mercoledì 31 agosto 2011

Cosa fai? Scrivo. Sì, ma per vivere, cosa fai?

Un interessante articolo (datato 2007, ma assolutamente attuale) su quanto col mestiere di scrittore non si riescono a pagare i conti di casa – figuriamoci cambiare tenore di vita o anche solo la macchina) lo trovate QUI.
Lo segnalo perché su questo blog bazzicano svariati scrittori o aspiranti tali (e anche qui bisognerebbe stabilire se per fregiarsi di tale titolo bisogna avere almeno una pubblicazione cartacea all'attivo – possibilmente non autoprodotta – o basta avere un paio di racconti nel cassetto che abbiamo letto solo noi e la nostra fidanzata/o e dopo lunghe suppliche)... e anche se quasi certamente sanno già di cosa si parla, dare una rinfrescata alla (triste) realtà non è mai una brutta idea.
Tutti gli altri, invece, impareranno qualcosa in più su questo ingrato, meraviglioso mestiere.

19 commenti:

Frank Iodice ha detto...

Letto.
C’è comunque da fare una differenza tra chi ama scrivere e chi invece ama i soldi.
Per la seconda categoria mi vengono in mente almeno una decina di espedienti perfetti per pubblicare e vendere in Italia (ottenere un successo passeggero è molto facile). Ma per la prima, alla quale (ahimè) appartengo, non ne ho nessuno.
Nei secoli scorsi, essendoci meno interessi economici tra editori, produttori, politici, era più facile farsi conoscere e, soprattutto, sopravvivere scrivendo: bastava frequentare il circolo letterario del tuo paese. (Ecco un altro problema del quale si dovrebbe parlare più spesso: se non hai i soldi, non puoi fare lo scrittore. Sei costretto a lavorare da qualche altra parte e nei ritagli di tempo riuscire a creare il nuovo manoscritto trovato a Saragozza. È questo il dramma che affligge chi ama davvero il mestiere dello scrittore: non potersi dedicare con tutto se stesso al lavoro che ama.)

Gloutchov ha detto...

Credo che molti di noi scribacchini sappiano bene di cosa parla Bianchi. Sigh!

Yeeshaval ha detto...

Ma la ricchezza degli scrittori è mai stata un mito?Dan Brown, Tom Clancy, Stephen King e pochi altri sono casi particolari, ma bisogna anche valutare la capacità imprenditoriale che hanno avuto di arricchirsi con le proprie idee (videogiochi, adattamenti cinematografici, un FRACASSO DI LIBRI IN TUTTE LE LINGUE POSSIBILI).
In sé fare lo scrittore non rende poi tanto, soprattutto sul fronte libri: Il guadagno in percentuale sulla singola copia non è granchè. Piuttosto, diventare uno scrittore affermato, pagato per presenziare a dibattiti televisivi di 2 ore, strapagato per recensioni di una riga (!) di altre opere del suo genere e cose del genere è molto redditizio.

LUIGI BICCO ha detto...

MI spiace quasi dirlo, ma ci sono anche delle sostanziali differenze, com'è naturale che sia, tra chi scribacchia e chi scrive davvero bene.

Come in tutte le cose, se sai scrivere, prima o poi te ne esci. Questo non va certo di pari passo con il saper scrivere per la gente (l'unica cosa che attualmente può tenerti a galla), ma almeno hai già un piede in una scarpa.

Il problema è sempre quello. In Italia, più che in altri paesi, si legge poco ma sembra che tutti siano in grado di scrivere. Basta dare un'occhiata a quanti nuovi libri si stampano ogni mese. E quanti di questi siano assolutamente superflui.

Vabbè che questo era il Paese dei poeti, dei santi e dei navigatori, ma da lì all'improvvisazione di massa ce ne va.

E non voglio parlare di chi scrive per la pubblicità. Lavoro, inutile dirlo, che non ha più alcuna ragion d'essere che sia una.

Sono d'accordo con Frank anche su un altro aspetto. Gli interessi sempre più famelici degli editori, hanno definitivamente affossato il mestiere e il mercato.

Certo è che se anche uno come Brizzi o uno come Avoledo, debbano viverci a stento, c'è davvero qualcosa che non va.

Meno male che non scrivo.

Meno male che NON SO scrivere come si dovrebbe e mi crogiolo nella mia ignoranza.

Meno male, va.

BlackBox ha detto...

Sì, Luigi, meno male! ;)
Forse un'altra (bella) parte del problema sta nel fatto che il lettore medio non legge autori sconosciuti.
La cosa più grave, però, non è tanto il fatto che mia zia non si sia procurata una copia del romanzo di Pinco Pallino. Lei, Pinco Pallino non lo conosce proprio. Quello che dovrebbe far riflettere è che i lettori più voraci sono proprio gli aspiranti scrittori (sul blog di Cyber ne sono linkati svariati, tipo Glauco, Simone, Alex).
Ora, non dico che pubblicare con Einaudi, Laterza, Mondadori e compagnia bella sia impossibile, ma poco ci manca... Quelli che non snobbano (di norma) gli esordienti sono i piccoli editori. Solo che le pubblicazioni dei piccoli non vengono prese in considerazione (nemmeno) dagli stessi aspiranti scrittori. Ciò, oltre ad essere un clamoroso controsenso, è anche dannoso, io credo, per il piccolo editore e per l'aspirante scrittore.

Simone ha detto...

Bo', ma ora ti ci metti pure tu a parlare di 'ste cose? Per me l'editoria è un settore che non offre possibilità lavorative se non per chi ci stava già dentro 15-20 anni fa. Al contrario c'è un settore molto fiorente di applicazioni per dispositivi portatili... di programmatori emergenti che si lamentano ne ho conosciuti davvero pochi! ^^

Simone

N.F. ha detto...

Io invece sono contento che se ne parli anche al di fuori dei "soliti" circoli.
Avrei voluto trovare una casa editrice che mi dicesse "Il tuo libro ci piace, te lo pubblichiamo e a te andrà il 7-10% del prezzo di copertina"; ho soltanto trovato case editrici (piccole e medie) che mi hanno detto: "Sborsa 1500-2500 euro e ti pubblichiamo dandoti xxx volumi che tu potrai rivenderti da solo".
Dopo diverse ricerche ho deciso di stampare da me medesimo con il sistema 'on demand' di un editore noto: ho speso 14 euro (più 4,49 per spese di spedizione) per la copia campione e per la distribuzione 'gratuita' da loro proposta con informazione su Google e Amazon e ho pubblicizzato il mio libro su Facebook. Risultato: copie vendute finora 93 (due in Giappone con lettera di complimenti a me dei due acquirenti Giapponesi) con un guadagno per me di 4,5 euro per copia (inviatomi con un assegno in dollari) di 418,5 euro (da cui sottrarre la mia spesa iniziale di 14+4,49 euro).
Con questo sistema 'on demand' non ho pagato nulla, non ci sono giacenze di magazzino e non devo ringraziare nessuno. Certo... non camperò con la professione di scrittore ma non mi sono fatto spellare dai soliti profittatori della nostra vanità di scrittori esordienti.

Anonimo ha detto...

Fregatevene dei soldi. Punto.
Uno scrittore degno di questo nome non pensa a che cosa gli farà rimediare la sua opera in termini di denaro. Lo scrittore scrive per scrivere, se mi passate questa frase un po' trita. Se siete davvero intenzionati a seguire questo arduo cammino, percorrerlo pensando ai soldi causerà solo dolore, delusione e infelicità. Non scrivete per i soldi, non scrivete per i lettori, ma per voi stessi. Scrivete qualcosa di cui voi in primis siete soddisfatto, poi fatelo leggere ad altri. Se ce la fate, pubblicatelo, certo, ma non state a fossilizzarvi sui guadagni.

Se vi piace scrivere, fatelo e basta. Fanculo questi soldi che avvelenano sempre tutto.

Ettone ha detto...

Ho SOLO poco più di trent'anni ma posso dire di aver già fatto parecchie esperienze nel campo artistico. Da produzioni discografiche a libri (pubblicati da un editore e non pagati da me e distribuiti in tutta Italia)...

In tutti i casi non ho mai visto poco più di qualche copia omaggio. Mi reputo fortunato di non aver dovuto pagare e di avere parecchi motivi di GLORIA per vantarmi con gli amici (alcuni di questi motivi mi hanno per lo meno aiutato a trovare lavoro e ad avere maggiore credibilità), ma Gloria non è una mia amica e nemmeno me la da per cui dopo un po' ci si rompe.

C'è però da dire che sono spesso bazzicato anche dall'altra parte della barricata (vedi produttori ed editori) e ora come ora non è facile nemmeno per loro sbarcare il lunario. E' purtroppo vero che lo scrittore è l'ultima ruota del carro quando in realtà dovrebbe essere la prima, colui che da la materia prima, ma quando le case distributrici si prendono una fetta enorme sul prezzo di copertina, se ci togli poi, tasse, stampa e impaginazione, rimane ben ben poco...

Nell'editoria, rispetto alla discografia, c'è poi un grande baco a favore degli editori e a sfavore degli scrittori: i RESI possono tornare anche a distanza di anni e in più non ci sono i bollini SIAE controllabili sul portale.

In pratica, se sono un compositore, so da subito quanti bollini il mio produttore ha richiesto alla SIAE e quindi so anche il numero di copie prodotte. Se vedo che sono stati richiesti altri bollini in un secondo momento allora so per certo che la prima edizione è stata venduta tutta... So poi se il brano è stato ceduto ad altre edizioni, etc...

Questo non è possibile farlo nell'editoria a meno che non si dia il via a manovre legali costose e questo gli editori lo sanno. Per cui ci giocano, quando gli chiedi i rendiconti ti raccontano quello che vogliono, tolgono, mettono, sottraggono i resi, le copie promozionali... etc... e tu non ci capisci mai una fava...

Sta di fatto che io credo da sempre nell'arte e tutto ciò che ho fatto fin qui anche se mi è costato tanta fatica e anche denaro, lo rifarei da subito. Ma... è meglio fare l'avvocato, il medico, il commercialista, il ladro, ma non il cantante, lo scrittore, il fotografo o il grafico... ;)

Angel-A ha detto...

Una delle mie ex compagne d'appartamento era la classica esordiente standard.
Non ci siamo lasciate troppo bene, quindi non farò il suo nome per non farle alcuna pubblicità. :P
E cmq, riuscì a pubblicare un libbricino, per un editore manco niente male.
La sera che tornò col suo contratto firmato (eravamo ancora tutte amiche) andammo fuori a festeggiare il suo anticipo di ben 700 euro.
Beh, qualche mese dopo, quando si mise a fare tutti i conticini precisi di tutte le spese che aveva sostenuto, fra telefonate, spedizioni di manoscritti, viaggi per presentazioni, etc., scoprì (?) di non aver guadagnato una cippa. ^_____^

Cristiano R. ha detto...

@Simone: io sono un programmatore, e ho compilato varie app per iPhone.
Ti assicuro che coi proventi non ci pago manco un mese di palestra. Ti ho detto tutto.
Sul discorso arte/soldi non posso che sottoscrivere Ettone ma anche Anonimo, con l'aggiunta che sarebbe bello creare solo per se stessi e per amor dell'arte, ma poi i conti in qualche modo li devi pagare. :-/

Maura ha detto...

Articolo interessante.
Io restai colpita, tempo addietro, da QUESTO.
La colpa: avere una vita ‘normale’. Una casa in affitto, un figlio, una moglie che non lavora (ma se lavorasse dovrebbe pagare asilo nido e babysitter, presumibilmente, per i primi anni di vita del bambino).
Scrittrice?
Mah, credo ci abbiamo pensato un po' tutti, almeno una volta.
Poi, leggi 'ste cose e la voglia ti passa, almeno se non hai una visione molto romantica della cosa e non ti disturba condividere l'appartamento con altre persone e negarti lussi che una cassiera del Carrefour si concede senza troppi problemi.

diego ha detto...

Sì, l'articolo non rivela alcun "segreto".
Lo scrittore che “fa la fame” non è un luogo comune ma una realtà comune. Siamo in tanti, forse troppi, e io sono tra quelli più fortunati.
Anche se mi ritrovo di giorno a discutere di cinema con Moretti o Herzog, di letteratura con Baricco e Voltolini, e la notte metto a posto il magazzino del più grande negozio di mobili svedese.
Una vita da psicopatici con doppia identità, che inaridisce. Eppure so di avere fortuna, e lo scopro il 27 di ogni mese.
Sono pochi quelli che vivono della propria scrittura, senza “prostituirsi”.

Fra ha detto...

Io so che quando dico che mi piace sscrivere e che vorrei scrivere, sto solo sognando...
Comunque davvero interessante l'articolo. Non so molto, in effetti, di questo mestiere "ingrato e meraviglioso"... le poche cose che ho scritto le hanno lette non più di cinque/sei persone! (però sono piaciute, eh!) :)

Ariano Geta ha detto...

Da tempo ho deciso che la scrittura per me sarà sempre e soltanto un bellissimo hobby... nulla più.

Simone ha detto...

@Cristiano: eppure a vedere quante app sfornano ogni giorno avrei pensato diversamente! Io penso comunque che si può essere creativi magari in altri settori più retribuiti (che allora non saranno le app per cellulari ^^) senza fissarsi sulla scrittura.

Simone

Federico Russo "Taotor" ha detto...

In un certo senso è anche giusto che sia così. Cioè che rimanga un hobby con cui, tutt'al più, si può guadagnare qualcosa. Ritengo che sia più intellettualmente onesto scrivere per passione e non pensare al guadagno - che, se arriva, è comunque ridicolo.
C'è da dire che l'intrattenimento più redditizio, ora come ora, sicuramente non è la letteratura. Alla fine rimane pur sempre una questione di mercato.

Ettone ha detto...

UNA PRECISAZIONE
Il discorso di chi vede la scrittura come un hobby non è sbagliato e sono convinto che non debba nemmeno essere un puro discorso di soldi, ma una cosa è fare qualcosa per hobby in modo totale e un conto è fare una cosa per hobby mentre altri con il tuo hobby ci campano non corrispondendoti ciò che ti spetterebbe per diritto...

Occorre fare molta attenzione su questa differenza che è quella che passa tra il fare beneficenza e l'essere presi per il culo.

Andrea ha detto...

...bel post! Però io ricado nella categoria di chi le storie (belle!) ce l'ha solo in testa e è troppo pigro e disincantato solo per provarle a scrivere! :-)
Do u remember Alan Ford's Dynamite Squad? E l'evoluzione terror-futurista-drammatica di Mickey?
What a brillant genius!!! :-)

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