mercoledì 19 ottobre 2011

Come nasce un'account.


Agli aperitivi, una volta, io ci andavo pure.
Non troppo volentieri, perché
a) sono troppo snob per mescolarmi con gente identica a me ma che invece di chiedermi, chessò, se anch'io penso che il secondo film di Iron Man è una cagata, vuole sapere a che progetto stai lavorando? come se continuare a parlare di lavoro dopo le 19 fosse una bella cosa, e
b) non ho mai capito con quale ipotetica terza mano dovrei reggere la posata visto che con la destra reggo il piattino di plastica e con la sinistra il bicchiere di vino.
E ci ho provato, eh, a fare l'equilibrista del giovedì sera, ma con scarsi, scarsissimi risultati.

Ma, ai tempi, avevo anche un amico che di aperitivi ne organizzava uno a sera in un noto bar della nota piazza Campo dei Fiori, imbastiva tutta una rete complicatissima di sms a catena con ricevuta di ritorno ed era sinceramente contento se poi uno si divertiva e incontrava, conosceva, stringeva nuove relazioni umane.
Così, un po' per non dirgli sempre no e un po' per cercare di venire a capo del punto b), qualche volta ci andavo anch'io.

A uno di questi aperitivi, una volta incontrai una ragazza, una di quelle persone che non devi fare nessuna fatica per attaccarci bottone perché sono già abbastanza espansive di loro per tutti e due, e così scoprii già nei primi tre minuti di conversazione come si chiamava, di che segno era e che lavoro faceva.
Faceva l'animatrice in un villaggio turistico, e aveva capito in un attimo il lavoro che facevo io.
L'avevo stimata (e magari desiderata) per una decina di secondi, perché era riuscita a farmi provare quell'orgoglio misto a vanità che a volte provo quando il mio interlocutore capisce (abbastanza di rado) che lavoro faccio, e prova ammirazione. Ma già allo scoccare dell'undicesimo secondo la mia ammirazione aveva cominciato a scemare.
La tipa mi aveva raccontato che voleva fare la hostess per Alitalia, sono così carismatiche, eleganti, sempre tra le nuvole, e bla bla bla, e io, pur di mettere un freno a quel fiume di luoghi comuni, le avevo chiesto come faceva a conoscere il mondo degli art, e in risposta ottenni di sapere che un suo amico faceva il copy, e, ma com'è piccolo il mondo, scoprii che con quel copy ci avevo pure lavorato insieme.
Però, e, questo l'animatrice non poteva saperlo – era una cosa recente – il suo amico copy era diventato account.
Alla notizia lei aveva trasalito: è proprio quello che voleva fare nella vita, il suo sogno nascosto: vedeva molti account in palestra, di altri sentiva parlare, anche la ragazza di suo cugino faceva l'account, ed era una tipa figa... quindi anche il lavoro, per qualche misteriosa proprietà transitiva, era figo. Meglio che fare la hostess in Alitalia.
Aveva deciso: da grande avrebbe fatto l'account.
Io avevo annuito solennemente e avevo bevuto un altro po' di vino, la mia attenzione equamente divisa tra bilanciare piatto, posata e bicchiere e le gambe nude della tipa che continuava ad accavallare e scavallare in una sequenza ipnotica.
Poi lei mi aveva fissato e per un attimo ebbi la certezza che mi avrebbe detto: "Ma che mi stai a spizzà le cosce?" e invece mi aveva chiesto: "Ma l'account che fa di preciso?"
L'avevo guardata senza rispondere.
Sapevo già che lo sarebbe diventata presto.

24 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Farò la figura del logorroico che sogna di diventare stewart, ma... che figura professionale è un account?

Anonimo ha detto...

Ecco, sì. Ma che è un account?
ale

La firma cangiante ha detto...

Lasciamo perdere, ma ci è diventata poi account?

LUIGI BICCO ha detto...

Anch'io ho sempre sognato di diventare un account di google. O di posta elettronica o di qualcos'altro che non ricordo bene.

He. Poveri account, però, dai. Novelli Don Chisciotte alle prese con i mulini a vento.

Eppure, nel loro piccolo, qualcuno ci prova a non averli tra i piedi:
http://www.ali-comunicazione.com/comeperche.html

CyberLuke ha detto...

Gli/leaccount sono quelli che si occupano del coordinamento del lavoro dei vari reparti dell'agenzia pubblicitaria.
Una specie di anello di collegamento tra il cliente e i reparti creativi.
Ce ne sono di bravissimi e di completi incapaci, mescolati a casaccio in un approssimativo rapporto di 1 a 5.

Anonimo ha detto...

Poveracci.
In pratica una posizione tra l'incudine e il martello.

ale

BlackBox ha detto...

Poveracci un corno... sapessi le inca**ature che mi fanno prendere... io ne ho 2 qui da me... degli "yesman" che poi mi mettono in condizioni di lavoro impossibili... il problema è che la formazione è lunga e andrebbe fatta sul campo, la teoria serve a poco. :-/

Ferruccio gianola ha detto...

Organizza un aperitivo a Roma :-)

Larsen ha detto...

uhm... definizione del lavoro degli account.... vediamo...

se fossi un fabbro, un'account sarebbe un'incudine imburrata.
se fossi un pilota, un set di gomme da pioggia sull'asciutto.
se fossi un calciatore, sarebbe la bandierina del calcio d'angolo (specie quando devi batterlo, e' sempre in mezzo ai maroni!).

sono l'anello di congiunzione tra i soldi del cliente e gli amministratori delegati delle agenzie... anche in termini evoluzionistici...

account bravi?.... uhm... in genere da "grandi" diventano direttori marketing delle aziende che avevano come clienti... ovvero in 15 anni ne ho conosciuto 1 solo.
account "soliti"?.... non ci fossero si lavorerebbe moooolto meglio, la qualita' della produzione non sarebbe cosi' squallida come l'attuale, e probabilmente la gente saprebbe che lavoro fanno gli art, i copy, gli illustratori, ecc.ecc.

(p.s.: l'ultima definizione del mio lavoro e' stata: "ah, ma tu sei solo la manodopera"...
n.b.: sono un freelance e, foto e testi a parte, mi occupo del 100% di cio' che esce dal mio computer... eppure si, sono la manodopera...)

Larsen ha detto...

ora che ci penso :D:D tempo fa avevo fatto un video che condensa benissimo il mestiere dell'account:

http://www.youtube.com/watch?v=G-ZMqIXQOn4

claudia ha detto...

il finale di questa storiella (purtroppo vera...) mi fa capire che fra tanti cani di scrittori tu ci avresti fatto una (s)porca figura! se solo avessi deciso di intraprendere una carriera letteraria... e tieni pure il physique du role dello scrittore bello e tenebroso!

Mariangela P. ha detto...

Io non ce l'ho con gli o le account... ma con chi li forma, che sostanzialmente li educa a dire sempre di sì al cliente (gli "yesman" di BlackBox), il guaio è che a farlo spesso sono gli account senior, in un circolo vizioso che si perpetua all'infinito.

Trovo poi assurdo che una coppia creativa (art/copy) venga brieffata da una sfilza di 5 accont tra junior senior manager palnner e chi più ne ha più ne metta. Le proporzioni dovrebbero invenrtirsi. 5 che passano il lavoro e commentano, 2 che lo producono è un po troppo.

Gloutchov ha detto...

Visto ciò che dici delle gambe della ragazza, le consiglio di proseguire con la carriera in Alitalia! :D

Alessandra ha detto...

Ecco giusto oggi ne avrei voluti strozzare un paio qui... stanno tra le nuvole tutto il tempo. Apparte questo ma chi e' che farebbe questo lavoro? E' uno dei lavori piu' merdosi e frustranti a cui posso pensare!

Simone ha detto...

Per fare l'account vai sul sito, metti un nome e una password e credo ti serva una mail.

Cioè, ma per aprire il blog come hai fatto?!

Simone

Mawi ha detto...

Account... me li sogno di notte, una massa di gente decerebrata che mi insegue per mangiarmi il cervello.
Non ci ha fatto una serie di film un certo Romero?

Cino Dromo ha detto...

Si, nascono proprio così: una fichetta con una laurea in scienze della comunicazione che a un aperitivo si rimorchia un direttore cienti.
Poi certo, qualcosa deve sapere fare, ma sempre fuori dall'orario di lavoro.

Luna ha detto...

Come disse Tom Wolf: l'account pubblicitario, la dimostrazione stessa del livello di indegnità che hanno raggiunto i lavori di concetto oggigiorno.

Tanto un account non lo sa chi è Tom Wolf.

Magu ha detto...

Da freelance ho smesso di frequentare account e la mia salute mentale è molto migliorata.
Anche perché è frustrante non poterli menare, sottoporre a sevizie, rimandare a casa in lacrime.
Però ultimamente un ex account di una celebre agenzia internazionale mi sta passando dei lavori e la mia ulcera duodenale è tornata a farsi sentire.
Che faccio, gli meno?

Tania ha detto...

Poveretti... invece a me fanno tenerezza. Pensate che non sanno fare niente e che sono lì mandati allo sbaraglio.
E' un po' come quelli del grande fratello che vogliono far parte del mondo dello spettacolo.

Dama Arwen ha detto...

Nel mio studio grafico non ne abbiamo... tutti noi parliamo direttamente coi clienti...

Approposito Luca, non ci delizi più con gli anedotti delle tue account cerebrolese in ufficio...

Ettone ha detto...

@quoto la Dama...

Comunque è vero... parole sante quelle che hai scritto con la tua solita classe ;)

Mitvisier ha detto...

Ciao Cyberluke. Quello che descrivi nel post (e che riprende molto bene anche Larsen) mi ricorda il racconto del classico "capetto", figura parassitaria presente in vari settori (l'ultimo di cui ho contezza è l'informatica, ma anche negli studi di architettura non si scherza). Ricorda molto la gramigna in un campo: un'erba infestante più dannosa che utile ma con una certa resistenza che fiacca le energie delle piante più utili e gradevoli al sistema. Oggigiorno è una virtù. Ma solo perché viviamo in una società che detesta il libero pensiero, quindi un capetto (o un account) non può che essere solitamente peggiore delle due aree di interesse che si suppone debba unire.

Fra ha detto...

Ammetto che non sapevo cosa significasse account, almeno fino a prima che rispondessi ad Ariano... però, davvero, mi sembra che la carriera da hostess si addica di più all'amica coscialunga... :)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...