martedì 1 febbraio 2011

Masse creative.

Stefano ha da pochissimo reso disponibile per il download Masse Creative (da QUI), che, probabilmente bruciando sul tempo chiunque altro in Italia, la dice tutta sul crowdsourcing, o – per dirla con le parole dell'autore – l'atto di prendere un lavoro, solitamente svolto da un individuo all'interno dell'azienda, e farlo svolgere all'esterno da un gruppo numeroso di persone attraverso una chiamata aperta a tutti.
Masse Creative è organizzato in 106 pagine di agevole lettura, divise in quattro capitoli e corredato di infografiche ben realizzate.
Ora... mi piacerebbe un sacco condividere l'analisi di Stefano (tutt'altro che superficiale, sia chiaro). Significherebbe che le cose sono migliori di quello che crediamo e che per questa professione c'è ancora un filo di speranza.
Ma non voglio illudermi.
Le cose peggioreranno ancora, prima di migliorare.

18 commenti:

BlackBox ha detto...

Scaricato. Non l"ho letto ancora tutto, ma la mia prima impressione è che l'autore sia un filo troppo ottimista sulla faccenda del crowdsourcing, che, per il poco che vedo io dal mio spicchio di mondo lavorativo, mi pare a tutto vantaggio delle aziende e poco o nulla del grafico.
Che poi serva a smuovere il mercato, quello posso essere anche d'accordo... Ma ci sono parecchie zone d"ombra, ancora. :-/

OniceDesign ha detto...

Ciao BlackBox... forse è perchè devi finire di leggerlo :)
La terza parte (e, se leggi tra le righe, anche la quarta) sono assolutamente CONTRO il fenomeno.
Personalmente, l'opinione che mi sono fatto è la seguente: seppure il concetto di crowdsourcing (condivisione, scambio, compartecipazione) siano legittimi, sacrosanti e quasi auspicabili in certi ambiti, il crowdsourcing creativo è assolutamente deprecabile.
Trasforma questo mestiere (il mio, il nostro) in un mercato del pesce di bassa lega.

Leonardo ha detto...

Insomma, un po' il concetto di gara d'appalto con un nome nuovo... mi pare un po' poco, ed e' significativa l'analogia che a un certo punto viene fatta col tipo che assaggia tutto da più ristoranti e poi decide cosa mangiare, ovviamente pagandone solo uno.
Io non lavoro esattamente in questo settore, ma ho esperienza (pure troppa) di "prove" a costo zero che di fatto sono lavori veri e propri, che poi non sono sfociati in nulla (e non e' che io sia proprio un incapace, visto che il mio piccolo giro di clienti affezionati ce l'ho, qualcosa vorrà" dire).

BlackBox ha detto...

Ah, ok, il fatto è che leggendo la prima parte (e sfogliando anche il resto) mi è sembrato quasi un testo "propagandistico", che prendesse la svolta che dici più avanti non lo sospettavo.
Purtroppo ci sono tanti nomi per definire lo sfruttamento di manodopera... :-(

OniceDesign ha detto...

E la cosa peggiore è che gli "sfruttati" sono i più contenti. O meglio: sono consapevoli che il sistema fa schifo, e sono pronti a scannarsi tra loro ogni volta che perdono un contest o si vedono soffiare quattro soldi dal "collega" più ruffiano... eppure gli va bene così.
Paradossalmente, gli fa schifo ma gli piace.
Le risposte che mi hanno dato gli user sul perchè si ostinano a giocare a questo gioco squallido, è che "è uno svago", "è divertente", "ci si mette alla prova".
Non lo so. Temo che molti credano davvero di potersi fregiare del titolo "creativo" o "designer" solo perchè vincono quattro dollari su Zooppa.

Matteo ha detto...

Dovrebbero vietarle ste cose...
(non il tuo opuscolo, il crowsdourcing in sé :D"

CyberLuke ha detto...

Appunto: nomi nuovi per vecchie pratiche.
E specchietti, un sacco di specchietti con nomi fighetti e sempre gli stessi che ci guadagnano.

Annalisa ha detto...

Non parlatemi di crowdsourcing, per favore: mi piace che un’idea, non un prodotto finito, possa nascere da un team di sviluppatori e al tempo stesso coinvolgere una comunità di persone.
Ma deve restare un esperimento, ripeto, soprattutto un’idea, non legata a logiche commerciali.
Chiunque utilizzi questa pratica può infiocchettarla come e quanto vuole, ma quando ci sono i soldi di mezzo c'è quasi sempre malafede.

Tagliaerbe ha detto...

Assolutamente d'accordo.
Hai bisogno di un logo, o di disegnare il layout del tuo sito web? vai su 99designs, dove decine di persone si scanneranno per produrlo ad una frazione del prezzo del tuo grafico o del tuo web designer di fiducia.

Ti serve un'idea per una campagna pubblicitaria? vai su Zooppa (citato abbondantemente in "Masse Creative") e troverai creativi a mazzi, a prezzi ridicoli (rispetto a quelli delle più blasonate agenzie).

In poche parole, da un lato ci sono i produttori, spesso freelance che lavorano per poco, dall’altro i committenti, che tirano il prezzo all’inverosimile.

E' l'ennesima corsa al ribasso.
Ma più in basso che lavorare gratis cosa c'è? Pagare per lavorare?

Mik ha detto...

Istintivamente verrebbe anche a me da dire “non è giusto”, però cerco di contenermi, se ci prendo la mano chissa quanti ne potrei aggiungere per tante altre cose che vedo nel lavoro come nella vita quotidiana, e capita che lo faccio pure.
Ma alla fine che ne ricavo?
Che mi sento buono e bravo, ma anche frustrato da un senso di ingiustizia, e sopratutto non cerco di comprendere le ragioni di un fenomeno di portata mondiale, e quindi di accettarlo e ritagliarmi il mio spazio.

Io sono un caso atipico, non partecipo mai ai concorsi così come però faccio le raccolte punti: facendo velocemente 2 conti comprendo che non ne vale quasi mai la pena, eppure funzionano con la maggior parte delle persone.

L’effetto di questo fenomeno è certamente l’abbassamento della qualità, perché la valutazione della qualità è troppo soggettiva per poter essere contestata a una persona con la quale si collabora sporadicamente, quindi poi ci si livella a dei valori appena soddisfacenti.
Tutto male quindi?
No, perché mentre l’offerta di qualità scende, rimane la domanda di qualità, solo che spesso non potrà mai essere ripagata da un banner.
Ecco che si apre un mercato, per ora poco esplorato, dei contenuti di qualità pagati dagli utenti, che sarà sempre difficile far produrre in outsourcing.

BlackBox ha detto...

Nessuna novità visto che in Italia nessun albo/ordine che certifichi chi ha le necessarie competenze per offrire servizi “multimediali”. Da quando 20anni fa il pc è atterrato nelle case, ogni “geek” con una copia crackata di Photoshop si spaccia per grafico, web designer, etc… quindi perchè vi stupite?

Intromat ha detto...

avevo già visto la segnalazione tramite twiiter e facebook, odevo solo procedere al download e leggerlo ;)

Larsen ha detto...

mi ci son gia' scontrato con questo fenomeno... fatte due "prove" e abbandonato all'istante.

il problema e' che piu' la crisi del settore andra' peggiorando, piu' questi sistemi verranno diffusi.
piu' vengono diffusi, piu' per un cliente qualsiasi diventera' "normale" ricevere 2000 proposte su un unico brief.
piu' questa "normalita'" prendera' piede, meno possibilita' di lavorare e mantenersi con questa professione si troveranno sul mercato.

Ettone ha detto...

chissà, forse arriveremo anche a mangiare con la partecipazione di tutti... Non ho letto ancora il libretto e l'ho scaricato...

ma di fatto ho sempre avuto la mia idea anche su wiki e altri siti che si basano su questo metodo, ovvero che sono professionalmente scadenti...

I grafici di tutto il mondo dovrebbero sbattersi per ottenere riconoscimenti e attestati di professionalità, cercando di scalzare i soliti che guadagnano con niente e quelli che si spacciano per maestri ma che tali non sono...

Jacopo ha detto...

Internet di per se ha rivoluzionato tutta una serie di processi economici e commerciali e continua a farlo nel suo naturale sviluppo.
Ma tutto ruota intorno alla qualità, se 1000 grafici di zooppa producono un logo migliore di una grande agenzia alla metà del prezzo non c’è molto da discutere, al cliente conviene utilizzare il modello del “crowdsourching”.
Il problema semmai se lo dovrebbero porre i 999 grafici che non hanno vinto il contest e hanno lavorato gratis.

Simone ha detto...

Ma che sarebbe, tipo gli editori che fanno raccolte di racconti? La pubblicità sul blog pure... però almeno lì un minimo gli utenti vengono pagati.

Simone

Andrea Giovannone ha detto...

Grazie della segnalazione Luke ;-)

Izzy ha detto...

La svalutazione di un mestiere creativo a causa della sua apparente facilità e dalla diffusione a basso costo degli strumenti per svolgerla.
Aziende che non si rivolgono più a professionisti e non esaminano bozze, ma valutano solo progetti completi pescati a caso dentro una cloaca di robba fatta nel tempo libero da persone non qualificate.
Hobbysti contenti di perdere il proprio tempo senza nessuna garanzia, che accettano di far parte di un meccanismo creativo che basa il livello della sua qualità sulla statistica (un progetto ogni tot sarà almeno decente...), per la prospettiva (remotissima) di un guadagno ridicolo.

Mmm... perché mi ricorda tanto il mercato della narrativa italiana? Dove gli editori non accettano il pacchetto “sinossi, riassunto, saggio di stile” ma si aspettano che qualcuno perda mesi-anni della propria vita su un progetto senza neppure un incoraggiamento (economico ma dopotutto anche psicologico), così, tanto per, con la consapevolezza che se tutto va bene non ti ripaghi manco la corrente elettrica consumata dal pc? Chissà perché mi è venuto in mente... XD

Spero per voi che il settore della grafica non faccia la stessa fine.

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