martedì 21 giugno 2011

Recuerdos de Madrid, 1

Giusto qualche frammento cavato dalla mia memoria e dalla scheda della Canon.
Così, nel caso aveste in programma una gitarella a Madrid e voleste conoscere qualcosa che le guide probabilmente non vi dicono.

La metro.
Viene propagandata come El mejor metro del mundo.
Non le ho provate tutte, quindi non saprei dirvi se corrisponde a verità, ma posso dirvi che funziona alla grande. La segnaletica è abbondante e a prova di scimmia, ha dodici linee, centinaia di stazioni, un collegamento veloce per l'aeroporto, funziona dalle sei del mattino fino alle due di notte, treni e stazioni sono moderni e puliti (non al livello di Tokyo dove puoi mangiare per terra, ma comunque un altro mondo rispetto le nostre) e costa il giusto.
Vi consiglio l'abbonamento turistico, vi costerà venticinque euro la settimana e girerete quanto e dove vi pare.
Qualsiasi assessore italiano alla mobilità o un ministro dei trasporti di qualsiasi legislatura vogliate dovrebbe osservare il funzionamento di questa macchina perfettamente oliata che è la rete metropolitana di Madrid ed esclamare (sillabandolo a voce esageratamente alta): Si! Può! Fare!!!

Madrileni e madrilene.
A seconda di che tipi siete, troverete i madrileni più o meno simpatici.
Non ho avuto questi gran contatti con i locali, ma mi sono sembrati alla mano, socievoli, disponibili ogni volta che mi serviva un'informazione e – generalmente – con l'aria di chi non prende troppo sul serio la vita e le umane cose.
Un pomeriggio ero sotto una stazione della metro, e stavo studiando il diagramma delle stazioni cercando di capire dove potesse essere l'Arco della Victoria. Si ferma un ragazzo vestito come un hip hopper, e mi chiede, prima in inglese poi in spagnolo, se mi serve aiuto.
Gli dico che vorrei vedere 'sto dannato arco, che non compare praticamente su nessuna guida ma lo voglio vedere lo stesso, ma non dev'essere troppo popolare neanche tra i madrileni perché lui non lo conosce, né lo conosce la massaia che lui ferma per chiederle se per caso lei sa dov'è. Allora faccio la domanda di riserva, e chiedo informazioni sul Parco Juan Carlos.
Stavolta la massaia lo sa, e si offre di accompagnarmi fino al binario giusto. Il ragazzo mi saluta e se ne va per la sua strada, lei mi scorta fino al treno, e mi fa un sacco di domande.
Chi sono, da dove vengo, perché voglio andare al Juan Carlos.
Yo soy italiano, viene desde Roma sembra essere una risposta a tutte le sue domande, perché si allarga in un gran sorriso, annuisce e non mi chiede più nulla. Resta a squadrarmi come per vedere se gli italiani sono fatti proprio come loro, due braccia, due gambe, sì, tutto uguale, ma guarda te, aspetta con me che arrivi il treno, forse teme che non abbia le idee troppo chiare anche sul come salirci sopra, mi ripete Línea ocho, recuerda, mi strizza l'occhio e se ne va solo quando le porte automatiche si richiudono.


Un altro contatto ravvicinato con un madrileno l'ho avuto a Lavapiès, la piazza centrocuore del quartiere Delicias, la zona popolare e più multietnica della città.
Ero seduto su una delle due panchine all'ombra per scampare all'arsura delle due del pomeriggio e accanto a me si siede un tipo sulla sessantina, vestito con un completo e occhiali da sole. Tira fuori l'occorrente per rollarsi una sigaretta, e dopo pochi minuti si volta verso di me, parlandomi in spagnolo.
Perdóname, no entiendo, soy italiano, gli faccio, e quello non si smonta neanche un po', e mi informa che è un arabo che vive da trent'anni in Spagna, parla cinque lingue, tra cui l'italiano.
In realtà, il suo italiano è buono quanto il mio spagnolo, e così capisco una parola su cinque di quello che inizia a raccontarmi, che intuisco essere una versione condensata della storia della sua vita... che potrebbe anche interessarmi se non fosse che faccio una fatica boia per seguire le sue parole e allo stesso tempo mantenere la giusta distanza per non essere aggredito dagli effluvi di tabacco e birra che costui emette ogni volta che apre bocca.
Dopo dieci minuti rinuncio a stargli dietro e comincio a pensare a un modo di alzarmi e andarmene senza apparire troppo maleducato, ed è esattamente quello il momento in cui lui inizia a informarsi sulla mia vita e, scoprendo che non ho una mia famiglia, a darmi dettagliati consigli su come abbordare una madrilena, ingravidarla e sposarmela in modo da resolver, sistemarmi per la vecchiaia.
Mi appunto mentalmente i suoi preziosi suggerimenti di vita, prendo un bel respiro, mi alzo e contemporaneamente gli dico se hizo muy tarde, e faccio per dileguarmi, ma il tipo mi afferra una mano e per un nanosecondo penso che voglia atterrarmi con qualche mossa di un'arte marziale araba di cui non ho mai sentito parlare, ma vuole solo salutarmi come si deve.
Ci stringiamo la mano molto virilmente, e le nostre strade si separano.
Io mi volto almeno un paio di volte per accertarmi che non mi segua.

L'ultimo contatto con una madrilena, che per il momento cercherò di non abbordare, ingravidare e sposare, è quello con una ragazza con un vestito leggero che, trovandosi sopra una grata della metropolitana, trova esilarante che la ventata d'aria calda che soffia da là sotto le agiti la gonna, e mentre è là che se la ride con la sua amica, io passo e le dico Hola, Marilyn.
Le due indigene si voltano e mi fissano come se avessi detto la facezia più spassosa del mondo, e credo siano ancora là a ridere.

Belle di giorno.
Calle Montera è un viale centralissimo, che collega placa Puerta del Sol alla Gran Via, come dire piazza Navona a via del Corso. E, come vi aspettereste, ci sono negozi, ristoranti, cinema, locali, ambulanti, poliziotti, passanti, turisti.
È frequentato ad ogni ora del giorno e della notte, e io lo trovavo la via più comoda per raggiungere la metro Gran Via.
Perché lo sto citando? Perché, del tutto integrate nel paesaggio locale, lavorano sul Calle Montera una ventina di passeggiatrici professioniste, di quelle che da noi escono solo dopo il tramonto o comunque prediligono tangenziali, statali e altri ambienti suburbani ben noti ai frequentatori occasionali e meno, e anche alle stesse forze dell'ordine.
Ho quindi alzato un sopracciglio vedendole fare tranquillamente implicito commercio di prestazioni sessuali assortite in pieno giorno, in zona centralissima e sotto lo sguardo assolutamente indifferente delle pattuglie di polizia metropolitana che su Calle Montera non ci passano soltanto, ma hanno proprio dei piccoli campi base con van, radio e l'occorrente per sedare una piccola rivolta.
Potete distinguere las putas madrilene da una normale ragazza madrilena appariscente da alcuni inequivocabili segni particolari, quali l'aria annoiatissima, i vestitini aderenti come un guanto e – non importa quanto faccia caldo – i collant color carne.
Sfoggiano tutte mises differenti, pur restando confinate in un certo genere, ma i collant li comprano tutti nello stesso negozio. Non neri, non a rete. Color carne.
Il che, sui sandali col tacco alto, non fa per niente un bell'effetto, lasciatemelo dire.

Compro oro. Vendo oro.
Le passeggiatrici di Calle Montera devono da tempo essersi spartite pacificamente il viale con questi altri figuri, ben meno gradevoli da vedere. E parecchio più fastidiosi.
Se mi chiedessero a bruciapelo: da chi vuoi sgombrare definitivamente Calle Montera, le puttane annoiate o gli omini con la casacca fosforescente che ti chiedono se hai oro da vendere (trienta euros por gramo señor, come se fosse chissà quale imperdibile affare e invece non è ne' più ne' meno che il prezzo di mercato), non avrei la minima esitazione.
Giovani, meno giovani e anziani, questi tipi sono sguinzagliati dalle vicine botteghe che acquistano in contanti i tuoi denti d'oro (cavandoteli direttamente dalla bocca in uno stanzino dietro una tenda, presumo), l'orologio da taschino fregato a tuo nonno, la fede nuziale, qualsiasi cosa forgiata nell'aureo metallo sei disposto a tramutare in denaro con cui correre ad acquistare un nuovo iPhone.
Il che sarà pure un lavoro onesto, e magari perfettamente regolato dalla normativa spagnola vigente in fatto di lavoro dipendente... ma, datemi pure del maschilista, a occhio preferisco las putas.
Se non altro, se ne stanno per fatti loro e – fatta eccezione per i collant color carne – sono più decorative.

15 commenti:

Gloutchov ha detto...

Quindi suggerisci ai tipi che comprano oro di indossare collant color carne? ^_^

Foto stupende!

Ettone ha detto...

grandioso e spassoso come sempre...

Sara88 ha detto...

I consigli del vecchio arabo puoi sentirli in qualsiasi posto del mondo, temo.
Non è tanto questione di luoghi, ma di persone... ;)

BlackBox ha detto...

La metro di Madrid è fighissima, veloce, comoda e mi ha salvata tutte le volte che stavo boccheggiando dal caldo. ;)
I madrileni sono molto alla mano, a me hanno ricordato parecchio i napoletani. Gentili in ogni occasione e con una conoscenza dell'inglese, e spesso dell'italiano, superiore alla nostra.
Le "signorine" che passeggiano a mezzogiorno spizzando i possibili clienti hanno colpito anche me, all'inizio: ma poi hai ragione, ci fai l'abitudine. :)
Che bello, aspetto gli altri resoconti!

zaXon ha detto...

Gran bel post lasciatelo dire, spassoso davvero. Bellissima la foto della ragazza tatuata, cacchio un piercing al centro del labbro non l'avevo ancora visto, la vorrei vedere mentre combattere con un bel piatto di minestrina in brodo.

Matteo ha detto...

Mai stato a Madrid e non ho nemmeno troppa voglia di andarci, però i racconti sono come sempre succosi. La situazione del vecchio sulla panchina fa molto "saggio illuminato da film anni 90". Solo che non siamo in un film e tutto va in vacca :D

Maura ha detto...

I vecchietti che mi vogliono raccontare la loro vita li incontro pure io, in autobus, alla posta e in fila al supermarket.
Attaccano con perle di saggezza, poi passano a sbirciarmi le tette e finiscono col chiedermi se possono accompagnarmi a casa.
Mi fanno tenerezza, ma preferisco tenerli a distanza.

Quanto alle "belle di giorno"... beh, ultimamente mi è capitato di vederne qualcuna in orari sospetti (cioè in pieno giorno) anche qui, in viale europa, in zona fiera o via stalingrado... forse è un trend che stiamo importando?

CyberLuke ha detto...

Ma io il tipo lo avrei anche ascoltato con attenzione.
Solo che, come ricorda Matteo, la vita non è un film e come proporzione i cazzoni battono i saggi tipo cento a uno.
Ma chissà che accanto a me sulla panchina non si siede un giorno il tizio giusto.

laFra ha detto...

le collant color carne coi sandali nooo...

belle foto ^.^

Batman ha detto...

Beh, qui da noi quando l'oro era arrivato a 40 Euro al grammo, i ComproOro te lo valutavano 18. Adesso che costa 30 immagino che a Madrid rubino sul peso :)

Ciao
Batman

Angel-A ha detto...

Ueeeeee bentornatooo!!
Belle foto e bel resoconto!!!
Una volta ospitammo una coppia di ragazzi madrileni, ed erano ultrasimpatici,mi fa piacere ricevere conferma da te sulla loro indole... ^____^

Ma il tipo che ti dice come fare con le donne?? Che superviscido...

comunque son contenta che ti è andato tutto bene, sto spizzandomi le foto e ne aspetto altre coi relativi racconti.
Besooooosss

Alessandra ha detto...

Mi appunto mentalmente i tuoi consigli :) Quando vivevamo con due ragazzi proprio di Madrid (circa 2 anni fa) anche loro mi avevano detto questa cosa della metropolitana e si lamentavano di quella di Londra come "lenta".

Uapa ha detto...

Sto ancora ridendo per la mossa di arte marziale araba del tizio che ti afferra la mano mentre vai via XD
Quando vedo (o sento parlare di) mezzi pubblici nel resto d'Europa, rimango sempre piacevolmente stupita :-)
Da contro, penso che per gli altri Europei, viaggiare sui mezzi pubblici qui a Roma sia quasi traumatico.
Io capisco che come scavi una buca ci trovi qualche reperto, ma anche i mezzi di superficie non è che siano così incoraggianti :-S

Dama Arwen ha detto...

Bellissimo leggere il resoconto di un viaggio, specie dopo essere da poco tornata io stessa dal Giappone :-)

Noto un paio di affinità col popolo nipponico: talvolta ti accompagnano dove ti serve; la metropolitana è efficientissima!

Ci son stata troppi anni fa a Madrid per ricordarmi certi particolari, ma vorrei recuperare una foto che fece mio padre, con la sua vecchia reflex: un clown seduto sulla panchina del parco, che si truccava, con accanto il cartellino "SILENCIO".
Era il 1986.

Dama Arwen ha detto...

Bellissimo leggere il resoconto di un viaggio, specie dopo essere da poco tornata io stessa dal Giappone :-)

Noto un paio di affinità col popolo nipponico: talvolta ti accompagnano dove ti serve; la metropolitana è efficientissima!

Ci son stata troppi anni fa a Madrid per ricordarmi certi particolari, ma vorrei recuperare una foto che fece mio padre, con la sua vecchia reflex: un clown seduto sulla panchina del parco, che si truccava, con accanto il cartellino "SILENCIO".
Era il 1986.

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