non sono un suo fan. Anzi, mi sconcerta il suo ripresentarsi pervicacemente sul palco sapendo bene che ogni suo concerto finirà inevitabilmente allo stesso modo: un diluvio di pesantissimi (e reciproci) insulti da parte del pubblico e un incontrollato lancio di rotoli di carta igienica, spazzoloni del water, ortaggi e frutta assortiti, frattaglie, corone mortuarie, polli (sì: polli).
Su You Tube troverete ampia documentazione visiva in merito, e io, dal punto di vista sociologico, lo trovo un fenomeno interessante.
Ora, guardate la tipa nel video qua sotto.
Guardatela bene.
È la compagna di Richard Benson, che da qualche anno lo accompagna persino sul palco, improvvisando terrificanti assoli dimenandosi come e peggio di Linda Blair ne L'Esorcista. Al minuto 2:14, a mio modesto avviso, costei dà veramente il meglio di sé.
Ebbene, tale scalmanata donzella è il mio primo e unico grado di separazione con Richard.
Vedete la fotografia qui sotto? È stata scattata nel 1986, e mi vede ritratto accanto la mia ragazza dell'epoca, una deliziosa quanto tormentata attrice di teatro con cui mi accompagnai per un po' di tempo... prima di concludere che avrebbero avuto maggiori speranze di andare d'accordo un agnellino e un alligatore (ero giovane e dovevo commettere ancora un mucchio di errori, quindi non cominciate).
Confesso che all'inizio, guardando questo video, non me ne sono accorto subito.
Poi l'ho riguardato. E ancora. I ventiquattro anni che lo separano da questa foto si sono trasformati in altrettanti chili presi, è parecchio più schizzata di quanto non ricordassi ma non c'è dubbio...
Ben ritrovata, Ester. Da quello che posso vedere, posso dire questo: il tempo è stato più clemente col sottoscritto.
E ora vado a riguardarmi le vecchie foto, che a volte i ricordi sono meglio.

lunedì 26 luglio 2010

Just married.

Sabato scorso, Kristian e Francesca si sono detti il fatidico "sì".
Potrei cogliere l'occasione e dirvi quanto poco creda al matrimonio come istituzione e quanto poco possa aggiungere ai sentimenti e al rapporto tra due persone e – viceversa – quanto faccia arricchire gli avvocati divorzisti, ma probabilmente apparirei troppo cinico e, se Kristian mi leggesse ora (ma spero per lui che abbia di meglio da fare, a quest'ora) anche di cattivo gusto.
Quello che posso dire della serata di sabato, è che è stata bella.
Il 50 special che abbiamo regalato agli sposi è piaciuto moltissimo, non ha emozionato Kristian quanto la vista di Francesca che ha fatto il suo ingresso in comune in abito lungo ma aveva comunque la faccia di un bambino che scartava un pacco gigantesco la mattina di Natale, e di momenti così non ce n'è mai a sufficienza.
Buon viaggio, belli.

venerdì 23 luglio 2010

Come imparare ad amare il cosplay, 3

Grazie a Luca B. per la segnalazione.
E ditemi che voialtri non vi divertireste a farlo.
Se (in Italia) non vi arrestano prima.

giovedì 22 luglio 2010

[TOP THREE] Le peggiori vacanze della mia vita.

Stavo per farvi una Top Five delle migliori vacanze della mia vita... e ci ho messo pochissimi minuti a rendermi conto che sarebbe stato noiosissimo. A quanti può interessare quanto fu avventuroso il mio Interrail del 1989 (sette capitali europee in due settimane) o quanto fu divertente arrivare con Arianna all'Isola d’Elba in scooter e spassarsela con Claudia, Anna, Fabri, Fede, Mara e Piera (l'estate in cui rischiai seriamente di imparare a nuotare), o ancora quanto fu rilassante girare Barcellona da solo nel 2005 sulle tracce di Antonio Gaudi, blocco da disegno sottobraccio e iPod nelle orecchie?
La verità è che – per qualche oscuro meccanismo tipico della mente umana - le disgrazie, i drammi, le disavventure fanno più notizia.
Ed ecco quindi che ribalto la mia classifica nelle...

Le tre peggiori vacanze della mia vita.

Terza classficata: estate 1988.
Non avevo fatto programmi. Avevo una scassatissima Alfetta che consumava come una Testarossa scarburata, tre settimane di ferie, nessuna fidanzata ma ben due fans, una riccia e mora e una bionda e liscia, agli estremi opposti dell'Italia.
Rimbalzai come una palla da biliardo impazzita da Roma alla costa lucana (aria condizionata? ah! ah! risate della folla), poi a Torino, Parma e Ferrara... con la macchina che perdeva letteralmente i pezzi lungo la strada, e i benzinai che mi vedevano arrivare da lontano e agitavano la muleta.
Ve la faccio brevissima, anche per ovvia vergogna: la fan lucana ci ripensò all'ultimo istante e quella di Ferrara si addormentò ubriaca come una pigna non appena varcammo la soglia di casa sua. E il giorno dopo partiva per Cuba.
Rientrai a Roma convinto di essere in una candid camera e passai il resto delle mie ferie guardando repliche in televisione perché anche il videoregistratore si era rotto.
Insegnamento: programmare sempre le vacanze con un certo anticipo... ed appoggiarsi a persone affidabili.

Seconda classficata: estate 2000.
In Scozia, con la mia ragazza dell'epoca.
Il posto non era brutto... ma tutto uguale sì.
Edimburgo se ci passi senza fermarti manco una notte va ancora bene. Due giorni ad Edimburgo possono essere un'eternità.
I castelli, visto uno, visti tutti. Ma sul serio.
E, per finire, il Loch Ness non è che un’enorme, piattissima striscia d’acqua (e, no, il mostro non l'ho visto).
Avevamo una macchina presa a noleggio, con la guida a destra (mai provato?) e con la mia ragazza ci eravamo accordati per guidare a turno. Sfortunatamente, poco prima di partire, le rubarono la borsa con la patente dentro, così lei si ritenne perfettamente legittimata a non mettersi al volante neanche per dieci minuti con il solo foglio rosa. Col risultato che per tutte e due le settimane del viaggio accumulai stanchezza e stress al volante di un'auto col cambio a sinistra e tutte le altre auto che mi venivano addosso dalla parte sbagliata... ma neanche quello era il peggio.
Il peggio era che la storia era agli sgoccioli, eravamo su rotte ormai divergenti e ci azzuffavamo per un nonnulla.
Avevamo commesso il grosso sbaglio di pianificare (e pagare) la vacanza con tre mesi buoni d'anticipo. Mesi in cui le cose tra noi peggiorarono esponenzialmente, al punto che già il giorno della partenza avevo fatto partire un conto alla rovescia interiore a quando sarei tornato in Italia e finalmente ognuno di noi sarebbe andato per la sua strada.
Insegnamento: non programmare mai le vacanze con troppo anticipo. Ciò che funziona oggi, potrebbe non funzionare domani.

Prima classficata: estate 2002
Roma-Praga e ritorno in auto. Con la mia ragazza dell'epoca.
Sorprendente come il mio cervello abbia agito selettivamente sui miei ricordi: di questo viaggio e delle bellezze architettoniche di Vienna, Budapest, Bratislava e Praga non ricordo praticamente niente.
Di nuovo, una relazione che più sbagliata non poteva essere. Era tutto, tutto sbagliato.
Non ci saltammo alla gola solo perché – da quando partii fino al rientro in Italia – venni martirizzato da un mal di denti inspiegabile e persistente, che tenni a bada ingollando antidolorifici allungati in ettolitri di succo di lampone.
Uno psicodramma surreale diretto da un Tarantino in vena sadica e i Vanzina più cialtroni che ricordiate.
Insegnamento: peggio che partire per le vacanze con la persona sbagliata c'è solo partirci col mal di denti.

mercoledì 21 luglio 2010

Cioè, stamo tipo a fà à colla.

Queste due, se finissero in mano a Carlo Verdone, finirebbero a pieno diritto come caratteriste dei suoi prossimi tre film.
Meravigliose, le voglio conoscere. Subito.
PS grazie ancora a Monik.

[RECE] Predators

Eccovi la recensione più breve che potrete trovare in giro su Predators di Rodriguez: lasciate stare.
Se proprio volete scendere nel dettaglio e scoprire i perché e i percome, potete seguire la discussione sul blog di elgraeco QUI.
Questo reebot non ha alcun senso, fa seriamente rivalutare il già fiacchino secondo capitolo Predator 2, e fa sembrare un capolavoro Aliens vs. Predator (il primo, sia chiaro. Il secondo è persino peggio di questo).
D'altra parte... era possibile fare qualcosa di decente senza Arnie?
Che poi, pure lui. Era un attore lanciatissimo (seppure di genere), poi si è buttato in politica e come governatore della California ha mandato a morte gente vera, mica come al cinema.
Ecco, Arnie avrebbe fatto meglio a girare il reebot di Predator (e Lawrence Fishburne il prequel di The Matrix).
E stasera, mi sa che mi rivedo l'originale.
Buonanotte.

martedì 20 luglio 2010

Steve, non tradirmi.

Caro Steve,
siamo stati bene tu e io, per tanti anni.
Mi hai regalato emozioni intense, mi hai catturato con la tua fantasia un po' perversa, mi hai conquistato con il tuo stile inimitabile e imitatissimo.
Abbiamo viaggiato assieme su voli low-cost, su carrozze di seconda classe senza riscaldamento, siamo rimasti soli su una panchina verniciata di bianco sporco ai docks di Londra, su una poltrona di finta pelle nelle sale d'aspetto, sul sedile di plastica pressofusa della metropolitana per Ostia -Stella Polare (agosto 1992).
Per me hai creato automobili con una coscienza vendicativa, scrittori rapiti da fan psicopatiche, ragazzine sperdute nel bosco, cimiteri stregati di animali, donne ammanettate al letto col marito schiattato d'infarto in una baita isolata, astronavi sepolte da millenni in grado di mutare la popolazione di un intero paesino e tanti altri meravigliosi orrori appena fuori la porta di casa mia.
Ma forse avrei dovuto aspettarmi che non sarebbe potuto durare per sempre.
Tutte le belle storie a un certo punto si guastano e finiscono, giusto? Almeno così dicono.
Quello che mi davi non mi sembrava più così meraviglioso.
Ti ho sentito raccontarmi delle cazzate stratosferiche.
Ti ho sorpreso a raccontarmi sempre la sempre storia, cambiando solo qualche dettaglio qua e là.
Ti ho visto percorrere con apparente sicurezza una strada, per poi perderti come se qualcuno ti avesse spento tutti i fari e tutti i lampioni e persino le stelle a farti da guida.
Mi è parso di sentire quel terribile suono che assomiglia al fondo di un barile che viene raschiato.
E, lo ammetto, non ce l'ho fatta più. E mi sono allontanato da te.
Continuando ad osservarti da lontano (lo so, non si fa, ma a starti vicino soffrivo troppo, e non ho mai smesso di sperare che tutto potesse tornare come una volta).
E ora, qualcuno, anzi, più di qualcuno, mi dice che sì, è proprio così.
Che sei tornato il vecchio Steve.
In gran spolvero e con una storia nuova di zecca.
E, no, tranquillo, non credo a chi dice che per The Dome ti sei ispirato al film dei Simpsons. Hai reso pubblico il tuo vecchio testo battuto a macchina di The Cannibals, mai pubblicato e rimasto in un cassetto per trent'anni e hai convinto anche i più maligni.
Con me, voglio che tu lo sappia, non ce n'era bisogno.
E prova ne è che, proprio oggi, dopo tanto tempo, ti ho comprato di nuovo.
Anzi, ho fatto di più: ti ho scelto come mio compagno per queste mie vacanze 2010. Sei grosso, ingombrante e pesante come sempre, ti avrei volentieri ficcato nell'iPad ma, ricordi dove vivo?, nel mio Paese di comprare le tue storie per la mattonella Apple non se ne parla e non se ne parlerà ancora per chissà quanto – ma va bene anche così.
Non mi tirare il pacco, Steve.
È la tua ultima chance.
Ho appena aperto la prima pagina del primo capitolo, ma l'ho richiusa subito.
Ci sarà tempo. Decollo tra due settimane.
Regalami nuovi sogni. O nuovi incubi... che, nel tuo caso, è la stessa cosa.

lunedì 19 luglio 2010

Fin qui, tutto bene.

Vedete queste macerie?
Mezz'ora prima (minuto più, minuto meno), là sotto c'ero io che, molto virilmente, stavo togliendo le camicie asciutte dallo stendibiancheria.
Poi, l'imprevedibile. Uno scricchiolio, un boato, e in pochi secondi tutta la veranda di casa mia viene giù... e io ho bisogno di qualche minuto per rendermi conto che, a volte, non importa quanta attenzione possiamo mettere nell'attraversare la strada o nel maneggiare due fili scoperti quando cambiamo un portalampada.
Il Caso ti osserva invisibile e sogghignante, e, se davvero vuole, ti può mutilare, storpiare od ammazzare... anche dentro casa tua, anzi, le statistiche dicono che è uno dei suoi teatri preferiti.
Osservo attonito la mezza tonnellata di calcinacci, legno spezzato e tegole in frantumi sotto la quale potevo esserci io, schiantato da dozzine di fratture scomposte e organi interni esplosi come gavettoni d'estate, ancora col Calvin Klein al polso col quale magari mi avrebbero seppellito, penso al biglietto aereo che ho comprato nel cassetto e una prenotazione alberghiera che nessuno si sarebbe preso la briga di disdire, penso al Mac ancora acceso con iTunes che prosegue a suonare la sua library (1209 brani, 8,36 gigabyte sufficienti per tre giorni e quindici ore di musica ininterrotta) e alle fotografie ancora da scaricare dalla fotocamera.
Penso alle camicie stirate e piegate da Simona nei cassetti dell'armadio Ikea, agli sms che ho inviato oggi e alle email arrivate sul mio account alle quali nessuno avrebbe potuto rispondere.
Penso agli occhiali da sole, tutti graffiati, a surriscaldarsi sul cruscotto della Aygo chiusa a chiave.
Penso a mio padre, ad Arianna, Claudia, Matteo, a mio fratello, mia sorella, ai gatti che forse non si sarebbero accorti della mia scomparsa o vi avrebbero riflettuto nel loro modo felino e silenzioso finché il mio ricordo non sarebbe stato sovrascritto da una scatola di croccantini nuova o da un uccello che vola troppo basso e non è abbastanza svelto.
Penso ai documenti da firmare, i conti da estinguere, gli effetti personali, le formalità e le multe per divieto di sosta mai pagate.
Penso a chi resta, e – stranamente – non penso a me.
Che ho meno da fare di tutti gli altri, a iniziare dai vigili del fuoco che devono tirarmi fuori dalla veranda crollata e poi la sera farsi la doccia e lavarsi via di dosso la polvere e il mio sangue (gruppo zero positivo, roba fina) e tornare comunque l'indomani al lavoro.
Non penso a me che sono qui, che ero in casa al sicuro quando ho sentito il botto e forse – dopotutto – riuscirò a godermi le mie tre settimane di vacanze pagate.
Perché schiattare a quattordici giorni dalle vacanze sarebbe stata proprio una fregatura.

sabato 17 luglio 2010

Andrea Pettini punto org.

Devo ammettere di non passare mai abbastanza spesso sul blog del mio ventennale amico Andrea... sarà l'oscura e orrida grafica che ha voluto dargli (ah, sono stato io?) o perché scrive cose molto più serie e documentate che non le mie, ma di certo non gli ho (ancora) dato il risalto che merita.
Andrea è particolarmente sensibile alla questione dei diritti umani, e grazie anche alla sua professione che gli concede un posto in prima fila, si dà da fare come nessun altro io conosca.
Sia chiaro, molti degli argomenti trattati da Andrea spaziano oltre tali annosi questioni e vanno dalle sottoculture pop ai movimenti musicali underground, dove mostra una competenza che io non posseggo minimamente... Poi, certo, il suo pensiero politico è - almeno apparentemente - parecchio diverso dal mio (ammesso io ne abbia uno degno di questo nome) ma, in linea di massima, è sempre una lettura interessante.
Oggi lo è in maniera particolare, con un'intervista al sottoscritto che risponde ad alcune domande sull'editoria elettronica, l'arte digitale e la libertà.

venerdì 16 luglio 2010

giovedì 15 luglio 2010

iPad, la recensione (conclusioni)

PRONTO ALL'USO. O QUASI.Nella scatola dell'iPad, oltre il caricabatteria a parete, non c'è un bel cazzo di niente. Dopo aver speso 599 euro per portarmelo a casa, ho dovuto aggiungerne subito altri trenta per dotarlo di un guscio di plastica per proteggere la scocca in alluminio.
Vergognosa la scelta di fornire a parte un adattatore per aggiungere foto direttamente da schede Sd o fotocamere con cavo Usb e troppo alto il costo di oggetti banali come un dock (30 euro) o una tastiera fisica (69 euro).
Dove vi tornerà il buonumore è – invece – navigando nell'AppStore, dove il software per iPad è venduto a prezzi praticamente ridicoli, per non parlare delle centinaia di applicazioni gratuite. Passerete i primi giorni a fare shopping e a personalizzare il device con qualsiasi cosa vi venga in mente: reader di ogni tipo, aggregatori, giochi, convertitori, utilities assortite dallo scintillante aspetto. Se acquistate una iTunes Card da 25 euro potrete sbizzarrirvi, mentre se volete usarlo anche come navigatore dovrete mettere in bilancio almeno sessanta.

CONSIDERAZIONI SUL PREZZO
L'iPad, a seconda del taglio di memoria con cui viene venduto (16,32 e 64 GB) e a seconda che venga fornito o meno del modulo UMTS/HSDPA (per collegarlo a una rete 3G e usarlo anche in assenza di copertura WiFi), costa dai 500 agli 800 euro.
Che, per alcuni, possono sembrare sproporzionati per quanto si ottiene in cambio.
Dipende.
Per il sottoscritto è sproporzionato anche il prezzo di una Vespa, di un Nokia N90, di una maglietta di Armani, di un paio di New Balance, di un cd, di un biglietto per il cinema 3D, di un ombrellone e una sdraio ad Anzio, di un'ora di parcheggio nel centro di Roma, dell'affitto di un monolocale a Trastevere.
Il punto è che siamo noi a stabilire cosa ci serve, o, meglio ancora, cosa vogliamo... e quanto siamo disposti a pagarlo.
Ognuno fa le sue scelte, e decide se è il caso di mettere mano al portafogli o meno.
Per quello che mi riguarda, trovo iPad caro ma non inavvicinabile, un oggetto di uso quotidiano che fa dimenticare presto il cartellino del prezzo per quanto funziona meravigliosamente bene in qualsiasi condizione... è fatto per essere portato appresso ed acceso ogni volta che se ne ha la necessità, più rapidamente di qualsiasi netbook o portatile esistente, e – qui sta il bello – usato senza riflettere.

CONCLUSIONI
iPad è di fatto uno strumento invisibile, privo di menù, cartelle, finestre di dialogo, cestino e tutta quella roba che continuano a propinarci dal 1984.
È una strada nuova, un taglio netto col passato che solo Jobs ha avuto il coraggio di dare, realizzando il primo di una nuova generazione di device, costringendo i programmatori a scrivere applicazioni comprensibili da tutti gli utenti senza discriminarli in funzione della data di nascita.
Definire Flash una tecnologia ormai in fin di vita è sembrata un'eresia a parecchia gente. In realtà, ciò che sta accadendo è che più di metà dei portali del Web (compresi quelli più recenti), insieme a tutti quelli che impiegano tecniche di advertising online, si sta rimettendo in discussione: e se il vecchio bastardo avesse ragione anche stavolta?
Dopotutto, ogni azienda che vuole sopravvivere deve pensare (anche) al futuro.
E Apple, guarda caso, ha fama di grande anticipatore: lo dicono trent'anni di storia dell'informatica di consumo.I suoi oggetti non sono perfetti (e, secondo me, lo sono sempre meno, conseguenza praticamente inevitabile quando i volumi produttivi crescono esponenzialmente), ma sono tutti – tutti, dal più piccolo degli iPod al più costoso dei MacPro – ispirati dalla medesima filosofia visionaria.
Potete anche non comprare i prodotti Apple, e vivrete comunque benissimo.
Ma se volete buttare un occhio al futuro e a ciò che sarà – o, quantomeno, a ciò che potrebbe essere – allora osservate con attenzione quello che fa.
Le scelte che oggi possono sembrarvi non condivisibili, tra qualche anno potrebbero apparirvi ovvie e assolutamente logiche... o, magari, le uniche praticabili.
Ma questo è un altro discorso ancora.

mercoledì 14 luglio 2010

iPad, la recensione (parte 2)

SUL CAMPO
L'iPad è nettamente più veloce del mio iPhone.
Il caricamento di ogni schermata è pressocché istantaneo, e la reattività al multi-touch è sbalorditiva.
Tuttavia, non si tratta di un oggetto progettato per creare contenuti come un portatile – come detto in apertura. Perfino un netbook da 250 euro, con il suo modesto processore Atom, offre in più il multitasking (che sarà parzialmente introdotto con il prossimo sistema operativo) e una grande versatilità nella gestione dei documenti. Un netbook può installare e sfruttare, pur con qualche fastidiosa attesa, applicazioni della portata di Photoshop o di Openoffice, e creare presentazioni in PowerPoint, magari passando da un monitor esterno.
Se avete bisogno soprattutto di scrivere documenti complessi, orientatevi su un netbook con Windows 7. Oltre ad essere decisamente meno costoso, ha una tastiera fisica sempre disponibile, una gestione del cursore più pratica e una più facile reperibilità di programmi potenti anche gratuiti.
È solo questione di ciò di cui avete bisogno.
La memoria flash dell'iPad va da 16 a 64 GB, parecchio lontana dal più striminzito degli hard disk di un netbook (difficile trovarne con meno di 250 GB). Se dovete stipare contenuti voluminosi dovete appoggiarvi inevitabilmente a un pc tradizionale, di cui iPad è una specie di estensione.
Valutate attentamente questo dato prima dell'acquisto, perché iPad non è espandibile in alcun modo.

VISIONE DI VIDEO E DI FILM
Quello che riporta l'iPad nel presente e magari anche qualche anno indietro, è il suo essere legato a doppio filo con iTunes.
Sostanzialmente, tutto quello che infilate nell'iPad deve passare per le "forche caudine" di iTunes e dell'AppStore... a cominciare dai video, che per essere riprodotti sull'iPad devono essere convertiti in .mp4 o .m4v, operazione lunga e non esente da possibili "rifiuti" da parte del dispositivo.
Dopo averci smanettato per giorni, non posso che consigliarvi Handbrake (per Mac e PC) per l'estrazione di singoli capitoli dai DVD e iPad Video Converter di iFunia (30 dollari) se volete che tutto fili via liscio automaticamente.
Se poi vi siete abituati alla macchinosa sincronizzazione di playlist da iTunes create ad hoc per iPhone e iPod Touch, non avrete problemi con la musica... resta il fatto che, per mantenere il più possibile blindato il dispositivo, la semplicità di un drag and drop è del tutto bandita sull'iPad.

TUTTO IL RESTO

La navigazione Internet è stata resa piacevole come un gioco. La reattività del dispositivo dipende ovviamente dalla potenza del segnale 3G o WiFi di cui disponete. Io lo sto utilizzando con una microUSIM di 3 alla popolare tariffa di cinque euro al mese (meno di quanto mi costa con l'iPhone), e, fatto salvo zone sfigate, mi trovo piuttosto bene.

Postare sul blog, viceversa, non è il massimo della vita: il problema non è scrivere, quanto operare selezioni complesse di codice da tagliare e incollare al posto giusto. iPad permette il copia e incolla, ma non è certo l'operazione più agevole da compiere su questo dispositivo.
Se qualcuno ha da suggerirmi un'app che mi faciliti la vita, lo ascolto.

Chattare con Skype è come farlo sul proprio computer. Quando poi arriverà anche la videocamera frontale, iPad potrebbe cambiare lo scenario intero delle nostre città e (magari) rendere obsoleti i telefonini. Vedremo.

Alla versione di Mail per iPad (praticamente uguale a quella di iPhone salvo che ci si muove molto più larghi) avrei preferito il Mail classico che gira su Mac: lo spazio c'era, e anche la potenza per gestirlo. Comunque sia, fa il suo lavoro e le notifiche sonore sono comode.

La gestione delle immagini è di una semplicità tale che qualsiasi descrizione la farebbe più complicata di quello che è. Le cartelle che sincronizzate dal vostro computer sono visualizzate dall'iPad come mucchietti di fotografie che si espandono appena le toccate: scorrerle, ruotarle, ingrandirle o impostare uno slideshow sono tutte operazioni che un bambino potrebbe compiere. E divertendocisi un mucchio.
E io ho finalmente uno strumento meraviglioso per portare il mio portfolio in giro senza sobbarcarmi cartelline da dieci chili zeppe di carta o far partire presentazioni da un portatile. È un altro mondo, davvero.

iTunes gestisce la parte musicale di iPad, incorporandone una versione mobile. Qui c'è poco da dire: tutti sanno usare iTunes, peccato che abbiano tolto Coverflow e non abbiano previsto uno dei suoi screensaver che vanno a ritmo di musica... magari per risparmiare batteria. Non so.

iPad è abbastanza coperto per la parte ludica: non sono un giocatore, ma sull'AppStore sono già in vendita centinaia di giochi che sfruttano, oltre che lo schermo multitouch, anche l'accelerometro. Immagino che per renderlo una "vera" consolle da gioco gli servirebbero dei controller tradizionali, ma, ripeto, non è davvero il mio campo.

Per quanto riguarda la lettura vera e propria, devo confessare che la mia sola esperienza di ebook reader è stata con un Kindle esposto in una libreria romana, e da ciò che ricordo il suo display era effettivamente più simile a un foglio di carta che ad uno schermo.
Ebbene, il display di iPad è inconfondibile con una pagina stampata: nel bene e nel male.
Per quello che ho potuto testare direttamente, i testi sono perfettamente leggibili e a fuoco, e grazie anche alle varie opzioni per regolare contrasto, illuminazione, colore di sfondo della pagina, dimensioni e persino tipo di font chiunque potrà costruirsi il suo ambiente di lettura ideale... non ho protratto l'esperienza di lettura per ore, ma non ho mai manifestato affaticamento visivo, anzi, il poter ingrandire a piacimento il corpo del testo mi ha permesso di fare a meno degli occhiali (per non parlare che la retroilluminazione manda in pensione abat-jour, lampade da lettura, lucine a batteria e faretti vari).
Dalla mia poca esperienza, posso dire che probabilmente un ebook con tecnologia e-ink stanca meno la vista di un pannello LED... ma indubbiamente, sull'iPad è stato fatto un gran bel lavoro e la lettura si è rivelata molto naturale e gradevole.

Dove iPad straccia i concorrenti è – prevedibilmente – nella fruizione di riviste, giornali e fumetti.
Tutti lo bisbigliano e alcuni iniziano a dirlo anche a voce alta, ma l'iPad si candida a iniziare una vera rivoluzione nell'editoria.
C'è ancora confusione sull'argomento e il mercato è tutt'altro che avviato, ma lo strumento ora c'è e chiunque abbia usato l'iPad cinque minuti ha già un'idea di come sarà l'informazione tra qualche anno. Gli esperimenti scaricabili dallo Store non mancano, anche se vanno considerati appunto solo esperimenti... ci sono i libri interattivi della Disney (come Toy Story), i magazine di moda, ricchi di immagini ad alta risoluzione e di contenuti multimediali, e i grandi quotidiani, che si sono tutti messi più o meno in gioco con il nuovo device. Si va dalla più tradizionale trasposizione del cartaceo alle soluzioni più sperimentali, come quella di Wired, che comunque deve rivedere assolutamente le sue tariffe se vuole essere concorrenziale col suo gemello da edicola.
Di certo c'è che la comodità di sfogliare il proprio quotidiano preferito senza neanche uscire di casa o accendere il PC è senza pari... e, almeno per ora, del tutto gratuitamente.

Non faccio nessuna scommessa, ma credo sia quantomeno probabile che con iPad (o device che sposeranno al sua filosofia) sarà di nuovo possibile vendere quei contenuti che in edicola arrivano tardi e impoveriti dalla difficile congiuntura. Il tutto attraverso format originali o tradizionali, riducendo (e in alcuni casi, cancellando) le barriere all'ingresso dei piccoli editori e aprendo la strada a chi saprà meglio interpretare il futuro, fondendo interazione, multimedialità, televisione, gioco e parola scritta.
Se iPad riuscirà a compiere il miracolo, si dimostrerà degno dell'aggettivo "magico" con cui viene propagandato... per ora, vale la pena stare a guardare attentamente come risponderà il mercato. E vale anche per chi proprio non ha simpatia per il marketing aggressivo e settario di Apple.
(Continua)