lunedì 24 ottobre 2011

(soprav)Vivere da freelance - parte tre


(segue dai post precedenti)
Nonostante i segnali ricevuti, grossi come l'insegna al neon della Coin sul tetto dell'edificio, accettammo il lavoro e ci mettemmo di buona lena per costruire un preventivo credibile: indicare un unico prezzo finale è poco professionale, fa sembrare la cifra esagerata e il lavoro creativo poca cosa.
Così dividemmo, scomponemmo, scindemmo tutto nei passaggi chiave, usammo termini come "ideazione" e "progettazione" e alla fine arrivammo a un totale di dieci milioni di lire... una cifra che avevamo paura solo a pronunciare, ma solo per l'inesperienza che avevamo.
Alla fine, dopo mille ripensamenti, chiamammo il cliente per comunicargli la nostra cifra.
Ma prima di mostrargli il preventivo, gli dicemmo che volevamo capire se eravamo sulla stessa lunghezza d'onda, perché se lui pensava ad una cifra e noi un'altra allora era inutile mettersi a contrattare, avrebbe trovato di sicuro creativi che si vendevano per la somma che diceva lui.
Mi ero anche preparato la frasetta ad effetto: "In fondo, si può andare a Parigi anche con una Cinquecento, ma se uno vuole la BMW..."
Il paragone elementare serve molto spesso con questo tipo di clienti, e negli anni successivi me lo riciclai più di una volta.
Il tizio, infatti, ci spiazzò rispondendoci "So benissimo quanto sia decisivo il lavoro di un art e di un copy, per questo se mi chiedete dieci vi dò dieci, se mi chiedete venti vi dò venti".
Io e il mio copy ci affrettammo a rispondere con tutta la professionalità di cui eravamo capaci: "Bene, allora ne possiamo discutere perché siamo sulla stessa lunghezza d'onda, al prossimo incontro ti portiamo il preventivo".
Magari anche i Cartier veri si perdono le coroncine di carica, pensai.
Alla fine gli presentammo un preventivo di ventidue milioni, un po' di più dei suoi "venti", tanto per non far vedere che il prezzo lo aveva deciso lui.
Il tizio studiò il preventivo e lo accettò.
"È fatta" dissi al mio collega quando il tizio si allontanò per andare in bagno, "dò fuoco alla Y10 e mi compro la Golf nuova".
"Altro che Golf, io me ne vado alle Maldive con Francesca", aveva ridacchiato lui di rimando.
Altro che vivere del proprio stipendio, la strada era quella.
Però poi scattò un altro campanello d'allarme, che noi due facemmo finta di non sentire: eravamo troppo euforici.
Eravamo nella mia macchina, il cliente seduto accanto a me e dietro il mio collega.
A un certo punto, il tipo mi chiese se avevo il lettore CD nell'auto, perché aveva con sé giusto l'ultimo cd di Sting. Masterizzato. Si girò verso il mio collega e, strizzandogli l'occhio, facendogli "anche se non dovrei dirlo proprio a te".
All'inizio non capimmo, mica eravamo della Finanza. Ma lui si spiegò: "Sai, per via del copyright".
"Sì... beh, ma io sono un copywriter, non c'entro nulla col copyright"... iniziò il mio collega, mentre con un rapido sguardo attraverso lo specchietto retrovisore mi trasmise il primo, vero, gelido dubbio.
Sì, lo so, era abbastanza chiaro il soggetto: ma vorrei vedere voi, con ventidue milioni di buoni motivi a volerlo ammettere.
Non lo ammettemmo e ci mettemmo a lavorare su cinque proposte di campagna, contattammo un'illustratrice che ancora ci ha sul suo libro nero, pensammo, confrontammo, facemmo riunioni e a due giorni dalla consegna del lavoro – e a due giorni dal pagamento – il "Fantoni", indovinate?, si dileguò.
Uscì di scena poco alla volta, un po' piangendo miseria, un po' dicendosi imbarazzato, un po' scaricando la colpa sulla ex moglie – una new entry nei suoi racconti – diventata all'improvviso esosa di alimenti arretrati, un po' pigliandoci per il culo.
E quindi?
Lavoro fatto, ma non consegnato, cliente sparito.
Peccato, anche perché le idee erano buone e avrebbero avuto un buon impatto sul pubblico (un paio me le riciclai anni più tardi, così com'erano senza cambiare nulla tranne il logo).

Per fortuna, non è sempre così.
Quando clienti molto in vista (tipo le banche) vi commissionano lavori anche dai preventivi importanti, siete certamente più tutelati.
Ciò non significa che anche loro non cercheranno di abbassare la vostra parcella: e anche in questi casi professionalità e precisione dovranno essere la merce che venderete, senza eccezioni.
Abozzate un primo preventivo che ricalibrerete solo dopo aver visionato il lavoro, pretendete un rimborso spese nel caso in cui il lavoro non vada in porto, restate a disposizione per lievi modifiche e aggiustamenti se una delle proposte passa.
In ogni caso, non fate mai sconti: la vostra disponibilità potrebbe essere interpretata male. Il cliente potrebbe credere che avete gonfiato il primo prezzo... o che può insistere ogni volta per ottenere cifre più contenute.

5 commenti:

Fra ha detto...

Mi piacciono questi manuali di sopravvivenza... e sono validi per un po' tutte le professioni.
Al momento, io sono, in due casi, nella fase di "lavoro completato, cliente dileguato" (ma ho qualche speranza di riprenderne almeno uno...).

laFra ha detto...

"In fondo, si può andare a Parigi anche con una Cinquecento, ma se uno vuole la BMW..."
l'hanno appena usata con me, ma il paragone era tra una BMW ed una Ferrari - haha

Anonimo ha detto...

in effetti anche io ho provato la stessa tipologia di cliente che non ti paga il lavoro. Siccome programmo freelance, in ogni caso lascio una riga di codice per cui se non vengo pagato entro 120gg fine mese si blocca tutto e quelle due volte che ho dovuto usare questa tecnica ha sempre funzionato a meraviglia.

Gloutchov ha detto...

ah... ma come, non faceva il copyrighter??? ^_^ Ahi Ahi ahi... brutta vita quella del freelance! ^_^ Però l'hai sfangata, e oggi te la cavi bene, no?

LUIGI BICCO ha detto...

E meno male che non gli ha dato del "Coprywater" tanto per fare il simpatico come mi è più volte capitato di sentire.

Diffidare sempre quando a prima botta ti approvano un preventivo. A meno che non si firmi seduta stante.

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