giovedì 14 luglio 2011

[RECE] I Guardiani del Destino

Preceduto da un moscissimo battage pubblicitario, che non ha avuto neanche la furbizia di includere nel manifesto la dicitura "dal creatore di Blade Runner", approda anche nelle sale italiane la versione cinematografica del racconto The Adjustment Bureau di Philip K. Dick.
Il racconto com'era?
Nella migliore tradizione dickiana: incentrato sul rapporto tra realtà oggettiva e realtà soggettiva, che poneva (e lasciava aperte) numerose domande sul destino e sulla sua forza misteriosa e sul nostro modo di percepire la realtà e ciò che veramente accade.

Il film dell'esordiente George Nolfi (già sceneggiatore della serie di Jason Bourne) è fedele al racconto solo in parte. Visivamente non offre praticamente nulla (eccettuata una bella quanto breve sequenza, l'unica che valga la pena di essere ricordata, quando viene "corretto" il destino per renderlo aderente al Piano), non è raccontato con stile o particolare talento, e non include neanche effetti visivi sconvolgenti.
Nolfi si sforza di dare corpo e fornire una narrazione maggiormente strutturata che non nelle poche pagine del racconto originale… ma il suo film crolla e si banalizza nello sviluppo, scegliendo banalmente di raccontare una stravista storia d’amore osteggiata e travestita – male – da fantascienza, perdendo l'occasione di essere una bella trasposizione di una delle opere più significative di Dick.

Gli attori recitano svogliati (anche quelli davvero bravi come Terence Stamp), la protagonista che dovrebbe essere non dico bella ma almeno fascinosa non ha un minimo di appeal, lo score musicale non offre nulla per cui esaltarsi, e il film – per quello che deve dire – è pure lungo un venti minuti di troppo (ma per fortuna ci hanno graziato del 3D).

Quindi? Quindi se proprio nel multisala dove andate a respirare un paio d'ore d'aria condizionata non c'è altro, entrate pure. Ma, a conti fatti, è meglio investire 14 euro nel volume da cui è tratto, che include anche parecchi altri racconti.

Ah, sì... naturalmente, il manifesto italiano fa schifo, ed è anonimo almeno quanto il film.
Oltre quello che ho messo in apertura, eccovene altri quattro deliziosamente grafici, di quelli che qua non vedremo mai.

11 commenti:

Matteo Poropat ha detto...

L'ultimo è quello che mi piace di più, ha un non so che di cospirazionistico che agli altri manca.
Il film non mi convinceva già dai trailer, dopo le rece lette in giro non lo andrò a vedere proprio.

Uapa ha detto...

Anche a me piace l'ultimo, mi stuzzica e mi incuriosisce.
Eh già, a volte la copertina di un libro o il poster di un film deve fungere un po' da specchietto per le allodole :-)
Uapallodola :-S

elgraeco ha detto...

Stavolta il poster italiano è talmente brutto che non mi sono documentato minimamente sul film.
Per paradosso, però, da quello che scrivi, lo stesso poster è anche quello più attintente alla vera trama del film: la storia d'amore insulsa. Mah...

Gloutchov ha detto...

Il poster italiano era bruttino, ma a quanto ho capito, calzava perfettamente col film che pubblicizzava ^_^

Pure io preferisco il terzo! :D

carter ha detto...

Io invece l’ho trovato un film davvero piacevole, anche se devo ammettere che la presenza della meravigliosa Emily Blunt influenza parecchio il mio giudizio! :D

gertdalpozzo ha detto...

Anch'io l'ho trovato piuttosto noioso, e quello che me l'ha "salvato" è stato la trovata dei “guardiani” che possono passare attraverso le porte ritrovandosi in qualsiasi altro luogo, soprattutto nella sequenza verso il finale: trovo che il regista abbia lavorato bene su questo aspetto, anche se la parte in cui anche il protagonista ad un certo punto si ritrova a poter usufruire di questa “facilità”, mi ha ricordato un po' troppo "Ghost" quando l'altro trapassato insegna a Patrick Swayze a manipolare gli oggetti reali.
Spezzo anch'io una lancia per la Blunt, tra le attrici più magnetiche e brave (e sottovalutate) del panorama contemporaneo. :)

LUIGI BICCO ha detto...

E mi verrebbe da dire: meno male che la dicitura "dal creatore di blade runner" non ce l'hanno messa.

Visto che stiamo parlando dell'ennesimo filmetto tratto da un grande romanzo di Dick, mi viene da pensare pure che Dick sia davvero sfigato. Nessun autore come lui è stato tanto plagiato e "svuotato" a mani basse. Di molte sue grandiose idee, ne hanno fatto minchiatine. A parte qualche dovuta eccezione. Sono dunque mille volte d'accordo sulla questione meglio 14 euro per il libro, senza nemmno aver visto il film.

Continuo a sperare trepidante per l'Ubik di Gondry.

BlackBox ha detto...

xLuigi: beh, A Scanner Darkly a me era piaciuto abbastanza, anche se uscii dal cinema col mal di testa (e mi sa che gli incassi scarsini misero la parola fine ai film girati con quella tecnica).
Ti dò ragione per il Next con Cage, e per il Paycheck con Ben Affleck (una scelta infelice di interpreti in entrambi i casi...)

Monika ha detto...

Quoto Cyber in ogni parola.
La trama senz’altro è originale ma la direzione un disastro.
Il film scorre lento, forse troppo.. a tre quarti mi addormento sulla poltroncina.
Ottimo cast, peccato.

LUIGI BICCO ha detto...

@ BlackBox:
Ho avuto lo stesso effetto per A Scanner Darkly. Comunque si, carino. Più che altro mi riferivo a film come Atto di Forza, Impostor, Screamers e, appunto, Paycheck e Next. Chi più brutto, chi meno brutto, ma tutti molto distanti dall'opera originale.

Poi ci sarebbe il caso di Minority Report che in realtà non mi è dispiaciuto per nulla. Ma leggendo il racconto breve originale, mi resi conto di quanto la storia nel film fosse stata "americanizzata". Com'è naturale che sia da quelle parti, tra l'altro :)

dandia ha detto...

@Luigi Bicco: Anch'io sono curiosa di vedere cosa combina quel pazzo di Gondry con Ubik. Se me lo rovina questa volta mi arrabbio.

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