venerdì 21 ottobre 2011

(soprav)Vivere da freelance - parte due.

Continua la mia veloce carrellata sul duro mondo del freelance.
Prima di partire col mio triste racconto di vita vissuta, però, eccovi un'infografica di Socialcast che ho adattato e aggiornato nel nostro italico idioma, che, se avrete la pazienza di aspettare il prossimo post, vi fornirà un quadro più preciso sulla situazione di cui sto parlando.
Naturalmente, basta farci click sopra un paio di volte e non avrete bisogno di occhiali per leggerla.

Un'altra volta, fu un mio collega a propormi un lavoro extra, il primo freelance che mi capitava bello grosso e il primo che non dovevo fare da solo... perché era una campagna vera e serviva una coppia creativa al completo.
Io e il mio copy avremmo dovuto incontrare il cliente (uno che aveva conosciuto in palestra) per un aperitivo alle 21.
Il tempo faceva schifo. Diluviava e l'appuntamento era davanti Gusto.
Arrivammo in contemporanea: io parcheggiai la mia Y10 di seconda mano e l'altro una Volvo familiare da cui scese con l'ombrello aperto raggiungendo con veloci falcate l'interno del locale.
Io mi tirai sulla testa la cartella di pelle imitazione Prada per ripararmi alla meglio; il mio copy, invece, si inzuppò.
Dentro Gusto, superammo lo sbarramento dei camerieri che ci chiesero in coro se avevamo prenotato, facemmo le presentazioni e ci accomodammo a un tavolo.
Il tizio, sulla quarantina portati piuttosto bene, iniziò il suo spettacolo: ci tenne fino a mezzanotte e oltre a raccontarci del suo viaggio negli States, degli eventi che organizzava con università e college, della decisione di comperare casa lì, visto che metà della sua attività si svolgeva oltreoceano, e naturalmente scattò l'invito prima ancora di avercela, la casa in America.
Ci raccontò del suo passato da "giocatore scientifico" di casinò.
Si spacciò per sistemista che non aveva mai perso e che, giocando dieci milioni a sera, era sempre tornato a casa con non meno di sedici testoni, "un sessanta per cento di guadagno netto, avete un'idea?", tanto che ancora oggi diversi casinò gli vietavano l'ingresso e altri provavano ad offrirgli centinaia di milioni per avere il sistema in tasca e lui fuori dalle palle.
Ci confessò che, col socio, non avevano mai valutato ne' proposte ne' minacce.
Ci disse che amava quel mondo non tanto per i soldi, ma per le conoscenze e le amicizie che si facevano e che ora erano il nucleo della sua attività: citò con familiarità attori e calciatori, veline, registi e un paio di politici della maggioranza di governo dell'epoca.
Insomma, una specie di Manuel Fantoni, anche se con un pelo in più di classe.
Io ogni tanto guardavo il mio collega, chiedendomi quanto si stesse bevendo di quell'oceano di cazzate.
In cinque minuti, finalmente, il Fantoni ci parlò del nostro incarico e ci chiese il preventivo.
Era mezzanotte e mezza, ci alzammo e il nostro cliente, ora lo vedevo bene sotto un'alogena puntata su di lui, controllò il Cartier che portava al polso e a cui mancava una delle corone di carica. Esattamente come l'imitazione da venticinquemila lire che avevo comprato io a Porta Portese la domenica prima e a cui era caduta dopo mezza giornata.
"Scusi, ci fa il conto?", fece alla cameriera.
"Certo, ecco qua, sono 30.000 lire".
"Bene", sorrise lui, rivolto a noi "giusto diecimila a testa".
Scambiai una lunga occhiata col mio collega.

Da ricordare: quando una situazione puzza così tanto dall'inizio, non illudetevi che col tempo prenderà di violetta.
(continua)

12 commenti:

Larsen ha detto...

bhahaha :D:D l'arrivo al luogo dell'appuntamento e' sempre uno spettacolo! :D

quando lavoravo in agenzia, capitava di dover andare da clienti "figherrimi" con il mio art senior (ero ovviamente lo junior ;-)), ci si dava appuntamento li.
lui arrivava con un'harley che costava quanto un'appartamento in centro, rigorosamente parcheggiata sul marciapiede di fianco al portone, io arrivavo con la mia prima auto :D una ritmo 1.1 dell'86, "nave scuola" di altri 3 prima di me :D e puntualmente la parcheggiavo nei posti riservati alla direzione dell'azienda cliente :D

cmq, quello che hai raccontato e' uno solo degli aneddoti sulla marea di ore inutili perse dietro a "quaquaraqua'" inveterati, da "interno" in agenzia ci stava, per me erano ore da fatturare, da freelance invece evito come la peste tutte le situazioni simili (che fortunatamente ho imparato a riconoscere in anticipo).

l'enorme vantaggio in questo e' dato oggi dalla rete... era impensabile mostrare dei cromalin per approvazione al cliente da remoto (si, con alcuni si mandava il pony express... pero' ragazzi, all'epoca i margini erano decisamente ampi), oggi invece e' possibile lavorare da freelance quasi totalmente da remoto, e questo salva molte situazioni.
molti clienti che ho avuto negli ultimi 10 anni non li ho mai visti in faccia, manco via skype.

essendo poi un pragmatico, non sopporto le chiacchiere: ci si trova per lavoro? dimmi cosa vuoi, ti dico che ne penso, e domani ti faccio avere il preventivo... tutto il resto e' fuffa.
in questo sono un pessimo commerciale, lavoro per il quale le chiacchiere e il rapporto di confidenza col cliente fanno l'80%... anche, e soprattutto, perche' a me le chiacchiere non me le paga nessuno!

avevo un cliente tempo fa, che mi teneva al telefono 1 ora e mezza alla volta, e' ovvio che se sto al telefono non posso fare altro, e' anche ovvio che alcune categorie professionali ti fatturano pure le telefonate a "scatti" di 15 minuti...

Matteo ha detto...

In realtà io quando sto al telefono ormai ho imparato a continuare a lavorare, tanto per quello che faccio sovente basta mettere il pilota automatico :D

Comunque la situazione descritta da Luca rispecchia perfettamente un certo tipo di cliente, cazzaro fino alla nausea, che ottiene solo di mettersi in ridicolo non sapendo più controllare le sue fandonie e fanfaronate. Non c'è bisogno nemmeno di un grande occhio per smascherarlo, talmente eclatanti sono le sue enormità. E la cosa bella è che, a quanto ne so io, capita a tutti prima o poi di incrociare questo tipo di personaggio...

Gloutchov ha detto...

ahahhahah... e per fortuna che sbancava i casinò! ^_^

Alex McNab Girola ha detto...

S-P-E-T-T-A-C-O-L-O di post :-D

Però, risate a parte, mi vengono in mente un paio di amiche che fanno le traduttrici freelance. Hanno preso tante di quelle sòle... In più, essendo ragazze, vengono pure trattate con insopportabile supponenza da tizi molto simili al "Manuel Fantoni" che descrivi tu.
Roba che se portano a casa 50 euro sui 500 pattuiti devo ringraziare la Madonna. E tutele legali? Mah... c'è più da perderci, almeno a livello di tempo, che da guadagnarci...

Angel-A ha detto...

Il cliente-sola!!! ^___^
Prima o poi, lo incontrano tutti... dopo un po' di "sole" si impara anche a riconoscerlo da lontano, da come parla, dalle parole che userà, da come gesticola etc etc...
Peccato che quest'esperienza la facciamo sulla nostra pellaccia... :P

Daniele ha detto...

Ti propongo un tipo di cliente che mi capita spesso: io lo chiamo “IL MESSIA”.
Il cliente in questione ha un’idea a suo dire geniale, e te la racconta quasi bisbigliando, ha paura che la sua illuminazione divina possa essere da te rubata o rivenduta.
Si presenta in giacca e cravatta, sembra un uomo di affari danaroso e navigato nella vita, interrompe di tanto il suo racconto epitetando il suo progetto di aggettivi quali “idea sensazionele” oppure “nessuno ci ha mai pensato”, prosegue evidenziandoti che lui avrebbe decine di sviluppatori in grado di realizzarla, ma non lo sottopone a loro perchè… è un business talmente redditizio che gli verrebbe rubata l’idea.
Allora si rivolge a te, spiegandoti che lui NON HA SOLDI DA INVESTIRE e pertanto vuole fare una società con te dove tu svilupperai tutto, lui è serio, vede in te la luce, vede in te la persona ideale con la quale aprire una Società, anche se ti ha conosciuto da 3 minuti.
Anche se tu cerchi di spegargli che ci sono costi iniziali da sostenere lui ti tranquillizza facendoti paragoni surreali del tipo “anche facebook è partito da niente, non c’è bisogno di investire” partiamo piccoli.

Il cliente “MESSIA” è da evitare, lui ti vuole far lavorare come un negriero per poi ripendere la metà della torta, ma questa torta non sarà mai fatta e tu resterai inchiappettato in un progetto che non potrai completare da solo per il quale tu avrai perso mesi di lavoro e lui, fresco come una rosa ti dirà: “non ha funzionato vabbè, tanto cosa ci abbiamo smenato”. E resterai da solo con un bel pollice marrone (indovina perchè?)

hahaha
Scherzi a parte bel post aspetto il seguito!!

Nicla ha detto...

Io a uno così pezzente gliele avrei pagate tutte e 30.000 le lire.

-_- Che gente!

CyberLuke ha detto...

Il Messia.
Già, ce n'è.
A pensarci, potrei stilare anche un piccolo elenco di tipici clienti-sòla.
Dopotutto, se sei in grado di riconoscerli, teoricamente potresti evitarli a priori.
Ma diventano sempre più scaltri.

Novokane ha detto...

Luke, mi piace molto la tua infografica.
Ma se ci clicco sopra, mi si apre in una finestra e non riesco ad ingrandirla più di così. Sbaglio qualcosa?

Larsen ha detto...

uh... il cliente messia!!!

sisi, quello che ti dice: "guarda, per questo primo lavoro non posso pagare molto, ma se entra poi ci mangiamo tutti e due per anni" :D

inutile dire che se si e' tanto polli (o in crisi) da accettare di fare lo stesso il "primo lavoro" al prezzo delle patate, non lo vedrai piu'... gia' tanto che te lo paga.

CyberLuke ha detto...

@Novokane: cliccaci sopra col tasto destro e seleziona "apri immagine in una nuova finestra".

LUIGI BICCO ha detto...

He! Ce ne sarebbero da raccontare di storie, su personaggi del genere. Per fortuna, con il tempo e con un po' intelligenza, capisci come girarci letteralmente intorno e lasciarli sul posto.

Il concetto sta tutto scritto nelle ultime righe del tuo post. Da gigioni del genere, non puoi aspettarti nulla di buono.