mercoledì 16 febbraio 2011

Europunk. Fino al 20 marzo.

La mostra dedicata alla grafica Punk (e alla sua controcultura visiva più in generale) non è vastissima ma di discreto interesse.
Gli originali sono esposti in uno spazio allestito in maniera sobria ma non sciatta e sono in un numero sufficiente per farsi un'idea della produzione dell'epoca.

Sia chiaro, non è una mostra esaustiva e non rende merito alla portata del fenomeno che scosse il mondo in quegli anni, ma per sei euro si può fare, e in più la cornice è davvero superlativa.
Se decidete di andarci, investite anche una mezz'ora nel caffé al piano di sopra. C'è una vista su Roma che mette in pace col mondo. ps Andrea era particolarmente gasato nel constatare quanti dei 45 giri esposti fossero presenti anche nella sua personale collezione di dischi, anche se ciò lo datava (ok, ci datava) inesorabilmente.
E, ad ogni modo, il mio periodo punk l'ho vissuto anche io, quando non avevo a disposizione Macintosh e Photoshoppi vari ma solo ronzanti fotocopiatrici, retini autoadesivi, caratteri trasferibili e micidiali Rapidograph.

Per l'occasione, ho ripescato per voi una roba fatta in quegli anni.
Non c'era il mela-Zeta, ma che nostalgia.

11 commenti:

Fra ha detto...

carina la roba della dellera del tuo periodo punk... che impressione pensare a quanto la tecnologia è andata avanti in così (relativamente) poco tempo.

BlackBox ha detto...

Fa impressione vedere un fenomeno come il Punk già in un museo... Io ero troppo piccola, ma ricordo mio fratello maggiore quando tornò a casa con la testa rasata ai lati e mio padre che non lo fece entrare.
Restò punk per tutti gli anni ottanta, fuori tempo massimo forse, ma lo è rimasto dentro ancora adesso. ;)

Christian ha detto...

Anch"io mi sono perso il Punk e pur non avendolo vissuto provo una strana nostalgia per quel periodo, che liberò la creatività da tante regole e vecchi schemi.
Ma oltre le tue grafiche, eri punk anche nel"aspetto?

CyberLuke ha detto...

No... per look ero più simile a un Simon LeBon dei poveri.

Maura ha detto...

A Bologna e dintorni il movimento Punk incontrò terreno parecchio fertile, anche io ero molto piccola ma anche io avevo un fratello punk (credo che qua TUTTI avessero un fratello punk), e lui lo era anche più degli altri perché collaborava a una fanzine, Plexiglas mi pare si chiamasse; si era fatto stampare un ingrandimento di lui al concerto dei Clash a Bologna e la tenne appesa in camera finché restò in casa dei miei.

Coi segni e i codici provocatori della grafica Punk quindi ci sono cresciuta, ci vedo parecchia aggressività ma anche tanta ironia, non mi dispiacerebbe visitare la mostra, se non fosse che ormai un Frecciarossa è un lusso.

Yeeshaval ha detto...

Fuori tempo massimo pure io: eppure i miei due anni a Berlino mi hanno cambiata forse per sempre.

E, tornata qui, non è stato facile. La società impone un certo standard, non è certo una novità... di conseguenza quando non ti adegui si inizia a pensare male di te, se sei una ragazza poi, povera te: sei una zozzona, una drogata, una spostata.

Nessuno che fa un passo in più e si chiede cosa c'è dietro una parola, un pensiero, un movimento che tuttora ha echi nell'arte, nella musica, nel design.

L'idea di una mostra un po' mi fa tristezza, mi aspetto quasi di trovarci due manichini vestiti con tanto di spille da balia conficcate nei posti giusti e il cartellino "tipici esemplari".

stampa foto ha detto...

Una belle ed interessante iniziativa!

Anonimo ha detto...

Sono andato a visitarla la settimana scorsa, con molte aspettative, ma sono rimasto abbastanza deluso.... le didascalie lasciavano un po’ a desiderare: fatta eccezione per i testi introduttivi alle sale, mancavano le targhette per identificare le varie installazioni e gli oggetti esposti, e questa mi pare una mancanza grave.
Bizzarra inoltre la scelta espositiva dedicata al punk italiano nella sezione dal titolo “GAP” (i Gruppi di Azione Partigiana fondati da Giangiacomo Feltrinell). Il testo introduttivo alla sala spiega che “non c’è mai stato un vero movimento punk in Italia… i giovani italiani preferirono interessarsi al nuovo movimento delle Brigate Rosse, le loro chitarre diventano dei kalashnikov AK-47”.
Mi dispiace per i Rats (Modena, ’79), Great Complotto (Pordenone, ’76), e i vari gruppi hardcore italiani (RAF Punk, Wretched, Nabat…) se ai kalashnikov hanno preferito le chitarre punk, perché qui di loro non c’è memoria. :/

CyberLuke ha detto...

@anonimo: le didascalie in realtà c'erano, ma gli allestitori hanno scelto una modalità particolarmente originale, di cui parecchi non si sono accorti. All’ingresso di ogni sala, accanto al pannello del testo introduttivo, c’era uno scatolone contenente fotocopie (da prendere con sé e portare a casa) sulle quali erano illustrati i reperti presenti nella relativa sala.
Sul pannello di una delle sale veniva spiegato che la fotocopia, in quanto alla portata di tutti, è stata il mezzo più utilizzato per veicolare il messaggio punk, sia esso volantino, manifesto, o di più ampio contenuto come una rivista.
Una bella trovata, a mio avviso.

Vale ha detto...

A me è piaciuta complessivamente, però il paragone tra Giangiacomo Feltrinelli - con annesso traliccio-lego- e Sid Vicius mi è rimasto sul gozzo. E al gruppo francese avrei dedicato meno spazio.

martina ha detto...

mi piace il movimento punk,lo trovo anticonformista e molto divertente!! vi segnalo un articolo che parla di questo evento..http://magazine.fashionis.com/2011/03/europunk-la-cultura-visiva-punk-in-europa/ l'ho trovato su fashionis magazine. a simboleggiare che il punk interessa anche la moda!! :)

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