domenica 3 aprile 2011

[Recensione] Joan Lui - ma un giorno nel Paese arrivo io di lunedì


Lasciate perdere per un attimo il cantautore Adriano Celentano e la sua incredibile galleria di successi discografici, che quelli ve li ricordate tutti.
E rievocate il Celentano attore, che nel giro di pochi anni, dal 1979 al 1986 si rese protagonista di almeno una dozzina di film, per lo più commedie a firma di Castellano e Pipolo… e poi dimenticate anche quel Celentano.
Il film di cui sto per parlarvi, e che lo vede assieme regista, soggettista, sceneggiatore, montatore e interprete, si stacca nettamente dai prodotti commerciali di cui sopra (che comunque fecero i loro bei soldi).
Con Joan Lui - ma un giorno nel Paese arrivo io di lunedì sembra quasi che Celentano, dopo aver messo il suo talento al servizio della commedia spensierata, si sia tolto lo sfizio di fare un film seguendo solo il suo estro.
Costato la bellezza di 20 miliardi di vecchie lire, tirati fuori da Mario e Vittorio Cecchi Gori (e da una casa di produzione tedesca) che gli diedero carta bianca, il molleggiato ne tirò fuori il suo prodotto più ambizioso, ma... anche il flop più colossale della sua carriera: uscito nel 1985, Joan Lui fu stroncato dalla critica e ignorato dal pubblico (anche se Cecchi Gori ancora doveva prendere gli schiaffi veri con l'Occhiopinocchio di Nuti).
Durante l'uscita natalizia del film Celentano ebbe grane con i gestori delle sale per la durata eccessiva (che portò a tagli arbitrari della pellicola, che di certo non giovarono), prima di essere esportato in Unione Sovietica (dove ebbe più successo ma venne tagliato di ben 30 minuti) e in Germania, dove si cercò di recuperare parte delle spese distribuendolo anche in home video.
Ma, più per la forma che per il contenuto, Joan Lui è un film da vedere.
Assolutamente.
Perché è un film che non ha riscontri o parentele non solo col resto della sua produzione (ma non ho visto ancora Yuppi Du) ma anche con quella intera italiana degli anni ottanta, godereccia, paninara e aspirazionista.
A cominciare dal suo essere concepito come una sorta di kolossal dai toni apocalittico-evangelici, tanto nelle immagini e nelle situazioni quanto, e soprattutto, in una regia fatta di sequenze epiche, barocche, evocative e assolutamente fuori di testa. E dubito proprio che chiunque non provi – come me – un'incondizionata simpatia per Celentano possa godersi questo film in qualsiasi misura.

Perché è veramente facile liquidare Joan Lui - ma un giorno nel Paese arrivo io di lunedì come un delirio cristologico infarcito di banalizzazioni, schematiche prese di posizione su buona parte dello scibile umano, semplificazioni sciatte e scivoloni trash.
Eppure, a distanza di tanti anni, conserva una potenza e un fascino immaginifico (e kitsch) che ne fa un cult a tutti gli effetti.
Cos'altro potrei dire per magnificarvelo? Che Celentano combina in maniera riuscita e omogenea tutta una serie di riferimenti che omogenei non lo sono per niente.
A partire dalla cinematografia spaghetti-western (la la camminata iniziale e i tempi dilatati alla Sergio Leone di Giù la testa), e poi i poliziotteschi anni settanta (la sparatoria iniziale col sequestro di Federica Moro), a Quinto Potere di Lumet, i musical hollywoodiani alla Jesus Christ Superstar e molto altro ancora. A cucire e imbellettare il tutto, la meravigliosa fotografia di Alfio Contini, le lussuose scenografie di Lorenzo Baraldi, le coreografie di Franco Miseria (mica l'ultimo arrivato), la colonna sonora ovviamente firmata dal Nostro (nella discoteca in una delle sue prove più ispirate), la folle direzione artistica che sovverte le proporzioni e il buon senso e tutto il cast, che vedeva, tra gli altri, Claudia Mori, Marthe Keller (Il Maratoneta, Black Sunday e, di recente, Hereafter), Federica Moro e Francesco Salvi.

Ma la cosa che più mi fa amare Joan Lui è la follia.
Quella, lucida come uno specchio, che ci volle per fare un film che era un (semplicistico, ve lo riconosco) atto d'accusa contro il profitto e un certo tipo di umanità accecata dal potere e dalla corruzione, realizzandolo in stile videoclip, fondato sullo choc visivo, con un grande senso del ritmo e soprattutto del montaggio, anticipando di anni le pause e i monologhi del suo Fantastico rimasto nella storia perché violò ognuna di quelle regole del varietà televisivo che sembravano scritte nella pietra e parecchie delle regole commerciali della televisione in generale dell'epoca.
Insomma, visto che è di recente finalmente uscito in DVD, io vi consiglio di vedervelo.

ps Ringrazio Stefano e il suo blog da dove proviene l'artwork che vedete qui sopra.

10 commenti:

Christian ha detto...

Ora che ne hai parlato, me ne ricordo.
Ne ho un ricordo vaghissimo, ci capii pochissimo e lo trovai un gran pastrocchio "alla Celentano".
Forse una nuove visione, come dici tu, mi aiuterebbe ad inquadralo meglio...

Anonimo ha detto...

....dai Luca ...Celentano no , almeno tu...please , hai una intelligenza sopra la media , sai scrivere bene, ami i Kraftwerk (che quando li ascoltavo i miei genitori volevano ricoverarmi - ho 48 anni- )

Celentano , quello del "predico bene ma razzolo male" e i miliardi me li tengo in un conto protetto in Svizzera !

te lo ricordi in un programma da lui condotto che intervistava Bowie ?
imbarazzante è dire poco per le domande del Kakkio che gli faceva

ok , dai , vada per il Kitsch che possiamo assimilarlo ad arte ..
ma non farlo più (grazie)

con simpatia , Beppe

Danilo ha detto...

Ciao! Sono possibilista. L'ho visto in passato e mi è sembrato delirante, e non nel significato nobile del termine. Ma ero giovane. Ho rivisto qualche spezzone su youtube e mi ha colpito, neanche troppo negativamente, per la sua follia. Forse tra vent'anni griderò al capolavoro. Per adesso, mi tengo qualche riserva, anche se il tuo post è accattivante.
Danilo

Ps Complimenti per l'impatto grafico del blog

Ariano Geta ha detto...

No, Celentano non lo reggo. Né come cantante, ancora meno come attore, sotto la suola delle scarpe come predicatore televisivo. Vade retro.
Piuttosto preferirei vedermi un film con Nanni Moretti diretto da Woody Allen basato su un romanzo di Baricco...

CyberLuke ha detto...

@Beppe: guarda che la mia non è un'analisi morale, ma artistica.
Se poi pensi che nessun film (ma anche opera letteraria, musicale, o ciò che vuoi) possa prescindere dall'integrità del suo autore (cosa, questa, ben più difficile da valutare con oggettività che non le sue opere), allora c'è da riscrivere la storia intera del cinema, della musica e della letteratura.
Poi c'è la "questione Celentano": non a tutti piacciono i predicatori, e ai tempi anche lui divise l'Italia in due.
Non a caso ho scritto che per apprezzare Joan Lui (o altra sua roba) bisogna in primis provare un'incondizionata simpatia per il molleggiato. Resta comunque valido il mio consiglio di vedertelo, e poi farti un'opinione. ;)

@Danilo: non credo sia un capolavoro... ma qualcosa fuori dagli schemi sì, assolutamente.

@Ariano: hai dimenticato: interpretato da Silvio Muccino. :P

Yeeshaval ha detto...

Celentano è un adorabile folle.
O lo si ama o lo si disprezza.
Joan Lui lo beccai una sera su Telemontecarlo, già iniziato, un delirio ma non riuscivo a smettere di vederlo.
Bella notizia sapere che è uscito il dvd.

Cristiano R. ha detto...

Concordo.
Il molleggiato o lo ami o lo odi.
Non ho visto Joan Lui, ma ne ho sentito parlare: un po' noioso, con filippiche paternaliste di Geppo il folle (il soggetto è pressochè identico, l'osannata ascesa pubblica di un moralista), solo che si prosegue senza altre idee per oltre due ore e mezza.
Però una visione gliela dedicherei volentieri, se non altro x parlarne con un po' più di cognizione di causa.

BlackBox ha detto...

Troppo forte Celentano... ho un bel ricordo di lui, delle canzoni che mio papà faceva girare sempre sull'autoradio a cassette quando ci portava al mare. :)
Poi non ho mai comprato un suo disco, e non mi ricordo di averlo mai visto al cinema... e anche del suo "Fantastico" non ho che un confuso ricordo... ma mi sta simpatico lo stesso, che ci posso fare?!

Enrico ha detto...

Ho sentito l'ultimo singolo in questi giorni e poco tempo fa ne parlavano a "Che tempo che fa". Il singolo viene spacciato per opera d'arte anche grazie alle molteplici collaborazioni illustri e meno ma a me è sembrato banalotto, egocentrico, megalomane e subdolo nel senso che fa leva sui soliti clichè per impietosire le nonnine (vedi scena con bambini sporchi in mezzo alle bombe)... rispecchia molto, quindi, Celentano. Almeno quello di questi ultimi 20 anni. Credo poi che i media spingano la figura di Celentano in maniera impressionante. Non capisco se alla fine li abbia convinti che si, effettivamente lui è il messia o se abbia materiale nascosto per poter ricattare chiunque...
Personalmente preferisco di gran lunga i filmetti spensierati degli anni '70/'80. Magari quelli con la Muti!

CyberLuke ha detto...

Il singolo non l'ho sentito, e, a dire il vero, non seguo più il molleggiato (ma l'ho mai seguito?) da parecchi anni.
A me, come già detto, sta simpatico.
Basta non prenderlo come un messia, e va tutto bene.

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