venerdì 25 marzo 2011

No car? No party. E non parti.

Quella che vedete qua sopra (se non avete proprio nulla da fare, potete anche cliccarci sopra e vederla ancora più grande nella sua caotica, elettrica inesplicabilità) è la mia Aygo, che proprio non ne vuole sapere di mettersi in moto.
E senza dare il benché minimo indizio al tipo che ci sta lavorando sopra ormai da giorni, cercando un corto circuito che proprio non si trova ma che - al tempo stesso – deve esserci... da qualche parte.
Non ho idea di quanti chilometri di cavo elettrico debba possedere un'automobile modernamente cablata, ma lo scorcio che ho visto attraverso le plastiche rimosse sopra un universo nascosto e buio e incomprensibile mi ha fatto venire un brivido elettrico su per la schiena.
Le nostre automobili, i nostri televisori, i computer e tutti gli altri oggetti che usiamo tutti i giorni non ci dicono nulla della loro complessità... finché funzionano.
Ma dentro, sotto la loro pelle di plastica verniciata in colori modaioli o sotto il sottile strato di metallo satinato, hanno anche loro le loro viscere.
E se ci guardiamo dentro, non capiamo nulla. Tranne che sì, anche loro, le macchine, esattamente come voi e me, hanno dentro qualcosa che può guastarsi e guastarci la festa.
Ma la cosa che più mi rode non è neanche questo, certo che no.
È che, in questo schifo di città che vogliono farci passare per una metropoli moderna, non puoi proprio fare a meno della macchina.
Non puoi.
È questo.

12 commenti:

Thoughtful Blankness ha detto...

Strano le toyota hanno la reputazione di essere affidabili (anche se la aygo è un progetto spurio). La prima cosa che ho pensato vedendo la foto è che il tuo elettrauto non si ricorda dov'è la scatola dei fusibili ;-) scusa la battuta. Spero che la tua I go si riprenda presto ... Più che un nome un ossimoro :-(

fotografo imperfetto ha detto...

non era un problema di gasolio? mi sa che ci vorrebbe il dottor house per la diagnosi o al limite ''13''

laFra ha detto...

Spero che la tua I go guarisca prontamente; nel frattempo puoi pensare ad un mezzo alternativo -visto che Roma non ha molte offerte a livello di trasporto pubblico- tipo la bici.
Ormai e' primavera, e non devi trascurare il fattore di risparmio in combustibili (ora che la Libia e' sotto bombardamento) ed il fattore "faccio attivita' fisica" senza pagare l'abbonamento della palestra.
In bocca al lupo.

Ferruccio gianola ha detto...

Luca, Luca, appena ho visto l'immagine mi sono chiesto non è che ti vuoi fare assimilare dall'auto come se fosse un Borg?

Larsen ha detto...

ecco perche' preferisco auto con piu' di 15 anni di vita sulle spalle...

tutto cio' che non c'e', non puo' rompersi.

claudia ha detto...

@lafra: ma hai presente Luca? quello che "la palestra no si suda e poi non posso mettermi la maglietta preferita e mi si vede la pancetta-?!
figurati se si scapicolla in giro con la bici...
e mi piacerebbe tanto vederlo eh! ma dubito che avro' mai questo piacere. e uno scooter lasciando la macchina al rottamatore ?

Alessandra ha detto...

In questo caso benedetta Cambridge e tutte le città piccole o grandi in cui puoi girare anche senza macchina e speriamo che la tua Aygo si riprenda. :)

CyberLuke ha detto...

In bici: magari.
Immagino che Shangai sia piena di bici, ma, Fra, ti prego, dimmi come fanno. Come possono.
Qui sarebbe impossibile.
I ciclisti sono percepiti come un fastidio e un pericolo potenziale. Le distanze sono improponibili da coprire (a Torino, forse no) e inoltre Roma è edificata, come saprete, su sette colli, altro che pianure padane.
In auto è comunque un inferno, ma è un inferno comodo rispetto quello dei mezzi pubblici, rimasti arretrati a decenni fa.
Credetemi, spostarsi a Roma è un incubo.
Magari vi affascina il foro Romano e i vicoli e le fontane, ma non vorreste davvero vivere qui... almeno, non se avete un lavoro a cui recarvi tutte le mattine.

Uapa ha detto...

Aaah, i mezzi pubblici di Roma, altro che palestra :-)
Ogni giorno mi faccio 3 ore di lotta greco-romana per salirci e rimanerci a bordo, sauna in ogni stagione dell'anno, esercizi acrobatici vari a favore di addominali e braccia... ^^
Mi spiace per la macchina, spero che trovino il guasto quanto prima.
Comunque appena il tempo si stabilizza: bici, alla faccia delle salite. Mi verranno i polpacci di Pantani, ma almeno non divento isterica :-) In genere è pericoloso, ma ho trovato un percorso sicuro su un marciapiedi lunghissimo e semi-deserto ^^

laFra ha detto...

@claudia: francamente no, conosco Luca solo tramite il blog ;p

@Cyber: qui la bici fa massa, nel senso che ci si muove in mandria, bloccando suv e bus (pericolosissimi).
A Shanghai le bici detengono il potere, anche perche' le puoi parcheggiare ovunque...vero che le distanze ti uccidono, ma -ribadisco- ottima attivita' fisica.

@Uapa: polpaccio definito e ottimo fondoschiena: i vantaggi di pedalare sui sette colli ;)

Raffy ha detto...

Confermo: Roma ( o una citta' come Roma ) ha senso solo se non devi lavorarci.
Per farci una vacanza, anche breve, e' splendida, e devi solo preoccuparti di non cadere nei ristoranti-trappola per turisti, ma prendere una casa in affitto, e muoverti almeno un'ora prima per andare da qualsiasi parte, ad esempio al lavoro quando altri milioni di romani fanno lo stesso, sono cose che ti fanno cambiare velocemente idea.
Io avevo una Punto e sono passata alla Smart x disperazione, arrivi al punto che mezzo metro in meno di macchina ti aiuta perlomeno a trovare parcheggio con piu' facilita', e non parlo di parcheggi "legali" ma di ritagli di asfalto di fortuna.
Due mesi fa ho dovuto lasciare la macchina x il tagliando, e stavo diventando isterica x usare i mezzi pubblici che a Roma fanno schifo, non sono davvero un'alternativa proponibile.
Auguri quindi x la tua macchina, max solidarieta'. ;)

dandia ha detto...

La presunta libertà di spostarci dove e quando vogliamo è molto rassicurante. In effetti il nostro spazio di azione si è enormemente ampliato rispetto a quando, neanche troppi decenni fa, gli unici cavalli utili per gli spostamenti erano quelli del regno animale.
Purtoppo di questi tempi quando tutti raggiungono un nuovo livello prestazionale questo diventa uno standard obbligatorio: il processo è irreversibile, ci impone continuamente di conquistare livelli superiori e non ammette ritorno agli stati precedenti. Lo chiamano progresso, e noi ci siamo dentro fino al collo.
La possibilità di coprire distanze notevoli in poco tempo ci ha resi liberi e allo stesso tempo schiavi: ora non saremmo più capaci di costringere la nostra vita dentro il limite fisico imposto dalle noste gambe. L'auto è una propaggine dei nostri arti inferiori. Non abbiamo scampo.
Il trasporto pubblico sarebbe un'ottima soluzione ma per ora lascia poche speranze, e non solo nella Città eterna.
Non posso che farti i miei auguri di ripartire presto in sella alla tua Aygo.

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