lunedì 10 ottobre 2011

[RECE] Caprica - stagione Uno -

Oggi parlo di Caprica, il prequel (o anche spinoff, come preferite) della gloriosa serie Battlestar Galactica, della quale, lo premetto subito, non ho mai visto neanche una puntata, eccezion fatta per la miniserie di tre ore trasmessa nel 2003, che grazie a Germano ho visto proprio qualche tempo fa… trovandola interessante quanto è bastato a spingermi alla visione dei diciotto episodi che compongono questa season premiere (e, pare, destinata a restare unica dopo la chiusura dovuta agli ascolti che non hanno giustificato i milioni di dollari spesi per produrla),trasmessa anche da noi su Sci-Fi channel giusto questa primavera.

Insomma, come l'ho trovata?
- Tra le cose da salvare, di certo uno dei (non pochi) temi portanti della serie, e cioè quello della nascita e dell'evoluzione della forma di vita artificiale che fin da subito viene battezzata come Cylone (Cybernetic Life Form Node), sul quale, con tutte le sue implicazioni etiche, filosofiche ma anche solo ed esclusivamente fantascientifiche, ci si poteva costruire una miniserie completa... magari non di 18 episodi, ma di sicuro più snella e godibile di quanto poi non sia lievitata Caprica.
Tanto per farvi capire: se non ci fossero stati i Cyloni non avrei mai neanche iniziato a guardarla.
Peccato che, durante tutta la parte centrale, i Cyloni vengano quasi messi da parte e "ripescati" nel finale senza approfondire le loro "motivazioni", banalizzando la loro "conversione" al monoteismo in poche, affrettate e inverosimili sequenze, perdendo di senso ed incisività.

-Il cast è di discreto livello, ad eccezione di Alessandra Torresani, che sfortunatamente ricopre anche il ruolo di una delle protagoniste principali, completamente priva di carisma, simpatia o un briciolo di appeal anche quando cercano di conciarla da strafiga. Poteva finirci, tiro giù giusto un nome, Michelle Monaghan e non questa brutta copia scipita di Zoey Deschanel.

- Gli effetti speciali sono dignitosi, ma il livello varia, e anche piuttosto bruscamente, da puntata a puntata. Se confrontate la prima apparizione del Cylone nel pilot con la scena finale dei cyloni-marines nell'ultimo episodio, c'è un abisso nella renderizzazione… e purtroppo, si è andati peggiorando.

- L'idea di irretire tutta una parte di popolazione col miraggio di un paradiso virtuale dove andranno a finire i loro avatar digitali non è affatto male, ma è sviluppata male e praticamente finisce tutta sulle spalle di Polly Walker, che – per inciso – normalmente sarebbe una donna splendida ma qui appare come una matrona appesantita e mortificata da costumi informi.

- La regia è di stampo prettamente televisivo, con tutti i suoi limiti: ritmo zero, pochissimi colpi di scena, lungaggini narrative che sanno di brodo annacquato per farlo durare più a lungo e, più in generale, il solito abuso di primi piani per risparmiare su scenografie e dissimulare il fatto che, anche se in teoria la vicenda non si svolge sulla Terra, l'ambientazione è palesemente quella di una qualsiasi metropoli americana, sia pure con qualche originale contaminazione.

- Non c'è un tema musicale degno di questo nome, e il commento sonoro è di quelli comprati in pacchi da dieci buoni per ogni cosa.
- La sceneggiatura non brilla eccessivamente (anzi, devo proprio dirlo: tutta la parte centrale e verso il finale è di una noia tale che me la sono vista con l'avanti veloce), e una delle principali sottotrame – la saga di Tamara Adamo nella Caprica virtuale – è di un già visto e di un kitsch che poteva funzionare ancora a ridosso della saga di The Matrix (con cui ha un grosso debito), ma che ora è del tutto fuori tempo massimo.

- Personalmente, ma questa è una mia opinione strettamente personale, ho trovato di scarsissimo o nullo interesse lo scontro tra la civiltà politeista e i monoteisti, che, nonostante gli sforzi degli sceneggiatori di renderlo appassionante pescando dalle migliori epopee mafiose o antisemite, è prevedibile, poco appassionante e anche un po' fasullo.

In poche parole… merita di essere visto?
Se siete fan e conoscitori di Battlestar Galactica, probabilmente l'avrete già fatto, e avrete già maturato le vostre considerazioni.
A chi, come me, si accosta per la prima volta a quest'universo, dico: a vostro rischio, ma tenete sottomano il pulsante per l'avanzamento veloce. In questo caso, potreste cavarvela anche in un paio di pomeriggi o anche meno, a seconda della vostra capacità di completare con la vostra immaginazione le sequenze accelerate o addirittura saltate, con la consapevolezza che la costruzione drammatica verrà pian piano a franare man mano che ci si avvicina al finale. Che vorrebbe essere un gran finale ma è solo il tentativo disperato di stimolare l'appetito per un'altra stagione... esca a cui il pubblico non ha abboccato, questa volta.

7 commenti:

Gloutchov ha detto...

Lo sto seguendo su Rai4 (il giovedì alle 21) e confermo tutto quanto. Un grande potenziale... ma la realizzazione è fiacca. Alessandra la salvo per il suo bel visino... che ci devo fare, mi piace, ma confermo che la sua recitazione è a livelli di qualche rappresentazione teatrale che ho visto qui in quartiere a Bologna.

Di caprica salvo il film. C'è tutto quello che bisogna sapere. Le sottotrame... tra cui gli Adams/Adamo/Adama mafiosi... non mi hanno conquistato. A ogni modo lo sto guardando, sulla Rai è appena all'inizio e un pochino di curiosità ce l'ho ancora.

LUIGI BICCO ha detto...

L'ho intercettato anch'io al volo su Rai4, ma non mi ci sono mai soffermato. Gli spinoff, spesso e volentieri, sono molto pericolosi.

Però adesso fatti una cortesia e guardati almeno la prima serie di Battlestar (quella che segue appunto la miniserie di tre ore). Altro pianeta. Altre cose.

elgraeco ha detto...

Eh Luca, come si fa a non essere d'accordo?

;)

Lockhart ha detto...

A me non è dispiaciuta... certo, c’è pochissima azione e molto più family drama, moltissimi dialoghi, quello che proprio non mi è piaciuto è la spruzzata di ambientazione teen, che strizza l'occhio a un pubblico più giovane.
Di Battlestar Galactica resta l’universo costruito, quei mille dettagli che i fans hanno imparato a conoscere negli anni: i fogli senza angoli, i nomi dei Dodici Pianeti, il Pyramid (di cui finalmente intravvediamo una vera partita), gli dei di Kobol, il glorioso frak. Ah, ehm, sì: anche un certo cognome, Adama, e un certo acronimo, Cylon. ;)

Yeeshaval ha detto...

Gran bella recensione, considerando che non sei un fan di Battlestar Galactica.
Condivido le tue perplessità più o meno su tutti i fronti, anche se forse nutro qualche dubbio in meno di te.
Io avevo visto i primi episodi mesi fa, non appena l'hanno trasmessa, e mi aveva entusiasmato talmente poco da non avere molta voglia di continuare a seguirlo.
Poi mi sono fatta forza e ho continuato a seguirla, questa Caprica, se non altro perché il finale di BSG mi ha lasciato con l’amaro e speravo di trovarvi delle risposte soddisfacenti.
Cosa che è accaduta a metà, alla fine... ma in compenso mi sono piaciute le ambientazioni, la cura dei dettagli, l’interpretazione degli attori e la scelta dei personaggi (sì, Zoe e il padre sono odiosi), in particolare però ho adorato i sottofondi musicali che accompagnano le scene, a differenza di te. ;-)

valerioska ha detto...

Sinceramente a me Caprica, nel suo complesso, è piaciuto dal punto di vista di storia, recitazione ed approfondimento dell’universo di BSG.
Indubbiamente però ciò che mi accomuna nella tua impressione è l’amaro in bocca lasciatomi dall’origine dell’intelligenza e del credo dei Cylon.
In BSG non è mai stato spiegato come abbiano acquisito la coscienza ed i sentimenti, che cosa li abbia portati alla ricerca del Dio, cosa sia all’origine del conflitto genitori-figli che li ha portati all’inizio alla ribellione e di seguito a genocidio/patricidio, quindi questo percorso l’ho sempre immaginato simile a quello descritto da Asimov in serie I, Robot o da Zelazny in bellissimo racconto Home is the Hangman, cioè una presa di coscienza autonoma da parte di A.I., creata solo per facilitare la vita dell’uomo, e rivelatasi più di quello che i creatori si aspettavano e, nei 40 anni in cui i Cylon si erano ritirati, immaginavo avessero percorso una strada simile a quella del personaggio di un altro racconto sempre di Zelazny – For a breath I tarry, cioè cercando e riuscendo a diventare forse più umani degli umani.
Invece è tutto stato semplificato forse fin troppo, c’era semplicemente una ragazzina geniale, viziata e trascurata, in piena crisi adolescenziale con il conseguente conflitto con i genitori e fanatismo religioso. L’incapacità del padre di accettare la sua morte tragica ed insensata e la scoperta da parte di quest’ultimo che la figlia è riuscita a creare una vera A.I. completa, copiando se stessa, compresi i sentimenti, ricordi, sogni e convinzioni, lo portano al tentativo estremo di riaverla, inserendo la personalità della figlia nel corpo robotico.
Da qui si arriva fin troppo velocemente a capire le origini della religione monoteistica dei Cylon (marginale, ma conosciuta e praticata dagli umani, probabilmente verrà proibita dopo la 1° guerra), dei risentimenti verso i genitori (nel senso vero e proprio) e del loro tentativo di acquisire l’immagine e somiglianza umana (il dolore e l’orrore di Zoe nell’apprendere il suo nuovo aspetto erano piuttosto evidenti), in quanto tutti sentimenti propri di una ragazzina assolutamente umana.
Ecco, questa parte l'ho trovata proprio deludente, e anche non poco affrettata: davvero un peccato, una bella occasione sprecata.

Anonimo ha detto...

Onestamente io sono rimasto schifato dal moralismo di fondo che emerge in molti momenti. Va bene la piega teologica (fino a un certo punto e già in BSG era diventata intollerabile), ma non a questi livelli imbarazzanti da predica.

E poi, scusate, ma Graystone non conosce l’esistenza dei backup? ridicolo