martedì 24 maggio 2011

Meno, è meglio? (secondo round)

I ragazzi di Antrepo Design l'hanno rifatto.
Forse ricorderete QUESTO post, dove riportavo il loro esperimento condotto su una serie di packaging commerciali (Nutella, RedBull, Pringles e altri che riconoscereste prima ancora di leggere il nome del brand).
Lo scopo era verificare l'efficacia comunicativa del prodotto anche se questo veniva spogliato dei suoi elementi grafici accessori: fotografie, disegni, colori... in alcuni casi, persino l'etichetta spariva, e tutto ciò che restava era il lettering.
Ora, Antrepo ha compiuto un ulteriore passo verso il minimalismo più estremo, rimuovendo ogni connotazione tipografica dal lettering e uniformandola per tutti i packaging con un asettico Helvetica Neue Bold.
Qui sotto potete vedere i risultati.
Notate come forme più complesse e particolari (la bottiglietta di Evian) giochino un ruolo importante nel riconoscimento del prodotto quando vengono meno altri elementi grafici, e viceversa forme convenzionali (la confezione di Smint) perdano energia.

E a voi, come piace? Gassata, liscia o intermedia?

14 commenti:

Gloutchov ha detto...

Capisco che sia un esercizio di puro stile estetico, ma credo che troppo "less" finisca per cancellare la storia di un prodotto. Prendiamo la Guinness. La lattina (oddio... io la Guinness in lattina non l'ho mai vista e mi fa un po' stranezza) monocromatica con la semplice scritta trasforma un prodotto con una storia (l'arpa celtica ne è il simbolo) in un prodotto come tanti altri.

Passi per l'acqua Evian, per il tabasco, e per altri prodotti che non hanno un loro "significato" storico se non per una eventuale nomea di qualità. Ma altri prodotti, come ribadisco la Guinness, trasmettono un messaggio. Guinness è Irlanda. Eliminare questo messaggio è come cancellare i colori dalle bandiere.

Piccola nota a margine: Quando la kinder ha cambiato il volto del bambino nella scatola delle barrette mi è venuta la pelle d'oca. Non riconoscevo più il prodotto. Ci ho messo parecchio per farci l'abitudine...

Ariano Geta ha detto...

D'accordo con Glauco. In alcuni casi il logo è fondamentale. La Guinness senza l'arpa, ridotta a una lattina nera, perde molto.
E dirò che persino le Polo, se si uniforma il colore della scritta e si cancella l'illusione delle due "o" a forma di caramella, perdono molto.
Meno è meglio, ma non sempre.

barbara ha detto...

Direi intermedia.
Almeno in parecchi dei casi da te presentati: la bottiglietta di Evian, il Tabasco, le Duracell e il Lemsip funzionano ancora fino alla "fase 2", ma le caramelle Smint, il Vanish, le M6M's e le Polo perdono davvero molto.
Per non dire della Guinness, naturalmente… l'arpa non si tocca!

LUIGI BICCO ha detto...

Ciao Luca. E' un piacere leggere di nuovo i tuoi post. Per quanto riguarda questo, credo che tra i quattro step, gli ideali si nascondono spesso nei terzi e penultimi, quasi per ogni prodotto.

Almeno, così la vedo io. "Less is more" sempre, per carità, ma quel "meno" ha anche un rapporto dinamico da rispettare.

Yeeshaval ha detto...

Mah... le Polo senza il giochino grafico delle "O" hanno poco senso... le altre potrebbero anche andare...

claudia ha detto...

guinness molto elegante, polo diventa una cosa qualunque...
potere della grafica.

Larsen ha detto...

la guinness in lattina e' ottima, anche se richiede qualche attenzione nella mescita.

restando in argomento, trovo che come sempre l'estremizzare non dia buoni risultati... le "fasi finali" sono buone solo razioni "k" in un rifugio antiatomico.
ci sono cose che non si possono toccare, l'arpa guinness e' una di queste, evian va bene in fase 1, tobasco non va toccato (l'etichetta arrotondata e' onestamente brutta), smint fase 1, insomma, per tutte direi che la fase 1 sarebbe la migliore scelta, per alcune pero' l'attuale e' spesso un marchio e un'immagine storica, e' pericoloso modificarla, anche semplificandola.

non sempre less is better quindi...

(bentornato luca, ci sei mancato)

Nicla ha detto...

Less is better ma questa volta i prodotti sono come "depersonalizzati". Molti vengono riconosciuti attraverso il marchio e quindi non avrebbero più senso di esistere.

Uapa ha detto...

Mmm... Mi piacciono solo quella del tobasco e... E no, solo quella del tobasco :-S
Le altre perdono troppo @'.'@
E... Ma allora non manca solo a me il vecchio bambino della Kinder *.*

Matteo ha detto...

Già i primi tentativi non mi avevano convinto del tutto, ma ora penso siamo al parossismo autoreferenziale. Mi irrita questo specchiarsi nella propria presunta intelligenza. Per quanto molte icone, molti loghi, molte confezioni siano onestamente brutte e pacchiane, un mondo fatto di confezioni XYZ tipo barzelletta della Settimana Enigmistica o frigorifero da spot sarebbe un mondo tristissimo e, invece di raggiungere l'obiettivo di creare un'identità, troverebbe clamorosamente l'esito di una spaventosa uniformazione quasi da regime intellettuale.

Ettone ha detto...

La mia risposta al titolo è: NO...
In quasi tutti i casi preferisco le versioni intermedie o quelle prima di quella finale in cui si mantiene l'identità del logo ma si pulisce la grafica...

CyberLuke ha detto...

In effetti, l'estremizzazione è più una provocazione che altro... ma è lo stesso un esperimento interessante.
E, ad ogni modo, anche questa è colpa di Apple. ;)

Dama Arwen ha detto...

Uhm... è concesso "il meno" di tutto, trannche che per il logo GUINNESS!!!
È intoccabile! Però mi piace semplificato...

Mi chiedo se sia "corretto" al di là dell'esercizio puro, annullare del tutto i loghi. il "Vanish" per esempio è molto riconoscibile. Si può semplificarlo, come nella penultima variante, ma renderlo solo scritta in bold maiuscolo lo trovo non corretto.

Nussy ha detto...

Esperimento interessante, sì, ma che cammina sulla sottile linea del "ma noi grafici che ci stiamo a fare?". Ogni brand ha la sua identità, la sua immagine coordinata, i suoi colori, la sua storia... il suo stile, bello o brutto che sia. In questo caso LESS è solo Less.

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