martedì 12 luglio 2011

Di cantieri e di sensi di colpa.

La settimana scorsa mi sono fermato a parlare con gli operai in tuta arancione che stavano ribaltando il marciapiede sotto il mio ufficio.
Mi hanno detto che le persone anziane lo fanno sempre, stanno lì a guardare un po', cercano di attirare l'attenzione, danno consigli.
Io, che anziano non sono ma neanche più un teenager, ho pensato che cinque minuti del mio tempo, prima di buttarmi in una massacrante giornata lavorativa, potevo investirli.
E ho chiesto: cosa state facendo?
Stavano mettendo dei tubi sottoterra. Acqua? Luce? Gas?
No. Fibre ottiche. Le autostrade informatiche. Sotto il mio ufficio.
Uao, ho pensato, meraviglia.
Poi però uno mi ha spiegato che mettevano solo i tubi, le fibre arriveranno poi. Peccato.
Prima di andarmene gli ho detto: "Buon lavoro". Lui mi ha guardato e ha detto: "Buon divertimento".
Perché? Non lo so, forse avevo l'aria di uno che può perdere tempo. In realtà stavo andando a lavorare. E allora gli ho detto: "Magari… vado anch'io a lavorare".
Sedutomi al mio Mac e pensando che il lavoro sarebbe stato nient'altro che far scorrere su e giù il mouse sulla scrivania, ho cominciato a sentirmi un po' stronzo, non so perché. Allora mi sono affacciato fuori e gli ho chiesto scusa.
Lui mi ha guardato per un attimo e poi è tornato a lavorare. Non ero ancora contento. E allora ho pensato di piazzare le casse del Mac sul davanzale e mettergli un po' di musica. Ma cosa? Il new acoustic? Air, Brian Eno, Kings of Convenience? No, non si sente niente se non c'è silenzio.
Ci voleva qualcosa di pesante. I Prodigy? Gli Infected Mushrooms? Mmh. Insomma non sapevo decidermi.
Allora mi sono riaffacciato per chiederglielo.
L'ho chiamato.
Lui non mi ha sentito.
Aveva le cuffie.
Non gli servo a nulla e mi tengo il senso di colpa. Me lo merito.

18 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Ognuno ha la propria storia alle sue spalle, in cui subentrano anche i lasciti e le opportunità della sua famiglia e del suo ambiente.
Forse siamo dei privilegiati, ma non credo che essere provilegiato implichi automaticamente l'essere stronzo.

Ettone ha detto...

non credo che un lavoro perché manuale sia più o meno "faticoso" di altri in cui si muove la "rotella del mouse"... Personalmente ritengo che lavorare tutto il giorno al computer non ti faccia liberare energie cosa che a lungo andare è più deleteria di avere le ossa rotte per aver manovrato una ruspa o un badile...
Ogni lavoro ha il suo...

zaXon ha detto...

Non credo che lavorando davanti ad un computer ci si possa sentire tanto privilegiati. Lo dico perchè in gioventù ho fatto per otto anni un lavoro molto manuale e so che cosa si prova. Certo non tornerei indietro ma lasciatemelo dire alla sera quando le idee dell'intera giornata premono sulle tempie la fatica si sente eccome.

Gloutchov ha detto...

Gli omini che guardano i cantieri, dalle mie parti, sono chiamati umarells ^_^

Comprendo i sensi di colpa ma ogni mestieri ha i suoi pro e i suoi contro. Io, che faccio un lavoro simile al tuo, muovo mouse per 9 ore al giorno, arrivo a sera con una carica di stress addosso che mi ci vuole almeno un'ora per somatizzarla. Loro, probabilmente, la sera non sono stressati, ma massacrati fisicamente. Sofferenze diverse...

Ecco, se ti senti in colpa, in pausa pranzo portagli un bel caffé (o una birra gelata), vedrai che apprezzaranno ^_^ (o ti prenderanno per matto!)

Anonimo ha detto...

Il mestiere più bello?
Quello in cui si esclama: .... e pensare che mi pagano per farlo...:-)

..........

Beppe

Maura ha detto...

Io è meglio che non mi ci affaccio neppure ai cantieri.
L'ultima volta che l'ho fatto mi sono sentita chiamare in modi che non avevo mai sentito in tutta la mia vita.

Larsen ha detto...

non ci son cazzi luca :D stai cominciando ad invecchiare seriamente... solo il fatto di voler curiosare e fare domande su un cantiere, e' indice gravissimo di questo tunnel in cui sei entrato :D

quanto ai sensi di colpa, ma sticazzi dico io... a parte che il fisico s'allena, e dopo un po' scaricare cassette e' sicuramente piu' salutare che non stare tutto il giorno alla scrivania, a parte che nessuno ti viene a dire di scavare piu' in fretta, vuoi perche' hai una pala in mano, vuoi perche' tanto se non finisci oggi, finisci domani, a parte che finito l'orario, metti su due coni in plastica, e di sicuro nessun tubo abbandonato li ti chiamera' dopo cena per sapere se gli hai preparato il buco, a parte che a fine mese sullo stipendio non ci son discussioni: arriva e basta, a parte che se ti va un caffe', prendi e vai al bar che tanto ce n'e' uno ad ogni angolo, a parte che se vuoi fare due chiacchiere hai un pubblico a disposizione...

a parte queste cose, le analogie sono forti: alla fine hai sempre un riconglionito dietro che ti dice come andrebbero fatte le cose secondo lui, e questo rincoglionito di turno chiaramente non sa manco come si tiene una pala in mano.

secondo me e' lui che compatisce te... ok, fuori soffre il caldo, ok, si soffre il freddo d'inverno... ma vuoi mettere?

Sauro ha detto...

Mmh! Forse oggi riesco a commentare.
Io, per diversi anni, quando tornavo a casa stressato da 8-9 ore passate al computer, dicevo di essere stanco e quel simpaticone di mio padre sai cosa mi rispondeva?
"Perchè, quanti metri di buca hai scavato oggi?"
Non comprendono quanto serva anche il nostro, di lavoro. Non comprendono che la fatica non è solo fisica. Non comprendono perchè non conoscono e non vogliono conoscere.
E disprezzano ciò che non conoscono.

Francesco Sternativo ha detto...

Si ma il senso di colpa non ha senso...allora lo dovresti sentire il mentre mangi perché ogni giorno ci sono persone che muoiono di fame mentre magari te magni 'na bella carbonara, oppure sentiresti il senso di colpa se lasci il rubinetto aperto per cinque secondi in piú mentre ti spazzoli i denti mentre ci sono persone che muoiono di sete ecc.

Ci sono persone che non hanno avuto la possibilitá di studiare e fanno questi lavori, ma magari quell'operaio non ha mai voluto applicarsi ed ha scelto di fare il manovale. Tu invece hai studiato tanti anni ed ora siedi davanti ad una scrivania.

Simone ha detto...

Un amico che lavora in cantiere mi ha detto che lui, lavorando al computer, impazzirebbe.

Personalmente non so se riuscirei a lavorare in cantiere (o meglio, in cantiere andavo giusto a buttare un'occhiata al lavoro degli altri ma ovviamente mai come manovale). Però la vita davanti a uno schermo è veramente orribile ed è uno dei motivi che mi ha spinto a "scappare" dalla mia vecchia professione.

Per ora la mia vita si è spostata davanti ai libri, che comunque almeno hanno la possibilità di arricchirti. Il mio lavoro al computer era una semplice copiatura di numeretti dentro a un foglio di calcolo, con l'emozionante stampa saltuaria di qualche prestampato da firmare.

Simone

Alessandra ha detto...

Mio padre fa il muratore da quando aveva 16 anni e non mi sento in colpa nei suoi confronti, lui ha deciso di lasciare la scuola per imparare quel mestiere, nessuno l'ha forzato. Sinceramente non lo vedrei a fare nient'altro. Non ha la pazienza di stare alla scrivania 8 ore come me. Facciamo lavori completamente diversi pero' entrambi ci svegliamo alle 6 la mattina ed entrambi crolliamo sul divano alle 10 la sera.

Planetary ha detto...

Alle 5 staccano, ed è tutto dire :)
La pala nella buca la mettono nella stessa maniera in cui la metteranno domani e in cui l'hanno messa ieri; non devo inventarsi un modo nuovo ogni volta. Seguono un progetto ben definito, nessuno gli dirà di riempire la buca fatta ieri perchè il committente ha deciso che la preferisce 10 metri più in là e 1 metro più profonda. C'è chi si spacca la schiena e chi la testa, ognuno scelga cosa spaccarsi :)

LUIGI BICCO ha detto...

Gli Umarell!!! Che forti. Che poi se li togli dai cantieri e te li porti in ufficio, ti si piazzano dietro la schiena nella stessa posizione a guardare e sentenziare quello che fai. Come farebbe un account, insomma.

Non me ne vogliano eventuali account.

Comunque son d'accordo con chi pensa che ogni mestiere (fisico o d'ingegno che sia) ha i suoi pro e i suoi contro.

dandia ha detto...

E io allora che dovrei dire? Li guardo mentre lavorano e sono pure pagata per farlo. :D
Comunque non credo che gli operai nei cantieri se la passino così bene come qualcuno ha scritto: gli orari di lavoro non sono sempre leggeri, le pressioni ci sono eccome, da parte di impresari attanagliati dalla crisi e di committenti. Non avranno bisogno dell'abbonamento in palestra nè di lavorare la sera a casa, ma spesso si spaccano la schiena tutto il giorno, e alcuni lavorano in condizioni che a me sembrano al limite della sopportazione umana; tanti ancora sono vittime di incidenti, nonostante i fiumi di inchiostro spesi per regolamentare la gestione della sicurezza.
Sono convinta che ogni lavoratore meriti rispetto purchè lavori seriamente e con impegno.
Il senso di colpa non andrebbe vissuto individualmente ma dovrebbe diventare piuttosto uno spunto di riflessione: se una parte dell'umanità impegna la maggior parte delle risorse in burocrazia o nella produzione di beni e servizi che non sono di prima necessità mentre l'altra muore di fame, forse vuol dire veramente che qualcosa a questo mondo non funziona troppo bene.

Izzy ha detto...

Sono passato da anni di lavoro manovale ad un lavoro “muovi mouse” di recente, quindi il mio confronto è fresco fresco e non eroso da nostalgici ricordi di chi da adolescente ha lavoricchiato un'estate in fabbrica per pagarsi il motorino.
Sentirsi in colpa è da scemi e inutile. Ma non è una cosa cattiva.
Pensare che se la passino meglio loro, e avere pure il coraggio di fare congetture sul perché la loro vita dovrebbe essere migliore, è, invece, da ignoranti. Niente di quello che supponete rispecchia la realtà. Tutti i lati negativi che vedete nel vostro lavoro sono presenti anche come manovale: si deve fare un mucchio di ore, si ha delle scadenze impellenti, hai sempre qualcuno che ti spacca le balle. Poi, non è che un lavoro, perché manuale, per forza non sia impegnativo mentalmente né stressante, eh! Quando programmi un macchinario da mezzo milione di euro (una cosa per niente straordinaria, ho lavorato anche su macchinari che ne costavano il doppio) e ogni svista costa qualche migliaio di euro, non è che sei lì a pensare ai tuoi cazzi... Non c'è nessun Undo a salvarti le chiappe, lì. Quello che più mi distruggeva era proprio lo stress. Arrivavo a sera stanco fisicamente e stanco mentalmente.
Pensare che spaccarsi la schiena equivalga a “fare esercizio fisico”... No, 'spetta: siete davvero seri?!
Nessuno pretende che vi facciate (forse dovrei dire “che ci facciamo”, ormai) sturbi morali. Ma evitiamo di dire sciocchezze. Io non ho lavoravo nei cantieri, e già per questo mi sento fortunato, altro che "beati loro".
Mi pare di essermi già proposto per dare una mano a chi rimpiange così tanto il bel lavoro manuale, ma ribadisco volentieri. Dalle mie parti cercano manovalanza: posso mettere una buona parola per voi, se proprio vi fa schifo stare dietro a un computer.

Larsen ha detto...

chiacchiere izzy... a parte che se vogliamo anche solo parlare di stipendio, ammesso di trovarlo un posto da manovale (essendo italiano), si tratta cmq di cifre ben superiori alle medie del nostro ambiente.
a parte che non ne conosco uno che sia uno che non si fa il suo bravo nero nei "post lavoro", tipo che al mattino lavoro nel cantiere ufficiale, la sera in quello "dell'amico".
a parte che per evitare incidenti basta evitare di sentirsi superuomini: che tanto a me il caschetto non serve che son 20 anni che faccio sto lavoro, e poi oggi fa caldo... splat!
a parte tutto questo, il fatto che nessuno si faccia delle aspettative su cio' che stai facendo, perche' non puoi farlo in altro modo che non come ti e' stato richiesto, il fatto quando timbri la cartolina il lavoro lo chiudi nell'armadietto, il fatto che nessuno verra' ad insegnarti sul serio a come fare la malta dopo anni d'esperienza, a meno che tu non lo voglia sapere, t'assicuro che sono tutti punti che la sera ti fanno andare a dormire sereno (problemi personali a parte, ma chi non li ha, il fatto che tu la mattina sai cosa farai durante la giornata, e quale sara' l'obiettivo della tua produzione, contribuisce non poco a liberare la testa.

ho fatto il carrelista per parecchio prima di togliermi il militare, visto che nessuno prendeva qualcuno che dopo pochi mesi sarebbe partito (11 mesi e 20 giorni... il mio solito culo... 10 giorni ancora e ciao ciao naia), oppure il muratore per amici, o anche da ragazzino le estati a scaricare cassette (quando oggi girano con gli sputer, l'icoso, e pensano solo a cosa bere la sera), ma ti assicuro che ho sempre dormito il sonno dei giusti quelle notti.
e mentre lavori, sei sereno, ti puoi concentrare solo su quello che stai facendo, niente pensieri, se non finalizzati al momento in cui ti trovi.
dover sempre guardare "avanti", cercare di intuire cosa vuole la persona davanti a te, trovarsi magari a mezzanotte ancora davanti ad un monitor perche' semplicemente "oggi non mi viene niente, ma il lavoro va finito", non si puo' definire "lavoro di tutto riposo, e privilegiato".
se poi aggiungi pagamenti che non arrivano mai, clienti che vanno e vengono, le urgenze che ormai sono la prassi, le discussioni sui costi, ecc.ecc.ecc. ti fai il quadro completo.

l'ho gia' detto, lo ripeto: prossima vita l'idraulico, l'elettricista o il carpentiere.

Planetary ha detto...

Hai detto tutto :)

Anonimo ha detto...

Credo che siano da considerare le condizioni di lavoro, il livello di alienazione, l'usura del fisico.

silvia

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