lunedì 28 marzo 2011

Grafica moderna? No, grazie.

Bel restyling operato sulle copertine dell'intera bibliografia di Bret Easton Ellis in occasione del 25° anniversario della pubblicazione di Meno di Zero (un romanzo che, ai tempi, mi colpì parecchio ma che, rileggendolo, non mi sembra valere la metà).

Poi, naturalmente, i grafici italiani devono fornire la loro interpretazione: notate quanto basta poco a svilire e banalizzare una copertina ben progettata.
I miei complimenti.

17 commenti:

BlackBox ha detto...

Le cover mi piacciono, sono un po' "facili" ma un'idea di base c'è e la serializzazione garfica per designare un certo autore m'è sempre piaciuta.
Quella italiana, come dire, le ricaccia indietro di una ventina d'anni...

Marcus ha detto...

Beh l'idea delle shilouette non è nuovissima ma funziona sempre, a me ormai fa un po' pubblicità degli iPod ma ripeto non dispiace.
A noi italiani invece sembra sempre mancare il coraggio, non so perché, forse per non "spaventare" i potenziali lettori? mah...

elgraeco ha detto...

Ma l'ultima è in stile Einaudi. Cioè, sono tutte uguali. Ho un libro di Lucarelli che pare identico.

Però, non so, questa me la devi spiegare. Le originali le trove ben fatte e accattivanti? Perché
Forse sono io che non ci arrivo, ma non mi sembrano 'sto granché.

?

CyberLuke ha detto...

Sì, le trovo ben fatte.
È vero che usare le shilouette è un vecchio stratagemma, ma è bastata la trovata di sistemare il testo in punti cruciali della foto per renderle originali e disturbanti.
E infatti nella versione italiana dove lo hanno tolto, è tornata di colpo una copertina come tante.

elgraeco ha detto...

Sì, da questo punto di vista è proprio vero. Nel senso, la versione Einaudi è ritornata anonima.
Ma, tra parentesi, si può fare? Modificare la copertina di un altro grafico fino a questo punto?

Ettone ha detto...

@elgraeco: quando si tratta di copertine di libri i grafici e i loro "diritti" creativi valgono meno di zero. Un conto sarebbe modificare una foto o un artwork e un conto è prendere una versione straniera e ristamparla in italiano... In questo caso ciò che conta sono i dollaroni che l'editore paga alla casa editrice originaria, non la copertina...
purtroppo...

Ps... Direi che mentre nella versione straniera la shilouette con le scritte ha un non so che di cupo e di stiloso, in quella italiana ciò che ne viene fuori è soltanto un "cornuto"... Che probabilmente a conti fatti attira maggiormente l'attenzione... AH AH ;)

Matteo ha detto...

Concordo con Luca :)
Accattivanti.

Einaudi segue il suo stile...

elgraeco ha detto...

Eh, ma è scandalosa 'sta cosa! Sul serio, non ne avevo idea.

Mi sa di profonda mancanza di rispetto per il lavoro altrui...

(A meno che non abbiano chiesto e ottenuto il consenso. Questo non lo so)

NeverEndingStory ha detto...

Niente di esaltante, ma funzionano!
O, perlomeno, si fanno notare. Se poi – come credo – abbiano impiegato dei colori fluorescenti, vengono ancora più "fuori".

Maura ha detto...

Quella di "Meno di zero" è bellissima, le altre un po' più "già viste".
Che le copertine cambiassero di Paese in Paese lo sapevo, ma che vi rimettessero mano per "adeguarle" a un altro mercato in effetti mi mancava.
E condivido lo sdegno di elgraeco.

Gloutchov ha detto...

Non c'è niente da fare... Einaudi non abbandonerà mai la sua linea di copertine.

Tempo addietro credo di averne parlato sul mio blog. Mi sembra che in Italia si cerchi di identificare l'editore attraverso uno stile standardizzato delle copertine (per l'appunto Einaudi e Guanda sono esempi calzanti), mentre all'estero si cerca di identificare l'autore.

Non so se sia una "regola" reale ma, questa è la mia impressione di lettore.

LUIGI BICCO ha detto...

E qui, se permettete, mi faccio una bella risatona.

Nel post c'è tutto il succo del pensiero italico a proposito delle arti visive.

Bravo Luca per sottolinearlo.
Non ci stancheremo mai ;)

CyberLuke ha detto...

Eppure basterebbe lasciar fare a tutti (tutti, mica solo i grafici) il loro mestiere.
Farsi da parte e dire: "Questo è campo tuo, fai tu".
È la cosa peggiore di questo lavoro .
Ok, diciamo una delle peggiori.
Ma no, non c'è verso: qua è tutto un fiorire di anziani ai lavori in corso che ti dicono dove mettere quel tubo o dove far passare quel cavo.
Con la grossa differenza che questi "anziani" sono quelli che firmano i tuoi assegni.

Anonimo ha detto...

Cito Caparezza: "Da qua se ne vanno tutti / non te ne accorgi ma / da qua se vanno tutti"...

...è così, non c'è rispetto per la professione.

Fra ha detto...

in effetti, osservandole, è proprio vero che quella italiana è abbastanza anonima, invece delle altre si può dire di tutto ma non che siano anonime... personalmente non mi piacciono molto nemmeno quelle originali.
nemmeno io sapevo questa cosa della modifica della grafica della copertina... che poi mi sa un po' come la modifica dei titoli dei film, che odio parecchio!

Uapa ha detto...

Non sono una macina-libri, lo ammetto, ma ogni tanto me ne capita qualcuno in mano e concordo sulla standardizzazione delle copertine in base alla casa editrice... Ed alle già citate aggiungo anche la Garzanti :-P

pa ha detto...

le scritte al posto degli occhi sono fantastiche, molto adatte a Ellis.

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