venerdì 9 settembre 2011

Friendly alien.

È così che i locali chiamano affettuosamente la Kunsthaus di Graz, un museo d'arte moderna progettato dagli architetti inglesi Cook e Fournier ed inaugurato nel 2003.
Avevo altre sue foto, fatte con la Canon definizione iperbolica dieci milioni di megapixel e tutto il resto, ma alla fine ho deciso che queste scattate con l'hipstamatic dell'iPhone mi piacevano di più.

10 commenti:

Fra ha detto...

Sembrano davvero tratte da Alien (o qualcosa di simile)... secondo me, se scrivi che hai visto un ufo e metti una di quelle, ti credono! :)
Mi viene la curiosità di sapere come sia dentro questo museo...

Gloutchov ha detto...

E' carino persino il cartello che indica la presenza dell'estintore.

Bellissimo quel museo ^^

Slevin978 ha detto...

Lo conoscevo, visto solo in foto (purtroppo).
Bello fotografato tipo lomografia. Rende parecchio. :)

LUIGI BICCO ha detto...

He! Uno fa delle foto belle come si deve e poi finisce che quelle fatte con l'hipstamatic sono migliori.
Maledetto iphone della fungia!

:)

Belle comunque.

E il mio occhio vigile mi ha fatto notare che hai apportato qualche modifichina qui e lì al blog, o sbaglio?

CyberLuke ha detto...

@Fra: non stupefacente come l'esterno ma notevole, davvero notevole.
Consiglio: se fai colazione alla caffetteria del museo (da seduto, con musica dal vivo), preparati a una spesa di circa venti euro. Che, tutto sommato, li vale.

@Luigi; iPhone andrebbe comprato anche solo per usare Hipstamatic.
Il design del blog cambia circa una volta l'anno. Piace? ;)

LUIGI BICCO ha detto...

Yesofcourse!
La colonna a destra in grigio, rende più leggero il tutto. Per il resto è tutto un po' più aperto e respira meglio.

BlackBox ha detto...

@____@ fighissimo... non ne conoscevo neppure l'esistenza...

N.F. ha detto...

La vidi un paio d'anni fa.
A me sembrò una magnifica lumaca di mare dell’era spaziale.

Yeeshaval ha detto...

Un alieno, un edificio che non trae alcun riferimento dal vissuto cittadino.
Una sorta di bolla tecnologica, con tanto di pannelli riscaldati per sciogliere la neve.
Sembra fatta apposta per essere fotografata, quando me la trovai davanti ne restai incantata.
Una splendida provocazione,

dandia ha detto...

Le premesse erano delle migliori, dal momento che Cook con gli Archigram già negli anni '60 immaginava città interattive ed edifici semoventi. All’epoca erano considerati dei visionari ed in effetti tutti i loro progetti sono rimasti sulla carta. Con lo sviluppo delle tecnologie alcune di quelle idee latenti sono ritornate attuali e hanno cominciato a pretendere di uscire dal mondo dell’immaginario per entrare in quello reale.
Il cuore della Kunsthaus di Graz è BIX, una facciata pulsante e viva che trasmette sequenze di testi o immagini: tutto questo grazie alle sue lampade che si accendono e variano la loro intensità secondo la volontà di un software.
In questo caso non siamo di fronte solo ad un “friendly alien”, ma ad un tassello di quel mosaico che traccia il passaggio da un’architettura tradizionale, solida e definita, ad una fluttuante, virtuale ed interattiva. I muri hanno lasciato il posto ad una membrana diafana che si chiude fluidamente su se stessa, per poi a sua volta scomparire diventando puro flusso di informazioni.
Il rapporto con la città e con i suoi abitanti non è più determinato da proporzioni o forme definite e misurabili, ma da fili invisibili che vengono tesi e da impulsi che vengono scambiati.
La smaterializzazione degli edifici è iniziata concettualmente qualche decennio fa, col passare degli anni ha iniziato timidamente a concretizzarsi, ma le possibilità di sviluppo lungo questa direzione sono ancora ampie: si tratta solo di saper aspettare per capire se queste realizzazioni saranno veramente in grado di inaugurare la città interattiva del futuro.

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