venerdì 23 settembre 2011

Io e Kate.

È di appena una settimana fa la notizia che il prossimo 21 novembre Kate Bush pubblicherà il suo nuovo album di inediti, 50 Words For Snow.
Ma, non avendone sentito neanche una nota, non è di questo che voglio o posso parlare.

Kate Bush, per molti anni, è stata uno degli artisti più influenti nel mondo del pop femminile, riuscendo a imporsi su critica e pubblico grazie un carisma, un fascino e un’autorità che tra le sue "rivali" dell'epoca non aveva eguali.
Ed è stata la mia dea personale fin da quando, per caso alla radio, sentii qualche mia corda segreta vibrare al suono di Hammer Horror.
Quante altre volte vi siete emozionati sentendo qualcuno che canta?
Senza riuscire a distinguere cos'è che vi fa vibrare, se la voce, la musica, un suono, un'atmosfera, una frequenza che è la chiave per aprire proprio quella porta?
Ecco. A me successe così.
Diedi fondo ai quattro soldi che avevo in tasca e comperai i suoi due album finora usciti, The Kick Inside e Lionheart.
Entrambi consumati sul giradischi di casa… fino all'arrivo di Never For Ever, che, giusto per darvi la misura di quanto mi piacque, l'ho inserito nella Top 10 dei dischi a cui mai potrei rinunciare.
Le volte che la vedevo cantare e muoversi nelle numerose apparizioni televisive che promuovevano i suoi dischi, Kate grondava vita, fascino, carisma, sesso, mistero, sogno, sesso, divertimento, disperazione, follia, misticismo, romanticismo, e ancora sesso. Ogni volta.
Il resto della sua discografia, però, dopo un altro album un pelo più difficile ma sempre straordinario, andò in calo inesorabile.

Hounds Of Love fu l'ultimo disco di Kate che amai incondizionatamente.
Dopo i non entusiasmanti Sensual World e The Red Shoes, pubblicati rispettivamente nel 1989 e nel 1993, mi resi conto che la magia che avevo sentito quel sabato pomeriggio del 1978 si era dissolta come nebbia e mi sentii come defraudato.
Forse anche lei convinta di aver concluso un ciclo, Kate chiuse bottega e si ritirò dalle scene… per dodici, lunghi anni.

Dodici anni in cui, oltre a dare alla luce un figlio, ha scritto le sedici tracce di Aerial, l'album di inediti con cui si ripropose sul mercato.
Che – ma prendetelo come l'impressione di un suo antico fan che ora guardava a lei come una ex fidanzata che lo aveva fatto felice tanto tempo fa ma poi altre avevano preso il suo posto nel cuore – mi è parso, fin dal primo ascolto, privo di idee e di un rinnovamento di qualsiasi tipo, concettualmente bollito, artisticamente scontato e privo anche solo di un singolo dotato della forza necessaria di farsi strada sia pure nelle fasce basse di classifica.
Vecchio e con appena l'ombra del potente appeal di un tempo, sia in maniera metaforica che fisica.

Archiviai Aerial come il mancato colpo di coda di una grande artista che aveva ormai esaurito il suo filone e fornai a riascoltare sul player cd i piccoli gioielli nascosti in The Dreaming, Never For Ever o The Kick Inside.

Poi, lo scorso maggio e senza clamori, compare nei negozi Director’s Cut, album in cui Kate rivisita una selezione di brani tratti dai suoi ultimi due album prima della lunga pausa pre-Aerial: The Sensual World e The Red Shoes.E già si parte malissimo.
Sul serio, ditemi voi qual è il motivo, se non pagare dei conti arretrati, che spinge un'artista a immettere sul mercato un disco di rivisitazioni, peraltro del suo repertorio più trascurabile, piuttosto che cercare di reinventarsi… cosa che, visti o meglio ascoltati i suoi trascorsi, ritengo tuttora assolutamente possibile oltre che auspicabile.
Tanto più che per confezionare Director’s Cut Kate ci ha messo tre anni e mezzo, e senza nessuno che le corresse appresso visto che ormai pubblica solo per la sua etichetta personale.

Dodici tracce completamente reincise, togliendo, sottraendo, sfrondando e levigando fino ad ottenere degli strani ibridi che dovrebbero suonare più attuali, ma che io ho trovato suonassero ancora peggio dei loro genitori naturali: sparito ogni strumento di sintesi, Kate ha puntato tutto su una chitarra spudoratamente rollingstoniana, un’armonica blues e una performance vocale quasi parodistica… come ha scritto Helen Brown sul Telegraph, Director’s Cut sembra registrato nel retro di un pub irlandese.
Vabbè, magari così il disco invece a parecchi altri è piaciuto proprio per questo.
E magari è pure colpa mia che, di riverberi, drumachine e suoni campionati non ne ho mai abbastanza... specie se nobilitati da una voce unica come quella di Kate.

Director's Cut l'ho ascoltato a fatica, ma fino in fondo.
Non riuscendo, magari a torto, non dico di no, a leggervi più che delle copie bollite fino a perdere ogni sapore di originali già insipidi.
Persino la briosa Rubberband girl e la struggente Moments Of Pleasure suonano adesso come demo sciatti e arrangiati alla meno peggio: e chi conosce (ed ama) l'originale, si rifiuterà (come me) di ascoltare una seconda volta questo inutile scempio.

(Questo però devo dirlo... tra tanto unplugged selvaggio che pare vada così di moda, in Director's Cut c'è anche una perla inaspettata: una nuova versione di Deeper understanding, arricchita da ipnotici smanettamenti di autotune e da un nuovo vocoder che ne fanno l'unico pezzo salvabile dell'intero album proprio in virtù di un utilizzo intelligente e non pretestuoso dell'elettronica.)

Questo è tutto quanto ho da dire su Director's Cut?
No, non tutto.
Kate, sinceramente, detto da antico fan che ancora ti venera... prova a rimettere una tua foto in copertina.
Se quella di Aerial era tutt'altro che memorabile, questa porcheria dalla facile simbologia cinematografica è da primo anno della scuola di grafica. Sul serio, da oggi in avanti te le faccio io gratis, ecco, guarda, te l'ho messo per iscritto. Questa qui sotto, ad esempio. È tutta tua.
In cambio, tienimi un pomeriggio seduto su uno sgabellino accanto il tuo pianoforte, giuro che me ne sto zitto e buono e ti adoro mentre suoni.

E 50 Words For Snow, appena esce te lo compro, stai tranquilla.
Neanche la copertina che hai scelto mi piace, ma non voglio fare troppo il difficile. Magari la prossima.
Tu pensa alla musica.
Dammi quella... e saremo ancora amanti. Promesso.

19 commenti:

Patrizia Mandanici ha detto...

Ho una carissima amica fan sfegatata di Kate da sempre, le farò leggere con piacere questo bel post (sarà contenta anche delle foto). Io ho trovato molto bello anche la VHS (non so se esiste il dvd, non in Italia) di quella specie di racconto coloratissimo costituito dalle diverse canzoni recitate e ballate di The Red Shoes.
Voce bellissima, grande personalità - io non amo tutto del suo repertorio ma molte canzoni le trovo stupende. Il Director's Cut credo abbia lasciato perplessa anche la mia amica, spero tanto che il prossimo sia migliore.

BlackBox ha detto...

Non conosco i suoi dischi, tranne pochi hit come "wuthering heights", e quindi non so se condividere o meno tutto il contenuto del tuo post, ma la tua copertina alternativa è davvero molto bella. ;-)
Spero per te che Kate passi di qui e ti legga!

Lory84 ha detto...

Nemmeno io conosco molti brani di questa cantante, poichè appartengo a un'altra generazione e devo ammettere di non aver fatto ricerche su di lei (dovrò aggiornarmi), però Babooskha (come non conoscere quella canzone!) è fantastica.
E poi, per quel poco che ne so, è un personaggio particolare: il suo talento non sta solo nel canto, ma anche più in generale nel suo stile che si distingue in maniera particolare tra gli artisti del suo periodo (inoltre se non sbaglio fu tra le prime a trattare nelle sue canzoni dei temi che fino ad allora non venivano nemmeno sfiorati, se non sbaglio una sua canzone ha come tema l'omosessualità).
E certo non è come le celebrità di ora, molte delle quali non sanno fare un bel niente ma emergono lo stesso perchè magari hanno semplicemente un aspetto fisico passabile e gli appoggi giusti. All'epoca in cui Kate Bush debuttò, emergevano quasi soltanto i talenti VERI, e non per niente lei fu "scoperta" da un grande come David Gilmour.

LUIGI BICCO ha detto...

Kate Bush non è mai stata troppo nelle mie corde. Ma la tua versione della cover per il disco è S-T-U-P-E-N-D-A!!!

Bellissima.

Anonimo ha detto...

Credo che sia una creatura sublime.
Come sublime, è la sua musica.
Poi, i video che hai postato, le foto...
Io ho un ricordo affettivo legato al video di Wuthering Heights...stavo studiando quando la mia attenzione, venne catalizzata dall'intro di "Wuthering Heights", che la TV stava "spargendo" nella stanza...
Alzai la testa dal libro e rimasi... shockato dalla visione di Kate Bush.
Mi innamorai della canzone, di lei e del video.
Un ricordo indelebile...
Sto parlando di parecchi anni fa...
"The Kick Inside", il disco che la contiene, è un disco straordinario, completamente d'accordo con te.
"Director's Cut" non è piaciuto a troppi, ma a quanto ne so i vecchi fan lo hanno apprezzato... mi spiace a te non sia piaciuto.

Unika ha detto...

Ehi, io l'avevo data per dispersa parecchi anni fa... mi sa che mi ero persa anche "Aerial", che ora cercherò di recuperare... ma anch'io sono convinta che i primi siano i suoi album migliori.
Adoravo la musica di Kate Bush! Mi piaceva come usava gli strumenti. Lei non usava soltanto strumenti "tradizionali" come piano o chitarra, ma anche strumenti particolarissimi! E non è quasi mai noiosa, perché la sua voce è il collante che tiene insieme tutto quanto. Non a caso, credo che, a parte quella dei Placebo, nessuno ha mai avuto il coraggio di fare delle cover di sue canzoni... Se si mettesse a cantare un'altra persona le canzoni di Kate Bush, tutto crollerebbe a pezzi!
Sono veramente felice di scoprire che sta per uscire un suo nuovo disco... :)

Maura ha detto...

La conosco davvero poco.
Un suggerimento per iniziare a conoscerla, scartando questo "Director's Cut"?

CyberLuke ha detto...

@Maura: The Whole Story è l'unica raccolta, e non è malaccio, anche se dodici tracce sono davvero poche per esplorare il suo incredibile percorso di ricerca sonora.
Altrimenti, se vuoi fare le cose per bene, procedi in ordine cronologico, e inizia con The Kick Inside. Strega al primo ascolto.
Lionheart è un pelo sotto, ma Never For Ever è una raccolta di capolavori.

Dalailaps ha detto...

Prendo i consigli che hai dato a Maura e li faccio anche miei. :)
Ammetto di conoscere solo un paio di sue canzoni.
Copertina meravigliosa, come lo sono del resto tutte le copertine che realizzi!

CyberLuke ha detto...

@Dalailaps (e anche gli altri che hanno apprezzato): grazie! Ma il merito è di Kate, sul serio.
Sentire le sue cose, in qualche modo, ti cambia.
E ti porta a farne delle tue.
Provare per credere.

elgraeco ha detto...

Voce strana. E , dico, in senso buono, anzi di più. Evocativa.
E, Luca, per l'ennesima volta, ma come fai a fare 'sto copertine e a non lavorare per Kate?

;)

SteamDave ha detto...

Sottoscrivo ogni singola sillaba di questo post.
Kate Bush è stata per me LA cantate per molti anni - al liceo, e poco dopo.
Never Forever è il primo disco che abbia ascoltato nella sua produzione.
Però...

Quando uscì Wuthering Heights... quell'estate, io ero al mare coi miei.
L'alloggio che affittavamo dava su un ampio cortile anonimo.
Caldo, finestre aperte.
E tutte le sere, per tutto il mese di agosto, il nostro dirimpettaio, alle otto esatte, mise su il 45 giri di Wuthering Heights, sparato a 11 attraverso quelle che dovevano essere le casse di uno stereo molto anni '70.
Tutte le sere, per un mese, alle otto esatte.
Surreale.
Mia madre la odiava, Wuthering Heights.
Ma quel tipo rimane uno dei personaggi più... insoliti, di cui io abbia memoria.

Ettone ha detto...

Scrivi bene

dandia ha detto...

I vecchi amanti non si scordano mai.
Ai vecchi amanti talvolta si perdona tutto.

Anonimo ha detto...

Lo sai che Kate avrebbe potuto usarmi come strofinaccio per i pavimenti? E più la ascoltavo e più diventavo suo schiavo. Quando, più tardi, vidi il video di Babooshka ero ormai stracotto. È stata la mia donna per quasi 10 anni... uscivamo sempre insieme. Non sapevo avesse una relazione anche con te. Con te, che leggevi i miei Corto Maltese di nascosto e speravi che Elektra si materializzasse a casa tua ben sapendo che io volevo lo stesso. Maledetto, guarda cosa hai combinato, adesso siamo grafici tutti e due, potevamo essere elettrauto, invece. Non ti perdonerò mai.

NonuAspis

CyberLuke ha detto...

Nonu, un giorno io e te dobbiamo proprio farci una birra insieme.
Io non bevo birra, ma basta il gesto. E la compagnia, ovviamente.

Anonimo ha detto...

Se capiti sul Lago Maggiore mi fai qualche segnale (non di "fumo"!) e andiamo a portare fiori sulle tombe dei letraset e delle reprocamere.

N.A.

Luca Oleastri ha detto...

E' una bellissima notizia!

giulio ha detto...

Ciao a tutti.
Io credo che la maggior parte degli album della Bush siano dei capolavori.
1978: 'The Kick Inside' + 'Lionheart',
io da sempre preferisco 'Lionheart',
così inglese e con sapore di campagna...
1980: 'Never For Ever'
fantastico, forse il suo migliore disco.
1982: 'The Dreaming'
un meraviglioso coraggioso passo nel surreale che la EMI quasi rifiutò di stampare.
1985: 'Hounds Of Love'
il capolavoro riconosciuto, con un b-side ('The Ninth Wave') tutto da sentire e percepire
1986: 'The Whole Story' raccolta
con 2 inediti, fra cui la superlativa 'Experiment IV'
1989: 'The Sensual World'
probabilmente il mio album preferito
1993. 'The Red Shoes'
l'unico suo album che non apprezzo
2005: 'Aerial'
con alti e bassi...ma molto godibile
2011: 'Director's Cut'
MERAVIGLIOSA rivisitazione di brani del 1989 e 1993. Peccato il pessimo master, che forse voleva ricreare i suoni del vinile...ma con un po' di equalizzatore il disco brilla (+ treble e - bass). Da avere.
2011: '50 Words For Snow'
album atmosferico, da molti fan e critici accolto come un capolavoro; io credo con alti e bassi, un po' lunghetto. Ma di gran classe.
W Kate Bush

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