venerdì 3 giugno 2011

Avevo scritto un post migliore di questo, ma se l'è mangiato Blogger.

In principio fu Dio.
Poi venne l'uomo.
E subito dopo la scusa.
Chiese infatti il Signore: “Perché mi hai disobbedito e hai mangiato la mela?”
E Adamo: “È stata Eva, è lei che me l'ha data".
Chiese il Signore: “Eva, perché l'hai fatto?”
Ed Eva: “È il serpente che mi ha tentato”.

Ecco, era appena nata la Scusa del Primo Tipo: “Non sono stato io" (variante C: “anzi, è stato lui").
Il resto, sapete com'è andato.
Da quella volta, la scusa è entrata nel nostro comportamento sociale, così profondamente da venire totalmente accettata.
E persino il sottoscritto riconosce che una certa quantità di scuse quotidiane non solo non è dannosa, ma aiuta a vivere meglio... un po' diciamo, come per l'acool. Il problema è l'eccesso.
Sono andato a leggere cosa diceva il dizionario sotto la voce “scuse”.
Ho scoperto che le scuse sono spiegazioni o azioni che diminuiscono le implicazioni negative di un comportamento, mantenendo al tempo stesso un'immagine positiva per sé e per gli altri.
Bene, all'interno di questa definizione ho isolato tre tipi di scuse.

Il primo è anche il più diffuso: “Non sono stato io”.
Prevede tre varianti: A: negare sempre.
B: non c'ero, e se c'ero dormivo.
C: io no, è stato lui.
Ci hanno ricorso tutti, dal ragazzino che ruba la marmellata all'Unione Sovietica che abbatte un aereo di linea coreano.

Il secondo tipo: “non è poi così grave”.
Anche qui ho isolato tre varianti: A: minimizzare, come in ok, sono in ritardo di 45 minuti, ma cosa sono in confronto all'eternità del tempo e all'immensità dell'universo?
B: invocare una provocazione: certo che l'ho stuprata, aveva una minigonna inguinale e camminava ancheggiando, insomma non voleva altro.
C: pretendere la legittima difesa: ho fatto proposte di pace, sono state ridicolizzate, e quando ho capito che volevano la guerra allora ho armato l'esercito (Hitler, 1939).

Il terzo tipo: “sì, ma".
Anche qui tre varianti: A: sì, ma non ho potuto farci niente: è il diavolo che me l'ha fatto fare.
B: sì, ma non volevo: scusa, ma non volevo veramente invitare la tua ragazza ad uscire e poi metterle un palmo di lingua in bocca.
C: sì, ma ero fuori di me: mi ha pestato un piede, non ci ho visto più e gli ho sparato otto colpi.

Ma non faccio in tempo a definire queste categorie fondamentali che me ne vengono in mente altre: “Ma se lo fanno tutti” dice l'adolescente che ha appena finito di demolire a sassate il rosone rinascimentale del duomo.
“Eseguivamo gli ordini”, hanno detto gli uomini del tenente William Calley, quello che nel 1968 massacrò centinaia di contadini vietnamiti nel villaggio di My Lai.
“È per un bene superiore”, dicevano tanto i nazisti che portavano gli ebrei nei forni quanto Aldo Moro che giustificava il furto se fatto in nome del partito (scandalo Lockheed).
In ogni caso, quale che sia la scusa scelta, lo scopo è sempre lo stesso: preservare una buona immagine di noi stessi, sfuggire a una responsabilità oppure consentire all'ordine sociale di sopravvivere. E un motivo non esclude l'altro.
Esempio. C'è un tipo con l'alito di sorcio morto a una festa, che cerca di ballare con qualcuna delle astanti.
Nessuna lo rifiuta dicendo: “Ho orrore di accompagnarmi a una capra”.
Ma, piuttosto: sono molto stanca, mi è venuto mal di testa, oggi non posso, ho le mie cose.
Così non si prendono la responsabilità di essere brutali e conservano l'ordine delle cose: il tipo abbozza e non si suicida subito.

L'abilità di trovare scuse è direttamente proporzionale alla padronanza del linguaggio.
È meglio dire “la gente è mortalmente noiosa” piuttosto che ammettere "non riesco ad interessarmi a nulla".
Il figlio del vicino è uno “sbandato", quello dell'amico un "fancazzista”, il proprio "è in cerca di se stesso”. Definiamo "infantile” il collega, “immaturo" il cugino, ma quando arriviamo a noi diciamo: “sono giovane dentro”.

E comunque, gira e rigira le scuse sono sempre le stesse, l'avete notato?
I ragazzini che non hanno portato il quaderno coi compiti dicono invariabilmente: l'ha mangiato la mia sorellina; il cane ci ha fatto la pipì sopra; a casa abbiamo finito la carta igienica; l'ho prestato a un amico e la sua casa è bruciata; mia madre l'ha buttato via per sbaglio.
E ditemi che quando siete arrivati tardi a scuola non avete giurato e spergiurato che l'autobus sul quale viaggiavate si era rotto.
Ho sentito una mia amica che fa l'assicuratrice (ciao, Elena!) e mi ha elencato le giustificazioni più ricorrenti tra gli automobilisti responsabili di un sinistro:
• un pedone mi ha urtato e si è buttato sotto la mia macchina
• sostavo nello spazio consentito quando la mia macchina ha tamponato quella davanti
• entravo in garage sono andato a sbattere contro un muro che normalmente non c'è.

E ora serve a me una scusa per non lavorare su questa nuova gara che mi è capitata stamattina e per la quale non mi viene nessuna idea.
Se ve viene una (di scusa) abbastanza originale, scrivetemela, vi prego. Le mie vecchie le ho usate già tutte.

15 commenti:

Larsen ha detto...

puoi sempre lamentare la classica sindrome da tunnel carpale... niente di piu' plausibile per un grafico del nuovo millennio.
se vuoi rendere piu' drammatica e credibile la cosa e' sufficiente avvolgere il polso in un asciugamano (non tutti hanno i tutori per il polso in ufficio pronti all'uso), senza dimenticarti di ridurre al minimo la frequenza dei "click".
sembra un dettaglio, ma e' fondamentale, accompagna ogni click (anche per enfatizzarne la bassa frequenza) con un mugugno che simuli il dolore.
fallo anche se qualcuno ti sta parlando eh, anche se gli stai sorridendo, come se fosse una cosa normale... vedrai che l'interlocutore colpito dal tuo stoicismo (ma non abbastanza per essere colpito dalla sindrome del crocerossino), passera' a fare altro, lasciandoti tranquillo per il resto della giornata.

Lorenzo ha detto...

ti stavo consigliando i soliti "ho mal di testa, oggi non posso", e le altre scuse che hai elencato prima :D ma quella di Larsen è ottima, anche se a me è capitato davvero (per fortuna non era il tunnel carpale ma una brutta infiammazione dei muscoli dell'avanbraccio destro, quello del mouse)mi hanno fatto lavorare lo stesso... convincendomi con mille scuse!

Gloutchov ha detto...

Be', oggi è il mio compleanno. Ti autorizzo a non lavorare e inventarti un modo per festeggiare, a distanza, con me! ;-)

Ettone ha detto...

"l'invasione di cavallette giganti" ha sempre il suo fascino e fa sempre il suo effetto...

Simone ha detto...

Io purtroppo dico sempre quello che penso, e anche se non lo dico sono talmente babbeo che mi si legge in faccia da lontano un miglio.

Di solito quando dici la verità e dai opinioni sincere finisce che perdi un sacco di "amici" e che un sacco di persone o possibilità di lavoro si allontanano rapidamente. Anche in ambienti dove sembra che regni la libertà e un modo di porsi "sincero" se ti dimostri fuori da determinati standard e paletti vieni rapidamente fatto fuori.

Se tu dicessi semplicemente al cliente che la pubblicità che ti hanno chiesto non puoi farla perché non ti va, probabilmente dovresti pagare qualche conseguenza come ramanzine in ufficio o lavori che non ti vengono più offerti. Per cui secondo me la gente dice un sacco di cavolate semplicemente perché dire la verità è un lusso che non tutti si possono permettere.

Aggiungo che dire cavolate è anche un buon ammortizzatore sociale. Se ti dico "non vengo alla tua festa perché non mi sento tanto bene" alla fine magari è evidente lo stesso che non mi andava, ma ci consente di mantenere un rapporto interpersonale ancora decente.

Simone

Lory84 ha detto...

Per non lavorare non saprei dirti.
Ma, dovessero mai servirti, posso citarti qualche scusa che ho dato per non volere uscire con una uomo,e vanno dal più classico "Non ho voglia, non ho tempo, è presto" al più fantasioso (e veritiero) "devo fare un business plan per domani e il mio pc non supporta windows per cui devo lavorare per forza nella camera di mio fratello anche se lo odio" ^__^

Angel-A ha detto...

Non puoi lavorare perchè il dottore ti ha detto di non sottoporre il tuo cuore a inutili stress

Non puoi lavorare perchè perchè "sono appena tornato" da costa crociere

Non puoi lavorare perchè hai ricevuto una proposta di matrimonio dalla tua ragazza e sei ancora sconvolto

Non puoi lavorare perchè qualcuno ti ha rotto il vetro della macchina ieri sera e hai dovuto dormirci dentro per paura te la rubassero e oggi ti senti a pezzi.

(tutte queste scuse io le ho usate davvero... e un paio hanno persino funzionato ^________^)

carlotta ha detto...

Purtroppo o per fortuna a livello personale non riesco ad imbastire delle scuse decenti, ma solo reali motivazioni... che spesso mi causano più guai di quanti cerchi di evitarne.
Però posso citare: "tra di noi non può funzionare..pure perché non ce la faccio più a vederti piegare i vestiti prima di fare l'amore"... frase detta da un mio amico alla sua ragazza..ci siamo sentiti male per le risate quando ce l'ha detto..il problema è che era vero! XD

laFra ha detto...

"non posso lavorare perche' questa gara non stimola i miei neuroni: penso che il brief di progetto non sia stato esposto in modo adeguato" :p

Maura ha detto...

"non posso lavorare perché sto realizzando che un lavoro simile, per un cliente così importante, richiede e merita molto più tempo e risorse di quelle che ho attualmente a disposizione".
Prova.

Thoughtful Blankness ha detto...

Ti stavo proponendo un "né di Venere né di Marte non si sposa né si parte né si dà principio all'arte", poi ci ho ripensato... giocherei la carta del "negare l'evidenza", o meglio "buttarla in caciara": non è vero che non stai lavorando, stai nella fase di programmazione del tuo lavoro, stai stabilendo gli obiettivi, ma soprattutto i tempi: non adesso :-).

Uapa ha detto...

Uau :-)
Mi spiace, ma la scusa più fantasiosa che ho inventato e che mi è stata molto d'aiuto, forse non ti sarà utile... Ma chissà, vedi tu... Ad un ragazzo appiccicoso che non mi interessava "Mi spiace, sono una novizia e sto rientrando in convento"...

Viktor ha detto...

"...Le cavallette!..."

http://viktor-radionowhere.blogspot.com/2010/10/megamelomania.html

Auguri Gloutchov!

Anonimo ha detto...

Io sono in cerca di se stesso, ma sopratutto, sono giovane dentro.
Apparte questo, quoto Ettone, le cavallette funzionano sempre

Ariano Geta ha detto...

Bellissimo questo post.
Io non so aggiungere altre scuse al dettagliatissimo elenco che tu hai fornito.
Personalmente, più che le scuse utilizzo spesso la tecnica del finto tonto.
"Sul tuo pc ci sono dei virus dovuti a navigazione su siti web non di lavoro".
(Silenzio e faccia da tonto).
"Come è successo?"
(Silenzio, allargo le braccia in stile 'boh!' e poi azzardo un "Non so")
"Ma tu hai navigato su qualcuno di questi siti?"
(Faccia ancora più tonta e poi accenno un "Non mi sembra...")

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