mercoledì 16 novembre 2011

Sessantacinquenne d'assalto.

Mi fa piacere vedere c'è ancora volontà (ma anche consapevolezza) di non sputtanare, come stava accadendo negli anni ottanta con episodi come QUESTO o QUESTO l'immenso patrimonio culturale ed immaginifico del brand "Vespa".
Poi, sì... questa tendenza di recuperare stilemi del passato attualizzandoli non è certo nuova e mi chiedo quanto potrà ancora reggere, in futuro, visto che i grandi classici sono già stati in gran parte saccheggiati (devo ancora vedere, però, una bella Due Cavalli da terzo millennio e anche una reinterpretazione della 600 multipla sarebbe parecchio sfiziosa), ma l'ultimo concept presentato da Piaggio la settimana scorsa, ispirato al prototipo MP6 disegnato nel 1945 da Corrado D'Ascanio e da cui sarebbe nata quella Vespa destinata a conquistare il mondo intero, gli è venuto davvero bene.

Fin dai suoi esordi, la Vespa si affermò come un caso unico di stile e tecnologia, rispondendo alla domanda di mobilità a buon mercato di intere generazioni... riuscendo a rinnovare negli anni il mito evolvendo il suo concetto di forma/funzione indicando la strada da seguire e non percorrendo quella aperta da qualcun altro.
Poi arrivarono gli anni ottanta, ci fu l'invasione degli scooter giapponesi e francesi e la Vespa, anziché proseguire per la sua strada, cercò di imitarne goffamente l'estetica, mettendo in produzione tutta una serie di scooter plasticosi di cui nessuno oggi fortunatamente si ricorda più.
Qualche idiota ebbe addirittura la pazzesca idea di abolire il nome Vespa e di trasformarlo in Cosa, e immagino che oggi sia là a lucidare le maniglie dei cessi degli stabilimenti di Pontedera, i cui operai rischiarono la cassa integrazione per il crollo delle vendite.
Realizzato che la via era continuare a migliorare la Vespa, adeguandola agli standard estetici in continua evoluzione, Piaggio riuscì in extremis con la Vespa Granturismo a rinnovare quelle linee così caratteristiche senza snaturarle. Rinunciò con un gesto coraggioso al cambio manuale sul manubrio, adottò nuovi motori a quattro tempi in linea con le normative sulle emissioni inquinanti e montò un sistema di raffreddamento a liquido.

È la stessa Vespa che, con leggeri ritocchi estetici, ancora circola sulle nostre strade (venduta ad un prezzo esagerato, se volete la mia opinione), ma al centro stile Piaggio sanno bene che non possono illudersi di tenerla immutata ancora per molto.

Ed ecco che questa Vespa Quarantasei acquista più senso, proiettata com'è nel futuro (è equipaggiata con un modernissimo motore monocilindrico 125 cc a quattro tempi e tre valvole, raffreddato ad aria e con iniezione elettronica) ma dalle splendide linee retrofuturiste e sfacciatamente citazioniste.
D'altra parte, come dicevo in apertura, se hai alle spalle una tradizione visiva talmente forte, sarebbe da pazzi non sfruttarla. Ed è ciò che hanno fatto: un lavoro fantastico... specie nella parte posteriore.
Certo, a occhio e croce lo spazio per riporre il casco o anche solo un paio di guanti sembra essersi ridotto drasticamente... però, che stile.

12 commenti:

Marcus ha detto...

La trovo molto riuscita, e parecchio più snella dell'attuale... Mi chiedo quanto sarà mantenuto di questo prototipo in un'eventuale versione di serie, visto che, come noti anche tu, c'è poco o zero spazio per i bagagli e il casco, e l'idea di montare un bauletto che rovini questa bella linea non mi piace...

Glauco Silvestri ha detto...

Bella, elegante, stilosa... sembra davvero una vespa (l'insetto), ed è davvero una vespa. Ammetto che anche l'attuale vespino, che vedo circolare per bologna con i colori più strani, mi piace molto. Però hai ragione... costa cara! ^^

Angel-A ha detto...

Uh! Ma solo io la trovo strafemminile e strasfiziosissima??? ^___^

Lorenzo ha detto...

Mi piace, anche se non sono un amante delle due ruote (Harley a parte) mi piace molto questa Quarantesei! :D

Neliel ha detto...

Le manca il punglione!!! Bella da sturbooooo

Kaneda ha detto...

Ho avuto per parecchi anni il px 200 arcobaleno, che ho poi alla fine sostituito con una bella Yamaha xt600, con cui è stato come passare dalle tenebre alla luce più bella.
La leggendaria vespa aveva un paio di punti di forza: manutenzione semplicissima e a costi irrisori, notevole affidabilità anche per lunghi viaggi (dopo una grippatura con bloccaggio ruota mi è bastato far sfreddare il motore e sono ripartito come niente fosse). Costo dei pneumatici, anche se ne voleva una coppia ogni 3000 km. La velocità di crociera corrispondeva alla velocità massima (circa 110 di tachimetro) che era possibile tenere per tempo indefinito. possibilità di andare in giro in calzoncini e cinesine.
Di contro però: l'impianto frenante era da infarto, nel senso che ti veniva un'infarto ogni volta che c'era di mezzo una frenata di emergenza. L'autonomia era ridicola, il serbatoio era piccolo e consumava troppo in rapporto alla cilindrata (consumavo meno con la Yamaha). La sella ti piagava il sedere quando il viaggio superava i 40 km. L'impianto luci era penoso, assolutamente vietato andare in giro la notte, pena il doversi fare la strada a 60 all'ora per vedere qualcosa. Ottima la ruota di scorta, dal momento che il vespone bucava spesso e volentieri. Stabilità precaria, oltre all'impossibilità di affrontare i curvoni veloci a velocità sostenuta per via della totale imprecisione di traettoria.
La potenza a disposizione era insufficente, nelle strade in salita, se davanti avevi una macchina che procedeva a 60, non potevi sorpassare perchè non ti bastava il motore.
Il vespone è ancora in attività, io lo acquistai nel 1986, oggi ce l'ha mio fratello immatricolato come moto d'epoca all'ASI.

Maura ha detto...

Mio fratello aveva la 50 special nera... la chiamavano la vedova nera perché era così truccata che appena aprivi un po' il gas si impennava... mio padre è incanutito anzitempo a causa di quella vespa.
Facevamo assieme Piazza Maggiore-via 21 Aprile in qualcosa come 5 minuti... una follia.

LUIGI BICCO ha detto...

Bella un botto.
Si può dire?

Roberto ha detto...

L'ho vista anch'io al TG... magari sono di parte, ma la nuova Quarantasei non mi piace, mi sembra troppo squadrata, non mi piacciono il fanale anteriore, il sellino. Secondo me è un tentativo malriuscito di tornare alle linee "basic" del passato. Meglio allora un Vespa "vintage"!

Yeeshaval ha detto...

Le vespa sono state una grande parte del motociclismo italiano, io le apprezzo ma preferisco le moto con cambio a pedale.
Bellina sta 46.

Uapa ha detto...

Carina :-)
Posso dire che il suo sedere mi ricorda davvero una vespa, intendo l'insetto? :-D
Comunque qualche tempo fa, a proposito di saccheggi al passato, mi capitò di vedere il prototipo per la nuova Topolino... Per favore, qualcuno mi dica che hanno bruciato quel progetto e tireranno fuori un'auto che somigli almeno vagamente a quella del passato ç_ç

Matteo ha detto...

Stupenda la nuova Vespa :)