venerdì 7 ottobre 2011

Per il resto di noi.

Se oggi faccio questo lavoro e non un altro, è perché, nel lontano 1984, toccai il mouse di un Macintosh alla fiera di Roma, restando come folgorato da quello scatolotto beige con lo schermo in scala di grigi, senza hard disk e col sistema operativo che ronzava sul floppy come un insetto intrappolato.
C'era un programma di disegno che si chiamava MacPaint, e con quello mi misi a disegnare goffamente, facendo scorrere il mouse tozzo e bruttino sul piano del tavolo.
C'era un secchiello per colorare, c'erano sedici pattern pronti, c'era una matita a cui non avrei mai dovuto rifare la punta e un pennello che non avrei mai dovuto sciacquare sotto il rubinetto.
C'era un futuro intero sotto le mie mani, ma naturalmente non lo sapevo.
Dentro quel computer che non somigliava in niente a quelli che finora ci avevano fatto vedere nei film, tutti lucine colorate e grosse bobine che giravano, c'erano 128K di memoria, e, ben nascoste sotto lo chassis, c'erano le firme dei componenti del gruppo Macintosh. Gente che aveva investito tutto e creduto in quel futuro che si sarebbe poi effettivamente concretizzato pochi anni più tardi.
Futuro di cui, anche se solo per una frazione, anche se ai tempi non lo sospettavo minimamente, avrei fatto parte anch'io.

Tornato a casa, guardai i miei fogli di Letraset ammonticchiati in una cartellina. Guardai il Rapidograph, che non mi perdonava neanche una volta se non lo pulivo dopo l'uso. Guardai le punte 0.1, 0.3, 0.5, guardai le squadre Vittorio Martini sbeccate sulle punte, gli acquerelli, le matite Caran D'Ache che costavano duemila lire l'una, i pennarelli Pantone che ne costavano cinquemila e che si esaurivano proprio mentre dovevo finire quel layout così importante.
Mi sedetti e cominciai a calcolare quanto avrei dovuto risparmiare per comperarmi uno dei quei Macintosh che facevano "boing" e sorridevano quando li accendevi.
Comperai il mio primo Macintosh solo anni più tardi.
Apple, onorando il suo claim the computer for the rest of us, aveva realizzato l'LC, che stava per Low Cost. Un milione e ottocentomila lire per un aggeggio piatto e compatto, che sembrava una scatola per pizze, con dentro un processore Motorola che macinava numeri all'astronomica velocità di sedici megahertz.
La tipa che me lo configurò prima di vendermelo mi chiese: "Quanta Ram ci vuoi?"
"Non lo so... ci voglio fare grafica".
"Allora ti metto quattro mega".
Messi quei quattro megabyte, non mi restavano soldi neanche per il tappetino del mouse: che però, il negoziante mi regalò, quindi non mi mancava nient'altro.
Lo portai a casa come il regalo di Natale che un ragazzino aspetta da sempre.
Aprii lo scatolone, collegai la tastiera, il minuscolo monitor Sony da quattordici pollici e attaccai la spina nella presa.
Grato, il piccolo Macintosh mi sorrise dallo schermo.
La scrivania si disegnò immacolata sotto i miei occhi e il cursore si posizionò diligentemente nell'angolo in alto a sinistra. Sembrava un cagnolino che scondinzolava e mi chiedeva: "che facciamo, ora?"
Restai un attimo a pensare, poi scrissi sull'icona dell'Hard disk: Macintosh di Luca.
Ecco: adesso sì che potevo iniziare.
Anzi, potevamo.

Non avete idea di quanto sfruttai quel Macintosh low cost.
Lo misi al lavoro, dodici ore al giorno e qualche volta anche di più.
Quando io ero esausto, lui continuava a scondinzolare e a chiedermi: "che facciamo, ora?"
Non si fermava mai.
Se mi sbagliavo, mi strizzava l'occhio e mi perdonava: control Zeta era il mio atto di dolore, ed uscivo gratis di prigione.
Nessuno l'aveva mai fatto, nessuno l'avrebbe mai fatto.
Gli davo in pasto file giganteschi (eps di FreeHand da dodici megabyte), lui mi guardava con l'occhio furbetto fatto di due pixel neri, non fiatava e iniziava a fare i suoi calcoli nel suo processore grande come l'unghia del mio pollice.
Zitto e buono, e quando proprio gli serviva tempo, faceva comparire una barra grigia che avanzava a scatti, quasi con un'aria di scusa: eh, ma pure tu, vabbé, abbi pazienza, dammi un minuto, anzi, sai che c'è, mica devi andare al bagno? ecco, approfittane, rivediamoci tra cinque minuti.
Lo portai con me al lavoro. Era piccolo e leggero, e non chiedeva molto spazio. Lo portai al service perché dovevo stampare roba che non c'entrava sul floppy. Ogni volta, premevo l'interruttore e si riaccendeva col suo sorriso elettronico.
Mai una lamentela, ve lo giuro.
Gli attaccai un modem da 14.400 kbps, e, ignaro una volta di più di affacciarmi sul futuro, mi collegai per la prima volta a Internet, macchine lontane migliaia di chilometri e che non dormivano mai che si parlavano attraverso un doppino telefonico da poche lire.
Era il 1995, non c'era Google, non c'era Firefox, You Tube o Flickr o Facebook e non potevi sceglierti neanche il tuo indirizzo email. Il provider te ne dava uno fatto di numeri e lettere accozzati alla rinfusa, che dovevi scrivertelo per ricordarlo e quello ti tenevi.
Ma navigavi, in precario equilibrio sulla tua tavola da surf di plastica beige, e se avevi paura stringevi piu forte la presa sul mouse.
Erano gli anni dove tutti avevano paura del millenium bug, e solo il Mac continuava a sorridere. Mica crederai a quelle balle, vero?, mi diceva e poi mi chiedeva: che facciamo, ora?

Dopo quell'LC, ebbi altri Macintosh.
Quello con il lettore cd ma senza ancora iTunes, quello col processore PowerPC che prometteva miracoli, il G3 grande e grosso che si spalancava su un lato solo tirando un anello, il G4 col lettore dvd, il Cube che sta già in un museo, il Pismo uguale a quello della Carrie di Sex and the City, un Titanium che solo a passarci la mano sopra ti trasmetteva un brivido metallico, i due Mac Mini grandi come tre custodie di cd.
E quando io, la sera, portavo in alto il cursore e selezionavo "Smetti" e andavo a letto, dall'altra parte del mondo qualcuno si muoveva frenetico e lavorava per me, progettando qualcosa con l'immaginazione che hanno solo i bambini o chi ha un grande dono.
Immaginava, schizzava, costruiva, testava, smontava e ricominciava daccapo se solo una vite non lo convinceva.
E poi, quando aveva finito e per me la sveglia doveva ancora suonare, copriva tutto con un panno, come fanno le nostre nonne quando mettono la torta a riposare sul davanzale, saliva su un palco accolto dagli applausi dei fedeli, e metteva su i suoi spettacolini.
Senza modestie, e con il sorrisetto furbo di chi sa qualcosa che tu non sai.
Faceva dei gran giri di parole, sciorinava dati che scorrevano su grafici colorati altri due piani, raccontava delle storie come davanti un gigantesco falò elettronico.
Poi, quando era il momento, e il momento lo decideva lui, ti faceva vedere.
E tu guardavi.
Tutti, guardavano. Anche quelli delle altre parrocchie, anche origliando da dietro la porta, anche se erano di più – molti di più – perché, sotto sotto, sapevano.
Sapevano che stavano sbirciando nel futuro.
Quello stregone moderno in jeans e scarpe da tennis era lo sciamano pazzo che vedeva il futuro, e ci azzeccava troppe volte perché ci si potesse permettere di riderne e basta.
Il titolo continuava a salire in borsa, ma noi cosa importava?
Nulla. Noi usavamo il Macintosh ed eravamo già felici così.
E il Macintosh si lasciava usare. Non ci contraddiceva mai, diventava sempre più veloce, più potente, più bello, e – sorpresa! – costava anche meno di una volta, quando dovevi sborsare anche sedici milioni per portartene a casa uno.
Ci distinguevamo dagli "altri" attaccando l'adesivo arcobaleno sulla macchina e sul motorino.
Ci riconoscevamo e ci strizzavamo l'occhio, come in una setta segreta di cui Jobs era il Gran Maestro.
Eravamo pronti a dare battaglia con chiunque avesse messo in discussione la validità del nostro credo, usando il buon senso, dati tecnici, fatti concreti e balle stratosferiche.
Perché il Macintosh era riuscito dove nessuna altra macchina costruita dall'uomo non solo era mai arrivata, ma neanche ci aveva mai provato: ci aveva conquistati.
Chi se ne fregava del cervello? Aveva il nostro cuore.
A chi importava se i Macintosh avevano meno programmi, meno velocità, e costavano di più?
A nessuno, credetemi: a nessuno.
A voi importa se la persona che amate ha le gambe storte? Se è stonata quando canta sotto la doccia? Se non sa cucinare il pollo al curry? Se alla maratona cittadina non si qualifica nemmeno? Se non sa citare Shakespeare?
Non vi importa.
Siete innamorati, e chi vive questo stranamore elettronico lo deve a lui, che ha trovato una strada, ha inseguito una visione, è andato in cerca di una plastica piacevole da accarezzare per costruirla, l'ha colorata di una tinta che non avevamo ancora mai visto, gli ha dato un'icona per farcela capire alla prima occhiata, e ha messo alla frusta i suoi per darci nuovi sistemi di lavorare e vivere migliori di quelli che avevamo prima.
Nuovi.
Coraggiosi, in molti casi.
Che poi il coraggio, ha detto qualcuno, è solo un altro nome per la follia.

36 commenti:

Dalailaps ha detto...

Bellissimo pezzo Luke.
L'immagine di iCloud e quella di "nessun sostituto" sono le più belle.
Un abbraccio.

Francy ha detto...

La foto delliPhone caduto dice tanto...
...e anche le tue parole. :-(
Che tristezza, oggi ancor piu' di ieri.

Gloutchov ha detto...

Bell'articolo... davvero un bell'articolo.

Ettone ha detto...

Ciò che hai scritto è commovente e penso che rispecchi la storia e le emozioni di quei tanti che hanno iniziato a far grafica o musica nei tempi in cui la tecnologia iniziava a fare i primi grandi passi.

La morte di Jobs è un duro colpo, se non altro per ciò che rappresentava, in quanto sono comunque convinto che il team che stava dietro di lui continuerà a lavorare in modo eccellente.

Jobs è stato un genio questo è fuori discussione...

Se però non avverto una tristezza così grande è perché (e ammetto di andare un po' contro corrente), non mi piace la piega monopolistica che sta prendendo la apple. Con le ultime produzioni e la mania di raggiungere la perfezione "togliendo" e LEGANDOTI A LORO IN MODO TOTALE sta ottenendo ciò che da sempre criticava alla Microsoft, ovvero il controllo su tutto. E questa non la trovo una politica corretta e lo dico da Mac USER da ANNIIII. Anche se poi dentro alle mura aziendali lo stesso Jobs è stato costretto a prendere decisioni che magari non apprezzava. Ma questo non posso saperlo.

RIP

Narratore ha detto...

Bello... un articolo stupendo.
Non posso dire di provare le stesse sensazioni, ma il mondo ha perso un altro genio...

LUIGI BICCO ha detto...

Cazzo se scrivi bene. Talmente tanto che sono stato preso anch'io, che non riconosco imperatori tecnologici e non ho avuto un mac se non in tarda età. Ho vissuto più o meno gli stessi momenti che hai vissuto tu (e credo abbiano vissuto in tanti) con la differenza che il mio era un Amstrad 1512 con windows 3.1 che partiva caricando uno alla volta quattro floppy da 5,25.

Mi è spiaciuto molto sapere della dipartita di Stefano Lavoro che, comunque la si voglia mettere, è stato uno con la vista lunga lunga. A me sarebbe piaciuto che quello sguardo si fosse allungato anche oltre le necessità effimere e i vizi di un utente medio, ma non si può avere tutto nella vita.

In definitiva, aveva ragione su tutta la linea.

Mr. Lunastorta ha detto...

Bel post!

Dryx ha detto...

Gran bell'articolo!

Matteo ha detto...

Un post molto significativo (e molto ben raccontato) per capire il legame stretto utente mac/filosofia aziendale. Io non ho vissuto il tutto dall'inizio, perché mi sono avvicinato alla Apple solo come utente dell'ultima ora (6 anni fa il mio primo mac, anche se prima avevo un Apple 2 con cui perdevo a scacchi :D).

In effetti Jobs aveva una visione di come doveva essere il futuro al tempo stesso pragmatica (assenza di "auto volanti" e robe simili, all'epoca sempre associate al concetto di futuro) e onirica (la voglia di rompere con gli schemi del passato).

Il fatto che lui abbia dettato legge sulle tendenze rivela poi una grande capacità imprenditoriale e di opinion leadership, fondamentali nel nostro mondo e che pochi hanno saputo portare avanti dagli anni 70 ad oggi, con il mondo così cambiato.

È stato sicuramente una persona importante.

Larsen ha detto...

vedi, l'errore di fondo dei mac user e' proprio in questo bell'articolo.

ho lavorato su qualsiasi cosa avesse una minima parte di silicio e transistor (continuo a rimpiangere i letraset e i pantoni), ma sono sempre stato io ad usare lo strumento, non il contrario.

la tecnologia si usa, non si ama, e' al nostro servizio, non deve farci dei favori, deve fare e basta.
non deve pensare per noi (apple in generale e' "chiusa" proprio per questo: sappiamo noi cosa ti serve, non ti diamo altro), senno' a quel punto lo strumento diventa il controllore.

non appena adobe (e macromedia) s'e' svegliata e ha cominciato il porting su altri sistemi, finalmente ci e' stato consegnato il controllo: stessi programmi, ma possibilita' di scegliere.

scegliere, perche' a quel punto il "think different" era passato "dall'altra parte"...
perche' e' facile tirare fuori uno slogan d'effetto, che pero' in realta' vuol dire "pensa come me".

quando qualcosa si trasforma in "religione", questo qualcosa prende il controllo sulla ragione... e mi spiace, ma stiamo parlando di pezzi di plastica, metallo e silicio, la ragione dovrebbe guidare su tutto.
l'lc era un bel frullatore per l'epoca, rispetto "agli altri", e faceva cose che non potevano fare "gli altri"... fino all'avvento della piattaforma basata su processori intel.
dai primi imac colorati, delle oscenita' sul piano tecnologico, ho cancellato apple, e quando mi son trovato sulla scrivania quel pacco mostruoso del cube (pagato uno sproposito, io volevo un g4 desktop), gliel'ho rimandato al mittente (all'epoca lavoravo in agenzia, e appunto, lavoravo...).
mi ricordo che mi guardavano tutti con orrore quanto attaccai il primo mouse ottico prodotto (e, si, era microsoft) perche' m'ero rotto della pallina che andava pulita tutti i giorni, e di non avere tasti...!!
quando poi cominciati l'attivita' totalmente in proprio, e portavo i pdf a stampare, anche il tipografo mi guardava male, pensando che fosse impossibile stamparli visto che li avevo fatti su un "non apple".

adesso son 10 anni che mi son lasciato alle spalle le tecnologie obsolete vendute come rivoluzioni, con un bel design certo, ma a che prezzo?

grande uomo di marketing l'amico steve, ma i suoi prodotti hanno smesso di essere grandi parecchio tempo fa, da quando hanno smesso di progettare anche il cuore dei loro prodotti, da quando apple e' diventato un bel packaging con dentro la stessa roba di altri, al doppio del prezzo.

Anonimo ha detto...

accidenti a te...mi hai fatto piangere...

Grazie Luca

Fernanda

BlackBox ha detto...

That's amore.
E l'amore si manifesta in tante, strane, tutte belle forme.
E proprio come succede con le persone, non tutti si innamorano, come Larsen, e restano attaccati alle cifre, ai megahertz, a timbrare il cartellino e farsi le proprie otto, dieci, dodici ore.
Mio fratello è così, e da sempre guarda con un misto di scherno e superiorità il mio Imac e dice che lui, col pc, ci deve lavorare.
Io lo lascio parlare.
E poi, quando se ne va, torno a quello che stavo facendo, con un mezzo sorriso sulle labbra.
Perché nessuno ci smonta, perché abbiamo il cuore e l'emozione dalla nostra, che sono più importanti di tanti discorsi, e lo saranno sempre :-)

Simone ha detto...

Io non ti tedierò con la mia impressione su Jobs e la Apple, che ora sarebbe anche fuori luogo.

In questo post parli dell'amore e dei sentimenti che legano una persona agli strumenti del proprio lavoro e a persone e cose che - impossibile negarlo - hanno avuto un impatto sulla vita di molti.

Per la prima volta ho capito cos'è che sembra tanto speciale e che accende gli occhi degli utenti Apple quando c'è una nuova presentazione. E capisco anche chi adesso piange o si sente smarrito.

Simone

Leonardo ha detto...

x Larsen: a quanto capisco, hai fatto un percorso mac>wintel, e se ti sei trovato bene, hai fatto la cosa più giusta.
io ho fatto l'opposto, e mai tornerei indietro, per tanti buoni motivi che non sono bravo come Cyber a descrivere qui, ma sono di quelli che probabilmente non ti colpirebbero.
ma ti dico questo: per molti il computer è come una chiave inglese: un attrezzo per fare quello che devi fare.
per tanti altri, non è solo questo.
la differenza sta tutta qui.

Uapa ha detto...

Sono talmente ignorante in questo campo, che per me Steve Jobs è solo il nome di un uomo come tanti, che purtroppo se n'è andato troppo presto per questa malattia così infame.
Ma leggere questo articolo me l'ha fatto capire un po'.
E, da sognatrice che sono, non posso non ammirare chi ha inseguito un sogno per renderlo reale e poi dividerlo col mondo.
Le parole e le immagini che hai usato hanno fatto scendere la lacrimuccia perfino a me.

Helena90 ha detto...

Jobs citava spesso una farse di Henry Ford: Se dessi alla gente solo quello che vuole, non avrei prodotto altro che carrozze più grandi.

C'è tanto bisogno, al mondo, di sognatori, oltre che di tecnici.

Chissà se avremo di nuovo un meraviglioso connubio come quello incarnato da Steve Jobs.

Ma vedo che lo spirito, il senso del suo lavoro è vivo ancora in tanti di noi, e tu l'hai reso alla perfezione. Grazie.

Dalailaps ha detto...

Ho scritto una cosa. Per quanto sia legata più alla persona e al suo vissuto che al lavoro fatto, mi farebbe piacere se tu gli dessi un'occhiata.

Marco ha detto...

Ho avuto un brivido mentre lo leggevo, mi hai fatto commuovere.

Yeeshaval ha detto...

Generalmente, di apple, pc, e iCosi vari me ne frego, uso semplicemente quello che mi serve.
E di Jobs ho sentito, quando era ancora in vita, tutto e il contrario di tutto: genio, sfruttatore, visionario, ladro di idee altrui, pazzoide, eroe, monopolista, affabulatore.
Non l'ho conosciuto, e quindi ne ho solo un'opinione molto generica.
Ma leggendo il tuo pezzo (e anche quelli di altri) intuisco come e quanto possa essere profondo, sincero e radicato questo affetto (scusa, ma non riesco a chiamarlo "amore") per un uomo, la sua filosofia e le sue macchine.
E un po' ti invidio, perché io non provo nulla del genere ma provare delle emozioni è sempre meglio che non provarne.
Un abbraccio.

Alex McNab Girola ha detto...

Un bellissimo articolo Luca, e anche commuovente...

Silvia ha detto...

Al di là di quello che posso pensare della Apple di un tempo e della Apple di oggi, lasciati dire che il pezzo è scritto veramente bene, e le immagini sono geniali. iCloud mi ha commosso, bellissima come anche le altre, complimenti.

Gloutchov ha detto...

@Larsen:
Be' sai... io ho dato un nome anche alla mia auto. Per me gli strumenti non sono solo plastica, silicio e metallo. Dietro a tutto ciò ci sono state altre persone che hanno sognato, pensato, sviluppato, creato quegli oggetti... e l'hanno fatto affinché io potessi usarli. In quegli oggetti c'è un briciolo dell'anima e della fatica di coloro che li hanno fatti.

Ecco... proprio come dice Leonardo.

@Helena90:
Giustissimo!
Stay Hungry, Stay Foolish! ^_^

Mai accontentarsi, mai sedersi sugli allori, guardare sempre avanti, sognare qualcosa che ancora non c'è, e tentare di realizzarla.

Dama Arwen ha detto...

Ti giuro, mi ha commosso... il mio primo Mac era un Power PC di non so che sigla, era il 1997. Era della scuola, non di mia proprietà, ma lo scoprii così.

@ Larsen: concordo con Gloutchov, in fatto di sentimentalismo e feticismo.

Nonostante tutte le pecche di Apple e il caratterino di Jobs, non posso non interrogarmi riguardo al futuro. Il suo team sarà anche eccellente, ma non so se le loro scelte e idee d'ora in poi saranno altrettanto geniali e avvenieristiche.

Vedremo :-)

Dama Arwen ha detto...

@ Larsen: hai sfracassato i maroni.
Se fossi come te, mi sarei già suicidata.
Che persona triste...

Larsen ha detto...

scolta, a me leggere tutti sti articoli accorati (almeno quello di luca e' scritto bene) su un'uomo che ha vissuto la sua vita, su un'azienda che, come tutte, ha come fine il profitto (e che profitti), trattata come un'innamorato, mi fa incazzare.

sono gli stessi che si commuovono per un cazzo di ipad con faccione di jobs, e se ne fregano se quel giorno devono magari licenziare qualcuno.
odio ogni estremismo (anche se, lo ammetto, anche questo puo' essere un'estremismo), ogni idolatria (pagana o religiosa, la morte della mente).

persona triste un'essere consapevole? eppero'... allora posso risponderti che sei un'illusa.
non si chi ha ragione, ma preferisco conoscere cio' che mi circonda, piuttosto che vivere in un'illusione.

arrivare poi all'amore per un'oggetto, uno strumento professionale in questo caso, e' veramente triste.

p.s. l'amico steve era talmente piu' intelligente della media dei suoi "proseliti" che si era dato uno stipendio annuo di 1$, ma non certo per filantropia, quanto per non pagare le tasse, visto che da contratto la apple aveva l'obbligo di pagare ogni suo conto o nota spese.
mica scemo lo zio steve eh ;-)

Yeeshaval ha detto...

Se permetti, io mi commuovo per quello che mi pare e piace.
Se la scomparsa di Jobs non ti colpisce, non scassare i maroni a chi ne è colpito, almeno credo questo fosse il messaggio di Dama, e comunque è il mio.
Anche se lo reputi un'idiozia, rispetta chi ci sta male, è davvero il minimo per un essere umano degno di questo nome.
(e ripeto, lo scrive una de-appleizzata.)

Dama Arwen ha detto...

@ Larsen. la tristezza non è nel non amare un "oggetto", non è nel tuo - gisutissimo - esserti rotto i maroni delle parole spese su SJ in questi 2 giorni, ma è data x me dalle tue reazioni ridicole di fronte al cubo o agli apparecchi Apple con cui sei venuto a contatto.

Fosse solo x sto post che lo dico... mah... c'è gente che ti ha consigliato di farti curare in altre risposte... mi sa che han ragione.

Jack ha detto...

Post splendido

Ferruccio gianola ha detto...

Bellissimo, ma che facciamo ora...

sentito:-)

Fra ha detto...

hai scritto un pezzo molto bello...

Mawi ha detto...

Gran bel pezzo, Luca, complimenti. Avrei solo tagliato alcuni pezzi in cui ti sei fatto un po' trasportare dalle metafore, ma hai espresso molt bene il sentimento dei mac user.
Io stesso non mi considero certo un fan della mela (non ho iPad e nemmeno iPhone) ma ho quasi sempre usato Mac.
L'unica volta che in un ufficio ci hanno comprato dei PC mi sembrava di usare un elettrodomestico.

Condivido le opinioni di Larsen (che quando non si fa prendere dall'incazzatura è più intelligente) e anche di Yeeshaval e Dama Arwen.

La morte di Jobs ha lasciato un buco avvertito da molti, sarebbe interessante scoprire perché, esattamente.

avellagfx ha detto...

Un post bellissimo, da leggere con in groppo alla gola... fino all'ultima riga... è più o meno la mia stessa storia (solo che io i Mac li ho "incontrati" in tipografia)...
ed hai raccontato sensazioni che solo chi ama ed ha amato il mondo della Mela può capire...
http://cyberluke2008.blogspot.com/2011/10/per-il-resto-di-noi.html

k|rLJzZo ha detto...

Gran bel post.. veramente mi hai fatto venire il groppone alla gola!! Solo chi apprezza l'anima di un Mac, quella mela sul dorso del portatile.. solo chi tratta un freddo case di alluminio con la cura che si può avere per un oggetto prezioso, può capire cosa SJ ha trasmesso nelle sue invenzioni / visioni!! Grazie Steve!!!

Paola ha detto...

Bellissimo articolo.
Io ho un mac solo da pochi anni ed è il primo oggetto tecnologico di cui mi sono innamorata. Ho usato tanti computer e telefonini e non ho mai provato questa sensazione di intensa soddisfazione, di "affetto".
E se questo accade, credo sia perché oltre alla funzionalità e al design c'è molto di più in questi oggetti: c'è la passione, il cuore, l'anima di chi li ha ideati.
La morte di Steve Jobs mi ha fatto sentire molto triste.

Anonimo ha detto...

Complimenti Luke, pezzo molto accorato che in molte parti condivido (e ho condiviso come esperienze: il mio LC non ho avuto cuore di venderlo o demolirlo, riposa nel suo imballo originale in soffitta).
Purtroppo, come al solito quando si parla di Apple vs PC, ricominciano le punzecchiature tra utenti.
È inutile cercare di capire chi è un "fan" di Apple se non lo sei.
Io sono stato uno scaldato sostenitore della superiorità della macchina e del system Macintosh e conosco cosa sta alla base della PASSIONE che accomuna i macuser.

Purtroppo capisco perfettamente gli alti lai di Larsen sul corso preso da Apple negli ultimi anni e condivido (insieme al dispiacere) anche la perplessità sulle celebrazioni di lutto planetario.
Però, Larsen, questo è un segno dei tempi (che, temo, non siano più i nostri ormai). Può non piacerci che un tycoon venga celebrato come uno dei grandi che egli stesso mostrò nel famoso spot "think different", ma quello era lo scopo: creare la leggenda. Ci è riuscito e il mondo piange (ma ha pianto anche Lady D, eh? E anche Woytila, dagli il peso che meritano alle lacrime del mondo).

Sappiamo che ogni epoca ha i suoi eroi, se Jobs non avesse inventato iphone/pad/tunes probabilmente ci saremmo accorti della sua scomparsa in pochi (la stessa percentuale dei macuser sugli utentei PC) ma avremmo sofferto lo stesso. Sapere che le nostre lacrime di oggi sono diluite in mezzo all'oceano delle lacrime del "resto di loro" non le fa meno salate. Non è una consolazione ma ci convince che, nel 1984, avevamo ragione.

Nonu Aspis

Alessandra ha detto...

Toccante, dovresti tradurlo e spedirlo all'email che hanno messo sul sito per le condoglianze. Sai che soddisfazione leggere queste parole per chi con lui ci ha lavorato? :)

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