giovedì 24 marzo 2011

“Se bella vuoi apparire, un po’ ti devi operare”. (cit.)


Parigi ti amo, Parigi ti odio, Maarten Vande Wiele, Erika Raven e Peter Moerenhout (2010)
Comma 22, 208 pagine, 14 euro

Grazie ad Alessio che me l'ha prestato, segnalo il volumetto Parigi ti amo, Parigi ti odio (a seconda da quale lato lo impugniate) di Maarten Vande Wiele, Erica Raven e Peter Moerenhout, una graphic novel ambientata nel dorato (ma non aureo) mondo dell'alta moda.
In genere, io con l'argomento "moda" ho un rapporto bivalente che si può riassumere così: adoro le donne vestite da donna, ma se penso a tutte le ricadute nefaste che ha su tanta gente un certo (irraggiungibile) ideale estetico e di successo propinato da questa gente (ma alimentato anche da serie tv come Sex and the City), chiuderei tutti gli atelier di moda oggi stesso e manderei gli stilisti a cercarsi un lavoro vero.

La mia breve ma intensa esperienza diretta nell'ambiente (parliamo di fine anni novanta) non ha aiutato a migliorare la mia opinione sul teatrino di personaggi miserevoli e grotteschi che lo popolano... e film come Il diavolo veste Prada, per dire, non avrebbero mai dovuto essere girati.

Questa graphic novel, però, merita più di un'occhiata superficiale.
Prima di tutto perché è scritta con una tecnica notevole (Maarten Vande Wiele ha disegnato Glamourissimo, Strip Noir e la serie del Dottor Carnacki), poi perché è acida, infine perché è intelligente. E poi perché potrebbe anche (non si sa mai) aprire gli occhi a tante ragazze che pensano che fare le modelle sia una cosa figa.
I disegni di Erica Raven, infine, si sposano a meraviglia con un'ambientazione che non pensavo potesse essere nelle mie corde.
Insomma (e mi rivolgo in particolare a Francesca che mi legge da Shangai ma anche a Nussy), io me la andrei a comprare.


12 commenti:

Alex McNab ha detto...

Ho avuto diversi contatti con tizi che lavorano, in modo diretto o indiretto, nel mondo della moda milanese.
Diciamo che sono i momenti in cui ho più sofferto per non poter usare impunemente un lanciafiamme...

laFra ha detto...

Grazie del consiglio...appena ritorno a Milano - altra fashion city- me lo compro - haha

Maura ha detto...

Una delle mie ex coinquiline era una modella.
Era sempre isterica, e quando non era isterica era depressa, non l'ho vista quasi mai felice ed era sempre senza un soldo.
E guardava tonnellate di Sex & the City.

Vale ha detto...

Io ci ho lavorato fino a quando, stressata ed esaurita da centomila porcherie (invidie, dispetti, gelosie, clientelismi, intrallazzi che manco sto qua a raccontarvi) ho mollato tutto e sono tornata a studiare.

Oggi ho due taglie in più di quei giorni, ma conosco due lingue in più e ho un pezzo di carta appeso sopra la testa e Sex & the City è solo un telefilm... ciao

Maura ha detto...

Il problema cmq non è solo la moda, ma anche noi compratori e compratrici.
Ormai è diventata un'abitudine asservirci alla moda, siamo noi che "dobbiamo" adattarci ad un abito e non l'abito a noi.
Io sono – come dire – 'full optional' ed è davvero un guaio trovare vestiti che mi donino, molti abiti non rispettano neanche le forme femminili.
Con l'avvento di D&G e il ritorno dell'androgino, piazzare le mie forme mediterranee è diventato un terno al lotto.
Secondo gli stilisti di cui parla Cyber, molti dei quali una donna vera non la toccherebbero manco con un bastone, hanno deciso che a me stanno bene solo i tendoni da circo e quindi pensano che da qualche parte esista qualcuno pronto a tagliarli e a cucirli per me.
Senza considerare che io odio le cose troppo attillate, perchè se no succede che la gente mi guarda nel paio di occhi sbagliati...

BlackBox ha detto...

Il mondo della moda lo tocco spesse volte per via del mio lavoro di grafica.
E' un mondo che mi fa schifo ma l'unico che mi consenta di poter elaborare progetti visivi interessanti. Ci sarebbe la musica, che preferirei, ma se la moda è chiusa, la musica proprio non so cosa si potrebbe fare per entrarvi. Ad ogni modo quando le tre agenzie con cui collaboro mi chiamano ho già mal di pancia, perché devo avere a che fare proprio con quelle signore e signori che cambiano vestito due volte al giorno, e mentre ti parlano dall'alto in basso, fanno altre tre cose contemporaneamente.
La vertià che a parte quattro persone, due uomini e due donne, in quasi 10 anni di mestiere, 2 art director e stiliste, gli altri hanno solo avuto tanto culo nella vita. Le 4 persone di cui sopra erano ( e sono ) anzitutto umili.

laFra ha detto...

mmm...come persona che lavora nel sistema moda...ecco...mi sento chiamata in causa :p

1. molti stilisti maschi (anche famosi come D&G) aborrano le denne con un po' di curve per il semplice fatto che a loro le donne non piacciono, e tendono a farle diventare mascoline; tuttavia ci sono alcune stiliste donne (meno famose) che non sottopongono a scempio il favoloso corpo femminile. e niente tendoni da circo

2. essere una modella e' semplicemente un'incubo - senza considerare che devi essere costantemente a digiuno perche' la taglia che indossi e' la 36-38, quando una taglia "sana" e' la 42. Si inizia a 16anni e se va bene a 22 sei ancora sulla passerella. Ma le top model sono una microscopica parte, rispetto a tutte le ragazze che lavorano come manichini. E questi manichini sono mistrattati da stylist, make-up artist e designer.

3. il vero problema di parecchi stilisti e' che sono covinti di essere dei geni/artisti... ed "hanno il ciclo" praticamente tutto il mese. possono risulare pesanti.

oddio, ora che ci penso lavorare in questo mondo non e' proprio il massimo - haha

gretab. ha detto...

Ti parla una che ci sta dentro, studio fashion e costume design all'accademia di belle arti e sto muovendo i primi passi nel mondo del lavoro in questo senso anche se sono orientata verso il costume teatrale e cinematografico, vorrei infatti diventare una costumista.
Il percorso che seguiamo però è quasi lo stesso..io credo ci sia una grossa differenza tra il "creatore di moda" e lo stilista di successo..quest'ultimo a certi meccanismi ci arriva perchè pilotato da tutta una serie di fattori che ad un certo punto prendono completamente il sopravvento: pubblicità, glamour, soldi..
C'è moda e moda. La moda non è solo quella che vediamo sulle copertine di vogue o sulle passerelle e non sono tutti alexander mc queen (pace all' anima sua) e john galliano. C'è tutto un mondo molto più modesto, fatto di piccole realtà, aziende, sartorie con dei dipendenti ognuno con il proprio, prezioso ruolo dove si creano abiti per tutti e non solo per la star del momento..ma queste realtà nessuno se le caga perchè non hanno di certo i soldi di D&G per farsi conoscere..

CyberLuke ha detto...

Già.
Il problema è che anche le piccole realtà aspirano (giustamente, per certi versi) ad affrancarsi alle grandi.
E a certi livelli, si può vedere legittimata – o almeno, tacitamente accettata – ogni zozzeria.

Anonimo ha detto...

E PENSARE CHE VOLEVO FARE LA MODELLA: MA NON POTETE IMMAGINARE LO SCHIFO CHE C'E' DIETRO QUESTO MONDO CORROTTO E PERVERSO!
QUANDO HO VISTO E CAPITO CHE PER LAVORARE IN QUESTO CAMPO BISOGNAVA "CONCEDERSI", HO PIANTATO TUTTO E ME NE SONO ANDATA.......CHE SCHIFO!

LUIGI BICCO ha detto...

Ecco. L'avevo sfogliato in fumetteria. Mi ricordo di non averlo preso per il genere (non è nelle mie corde), ma rimasi divertito dallo stile di Marteen Vande Wiele. Sul suo sito ci sono delle illustrazioni molto carine (www.maartenvandewiele.be), anche se il suo bianco e nero mi ha colpito di più.

agenzia promoter ha detto...
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