venerdì 11 febbraio 2011

[ADDETTI AI LAVORI] Marco Gasperetti e Stefano Azzalin

Sta per concludersi la mia serie di interviste agli addetti ai lavori. Abbiamo conosciuto un po' più da vicino il lavoro di designer, copy, sceneggiatori e pubblicitari.
Per chiudere (o quasi) alla grande, questa intervista è doppia, avete presente quelle delle Iene?, ecco, non c'entra una mazza.
Diciamo che caso e inclinazioni personali hanno voluto che conoscessi parecchia gente nel (poco) scintillante mondo della creatività, e tra costoro ci sono anche gli illustratori, tutti piuttosto diversi tra loro per approccio e stile.
Il che mi ha convinto a intervistarne due in un colpo solo, così che possiate divertirvi a cogliere le differenze – per nulla banali – nelle loro risposte alle medesime domande.

Abbiamo dunque oggi sotto i riflettori Marco, docente alla Scuola Italiana di Comix di Napoli (CONI e Gentilini sono tra il suo portfolio clienti), e Stefano (Corriere della sera, Feltrinelli e Hasbro), QUI il suo sito.

Allora, siete illustratori. In poche parole: fate i disegnini. O c'è di più?
Marco: Mi auguro ci sia di più! Poi c'è sempre (sempre) chi pensa che fare questo lavoro sia a) un gioco e b) un NON-lavoro... Ma fare illustrazione vuol dire trasformare quei "disegnino" in qualcosa che riesca a comunicare, un'emozione, delle sensazioni o anche solo divertire e raccontare una storia.

Stefano: No hai ragione, faccio i disegnini. Del resto, detto in maniera cafona, se avessi voluto fare l'artista avrei fatto il pittore (e avrei fatto una vita di stenti uguale).

©Marco Gasperetti

©Stefano Azzalin

Si usano ancora gli illustratori nel ventunesimo secolo? O si predilige la fotografia, magari ritoccata con Photoshop?
Marco: Sono professionailtà diverse. C'è e ci sarà sempre bisogno di chi disegna – anche direttamente in digitale – esiste tutto un settore dell'editoria che necessità di illustratori "classici", diciamo.
Poi sono arrivate le rielaborazioni fotografiche che hanno trovato un loro mercato (anche artistico) che è cresciuto e continua a svilupparsi, ma sono sicuro che uno non possa sostituire l'altro.

Stefano: Si usano sempre gli illustratori. Ci sono una marea di lavori e settori per cui una illustrazione è più utile di una fotografia: libri per bambini e ragazzi, puzzle, giocattoli, libri divulgativi, manuali, persino pubblicità. Anche se quest'ultimo settore in particolare mi è un po' avverso e semi-sconosciuto.
C'è anche chi crea utilizzando fotografie, ma da quel che mi è dato sapere sono pochi: ci sarebbe da tenere in considerazione anche che, al contrario di quello che si pensa, non puoi creare un artwork commerciale utilizzando fotografie altrui di cui non detieni i diritti.
Alla fine mi viene sempre in mente una frase di Andrew Loomis: "il più grande valore pittorico risiede in tutto ciò che la fotocamera non può fare" (liberamente tradotto).

Cosa c'è, di quello che sapete fare, che non si potrebbe e non si potrà mai fare, probabilmente, con un computer?
Marco: Magari si potesse... faticherei di meno! ;D
Una delle cose più ovvie è il fattore creatività. Il computer, al pari di una matita, è solo uno strumento che uso per fare il mio lavoro... certo uno strumento più evoluto della matita, ma sempre di strumento si tratta. E i suoi limiti sono sempre nell'utilizzatore.

Stefano: Personalmente direi nulla, visto che io lavoro quasi solo col computer...
Ormai sono arrivato a limitarmi a fare solo le bozze a matita su carta; dopo scansiono e la matita la faccio direttamente in Painter. Ho la mano pesante e non sono preciso neanche un po', così sopperisco alla mia imprecisione con la possibilità di cancellare e correggere quante volte voglio direttamente da lì, senza più l'ansia da "se cancello un'altra volta consumo il foglio".


©Stefano Azzalin

Molti hanno una visione piuttosto romantica del tuo lavoro. Com'è in realtà? Ve ne state chiusi in una mansarda a dipingere o siete piuttosto api operaie che, al pari di un grafico impaginatore, fanno quello che gli viene chiesto?
Marco: L'ape operaia come metafora ci sta tutta! È un lavoro splendido e sono felice di poterlo fare, e mi ritengo un "fortunato" ma una volta saliti sulla carrozza, beh, vedi che non è proprio una favola. È un lavoro vero e proprio, ripeto, non è come andare in miniera, ma va preso con la massima serietà... e sopratutto rispettando le consegne, sempre molto molto ravvicinate.

Stefano: La seconda che hai detto.
Me ne sto chiuso nella mia stanza e faccio ciò che gli altri mi chiedono di fare. Per me il mio lavoro consiste per lo più nel mettere in immagini ciò che qualcun altro ha pensato; a volte la gente pensa cose assurde che appena le leggo vien da chiedermi: "ma questo come può pensare che disegni una cosa del genere? verrà sicuramente una schifezza".
Mi è capitato raramente di avere totale carta bianca. In realtà preferisco avere una direzione artistica molto pesante, più mi si dà una descrizione dettagliata di ciò che si vuole, più è facile per me tirare fuori qualcosa e meno tempo si perde.

Che strumenti usate per il tuo lavoro?
Marco: Gli strumenti di base per me restano una matita morbida e un foglio di carta. Preferisco sempre fare una bozza del disegno prima di scannerizzarlo. La matita mi dà una sensibilità maggiore nel disegnare, mi rendo conto che potrebbe sembrare un vezzo d'altri tempi, ma è il mio modo di lavorare. Faccio un layout completo dell'illustrazione a matita, e solo dopo procedo all'inchiostrazione in digitale. La fase finale è la colorazione, solitamente in Photoshop.

Stefano: Carta da schizzi e matita micromina 0.3 per bozze e schizzi, un vecchio scassone di computer con una vetusta tavoletta Graphire per tutto il resto. Le immagini le realizzo in Painter, mentre uso Photoshop perlopiù per convertire in quadricromia, effettuare correzioni colore e fare eventuali scontorni.

Avete un tempo minimo per realizzare le tue illustrazioni? E riuscite comunque a tirare fuori qualcosa di buono anche quando ti danno pochissimo tempo?
Marco: Il lusso del tempo non è concesso, almeno a me non è mai capitato.
I tempi minimi per una sola illustrazione variano a seconda della complessità dell'immagine da realizzare. Consideriamo pure il tempo di progettazione che non sempre è immediato, il blocco del disegnatore esiste… eccome se esiste! Comunque, cerco di prendermi almeno un paio di giorni, anche se il tempo poi lo stabilisce l'editore e spesso sono costretto a fare le corse. In linea di massima, non mando mai disegni di cui non sono convinto… ma certe volte uno chiude un occhio e spera che anche il committente lo faccia!

Stefano: In genere mi danno dei tempi ragionevoli per lavorare, a volte me ne danno abbondanti.
Il problema semmai è la mia alta propensione a procrastinare... il che mi porta spesso a prendermela comoda e a pazzeschi tour de force quando la data di consegna si avvicina. Ricorderò sempre quella volta che dovevo consegnare irrevocabilmente per lunedì e mi sono ritrovato a lavorare tutta la domenica pomeriggio, la domenica sera, la domenica notte e il lunedì mattina: arrivato a un certo punto ho cominciato ad avere visioni mistiche.

Che ruolo ha il computer nel vostro lavoro? Potreste farne a meno? O vorreste?Marco: Non voglio e non posso fare a meno del computer. Va detto: il computer ha notevolmente agevolato il lavoro degli illustratori, a partire dalla realizzazione fino alla consegna. Ancora ricordo quando con pennello, boccetta d'inchiostro e foglio mi mettevo ad inchiostrare, poi colorare... questo modus operandi conserva il suo fascino, ma confesso di farlo ormai solo per puro piacere personale. I ritmi lavorativi non lo permettono più questo perché anche l'editore e il committente sanno che i tempi possono essere più rapidi.... ma non così tanto come loro vorrebbero!

Stefano: Ormai non potrei più farne a meno, ma mi piacerebbe: lavorare su carta coi pennelli è per me molto più rilassante, è un'esperienza più intensa, più concreta. Senti veramente la sensazione di stare creando qualcosa. 
©Stefano Azzalin

Si guadagna bene producendo illustrazioni o avete da suggerire altre occupazioni più remunerative per chi ha una certa manualità nel disegno?
Marco: Si guadagna bene? No, non in Italia, comunque. Purtroppo chi sa disegnare, difficilmente rinuncia a guadagnarsi da vivere col suo talento. Io ci provai anni fa: mi misi a fare il commesso, ma poi spendevo tutti i miei soldi in libri, fumetti e VHS (all'epoca) che mi riportavano alla mia passione. Quindi, dopo averlo sperimentato sulla mia pelle, ti dico: chi ha dentro di sé questo "demone" difficilmente lo abbandonerà, anche perché sarà poi lui a rifarsi vivo.

Stefano: C'è chi guadagna bene, ma non è il mio caso, soprattutto nell'ultimo periodo.
Nel settore pubblicitario mi dicono che si guadagna molto meglio... e considerando certe porcherie che ho visto pagate in maniera vergognosa non faccio fatica a crederci.
Bisognerebbe essere dei bravi commerciali di se stessi e, a differenza di me, essere molto costanti. E soprattutto bisogna togliersi di dosso il provincialismo, imparare l'inglese e capire che il tuo mercato è il mondo, non l'italia.


Vi capita di finire un'illustrazione, guardarla, stracciarla e ricominciare daccapo perché non ti convince? O pensate che, tutto considerato, nulla deve andare sprecato?
Marco: Onestamente riesco sempre a capirlo prima, quindi difficilmente porto avanti un disegno che non mi convince.
Casi in cui l'illustrazione migliori grazie alla colorazione digitale o a qualche effetto speciale sono rari. Mi è capitato nella fretta di omettere dettagli… ma roba trascurabile, e se l'editore non se n'è mai accorto. Io non glielo vado certo a dire, poco professionale dici?

Stefano: Quando ho una commessa per le mani, difficilmente ho il tempo per permettermi certi lussi. Può capitare con un cliente nuovo che alla prima illustrazione che gli fai devi aggiustare il tiro per arrivare a capire cosa vuole. Ma sorpassata questa fase, in genere è "buona la prima". Fai uno schizzo o matita e sottoponi, fai eventuali correzioni e colori. Sottoponi un'altra volta e al massimo correggi qualcos'altro. Stop.

Qual è un'illustrazione di cui andate particolarmente fieri? Per cosa è stata usata?Marco: Ancora nulla, purtroppo nulla non ho avuto commissioni di lavori per cui mi senta di dire: ecco, è proprio quello che volevo fare. Mi spiego: alla fine produco sempre bei disegni, o disegni che il cliente ritiene belli... ma fino a questo momento deve ancora arrivare il "lavoro giusto".

Stefano: Devo essere onesto: non c'è.
Posso essere soddisfatto di un'immagine mentre ci sto lavorando o nei pochi giorni successivi a quando l'ho finita... ma poi passo oltre e francamente non mi dice più niente.
Tendo, per fortuna credo, a non essere mai pienamente soddisfatto dei miei lavori e così cerco sempre di migliorare in quello successivo.
L'illustrazione di cui vado più fiero è quella che non ho ancora realizzato.

La disposizione naturale al disegno immagino sia una dote imprenscindibile per fare il tuo lavoro. O non è così? Si può supplire con la tecnica o con strumenti "ausiliari" quali l'episcopio?
Marco: Ma non dirlo neanche per scherzo! Disegnare non vuol dire riprodurre un'immagine, dove metti tutto il lato creativo della cosa? Non basta saper copiare. Anche per i prodotti più commerciali il cliente si aspetta che tu crei qualcosa di nuovo, di unico in un certo senso. Prendere ispirazione è una cosa, copiarla è tutt'altro affare. L'episcopio non va assolutamente considerato uno strumento per disegnare. Anche per ricalcare ci vuole mano, o si rischia l'effetto "filo di ferro", sai quel tratto incerto abbastanza uniforme che si ottinene ricalcando...

Stefano: Può esserci una predisposizione naturale, ma dubito esista il talento.
Le basi del disegno e del colore sono essenziali. Poi a seconda del settore in cui si vuole lavorare può darsi che prevarrà la ricerca artistica (ad esempio nei libri per bambini) o la capacità tecnica (come nel caso di immagini fantasy), ma dietro entrambi ci saranno ore ed ore, notti insonni passate a studiare e fare pratica.
Puoi anche ricalcare foto, ma se poi non sai usare i colori, non sai creare una composizione dignitosa, non sai raccontare una scena, ciò che otterrai sarà solo una buona copia di una foto.
E allora tanto vale usare la foto.

Quando non disegnate per lavoro, cosa disegnate?Marco: In genere, l'opposto di quello di cui mi sto occupando per lavoro. Se lavoro su uno stile molto grottesco, di rigetto mi metto a disegnare cose più realistiche… e viceversa. Di recente mi sono scoperto a disegnare "robottoni" cartoon. Mi diverte molto, ho anche abbozzato un paio di storielle… ma alla fine (guarda un po') non ho mai abbastanza tempo per realizzarle.

Stefano: Non disegno.
A parte in questo periodo in cui cerco di mettere insieme un portfolio fantasy per cambiare rotta nella mia carriera, sono forse un po' atipico e ormai non disegno quasi mai se non è per lavoro. Dopo che ho passato magari 12 ore davanti a quest'affare luminoso non ho nessunissima voglia di tenere ancora in mano una matita o la penna della tavoletta grafica (e poi mi fa male la mano a un certo punto!).

L'illustrazione che avreste sempre voluto vi commissionassero?Marco: Parecchie, a partire da qualunque cosa su Batman della serie animata, Bruce Timm ha davvero ricreato uno stile! Per anni ho cercato di emularlo cercando comunque di renderlo più mio, più personale. Ma quella linea chiara, pulita mi affascina sin dai primi fumetti di Tin Tin. Quindi sono qui in attesa, so già anche come farla, una bella Catwoman ci sta sempre benissimo!©Bruce Timm

©William O'Connor

Stefano: Una bella illustrazione fantasy piena di azione! Wizards of the coast, prima o poi arriveròòòò.

Vi capita mai di essere in giro, in viaggio o comunque non al tavolo da disegno e vi viene l'ispirazione improvvisa per un'illustrazione? Se sì, cosa fate, cominciate a scarabocchiare dove vi capita?
Marco: È esattamente per questa ragione che mi porto sempre dietro un blocco e una matita. In realtà lo faccio solo quando so che devo affrontare un lungo viaggio in treno, oppure che resterò fuori per alcuni giorni. Al di là dell'ispirazione è spesso una necessità quasi fisica, hai presente quando sei al telefono e scarabocchi su un foglietto? Più o meno è la stessa cosa... solo che a me viene un po' meglio.

Stefano: In realtà fino a qualche tempo fa per farmi venire l'ispirazione per un'immagine usavo la seguente tecnica: staccavo tutto, mi sdraiavo a letto con gli occhi chiusi e cominciavo a pensare. Era il modo migliore per concentrarmi visto che mi distraggo facilmente, anche se a volte pensavo troppo e mi addormentavo.
Mi ricordo che la scorsa primavera non mi veniva assolutamente nessuna idea per delle immagini complesse che dovevo realizzare. Allora sono uscito, armato di blocco da schizzi, gomma e matita e sono andato al parco a sedermi in una panchina sotto il sole: ha funzionato.
Altre volte invece è solo una questione di costanza: mi metto lì e comincio a scarabocchiare quelli che in inglese vengono chiamati thumbnail; lavorare a matita su piccoli pezzi di carta (chessò, 10x6 cm) ti permette di vedere le cose nel suo insieme senza farsi distrarre dal particolare.
Un ultimo consiglio: se volete fare gli illustratori sappiate che dovete essere capaci di sopportare la solitudine e di dire addio facilmente alla vostra vita sociale in certi periodi.

15 commenti:

LUIGI BICCO ha detto...

Non so se nel settore pubblicitario si guadagni di più. Tra le agenzie che conosco ce n'è qualcuna che è riuscita a commissionare 3 storyboard (per spot televisivi) da 30 vignette l'uno per 800 euro, ma da consegnare entro le 36 ore successive.
E che io sappia funziona sempre più o meno in questo modo. A parte i prezzi, intendo. Magari c'è qualcuno che riesce a farsi pagare di più.

Sta di fatto che chi ha fatto quegli storyboard, non ha dormito per 36 ore e poi ha dovuto fermarsi per quasi una settimana. Se parli con chi fa l'illustratore in questo settore, viene sempre fuori che cercano di spaccarsi la schiena su una scrivania per tre settimane e poi si devono per forza prendere una pausa.

Ecco perchè non mi metterò mai a fare storyboard per la pubblicità :)

In passato (ma tanto in passato) ho bazzicato anche io la scuola di Comics di Napoli. Bell'ambiente.

Comunque bella intervista.
Bravo Luca, come sempre.

Matteo ha detto...

Come al solito ottima intervista. Quello che ne esce fuori è un ritratto penso esaustivo delle magagne della professione e anche dei suoi punti di forza. Io ero portato per il disegno, ma non ho mai studiato in quel senso e quindi mo impagino libri... però certo 12 ore a disegnare già le spendevo mia sponte quand'ero piccolo, forse ero tagliato per il mestiere :)

p.s. mi è sempre piaciuto moltissimo lo stile di Stefano e mi fa piacere conoscere quello completamente diverso di Marco

Maddux Donner ha detto...

Sull'addio alla vita sociale devo quotare Stefano.
Non essendoci continuità nel nostro lavoro (ma mica solo in quello di illustratore, eh!), si alternano periodi di fancazzismo totale ad altri in cui devi affidarti al caffé e a qualsiasi altro artificio per restare in piedi le ore necessarie per finire il lavoro.

Lavoro che poi è quasi sempre sottovalutato, non dico a livello di "disegnini", ma poco ci manca.
Ricordo quando, presso un editore medio-grande, sentii nell'altra stanza il direttore dire al caporedattore "ma ci serve davvero sto disegno? non possiamo metterci una foto?", e parlava dell'illustrazione che mi era appena stata commissionata, per l'astronomica cifra di 150 euro lorde, pagabili a 90 giorni.

Taka ha detto...

Sugli storyboard non saprei che dire non avendone mai fatti (e probabilmente mai ne farò), ma ricordo sempre con un certo shock per esempio l'aver appreso che la realizzazione di un personaggio fumettoso usato per dei manifesti e volantini fosse stata pagata dall'agenzia qualcosa come 1000 euro.
per me ne valeva un quarto.

sono arrivato al massimo a 800 euro per una singola immagine, ma era decisamente complessa... >_>

CyberLuke ha detto...

Nota bene: il Taka qui sopra è lo Stefano intervistato.
Fatevi dire da lui il perché di questo assurdo nick. ;)

Dama Arwen ha detto...

A volte mi chiedo se sono un'illustratrice mancata, se ovviamente avessi studiato anche le "basi" :-)


Se non altro mi son preservata il piacere di scarabocchiare solo quando miva, quel che mi va, e nello stile che preferisco (cioè ANIME) anzi, mi sa che il mio sogno vero era di fare l'animatrice, ma NON qui in italia...

Però come Taka (Stefano Azzalin) e Marco, io scarabocchio sempre, anche al telefono;
quando arrivo alla fine dei miei disegnini (i miei li chiamerei tali) non sono mai soddisfatta... vorrei ottenere di + da me stessa...

@Cyber: e tu perché non hai tentato la strada dell'illustrazione piuttosto che quella di Creativo? :-)

BlackBox ha detto...

Lo stile di Marco mi piace molto, e quando poi ho visto le cose di Bruce Timm la sua influenza è evidente! ;-)
Stefano è più adatto per altre cose, ma entrambi mi sembrano professionali, e anche alcune loro risposte sono illuminanti.
Cmq è impressionante di come, all'interno di una certa "cerchia" professionale (disegnatori, grafici, copy etc) le problematiche siano sempre le stesse: poco tempo, paghe scarse, poca considerazione per il ruolo etc...
Forse dovevo fare come diceva mia madre e andare a lavorare nel suo negozio... ma anche lei è là che piange miseria tutto il tempo :-D

bit4 ha detto...

Personalmente sono quasi del tutto incapace di disegnare. Persino tracciare un linea diritta può rappresentare un ostacolo insormontabile per la mia scarsa perizia. Per questo motivo quando vedo ciò che Marco e Stefano riescono a trarre figure da un foglio bianco sono preso da fremiti d’invidia per quel talento di cui sono del tutto privo...
Complimenti, e grazie a Luke per averli intervistati. :)

Anonimo ha detto...

Queste interviste sono delle vere perle!
Grazie Luke!

Gabry

Taka ha detto...

Da notare la rasatura perfetta dei due loschi figuri... :D

Simone ha detto...

Mamma mia, che bravi che sono!

Simone

Fra ha detto...

Belle, come sempre, le tue interviste, Luca!
Complimenti a Marco e Stefano per i loro lavori (almeno quelli pubblicati qui!) :)

Antonio ha detto...

Luca non smettere, queste interviste sono interessanti!

CyberLuke ha detto...

@Dama: forse perché avrei fatto la fame? :D

Hirilaelin ha detto...

"Chi ha dentro di sé questo "demone" difficilmente lo abbandonerà, anche perché sarà poi lui a rifarsi vivo."
Eh.
Caro Divino, come hai ragione.

Complimenti, bellissima intervista!

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