martedì 30 agosto 2011

Prima dell’alba.

Come nascono delle foto di Roma diverse dalle solite?
Certe volte, basta andare a letto un pelo più presto per poi svegliarsi ad un'ora vergognosamente antelucana.
Ma ci vogliono pure un'amica scema almeno quanto te, una Canon, un Blackberry, uno scooter per entrare nelle zone a traffico limitato, e una colazione alle sette in piazza Cola Di Rienzo.
Ma andiamo con ordine.

Sono sicuro che quelli che seguono questo blog da parecchio, si ricorderanno che, pur vivendoci da parecchi anni, non riesco ad essere innamorato di questa città. Le ragioni sono varie, colorite e circostanziate e aumentano col passare del tempo invece di diminuire... ma sarei veramente in malafede se negassi che Roma sa essere fotogenica come pochi altri posti al mondo, se si ha la pazienza e l'occhio di catturarla nella giusta luce.
E proprio alla primissima luce del mattino, quella che, all'esaurirsi della notte scivola come una carezza su tetti e chiese e strade e sampietrini e lampioni che ammiccano spegnendosi pensavo quando ho proposto a Maria di farci una veloce session fotografica romana poco prima dell'alba.

Mi aspettavo che avrebbe rifiutato o, perlomeno, trattato sull'orario, invece ha accolto subito ed incondizionatamente la mia proposta.
Che poi è il modo migliore per partire in iniziative estemporanee come questa e sulle quali poco mi va di riflettere e discutere. Le dico che passo a citofonarle alle cinque e mezza, e lei non batte ciglio.

Il che significa che punto la sveglia circa un'ora prima per svegliarmi, lavarmi, vestirmi e raggiungere a dorso di scooter casa sua a poca distanza dalla prima tappa che mi sono prefisso, via della Conciliazione e piazza San Pietro.

Accendo il motore, e parto nella notte che ancora se la comanda, iPod spento per ascoltare cosa si sente in strada a quell'ora: fragore metallico di cassonetti issati da martinetti idraulici, un autobus notturno che rientra al deposito, gabbiani che si litigano quanto i camion dell'AMA hanno lasciato sull'asfalto, furgoni dei panettieri e dei cornettari che parcheggiano cigolando sul marciapiede e le facce assonnate degli occupanti illuminate dal bagliore di un accendino.

Quando arrivo sotto casa di Maria, spengo il motore e senza neanche togliere il casco mi avvicino ai citofoni. Mi viene da alzare lo sguardo verso la facciata e lo incrocio con quello di un tizio in maglietta e pantaloncini che se ne sta affacciato ed insonne a guardare chi cazzo è quel pazzo o quel criminale o tutte e due le cose che, alle prime luci dell'alba, se ne va a scampanellare giusto al suo condominio di brava gente. Privo della sicurezza che il condomino non abbia un secchio di piscio a portata di mano, mi appiattisco contro la mascherina del citofono e suono a Maria.

Torno ad aspettarla prudentemente in zona scooter, notando che il tizio non mi perde d'occhio. Mi sento il suo sguardo inquisitore puntato tra le scapole pure quando Maria scende e si arrampica sul sellino posteriore.
"Hai fatto colazione?", mi fa. Sembra che per lei siano le nove di mattina.
"Macché. Facciamo ora?"
"No, alla fine. Sarà una specie di ricompensa per esserci alzati così presto".
"E allora facciamola adesso. Alzarci, ci siamo alzati".
"No, che sennò si fa giorno. Partiamo".
"Una volta, si diceva: muoviamoci, che sennò facciamo notte".

Arriviamo dove dobbiamo arrivare. Parcheggio, scendiamo e percorriamo a piedi via della Conciliazione completamente deserta. Il semaforo appeso sopra di noi snocciola ottusamente i suoi tre colori per nessuno e io comincio ad armeggiare con la Canon, che inizia subito a piantare grane perché c'è poca luce e io devo usare tempi d'esposizione biblici e sforzarmi di restare perfettamente immobile mentre scatto.
Maria mi precede di un trenta passi, armata solo di un Blackberry. La sua Nikon Dqualcosa è guasta, ma non si è fatta certo smontare per questo. Solleva il telefonino verso colonne, cupole e strade e preme il tasto. Click, click, click.
È mille volte più disinvolta di me.
Magari dovrei tirare fuori l'iPhone e cercare di combattere ad armi pari, ma scelgo di contrastare la sua maggiore esperienza dietro l'obiettivo puntando su un'attrezzatura più performante.

Arriviamo in piazza San Pietro, inaccessibile e blindata fino alle sette. Ci siamo solo noi e due poliziotti su una specie di automobilina da campo di golf. Ci sporgiamo dalle transenne e scattiamo, probabilmente con parecchie telecamere di sicurezza della gendarmeria Vaticana e dei Carabinieri puntate proprio su di noi, giusto il diversivo che ci voleva prima del cambio di turno.
Il cielo si fa lentamente blu e una suora esce da qualche parte. Cammina veloce e guarda in terra, percorrendo la strada a memoria.

Prima di perdere la preziosa luce metallica dell'alba, ce ne torniamo in fretta allo scooter e dopo pochi minuti parcheggiamo giusto in piazza Navona.
Se Roma fosse sempre così visibile e così meravigliosamente poco popolata, potrei iniziare a desiderare di viverci.
La piazza, vuota, sembra immensa. E il bello è che lo è davvero... ma presa con la sua abituale bolgia di turisti ed ambulanti e indigeni di ogni età e ceto sociale, non fa quest'effetto.Tutti dovrebbero vederla com'è adesso almeno una volta.
Le statue del Bernini e del Borromini hanno una levigatezza irreale e fissano nemici invisibili dalle orbite vuote. Ombrelloni chiusi come soldati in parata addormentati sono allineati davanti i caffé ancora chiusi. I tavolini sono girati con le gambe verso il cielo in una supplica di ferro. Due carabinieri attraversano la piazza tenendo il passo e ignorando completamente me e Maria che ruotiamo su noi stessi come due deficienti e facciamo click coi nostri aggeggi a batteria. Guardo l'orologio: sono passate da poco le sei e mezza. La luce è ancora bellissima e la temperatura è perfettamente sopportabile. Recupero Maria che sta esaminando i suoi scatti sul display del Blackberry e decidiamo per un'ultima tappa.

Ce ne andiamo al Pantheon, meno di tre minuti di scooter.
Sulla piazza, solo tassisti seduti sui muretti senza troppa voglia o speranza di caricare qualcuno. Noi non siamo di certo dei clienti potenziali, quindi non ci degnano di un nuovo sguardo. Cioè, magari il culo di Maria uno sguardo extra lo cattura anche. Dicono che i tassisti dividano equamente il tempo che passano aspettando al posteggio tra discussioni sulla magica Roma e sul culo delle passanti, ma credo siano solo dicerie.

Facciamo qualche altra foto, muovendoci indisturbati sulla piazza vecchia di millenni come viaggiatori del tempo, finché il cielo comincia ad assomigliare a quello che siamo abituati a vedere: una bella sfumatura di azzurro venata di ossido di carbonio e piombo tetraetile. Motorini sfrecciano nelle vie vicine e i primi turisti in pantaloncini corti e
Lonely Planet stretta tra i denti iniziano a scivolare fuori dai vicoli.
Da questo momento in poi, lasciamo il campo ai frequentatori abituali, e facciamo ritorno verso Prati. Corso Vittorio Emanuele, il lungotevere, ponte Cavour e infine piazza Cola di Rienzo, un bar, colazione.
Mi ritrovo premuto contro un bancone di vetro e ottone lucidato in mezzo a un mucchio di smidollati che si sono alzati solo alle sei e mezza e senza un nobile scopo per la giornata.
Il cappuccino è caldo e trovo anche i cornetti alla marmellata.
Per la prima volta da quando mi sono alzato, sento un gran bisogno di sedermi e chiudere gli occhi cinque minuti.

La morale della favola è che scattare foto a una capitale semiaddormentata prima dell'alba è una cosa che lega, tipo condividere la stessa trincea... ma stanca.
E che per trovare i cornetti alla marmellata devo alzarmi perlomeno alle sei di mattina.

21 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Bellissimo questo post, e non solo per gli scatti, ma soprattutto per il messaggio che manda, ovvero quello di fare ogni tanto qualcosa mai fatta prima ma che vale la pena di fare anche a costo di qualche sacrificio. Una mattinata che ricorderai a lungo e con molto piacere, ne sono certo.

Fra ha detto...

Ciao! Condivido in pieno quello che ha scritto Ariano... e le foto sono molto belle. :)

Uapa ha detto...

Evviva, i cornetti alla marmellata, ce l'hai fatta! :-D
Queste foto sono belle da far male, ognuno di quei posti è un pezzetto di me, per taaanti motivi :-)
In effetti la mattina presto Roma è tutta un'altra cosa.
Forse un giorno mi alzerò un po' più presto anche io per guardare qualcosina in più di Piazza del Popolo, in una luce diversa :-)
Grazie!

Gloutchov ha detto...

Post stupendo, foto di grande impatto... bella Roma di mattina presto. Non me la sarei mai immaginata così... vuota. Bologna, per qualche strano motivo, ha dei vuoti del genere solo a ferragosto! ^^

Ettone ha detto...

Grandiosoooo...

Maura ha detto...

Glauco dice bene... mai vista Bologna così vuota, e dire che di alzatacce ne ho fatte...
Devo dire che Roma ci guadagna, anche se il folklore locale di variegata umanità non mi dispiace.
Complimenti a te e alla tua amica, belle immagini.

Vale ha detto...

Spettacolo... il blu e l'oro delle prime foto, soprattutto.
Posso chiederti qualche dettaglio tecnico?
Che fotocamera hai usato, obiettivi, tempi etc... sai, tanto per imparare qualcosa anch'io! ;-)

claudia ha detto...

neanche se facessi un corso di fotografia riuscirei mai a fare delle foto cosi' evocative...

LUIGI BICCO ha detto...

Stupendo. Bellissima iniziativa personale. Certo che la levataccia ha comunque reso dei risultati eccezionali. In effetti è difficile dipingere la città con una tale atmosfera, se non alle prime luci dell'alba. Che poi mi sembra di ricordare che la miglior luce a quell'ora dovrebbe essere quella tra la primavera e l'estate.

E a proposito della colazione e sul quando farla...
>> alla fine. Sarà una specie
>> di ricompensa per esserci alzati
>> così presto".
Bravo. Per quanto mi riguarda, parli come la bibbia :)

Alessandra ha detto...

Ho capito che Francesco mi piaceva veramente proprio in una sessione notturna di fotografia, Roma e' magica ma quando il sole cala lo e' ancora di piu'. :)

Ettone ha detto...

Ps... ma da voi fa già così freddo al mattino, che vi vedo in giubbotto?

CyberLuke ha detto...

@Uapa: grazie. Davvero. Tu stai meglio?
@Vale: una Canon EOS400D, con il 18-55 di serie.
Ma ti ricordo che il mio approccio alla fotografia è parecchio intuitivo. Per dire, non ricordo assolutamente che tempi o che diaframmi ho usato in questa session.
@Luigi: in realtà tu stai parlando di lei.
@Alessandra: ecco. Questo non me lo ha mai raccontato.
@Etto: eh, la mattina alle cinque, sullo scooter, un certo freschetto lo fa.

Sauro ha detto...

Belle! Hai anche fotografato qualcosa di mio ... la linea dei detector, sotto il colonnato del Bernini, l'ho disegnata io ... ;)

Ferruccio gianola ha detto...

Bravo Luca, belle le foto, ma ottima anche la narrazione, complimenti:-)

www.andreapettini.blogspot.com ha detto...

..le foto sono belle, ma...i "faccioni" el Pantheon saranno stati fotografati così da miliardi di persone...forse, solo la Bocca delle verità è più fotografata!
C'mom...Cyber...un pò più "audacia"!
PS...ben tornato!

elgraeco ha detto...

La narrazione è sempre ottima. E la luce di Roma, be', merita davvero. Complimenti. ;)

Simone ha detto...

Ecco, vedi? Fermo restando che alcune foto mi piacciono più di altre (e come ti ho già detto se vuoi ti presto un obiettivo "vero" e ci giochi un po') l'idea di andare fuori dalla normalità è una chiave credo per realizzare fotografie interessanti. Ed è una cosa che non è che pure io tenga spesso in considerazione.

Per dire c'è chi va in guerra, chi va in posti lontanissimi... e chi va in orari diversi da quelli comuni. Insomma sei una specie di fotoreporter del tempo, roba da inserire subito l'idea nel prossimo Primo Mazzini ^^.

Simone

Uapa ha detto...

Sto su un'altalena!
A volte sembra che vada meglio, ma poi realizzo che non ci parliamo quasi più e mi trasformo in una specie di triste statua di sale vuota ò_O
E' difficiuile @'.'@ grazie :-)

Dama Arwen ha detto...

Ho assaporato talvolta lo stesso fascino dopo il tramonto, a Milano, in piazza Duomo... sicuramente con più gente.

Un piccolo appunto: già così il risultato è ottimo, ma potresti ripetere lo stesso esperimento la prossima estate, proprio subito dopo il solstizio, che osn le giornate in cui il sole sorge ancora prima e avresti parecchio più tempo per muoverti in una Roma ancora addormentata e vuota :-)

Patrizia Mandanici ha detto...

Mi hai fatto venire una nostalgia...Bellissime foto della Roma che amo, di solito sommersa dai milioni di turisti che pur sono necessari.
E' bello girarla anche di Ferragosto, in scooter, che a parte qualche turista nel centro storico si presenta vuota o semivuota, bellissima anche nei quartieri meno noti.

Nero ha detto...

Che post meraviglioso =)
Io sono stata adottata da Roma, mi piace molto ma non riesco ad amarla. Incompatibilità caratteriali, diciamo.
Il mio fidanzato è romano doc ed ha usato questa strategia per farmi innamorare: Roma vuota è un segreto che i romani tengono ben stretto.

Rivedere Piazza Navona così mi ha commossa. Belle foto, complimenti.

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