lunedì 12 settembre 2011

A domanda non rispondo.

L'altra sera guardavo un servizio su Sky TG24. E parlavano di questo incidente aereo, dove un'intera squadra di hockey russo si è schiantata al decollo.
E il TG di Sky ha fatto una cosa giusta, ha invitato due piloti a spiegare come, tecnicamente, si possano verificare queste sciagure. Uno dei piloti ha fatto una specie di storia del volo dai fratelli Wright a oggi e l'altro ha detto che occorre una seria volontà politica per una riforma del trasporto aereo.
Sempre sullo stesso TG, si è svolto un dibattito su cosa fare in concreto per aiutare i giornali autogestiti a tirare avanti.
Per tutta la durata della trasmissione si è parlato del dettato costituzionale e dei suoi principi disattesi, mentre il moderatore assentiva gravemente ma stringeva anche ritmicamente la mano a pugno per invitare gli interlocutori a venire al sodo.
Uno di questi ha argomentato per un quarto d'ora interrompendosi ogni tanto per precisare "e cosa proporre in concreto lo dirò tra poco".
È stato interrotto dal moderatore che ha detto che il tempo stava per scadere, solo trenta secondi, quanto bastava per formulare una proposta in sintesi.
Allora, tutti i partecipanti al dibattito hanno cominciato ad avanzare contemporaneamente proposte concrete mentre il moderatore diceva grazie dell'ascolto e buonanotte.
Una volta in televisione imperava la non-domanda. "Lei auspica che, pur non potendosi escludere, si possa in un certo senso ritenere?" e gli intervistati ringraziavano l'intervistatore che gli offriva l'opportunità, eccetera.
Adesso che i telecronisti hanno trovato il coraggio della domanda diretta la gente si sente incastrata, fa un passo indietro e si trincera dietro la non-risposta.
Anche l'uomo della strada si adegua. Durante un servizio sullo scandalo sulla carne suina tossica dalla Cina è stato chiesto a una massaia: "Ma lei personalmente come reagisce, le costate le compera ancora o non le compera più?" La brava donna ha risposto all'intervistatore: "Qui bisogna che il governo colpisca gli speculatori e difenda noi poveri consumatori".
Chi risponde a tono si sente perduto: forse non è un caso se quando la gente viene invitata ad esprimersi con un semplice "sì" o "no" ai referendum è un miracolo se si riesce ad ottenere il quorum.
Il prossimo che entra nella mia stanza e mi chiede se ho finito quel progetto, gli premetterò "vedi" e poi spiegherò che, pur non potendo escludere, ecc.
Vado.
È lunedì.

6 commenti:

Andrea ha detto...

...Wowowowo! un pò di sano attivismo Luke! COmunque bel post, giusto la "sconcerto", un pò meno l'assunto per cui ora i giornalisti "fanno le domande dirette". Ma neanche a parlarne! Hai mai visto un giornalista chiedere al nsotro Presidente della Repubblica di "rinunciare" al suo vitalizio da Parlamentare? E di chiedere al Presidente della Camera, come sia possibile che la suocera sia diventata "Media Project Manager" all'età di sessant'anni? E sull'impero immobiliare di Di Pietro?
L'unico al quale si può domandare sfacciatamente tutto e il B. nazionale, ma ormai - dopo l'abuso di "domande"- siamo un pò tutti in oversdeose e la realtà che ci arriva addosso e tutta berlus-orientated.
...basta guardare SKY e i giornalisti inglesi inchiodare Murdock alla sedia!
...ma in UK non c'è il contributo alla stampa, lì si chiamerebbe...corruzzione!

Christian ha detto...

Buon lunedì anche a te... ;)

Ariano Geta ha detto...

Colpo a segno, pieno centro del bersaglio.
Hai colpito l'essenza di questa (ormai) italietta del XXI secolo: chiacchiere chiacchiere chiacchiere.
Risposte zero, fatti concreti non pervenuti.
E i (pessimi) risultati si vedono, accidenti se si vedono...

Gloutchov ha detto...

Mi fai tornare a mente il periodo in cui realizzavo delle finte schede elettorali per prendere in giro un mio collega che si era proposto alle comunali del suo paese... oltre al si e al no, io ci avevo messo anche un bel "FORSE" ^^

Comunque il tuo post fa centro!
Se c'è una cosa che non sopporto nei dibattiti è il personaggio di turno che, a domanda scomoda, risponde sempre con la frase "Se mi permette, prima vorrei completare la risposta alla domanda precedente..."

Grrr!!

Matteo ha detto...

I giornalisti italiani sono generalmente asserviti al potere... quando non ci provengono direttamente, dalle stanze del potere. Per questo ho mollato di sana pianta questa potenziale "carriera". In effetti, come dice Andrea, non sono nemmeno io d'accordo che i giornalisti riescano a fare domande dirette.
Tu non segui il calcio, ma è uno spaccato interessante sulla cultura del nostro Paese. I giornalisti fanno gli spocchiosi con i piccoli e i vermiciattoli con i "forti". E se qualche giornalista prova ad alzare la cresta contro un potente (sì, parliamo sempre di calcio...), ecco che subito questo si inalbera, se ne va, e poi agisce nell'ombra per farlo richiamare. Come successe a Mazzoni quando osò criticare Schumacher nel 1994.

È proprio nel calcio pizzuliano che sono nate le famose frasi "Non mi sentirei tuttavia completamente di escludere la possibilità che...". 3000 giri di parole per non prendersi la responsabilità di quel che si dice. E ormai anche il pubblico (rappresentato in questo caso dai calciatori) ha imparato a rispondere: a domande vuote si replica con risposte vacue.

D'altronde non è che per il semplice fatto che esiste la libertà di parola, tutti abbiano qualcosa di sensato da dire, anzi...

La firma cangiante ha detto...

I giornalisti hanno imparato a fare domande che non impensieriscono nessuno in maniera diretta.

E' già un passo avanti.

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