mercoledì 29 giugno 2011

Madrid segreta: les Torres Blancas.


A Madrid, come avevo accennato, ho cercato di non battere esclusivamente i classici itinerari turistici, plaza de Toros, Gran Via, stadio Bernabeu e via dicendo, e sono partito a caccia di cose più defilate ma che potessero innescare in me qualche emozione nuova.
Sono in libreria che sfoglio un volumone fotografico su Madrid, e quasi per caso mi imbatto nella foto di un palazzo alla Blade Runner.
Prendo il libro con le due mani e guardo più da vicino la fotografia.
È in un nostalgico bianco e nero, e trasmette il fascino triste di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato.
Della misera fine che fanno, troppe volte, le utopie e i sogni dell'uomo, divorate e annerite dalla realtà.
È la Torres Blancas, dell'architetto Francisco Javier Sáenz de Oiza, che visse qui fino alla sua morte. Una sintesi perfetta di razionalismo e organicismo, e frutto del sostegno di un singolo mecenate, Juan Huarte.
Un'utopia di cemento realizzata dagli ingegneri Carlos Fernandez Casado e Javier Manterola, autori della struttura di enormi lastre a sbalzo portanti, che ha letteralmente spazzato via la vecchia concezione dei pilastri tradizionali.
Ventuno piani, adibiti a abitazioni e uffici, più due piani in copertura con le attrezzature collettive e una piscina a trifoglio.
È al 37 dell'Avenida de America: localizzo la fermata della metro più vicina e mi infilo nei sotterranei raffreddati dall'aria condizionata.
Fuori, ci saranno almeno trenta gradi.

Esco fuori dalla stazione della metro Cartagena e me la ritrovo ad occupare il cielo rovente del primo pomeriggio, silenziosa e solenne come una sequoia di pietra e vetro e ferro. Sotto, a pochi passi da dove mi trovo, scorre una specie di tangenziale, automobili che sfrecciano indifferenti e veloci e che spariscono lasciandosi dietro solo un eco di motore e gomme surriscaldate.

La fisso e la studio sentendomi come Will Smith in Io sono Leggenda, cercando di cogliere dietro le persiane di legno e le vetrate blu opacizzate un movimento, un qualsiasi segno di presenza umana.

Mi ci avvicino e nuovi dettagli di rassegnata fatiscenza si definiscono sotto i miei occhi.
A vederla da dove mi trovo io, potrebbe essere benissimo abbandonata da anni.
La trovo bellissima.
Oltre settanta metri di altezza su una zona di Madrid ignorata da qualsiasi guida turistica.
Ma come si può non notarla? Come possono non colpire il design dei suoi pilastri, i balconi curvi in cemento armato a vista, le persiane in legno, echi sia delle cose tarde di Wright che delle aggregazioni capsulari a grappolo di Isozaki e Kurokawa?
Eppure, qua fuori col naso per aria e la fotocamera in mano, ci sono solo io.
Attorno a me passano un paio di mamme che spingono il passeggino, e una coppia di impiegati è seduta su una panchina e parlano fitto, con un laptop aperto. Nessuno sembra accorgersi che conversano e si muovono all'ombra di qualcosa che è quasi alieno nel paesaggio.

Arrivo ad un'insegna in metallo grigio che ne proclama nome e creatore e data.
Si chiama Torri Bianche... ma io ne vedo solo una.
E non è neanche bianca.
Il cemento a vista è grigio, nudo e annerito.
Più tardi, collegandomi, scoprirò che il progetto originale consisteva in due torri.
Bianche.
Il bianco sarebbe stato prodotto aggiungendo polvere di marmo bianco al cemento... ma i soldi, a costruzione avanzata, finirono. E restò solo il cemento.
Di realizzare l'altra torre, neanche a parlarne.

Localizzo uno degli ingressi, scendo una rampa di scale, spingo un portoncino d'ottone e vetro.
Non pretendo di entrare in uno degli alloggi... ma mi accontenterei di fotografare uno degli impianti scala, sbirciare la tromba di uno degli ascensori circolari, aggirarmi per un atrio, cogliere un particolare interessante.
Mi preparo a sfoderare la migliore delle mie facce toste se qualcuno dovesse bloccarmi e chiedermi che cazzo ci faccio là, e percorro un bizzarro corridoio pavimentato di marmo lucido e dal soffitto a grappoli di grossi cilindri bianchi smussati. Mai vista una cosa simile in un edificio civile.
Ma la mia discesa in questo posto viene fermata dalla prima presenza umana che incontro: un portiere in camicia bianca a maniche corte e cravatta nera. Bello grosso.

"Quieres Algo? Encontrar a alguien?"
"Yo... uhm... estoy tomando algunas fotos", faccio, sollevando la Canon e facendogli un sorrisetto idiota.
"No se puede", scrolla la testa il custode di questo posto assurdo.
Annuisco. Torno indietro, esco di nuovo nell'aria surriscaldata e prima di allontanarmi, scatto altre immagini (quelle che vedete in questo post) di questo monolite semidimenticato... che è non solo di gran lunga uno degli edifici più interessanti in cui possiate imbattervi a Madrid, ma anche il parente tutto sommato fortunato di tante altre megastrutture che mai hanno visto la luce ma che tanto hanno influenzato quella meravigliosa utopia che è la transarchitettura.

D’altronde, tanto per citare Eraclito, chi non spera l’impossibile, non lo troverà.


18 commenti:

gian_74 ha detto...

Ammiro queste opere architettoniche come un curioso feticista, ma per la maggior parte dei casi le trovo aberranti. Io in una "roba" del genere non riuscirei mai a viverci, e l'atmosfera che mi evoca, più che quella di blade runner, mi sembra quella ancor più decadente di Arancia Meccanica. Rabbrividisco e mi complimento per il pezzo e per le foto. ;)

Matteo Poropat ha detto...

Posto incredibile, sembra qualcosa che è stato fatto nel futuro, portato indietro nel tempo e abbandonato lì.
Secondo me il portiere non era nemmeno umano e se restavi ancora un po' chissà che fine avresti fatto...

Struttura e geometrie al limite dell'ipnotico e belle foto, complimenti. Curiosità professionale, ma le hai un po' ritoccate? Mi stupiscono quelle col cielo contrastato e nitido e altrettanto ben illuminata la costruzione.

Ettone ha detto...

fantastica struttura, direi affascinante anche per il suo essere "invecchiata"... Mi piacciono molto gli inserti in legno che ricordano un po' le barricate che mettono per chiudere le finestre rotte negli edifici abbandonati...

Strano il mondo e strano che il portinaio non ti abbia fatto fare qualche foto agli interni per poterle dare il doveroso momento di celebrità. Come dire, dimenticata all'esterno e volutamente dimenticata dall'interno...

Gloutchov ha detto...

Sembra la Torre di Indastria... spettacolare!

Gloutchov ha detto...

Guarda cosa hanno fatto con una foto dell'edificio... qui.

Gloutchov ha detto...

spammo un po'... non si vede che questa costruzione mi affascina, vero?

Qui appaiono anche alcuni disegni, planimetrie, foto della costruzione...

Bruno dtdc ha detto...

un paio di mesi fa su TVE Espana hanno dato un documentario di circa 2 ore su questa struttura, entrando nelle case di chi ci abita. L'ho visto casualmente smanettando su Sky. Ci sono appartamenti anche di 30 mq e vetrate con viste spettacolari. Lì gli appartamenti ora non costano molto e la gente che ci abita è particolare come il palazzo.

Bruno dtdc ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Bruno dtdc ha detto...

http://www.rtve.es/alacarta/videos/television/comando-actualidad/631693/

trovato. intorno a metà documentario entrano nelle case della Torre Bianca. Ciao!!

Uapa ha detto...

Da una parte non mi fa impazzire... E il commento sulla foto in bianco e nero di questa torre riassume davvero ciò che realmente è e fa provare, almeno a me: "il fascino triste di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato".
Però, al di là di questo affascinante sgomento, devo dire che l'idea della piscina a trifoglio non mi dispiace affatto ^^

CyberLuke ha detto...

@Matteo: in alcune, il cielo è stato montato.
La giornata era assolutamente tersa (come quella con l'insegna della metropolitana, per capirci).
@Ettone: secondo me, ne aveva piene le balle di quelli come me che venivano a scattare foto. E ad ogni modo, sì, vivendoci dentro finisci col non pensare più a quel posto come un luogo – in qualche modo – speciale.
@Glauco: sorprendente. Per un attimo, ho pensato che la Torre del Sole esistesse davvero, magari in qualche posto remoto delle ex Repubbliche Sovietiche.
@Bruno: grazie mille. Tra poco me lo guardo. ;)
@Uapa: sì, immagino. Ma forse, ti ci dovresti trovare davanti. O sotto, che rende meglio l'idea.

LUIGI BICCO ha detto...

Stramberia! Da lontano sembra che stia lì lì per partire per Marte :)

Larsen ha detto...

hanno un po' un'aria post apocalittica viste cosi' in effetti.

molto meglio di tanti bubi di cemento che ornano le nostre periferie...

curioso poi l'accostamento tra vetro specchiato, cemento e legno.

Simone ha detto...

Ahaha, che c...a di palazzo! Tutta colpa degli architetti!!! ^^

Simone

Anonimo ha detto...

e noi a Roma cosa abbiamo? Corviale, i colli daa Serpentara...

Matteo ha detto...

Davvero molto evocativo, non mi stupirei di trovarlo in qualche tua composizione :)

dandia ha detto...

Avrei potuto non inserirla nel mio itinerario madrileno? Ovviamente no.
Ma neppure ho potuto evitare le facce perplesse e vagamente stizzite dei malcapitati che, ammaliati da una delle mie solite promesse di architetture superbe (cosa non ci si deve inventare!), avevano accettato di accompagnarmi. Finendo poi col riempirmi la testa di discorsi sull'abominevole abuso di cemento, sulla incomprensibile bizzarria degli architetti, sull'alienazione dei moderni aggregati urbani e su altre cose di questo genere.
Per fortuna ci sono abituata. :)

Dama Arwen ha detto...

Ecco, le inquadrature dal basso son davvero emozionanti.

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