lunedì 31 gennaio 2011

Il mio nome è Barry. John Barry.

È morto John Barry.
Uno dei più grandi compositori del secolo, a mio modo di vedere, e tutti noi oggi dovremmo abbassare un po' il volume dei nostri iPod.
Scrisse i temi per una dozzina di James Bond, oltre che per una sfilza di film lunga come un braccio (QUI trovate l'elenco completo); si portò a casa quattro premi Oscar e compose, tra le altre cose, l'indimenticabile tema di Attenti a quei Due e per Louis Armstrong la struggente We have all the time in the world.
Al di là della retorica, temo che come lui ne nasca uno ogni tot.

Per rendergli omaggio, non c'è che l'imbarazzo della scelta.

domenica 30 gennaio 2011

Vado al Maxxi(mo).

Era un po' che avevo in una scheda di memoria queste foto del Maxxi, il nuovo museo di arte contemporanea progettato dall'architetto iracheno Zaha Hadid.
Se passate a Roma, dalle parti del quartiere Flaminio, passate a darci un'occhiata. A me è piaciuto molto.


venerdì 28 gennaio 2011

[ADDETTI AI LAVORI] Maurizio Guarini.

Dopo una lunga pausa, riprendo le interviste agli addetti ai lavori nel campo della creatività: dopo aver scoperto di più (e fugato qualche dubbio e magari parecchi luoghi comuni) sulle figure del grafico, del pubblicitario e dell'addetto alla prestampa, oggi ascolteremo un'altra figura chiave, il copywriter.

Rapido inquadramento storico: erano i tardi anni ottanta quando con Maurizio ci siamo conosciuti dietro il banco di una gelateria a Monteverde (per dietro intendo che il gelato lo servivamo, non lo mangiavamo).
Erano anni facili eppure ci sembravano difficilissimi.
Eravamo tutti e due giovani e pieni d'entusiasmo.
Avevamo in testa un calderone di idee e trovate che, noi ne eravamo convinti, avrebbero spaccato il culo al mondo, l'unica difficoltà era riuscire a farci ascoltare.
Ci sentivamo eroi e, come dice Guccini, gli eroi son tutti giovani e belli.
Siamo poi finiti entrambi a fare i pubblicitari, scoprendo che di eroico, in quella professione, c'era davvero poco, ma – come molti – ce ne siamo resi conto quando ormai era tardi e sulla schiena qualcuno, nottetempo probabilmente, ci aveva attaccato un cartello con su scritto "rotella dell'ingranaggio".
Oggi, Maurizio è uno dei miei migliori amici e quando ci vediamo cerchiamo di non parlare di lavoro. Infatti mi ha rilasciato questa intervista per email, e le immagini che la corredano sono – naturalmente – annunci pubblicitari che portano la sua firma (cliccateci sopra per ingrandirli).

Copywriter è un termine da "veri" addetti ai lavori o si usa comunemente? E ha un corrispettivo nella nostra lingua?
È un termine settoriale, usarlo in pubblico è una smargiassata puerile. Di solito la sequenza con cui mi presento è: faccio il pubblicitario - scrivo i testi, invento le campagne - no, quello è l'art director. Non uso mai il termine creativo, per me è al massimo un aggettivo un po' pretenzioso. Noi copy siamo feticisti lessicali, ovviamente. A questo proposito ti pregherei di non usare più le virgolette per incorniciare le parole e far intendere che non le stai usando con il loro significato letterale.

Essere un rompipalle è una parte del tuo lavoro?Esatto. Mi pagano per questo. E lo farei anche gratis.

Anche se lo sospettiamo: a cosa serve un copywriter? Il mondo ne ha veramente bisogno o sei solo l'ennesimo parassita?
Quando va bene ci pagano per abbellire la realtà. Quando va male per mentire. Dicono che noi pubblicitari abbiamo un ruolo fondamentale nello sviluppo e diffusione del capitalismo. Un domani ci sarà un tribunale in una città tedesca e verremo tutti quanti processati per crimini contro l'umanità. La mia linea difensiva sarà che sono un complessato nevrotico e lievemente autistico che non avrebbe potuto fare altro nella vita. A tal scopo mi urinerò nei pantaloni durante l'interrogatorio della pubblica accusa.
b>Credi di essere privilegiato rispetto ad altre figure professionali nell'ambito creativo (ad esempio i designer)? O, al contrario, ti senti più in basso nella catena alimentare?

Nel mercato dei free lance i graphic designer hanno una competenza professionale che i clienti capiscono più facilmente. Fanno le cose carine, tirano fuori i file dai computer, mandano in stampa la roba. I copy sono percepiti come non necessari in molti ambiti della comunicazione. I clienti di solito pensano di essere grandi scrittori perché andavano bene in italiano alle superiori. Mi sono capitati clienti che pretendevano di scrivere loro le body copy, perché magari c'era un giornalista nel reparto pubbliche relazioni. Una volta la moglie di un cliente con il diploma magistrale mi ha corretto la punteggiatura. In genere sono tutti ossessionati da come cominciano le frasi. Ovviamente le uniche cose che leggono questi signori sono i volantini del supermercato e la guida TV. Però è anche vero che di copy ce ne sono molti di meno. Di copy bravi, poliedrici, precisi e competenti di ogni aspetto della comunicazione aziendale, una manciata. In agenzia invece il copy fa la bella vita e l'art director e il grafico scoppiano. Infatti i direttori creativi sono quasi tutti copy.

Lavori da solo o in team? E, comunque, hai delle preferenze?C'è sempre una parte di lavoro che si fa in team (la fase ideativa) e una parte solitaria, quando tocca trovare i titoli oppure scrivere testi lunghi. Gli art director sono orgogliosamente analfabeti.

Come sei arrivato a fare questo lavoro? Non ci dirai che da piccolo rispondevi "Il copywriter" quando ti chiedevano che lavoro volevi fare da grande.Ho scoperto questa professione mentre lavoravo alla tesi di laurea. Dato che scrivevo da quando avevo 14 anni e leggevo quantità industriali di narrativa e saggistica, mi è sembrata una buona idea. Dopo la laurea ho fatto un giro delle agenzie di Roma leggendo gli indirizzi sulle pagine gialle. Un direttore creativo mi ha intercettato sulle scale e mi ha proposto uno stage esterno, che poi è diventato interno. Cinque mesi dopo mi assumeva un'agenzia con un grosso cliente automobilistico. Stiamo parlando del 1998 però, adesso è tutta un'altra storia. Le agenzie campano sugli stagisti. Sono così allegri, vogliosi, freschi, entusiasti, disponibili, proni. I più fortunati vengono poi confermati con co.co.co da 800 euro al mese.

Che preparazione serve per fare (bene) il tuo lavoro?Sapere scrivere. Sia in modo corretto, sia in modo espressivo. Sapersi mettere nei panni di tanta gente diversa. Essere mediamente intelligente e parecchio curioso. Ci si fa una cultura su tutto, in questo lavoro. Bisogna poi avere fiducia nelle proprie capacità, facoltà che si sviluppa solo dopo qualche anno di lavoro, purtroppo.

Hai l'ultima parola su quello che scrivi? O arriva sempre qualcuno che sposta una virgola qua e un aggettivo là?Dopo qualche anno di lavoro e svariati rosicamenti mi sono dato una regola, quella della singola opposizione. Quando qualcuno mi cambia qualcosa di cui sono sicuro, io gli dico che non sono d'accordo e cercando di mantenere la calma gli spiego quello che a me pare ovvio e lampante. Se quello insiste, allora mi abbasso le brache. E nonostante questa mia regola mi sono fatto lo stesso la fama del rompicoglioni. Questo la dice lunga sul potere che hanno i creativi rispetto agli account o al cliente.

trenyRaccontaci una tua soddisfazione professionale. Quando è avvenuto? E perché?Riuscire a farsi pagare entro un mese dalla consegna del lavoro.
Riuscire ad arrivare a fine anno con il conto corrente in attivo.
Riuscire a campare lavorando quando mi pare e soprattutto con chi mi pare (leggi amici e persone intelligenti e corrette).

Ci sono giorni in cui non ti viene assolutamente nulla di buono? Se sì, in quei casi cosa fai?L'inventiva è solo in piccola parte una dote innata, molto viene con l'allenamento, con l'abitudine a usare certi circuiti mentali. E poi molto spesso il problema non è nella tua testa ma nel brief, che è stato pensato e scritto male da un mancato agricoltore. Da quando metto le mani anche nella strategia e scrivo io i brief il problema si è magicamente risolto.
Comunque nei casi disperati c'è sempre il mestiere, ovvero la soluzione confortevole, che non sarà eccelsa però è all'altezza delle tue aspettative e di quelle del cliente. E poi considera che io non vado più in ufficio (altrimenti detta agenzia) tutti i giorni, quindi non sono più spremuto come un limone. Adesso quando parte un lavoro non penso più: oddio, ci risiamo, altra monnezza da spalare.

Molti copywriter tengono almeno un romanzo nel cassetto. Tu ne hai uno? Se sì, di cosa si tratta?Sì, ovviamente ho fatto anch'io la trafila classica: racconti, antologia di racconti, romanzo, seconda versione del romanzo, ancora racconti, secondo romanzo, soggetto cinematografico, idea per un format TV, e via così. Secondo me bisogna comunque farlo, per togliersi il dente, per capire che si tratta di un'altra illusione, che il successo non arriva così, che sono tutte cazzate. Se anche ti andasse di stralusso e ti pubblicasse una casa editrice di medie dimensioni e il tuo romanzo si vendesse benino, comunque in tasca ti finirebbero forse 2000 euro. E per scrivere un romanzo ci metti un anno, ed è una fatica del diavolo. Un anno intero passato tutto nella tua testa, un incubo. Un sito web o una brochure e guadagno gli stessi soldi in due settimane e poi me ne vado a fare una passeggiata al mare, al cinema o a trovare qualche amico carcerato dietro una scrivania. In Italia l'unica industria culturale esistente è la televisione.
Comunque il mio romanzo parla di un particolare tipo di idee, quelle che contagiano le menti come un virus. Per la cronaca: mi hanno pubblicato in due antologie di racconti, la mia vanità è quindi soddisfatta.

Credi che ricoprendo una posizione come la tua si possa fare carriera o a un certo punto si resta un po' incastrati a fare sempre le stesse cose?In agenzia intendi? Be', la trafila è quella classica: copy junior, copy, copy senior, copy supervisor, vice direzione creativa, direzione creativa associata, direttore creativo con jus primae noctis sulle stagiste. In una quindicina d'anni, con molta fortuna e molto pelo sullo stomaco, si può anche fare. Ma sarai sempre uno stipendiato, arriverai a fine mese o poco più. Non metterai mai da parte ciccia abbastanza per mandare tutti al diavolo e trasferirti ai Caraibi. Magari avrai una bella macchina, una casa in un quartiere centrale, una moglie di rappresentanza, farai le vacanze in posti esotici. Ma puoi star certo che lavorerai dalle 12 alle 16 ore al giorno, non potrai mai staccare il cellulare, farai riunioni a mezzanotte in albergo, tua moglie divorzierà, i tuoi figli andranno dallo psicologo, a quarant'anni avrai il primo infarto o un piccolo tumore. A cinquant'anni sarai un uomo finito, mentalmente e fisicamente. E questa non è una mia opinione, è una testimonianza oculare.
Oppure ti metti in proprio, guadagni poco, lavori poco, ma hai un sacco di tempo libero per fare cose che ti fanno sentire un essere umano. E magari chissà, ti dice pure bene e diventi ricco. Ma tocca passare al lato imprenditoriale, non c'è niente da fare. Chi non risica non rosica.

Si può vivere dignitosamente facendo il tuo lavoro? O, se vuoi girare in Jaguar, hai un altra occupazione da consigliare?Quando cominciai il mio stage nell'agenzia multinazionale che mi accolse, il direttore creativo mi avvertì che facendo questo lavoro avrei guadagnato un po' più di un impiegato di banca ma avrei lavorato il doppio. Era un simpatico cazzaro. Gli stipendi sono ridicoli, soprattutto oggi. Se uno vuole fare i soldi farà bene a dedicarsi ad altre carriere: lo strozzinaggio, l'import-export di sostanze stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, le solite cose.

Torni indietro di venti anni, e sei agli inizi della tua carriera. Puoi ancora cambiare tutto e prendere un'altra strada. Col senno di poi, cosa fai?Avrei dovuto fare medicina, ma studiare tanto mi ha sempre annoiato. Riesco ad applicarmi solo alle cose che mi appassionano. Non sono pentito di aver scelto questo lavoro. Per un laureato in sociologia non è che ci siano molte cose da fare, e ho imparato un sacco di cose su come funziona davvero il capitalismo. E poi sono diventato uno scrittore migliore, anche se non serve a niente a nessuno. Soprattutto ho scoperto che la routine giornaliera non fa per me, mi devasta l'umore, il morale e la psiche. La ripetizione mi fa venire le allucinazioni.
Forse sarei rimasto nel settore ristorazione, con cui mi sono mantenuto durante l'università. Magari non avrei fatto più il cameriere ma mi sarei messo a gestire un locale o qualcosa del genere, so che prendono buoni stipendi, tipo direttore creativo. Certo, sarei stato sempre frustrato, pensando a quello che mi ero perso a non fare un mestiere fico. Adesso invece lo so.

Nota a margine 1: l'intervista di Maurizio è stata la sola che non ho dovuto ritoccare neanche di una virgola. E ho il sospetto che, se l'avessi fatto, si sarebbe offeso mortalmente e non avrebbe perso l'occasione di rimarcarmelo.
Nota a margine 2: QUESTO il sito di Maurizio. Fatevi un favore, e perdeteci una mezz'oretta.

giovedì 27 gennaio 2011

Del blu-ray e di come va.

Che abbia abbracciato il nuovo standard video lo sapete già da qualche tempo.
Quello che posso dirvi di nuovo, dopo qualche settimana di visione sul nuovo televisore, è:
- la differenza di definizione tra un blu-ray e un dvd è percepibile, anche se questo è strettamente dipendente da alcuni fattori per nulla scontati, primo dei quali la bontà del riversamento sul nuovo supporto. Un film codificato su un blu-ray non è necessariamente superiore al suo corrispettivo in dvd, ma fortunatamente la maggioranza dei titoli ci ha guadagnato in dettaglio, brillantezza, contrasto. Se volete un consiglio, prima di procedere all'acquisto di un titolo cercate su qualche forum il parere di chi l'ha già visionato. Potrebbe non valere la spesa.
- i prezzi si stanno finalmente livellando. Il blu-ray non è un oggetto di lusso, e la politica dei prezzi sta ricalcando esattamente quella seguita dai DVD: la maggior parte dei titoli si trovano a più di venti euro, ma moltissimi sono prezzati diciassette, tredici, dieci e anche sette euro. Bisogna solo avere la pazienza di cercare tra le varie offerte di megastore, ipermercati e persino qualche punto Blockbuster. Non fermatevi al primo prezzo che trovate, e, se ne avete la possibilità, comprate su Amazon.it. Offre una quantità smodata di titoli offerti a prezzi concorrenziali e ve li spediscono in pochi giorni.

- alcuni film non li ricomprerò mai in blu-ray. Siate selettivi anche voi, e non gettate indiscriminatamente alle ortiche la vostra collezione di DVD. Scommetto che sui vostri scaffali avete un gran quantità di titoli acquistati a prezzo stracciato, regalati, allegati a una rivista, o anche duplicati. Film che magari non rivedrete neanche, ma che vi costerebbe più fatica buttarli che tenerli. È ovvio che in questi casi non vale la pena spendere neanche i dieci euro al quale potrebbe venirvi offerta la versione blu-ray. Spendete per i film che amate davvero: ne sarete infinitamente più appagati da qualsiasi offerta speciale possano proporvi.
- i blu-ray sono – per ora – parecchio meno versatili di un DVD. Un DVD potete copiarlo per un amico, vederlo sul vostro computer, sul portatile a letto, in treno, in bagno o in qualsiasi altro posto dove potete portarvi il laptop. Potete abbastanza facilmente estrarne tracce audio, ripparlo completamente o parzialmente sul vostro hard disk, metterlo sull'iPad, sull'iPod, sull'iPhone, su YouTube, dove volete.
Con i blu-ray tutto questo non è possibile, o meglio lo è... ma dovrete sbattervi di più. La stragrande maggioranza dei computer attualmente in commercio non dispone di un lettore blu-ray integrato, e Apple ha più volte dichiarato che non implementerà nel prossimo futuro questa tecnologia (decisione principalmente dovuta a un'odiosa quanto comprensibile politica di protezionismo per il suo iTunes Store), quindi – oggi come oggi – verosimilmente l'unico posto dove potete infilare il vostro dischetto è il vostro player domestico o la vostra Playstation 3.

Naturalmente, esistono già soluzioni software (per PC uno dei più acclamati è Blu-Ray Disc Ripper e per Mac, tra gli altri, questo) e hardware (masterizzatori blu-ray esterni sono in vendita a meno di cento euro); così come hanno fatto la loro comparsa sul mercato i primi lettori portatili compatibili col nuovo standard.
Resta il fatto che, se volete fare col vostro blu-ray tutte quelle cose che facevate fino a ieri col vostro DVD, dovrete attrezzarvi e tirare fuori altri quattrini.
Il mio consiglio? Prima di gettare via/regalare/rivendere il vostro DVD che avete appena ricomprato in blu-ray, rippatelo sul vostro PC/Mac e mettetelo da parte. Potreste decidere di comprare un disco esterno da qualche centinaio di gigabyte solo per stoccare i film o le serie televisive, e in futuro rallegrarvi di aver compiuto questa scelta.

Per concludere, una veloce panoramica fotografica sui miei ultimi acquisti nel nuovo formato, che, se volete, potete prendere come consigli qualora decideste di fare anche voi il salto.

2001: odissea nello Spazio.
Il cinema nella sua accezione più pura (e estrema). Dovete semplicemente avere questo film. E la buona notizia è che, pur essendo vecchio di oltre quarant'anni, la qualità del riversamento è superlativa. Lo trovate facilmente in edizione economica.

Batman Anthology
Dovreste trovare il cofanetto dei primi due film di Burton e gli altri due di Schumacher a un prezzo onesto più o meno dappertutto. Se siete fan dell'uomo pipistrello, è una spesa obbligata. Il riversamento è ottimo sui primi due film, meno sugli altri. Ma sono anche – artisticamente parlando – i peggio riusciti, diciamolo.

Batman Begins e The Dark Knight
Il nuovo corso di Batman nella rilettura di Christopher Nolan, che lo ha spogliato sia dei connotati gotici di Tim Burton che di quelli fumettistici di Schumacher. Se Begins gode di un'ottima qualità video, The Dark Knight è addirittura un punto di riferimento.
Anche questi due dovreste trovarli in un cofanetto del tutto abbordabile.

Cloverfield
Uno dei migliori e più intelligenti prodotti della neo-ondata di mockumentary dogma.
Girato in digitale, il riversamento è invariabilmente ottimo. Dovreste trovarlo da Blockbuster intorno i dieci euro.

Gattaca
In una parola: affascinante. Gioca sulle differenze fra validi e in-validi, con un grandissimo Ethan Hawke che sogna lidi astrali ed emancipazioni sociali raggiungibili solo attraverso frodi "fiscali" e mutazioni psicofisiche.
Il video non è da riferimento (un po' di rumore di troppo) ma nel complesso la visione è gradevole ed appagante. Grande pulizia della traccia audio che restituisce musiche e dialoghi ottimi.

Il Gladiatore (20th anniversary edition)
Grazie a Maurizio per avermelo regalato. Ok, non l'ho ancora scartato dal cellophane perché non è che abbia mai scalpitato per vederlo (la mia sola esperienza è qualche frammento colto su Sky), ma lui mi ha detto che il riversamento è uno dei migliori mai compiuti, e io gli credo.
Me lo tengo per una serata di pioggia.

Matrix Trilogy
Se i due seguiti lasciavano a desiderare, basta il primo a riscattare l'intera trilogia. Una geniale commistione di generi e stili che non si è mai più ripetuta: John Woo, Bruce Lee, un po' di Bruckheimer's Touch, manga, Asimov e William Gibson. Ed effetti speciali che azzerano qualsiasi cosa si fosse vista prima del 1999.
La qualità video è sbalorditiva. Nel cofanetto trovate anche Animatrix, la raccolta dei corti d'animazione ispirati alla saga, più un quinto disco di soli documentari. Su Amazon.it a trenta euro.

Robocop Trilogy
Solo per appassionati. E io lo sono. Il primo Robocop, firmato Paul Verhoeven, era un film duro, vertiginoso ed ambizioso. Ed era la storia di una resurrezione. I due seguiti sono più fracassoni ma, se vi lasciate prendere dalla giostra, divertono. La qualità video non offre purtroppo scarti molto rilevanti rispetto all'edizione in DVD, mentre la qualità audio è discreta. Attenzione: l'edizione in blu ray non offre contenuti speciali come quelli offerti dal dvd, quindi vi consiglio di tenervi stretti questi ultimi, se già li possedete.

Terminator 2 - Il giorno del giudizio
Uno dei rarissimi casi in cui un sequel è buono almeno quanto l'originale. Dentro c'è tutto il virtuosismo di Cameron, una sceneggiatura solida e spettacolarità a non finire. Assolutamente competitivo anche dopo vent'anni.
Il livello di dettaglio è ottimo, i colori sono buoni ma c'è qualche problema di solarizzazione nelle scene buie e un po' di grana qua e là. Il vero problema è la traccia audio italiana, piatta, opaca, spesso non intelleggibile e sempre in distorsione durante le scene di azione. Almeno è il doppiaggio originale.
Il disco include la versione estesa con circa 16 minuti in più di scene non doppiate ma sottotitolate.

The Transporter
Va bene, è una coattata unica, anche se porta la firma di Besson come produttore. Lo so. State zitti. Ma costava poco e dà tutto quello che promette: ennesima rilettura dell'eroe solo contro tutto e tutti, sequenze d'azione al limite della credibilità ma coreografate alla stragrande, una bella in pericolo legata per metà del film, automobili che sfrecciano contromano ed esplodono come mortaretti a capodanno... ma che volete di più?
Peccato la traccia audio, appena passabile.

Ultraviolet
Una trama risibile e stravista, caratterizzazioni dei personaggi inesistenti, interminabili combattimenti propinati in un'estetica a cavallo tra una sessione sparatutto alla Playstation e uno spot pubblicitario anni novanta. Ma, nonostante questo, Ultraviolet incarna la natura più pura di quello che dovrebbe essere il cinema, o perlomeno un certo genere di cinema: immagini e movimento.
Il riversamento è cristallino: sembra di guardare attraverso una finestra. Audio senza infamia e senza lode.

Angeli e Demoni

Tanto mi aveva annoiato il Codice Da Vinci, tanto mi ha divertito il nuovo capitolo delle avventure del professor Langdom, unico vero Martin Mystere del grande schermo.
Ron Howard, grazie anche ad un cast azzeccato, trova la giusta alchimia mescolando realtà storica e fantasia, luoghi turistici mirabilmente ripresi o ricostruiti in studio. Se quella che ho visto non era Piazza San Pietro (e non lo era), io ci sono cascato in pieno. E spassandomela alla grande.
A livello video nessun problema (immagini sempre nitide e ben definite, sia in esterni che in interni). Anche l'audio è ottimo, dialoghi sempre ben comprensibili e accompagnati da ottimi effetti sonori.

mercoledì 26 gennaio 2011

Senza titolo.

Guardate che trovare i titoli adatti è una delle cose più difficili.
E stavolta, dopo aver cliccato su "salva", non mi è venuto niente di niente di niente.
Anzi, se avete un suggerimento, vi ascolto.

martedì 25 gennaio 2011

Growl. Anzi, miao.


Dietro la maggior parte dei loghi, o comunque dietro quelli ben progettati, c'è sempre una precisa simbologia.
Gli animali sono spesso utilizzati nel concept di loghi, prendendone a prestito le rispettive qualità, come forza, bellezza, possenza, armonia. Probabilmente il browser che state usando ha una volpe stilizzata nel suo logo.
Alcuni produttori di automobili utilizzano nei loro loghi animali per rappresentare la forza bruta dietro i loro veicoli: Ferrari usa un cavallo selvaggio in impennata, Jaguar un giaguaro proteso in un balzo, Lamborghini un toro che carica.
Pura potenza animalesca codificata in un'immagine che trasmette un messaggio preciso.
Ora, immaginate che queste società si concentrassero di colpo su un nuovo segmento demografico.
Cosa accadrebbe se, invece di concentrarsi su uomini adulti con complessi di inferiorità e che sublimano le loro ambizioni nell'acquisto di macchine potenti, Ferrari e compagnia spostassero il loro target sui bambini?
Più o meno questo:

lunedì 24 gennaio 2011

Sunshine Award.

Ariano vi spiegherà cos'è il Sunshine Award.
Sia lui che Francesca mi hanno citato nei loro "magnifici dodici", e con parole lusinghiere, cosa che non può farmi liquidare il tutto come una un po' autocompiaciuta catena tra blogger.
Colgo quindi l'occasione per girare a mia volta la "palma" ad altri dieci "fratelli" (e sorelle) di blog, e per spendere per loro qualche parola che normalmente non trovo, pur essendo un loro quotidiano frequentatore.
E, sì, lo so che dovrebbero essere dodici. Ma è tardi, e voglio andare a casa. E dieci è un numero più tondo. E poi basta, c'ho ragione io, zitti.

Glauco scrive su 31 ottobre, e tra i tanti blogger che si dilettano in scrittura è probabilmente il più "tecnico" ed è il primo ad imporsi una rigorosa autodisciplina. Alterna i suoi scritti (piuttosto eleganti) a brevi pillole sull'arte dello scrivere, senza mai scivolare nella saccenteria.

Germano gestisce Book and Negative, un occhio attento (e competente) sul cinema, i suoi meccanismi, le figure archetipe, le macchiette e i mostri sacri. I suoi gusti molto spesso coincidono con i miei, e questo mi basta a perdonargli la prosa un po' scazzata e la posa da chi ha già visto tutto nella vita. In realtà, quello che vorrei è passare qualche giorno con lui a setacciare la sua immensa videoteca, adeguatamente riforniti di trash-food.

Luigi è un designer come me, e porta avanti con costanza il suo Prima o poi, molto più coerente del mio blog, dove non riuscirei a parlare sempre di grafica anche se lo volessi.
Luigi è stato foriero di interessantissime segnalazioni su artisti di tutto il mondo, e ha il talento di saper pescare dal mare magnum della Rete sempre i pesci più saporiti.

Alex è più un divulgatore che un blogger, e il suo Blog sull'orlo del mondo è talmente documentato e approfondito che si merita l'inarrestabile ascesa di attenzione che sta ricevendo.
Si è inventato una cosetta davvero niente male come il Survival Blog, e davvero non so dove trovi il tempo di stare appresso a tutti i suoi progetti collaterali. Miracoli compiuti da una passione bruciante, suppongo.

Fabio è un fotografo, un autodidatta che ha raffinato in breve tempo il suo stile fino a rendere ogni suo scatto (beh, almeno quelli che pubblica su Messaggi sofisticati) un piccolo quadro elegante e a più piani di lettura.
Ha una visione del mondo e dell'immagine femminile che si avvicina molto alla mia, ha inventiva, tecnica e nemmeno un grammo di volgarità. Pochi aggiornamenti, ma buoni.

Simone gestisce un piccolo ma curatissimo blog, iSDC, ed opera una selezione sul mondo del design, del fumetto e del cinema che incontra quasi invariabilmente i miei gusti.
È anche un eccellente progettista di icone, e per me, Principe del Superfluo, è un sicuro plus.

Francesco e Alessandra scrivono sul loro Life in UK della loro vita oltremanica, e sono i miei Beppe Severgnini personali.
Pur non conducendo un'esistenza avventurosa (ehi, mica tutti possono lavorare nell'antiterrorismo od occuparsi della sicurezza di Christina Aguilera), riescono sempre a confezionare post acuti e mai banali sulla società inglese del ventunesimo secolo.
Dovrebbero solo decidersi ad aggiornare più di frequente.

Matteo scrive su Utaperiska della Svezia e di quanto sia distante anni luce, più socialmente che geograficamente, dal nostro Paese.
La sua è una visione attenta, circostanziata e ironica, e vorrei tanto trovare un modo per minacciarlo per farlo scrivere di più. Persino toglierlo dall'elenco dei blog amici non ha sortito in lui che un alzata di sopracciglio. Ma, se vi accontentate di una mezza dozzina di post l'anno dannatamente ben scritti, potrebbe essere il blog per voi.

Andrea gestisce il suo Andrea Joe Pettini con la massima serietà, e se cercate un punto di riferimento per le sottoculture underground, che siano letterarie, musicali o fumettistiche, non resterete delusi.
Andrea ha il pessimo vizio di scrivere in bianco su nero, e di non andare a capo neanche sotto la minaccia di una pistola. Detto questo, il suo background a volte mi fa paura.

Francesca si occupa di moda e scrive dalla Cina, sul suo LaFra a Shangai.
Laggiù la vita è talmente diversa da apparire quasi surreale.
I suoi resoconti, quasi sempre conditi da una gustosa spruzzata di vita privata, sono imperdibili. Il giorno che deciderò di visitare quel remoto paese, la sceglierò come cicerone personale. Se mi fa una buona tariffa.

Voglio questa maglietta.

Sul sito Adidas ce ne sono parecchie altre (chissà i soldi che hanno doviuto pagare a Disney), ma io voglio questa.
E mi sono limitato. Guardate QUI cosa non vendono ispirato a Tron: Legacy (e, sì, sono d'accordo con voi, la maggior parte di quella roba è di una tamarraggine senza fine, a iniziare dai plateaux metallizzati da cyberzoccola a chiudere con cinture e cavezze degne del peggior coatto di periferia).

venerdì 21 gennaio 2011

Slave to the machine.

Di nuovo, pensando a McKean.
Dimensioni originali, 2480x3409 pixel.
È datato 2010 perché, in effetti, ho selezionato "salva" dal menù di Photoshop già lo scorso novembre, ma poi sono stato preso da millemila altre cose ed è rimasto a riposare nel suo settore di hard disk fino ad oggi.
Chi l'ha già visto, ha detto che non gli dispiace. Se piace anche a voi, ditemelo e scaricate da QUI il solito media pack.

giovedì 20 gennaio 2011

Cioè... ma stiamo scherzando?

La Warner Bros ha diffuso un comunicato stampa in cui annuncia ufficialmente la nuova Catwoman nel prossimo Batman: The Dark Knight Rises, in uscita nell'estate 2012.
Ed è questa tipa qua:Che, per chi non l'avesse riconosciuta, è Anne Hathaway, quella del Diavolo veste Prada.
Che potrebbe fare la cugina buona della sorella scema della vicina di casa insipida.
Questa Catwoman?
Che idiozia.
C'è stata e ci sarà sempre una sola Catwoman, questa:
Passi quell'idiota di Chris Evans come Capitan America, e voglio concedere il beneficio del dubbio a Andrew Garfield per il prossimo, inutile reboot di Spiderman... ma la Hathaway, Cristo santo.
Era meglio la Fox nel fake di un paio d'anni fa, a questo punto.

Sto leggendo Notte buia, niente stelle...

...e non è male per niente.
Buon vecchio zio Steve.
Appena l'ho finito, ci spendo qualche parola.
Per ora (due racconti su quattro) sono ben sopra la sufficienza.

mercoledì 19 gennaio 2011

Di ritorno (3). Ultimi appunti su Torino.

La mia trasferta torinese è piuttosto recente ma i deliri della febbre hanno contribuito a farmi sembrare tutto già lontanissimo.
Tenevo giusto un ultimo paio di cose da raccontarvi, più una breve galleria fotografica relativa alla sessione di tombola che ho avuto laggiù... tanto per chiudere del tutto con la faccenda festività.

Qui, ci devi passare.
Non importa che mese passiate in quel di Torino.
Sia che fuori ci sia la canicola che una manciata striminzita di gradi da farvi gocciolare il naso, fermatevi alla gelateria Grom, in piazza Paleocapa, a due passi dalla stazione Porta Nuova.
È stata la prima delle buone idee di Claudia, e le sarò sempre grato per questo.
Gelato buonissmo, i tipi usano prodotti biologici e delle eccellenze locali come le nocciole d'Alba e i pistacchi di Bronte, e il locale è curato ed essenziale.
E poi (non finisco mai di stupirmi per queste cose) un tizio che mi era passato davanti per un millisecondo per vedere i gusti disponibili nelle vaschette mi ha detto "mi scusi".
Per uno costretto a convivere con la cafonaggine romana (ok: di alcuni romani, diciamo, uhm, cinque milioni?) è quasi uno choc.

Ma sì, lasciala pure in mezzo la strada.
Rimasi sorpreso già la prima volta che andai a Torino (tardi anni ottanta).
Ma faccio sempre in tempo a disabituarmi e a sorprendermi di nuovo, ogni volta che vedo auto parcheggiate tranquillamente in mezzo la strada, esattamente al centro della mezzeria.
Voglio dire, a Roma, capitale del parcheggio creativo, ho visto cose che voi umani.
Automobili abbandonate sui marciapiedi, sugli attraversamenti pedonali, su qualsiasi tipo di posto riservato a qualche categoria privilegiata (che diavolo, io stesso, quando devo passare all'ufficio di Arianna, parcheggio sistematicamente nel posto riservato alle auto diplomatiche di non so quale ambasciata, senza il benché minimo senso di colpa).
Ma, questo, chiudere a chiave la propria auto ed abbandonarla, con le mani in tasca e fischiettando, nel bel mezzo di un vialone magari a scorrimento veloce, è qualcosa che nemmeno noi abbiamo l'ardire.
Non mi ci abituerò mai.

Tombola Sola.
Chi mi conosce un minimo più, da che aspetto il Natale anche per questo momento: la Tombola sòla (leggi: fregatura), imperdibile evento mondano che mi vanto di organizzare da una decina d'anni tra i miei amici... in tutto e per tutto identico a una normale session di tombola (sapete, no? Le cartelle, novanta numeri, quarantasette mortocheparla, novanta lapaura eccetera, i premi).
Ora, immaginate una tombola dove nessuno vuole vincere, perché in palio c'è una quintalata di robaccia. Ma roba da far accaponare la pelle, mica le solite agendine col nome della Banca che nessuno usa.
Sto parlando di regali riciclati perché umanamente incompatibili con qualsiasi accezione di buon gusto, di acquisti sbagliati o rinnegati, di soprammobili dove l'occhio non avrebbe mai voluto posarsi, di pastorelle e angioletti di porcellana che sono un insulto all'anatomia, di cagnolini di peltro che abbaiano una straziante manifattura, gadget improponibili, accessori troppo kitsch per chiunque abbia almeno un occhio buono con cui scrutarsi allo specchio.
Di porcherie, brutture, orrori.
Accuratamente confezionate e pudicamente occultate in lucide carte festaiole.
Guardate dentro voi stessi. E poi dentro casa vostra.
Ne avete.
Oh, se ne avete... e se vi dice bene, ve ne rendete anche conto (ma ancora non lo ammettete).
Ognuno porta il suo sordido contributo: un pacchetto, due, cinque, dieci.
A seconda del grado di bruttezza, stabilisce se è un ambo, un terno, una quaterna e così via.
Tanto per darvi un'idea, ecco una breve carrellata di quanto ho deciso di condividere col resto dell'umanità nell'edizione di quest'anno:


1) Orologio di Cenerentola.
Circa trenta centimetri di base. Tutta vera plastica accuratamente cromata e glitterata made in China. L'orologio funziona davvero e c'è anche un'irritante musichina. Pile non incluse.



2) Cane-candela.
Magari dalla foto non si capisce bene: ma quest'affare è grosso. Oltre che brutto. Oltre che di un verde che con non ha mai avuto nulla a che vedere con nessuna specie canina al mondo. Fa tristezza. È, sì, ha uno stoppino in cima.


3) teiera Enrico VIII.
Esatto, una teiera. Che darà un tocco di eleganza alla vostra tavola e urlerà a tutti i presenti che sì, siete stati in Inghilterra e questo oggetto di fine fattura è lì a testimoniarlo. Beh, in realtà mancano parecchi dettagli, come gli occhi e i volti dei personaggi riprodotti, ma questa piccola sciatteria è compensata dal manico a guisa di leone.


4) Saliera/pepiera sexy.
Inutile che lo neghiate: le tette grosse piacciono un po' a tutti. Come può, quindi, non piacere questa elegantissima saliera/pepiera in ceramica accuratamente lavorata e ancora meglio dipinta? Guardate i dettagli. La posa sensuale. Il naso camuso. Chi se l'è aggiudicata, non vedrà l'ora di avere ospiti a pranzo per esibirla con orgoglio e condire le pietanze attraverso quelle bocce oversize traforate.


5) Carrettino siciliano.
Che equivale, gli amici siculi mi confermino, alla miniatura del Colosseo in terracotta dipinta o a quella del Duomo in plastica dura e le lucine dentro. Voglio dire, roba così avrà anche un mercato. Ce l'ha, vero?


6) Portagioie con sirena.
Secondo me le sirene dovrebbero essere più sexy di questa, e magari anche meno macrocefale, ma insomma, la sostanza ce l'avete davanti gli occhi. Quello che forse non si evince è che lo squisito oggettino è alto oltre venti centimetri. Fate spazio nella bacheca.

Mi spiace solo di non aver postato le foto della serata (troppe, troppe foto e poco, poco tempo per dargli un'aggiustata e un taglio decente), ma quello che conta è che ci siamo divertiti. Un grazie speciale a Paolo che ci ha ospitati nel suo splendido appartamento nel pieno centro di Torino e un unico omaggio a Barbara capace di far sembrare a tutti un diadema un oggettino di ceramica di pessima fattura frutto di un terno azzeccato al terzo giro di tombola.