venerdì 29 aprile 2011

Strategie da bibliofili.

Ho letto che Damon Albarn dei Blur, figlio di genitori artisti e già un pò artista anche lui, andava a scuola con il violino in una mano e Il capitale di Carlo Marx nell'altra... almeno, così racconta.
Per farci sorridere, aggiunge che lui Il capitale l'aveva appena sfogliato.
In realtà lo portava per far colpo sulle ragazze.
Ma qui sorrido io: Il capitale, che oggi è un libro un pò in disuso, d'accordo, ma all'epoca non ancora, pesa circa due chili nelle edizioni economiche. Almeno il doppio nelle edizioni serie, con la copertina ridiga e tutto.
È un libro scomodo, nonostante sia un'opera incompiuta.
Insomma, o Damon racconta balle, oppure era un po' scemo.
Anche io per far colpo sulle ragazze a scuola, sceglievo attentamente i libri da portare con me, ma avevo capito subito una serie di cose.

1) Il libro – siccome te lo porterai in giro tutto il giorno – dev'essere comodo.
2) Non troppo piccolo o troppo sottile, ché poi nemmeno si nota.
3) Non dev'essere nemmeno troppo grande però, ché allora sembra che te lo porti in giro soltanto per farti notare.
4) Mai in due o più volumi.
5) Non dev'essere un libro fotografico.
6) Mai troppo colorato.
7) Vietati i libri impossibili da riassumere in più di dieci parole – perché alla domanda di lei: “Di che parla questo libro?”, se poi ti accartocci nei concetti allora è tutto inutile.
Perciò tra un romanzo classico e un romanzo un po' sperimentale, tra Dostoevskij e l'ultimo di Robbe-Grillet, sceglievo sempre Dostoevskij.
Ma tra un romanzo classico e un libro di filosofia, tra Dostoevskij e Heidegger, non esitavo:Heidegger. Was heisst Denken? Che cosa significa pensare?
Sugarco, con prefazine di Vattino, trecento pagine, trecento grammi.
Io non ho mai veramente capito di che parlasse Che cosa significa pensare? E si che l'ho anche letto.
Quando qualcuna mi si avvicinava chiedendomi lumi rispondevo: “Mah...direi che il titolo parla chiaro”.
Sette parole.
Pregevole.
Ne mancano giusto tre: “Che fai stasera?”

giovedì 28 aprile 2011

[RECE] World Invasion


(Attenzione: contiene anticipazioni sulla trama, lo svolgimento e il finale.)

Sssshhhhhbbboooommmm!!! Ratatatatatatatatatat! Sfiuuuuu booommm ratatatatatatat sdeng (Mio Dio, che diavolo è???) Psiuu! Psiuu! Psiuuuu! Svroom! Sfroshhh AHHHHH!!! Ratatatatatatatat!!! Sbrummm sgosh crashhh tatatata!! Psiu psiu! Aaaaaarrrghhhh!!!
Zwaaanngggg!!! Swishhhh booooommmm!!! AHHHH!! (Ritirarsi? Mai! RITIRARSI?? MAI!!!!) woshhh! Arghh!.. tchack!! Ssssshhbboommmm!! RATATATATAT sfiuuu… psiuuu! Psiuuu! Bang sding sdeleng boooom!! Shiuuu shiuuu (E ora RIPRENDIAMOCI LOS ANGELES!!!) crashhh ratatatatatatatat psiuuu psiuuuuu swoshhh!! ARGHHH!!! Tatata booooom!!

mercoledì 27 aprile 2011

Guarda e impara, 21

Oggi voglio, anzi, devo proprio segnalarvi questa campagna multisoggetto della AT&T, che promuove il loro servizio di roaming internazionale.
L'idea è dell'agenzia BBDO di New York, le fotografie sono dello studio Andric che ha utilizzato uno dei suoi più quotati fotografi, Tim Mitchell, autodidatta e maestro assoluto nella fotografia digitale e nella postproduzione (QUI il suo portfolio), e il body painting è di Guido Daniele, italianissimo artista le cui splendide cose potete ammirare QUI.
Insomma… quando si spendono quattro soldi e si raduna attorno lo stesso tavolo gente di un certo calibro, può venire fuori qualcosa di meno che spettacolare?
Giudicate voi.

martedì 26 aprile 2011

On-demand. Purché qualcuno effettivamente domandi.

QUI trovate un post interessante a proposito di uno dei possibili futuri dell'editoria digitale.
A mio personale giudizio, in un'idea talmente buona e talmente semplice da potersi definire l'Uovo di Colombo, la sola nota stonata sono i costi, troppo elevati anche con tutta la benevolenza del caso.
Ma leggete comunque con attenzione.
Magari non quest'anno, e nemmeno quello dopo, ma prima o poi gli editori si stuferanno di buttare i soldi stampando un sacco di roba che finirà comunque al macero.

Bondage Syndrom.

Solo questa e poi basta.
Giuro.
Per un po'.
La tipa bionda, essendo un patchwork di almeno una dozzina di parti diverse, non esiste, quindi non iniziate a menarmela. Nessuna modella è stata maltrattata per creare questa illustrazione.
Dimensioni originali: 1097x3118 pixel. Livelli... non so, stavolta ho davvero perso il conto.

sabato 23 aprile 2011

[RECE] Limitless

Dopo aver visto il recente Limitless, il mio primo pensiero è stato: cacchio, voglio anch'io l'NZT.
Cos'è l'NZT?
È il farmaco psicotropo attorno il quale ruota l'intera vicenda: una pasticca tonda e traslucida che stimola le connessioni neurali, andando a "svegliare" quell'ottanta per cento di facoltà mentali che tutti noi possediamo ma che – per qualche motivo – non utilizziamo.
Ingoiarne una è come attaccare la batteria di un camion ad uno scooterino.
Come uno steroide anabolizzante, ma per il cervello.
E, vedendo i risultati che ha sul protagonista (incredibile lucidità mentale, apprendimento e memorizzazione elevati all'ennesima potenza, interconnessioni mentali di ricordi anche remotissimi, concentrazione assoluta sui problemi) ho iniziato a fomentarmi.
E l'idea di mettere il turbo al mio cervello semplicemente assumendo una minuscola pillola una volta al giorno prima dei pasti, mi è sembrata di primo acchito straordinariamente seducente.
Poi, mentre il film lentamente ritornava sui binari più consueti dell'action-thriller e perdeva lo spunto iniziale di matrice pseudofantascientifica (e parecchio ben supportata dai numerosi movimenti virtuali di macchina e dalle trovate visive alla Danny Boyle), ho iniziato a cambiare idea: ma chi me lo farebbe fare?
La superefficienza sembra essere diventato uno dei miti del nuovo millennio, della digital age, della competitività portata all'estremo e giocata sul filo dei risultati e del massimo profitto col minimo investimento.
Edward Morra (un Bradley Cooper davvero in parte), che grazie alla dose quotidiana di NZT pensa più rapidamente e in modo più efficiente, è l'uomo perfetto per questo sistema dove sei qualcuno e conti qualcosa solo se sopravanzi gli altri e riesci a far guadagnare più soldi alla società per cui lavori.
In altre parole: diventa un fottuto squalo, e ti mangerai tutti i pesci rossi.
Ecco, a me una strada del genere non interessa.
Anzi: la direzione che vorrei prendere è diametralmente opposta.

Quello che voglio è un mese per pensare ad una campagna pubblicitaria.
E tre mesi per mettere in piedi il piano media.
E altri tre per girare gli spot e preparare gli annunci stampa, testarli su gruppi-campione, rismontarli se non mi convincono, andarmi a scegliere la colonna sonora e farmi una birra coi testimonial.
E, qualunque cosa accada, la sera alle otto ritrovarmi fuori dall'ufficio per respirare l'aria fresca ed andarmene a spasso con la mia bella.
Questo voglio.
Più tempo per guardare fuori dalla finestra, meno fretta di arricchire qualcun altro e meno ansia gettata addosso.

Dovrei doparmi per cosa?
Per potermi comprare un appartamento da otto milioni e mezzo di dollari e blindato come un caveau come fa il protagonista e per guidare una Maserati a centottanta chilometri orari in un centro abitato?
Anche no, dopotutto.

Limitless non è un film memorabile e soffre – come già detto – di una seconda parte più debole e con un paio di stonature nella buona sceneggiatura ma, nel complesso, è una visione divertente, con alcuni ottimi espedienti visivi e dialoghi al di sopra della media... insomma, non rimpiangerete le due ore spese.
Ah, sì, gran colonna sonora.

venerdì 22 aprile 2011

L'importanza dei buoni modelli.

Giusto ieri è uscito Scene selezionate della Pandemia Gialla, l'ebook spin-off del Survival Blog ideato da Alex.
Ha 165 pagine, 16 capitoli, 2 appendici e 19 foto, e, grazie a due comode appendici, può essere tranquillamente fruito anche se non conoscete nulla del suddetto progetto di scrittura condivisa.
La sua impostazione ricalca dichiaratamente quella di World War Z di Max Brooks, definito uno dei più importanti romanzi horror degli ultimi vent'anni.
Perché lo è?
Perché l'autore (figlio di Mel Brooks e Anne Bancroft), non pago di aver dato alle stampe il godibilissimo Manuale per sopravvivere agli zombi, forte di una preparazione e documentazione fuori dal comune e di uno stile affinato dalla lunga esperienza come scrittore di testi per il Saturday Night Live Show, racconta la piaga degli zombie attraverso una serie di finte interviste a soggetti di estrazione e percorsi di vita totalmente diversi: dal medico cinese che per primo ha visto diffondersi il virus a vari capi di stato e alte cariche militari fino ai soldati – improvvisati o meno – per arrivare a malati di mente, outcast, ricchi paranoici che si sono isolati in fortezze e parecchio altro ancora... ponendo l'accento della narrazione sul mutamento del ruolo dell’umanità stessa, costretta a rivedere, in circostanze estreme come questa, valori, mestieri e ruoli.

L'amico Alex entra dichiaratamente nella sua scia, e in questo Scene selezionate della Pandemia Gialla racconta i retroscena della sua personale epopea zombie: episodi maggiori e minori, dall'Italia al resto del mondo attraverso un mosaico di interviste realizzate da Cristina Riccione, una delle protagoniste del Survival Blog, ex giornalista e vera e propria cronista della fine del mondo.
Alex ha messo insieme ed editato personalmente tutto il materiale in poche settimane (anche se sospetto che l'idea abbia cominciato a frullargli in testa già dagli inizi del Survival Blog), facendo un'accurata pianificazione e promuovendo sapientemente il libro sul suo blog, avendo dalla sua solo il suo talento e la sua esperienza... quindi mi chiedo cosa potrebbe fare se un editore di quelli "veri" si accorgesse di lui.

Sulla scorta di quanto appena detto, ve ne consiglio vivamente l'acquisto (1,99 euro da QUI), che siate amanti del genere o meno (il mio caso).

A che servono questi due euro?
Come giusto riconoscimento per il lavoro che lo scrittore ha realizzato per voi, ma soprattutto a fornire un feedback forte che dica che c'è gente, qua fuori, disposta a pagare – anche una cifra simbolica – per premiare chi mette in circolazione roba di qualità, ponendo la base di un tacito ma solido patto tra fruitore e autore che assicura al primo la continuità di nuovi lavori di qualità disponibili a un prezzo onesto e al secondo la percezione che tanta dedizione, tanto tempo, tanta passione dopotutto, hanno un senso e – perché no – anche un mercato.

E poi, insomma, c'è anche la mia copertina. Che cavolo volete di più per meno di due euro, davvero non so.

giovedì 21 aprile 2011

Ci dev'essere un motivo...

...per il quale la comodità di una scarpa è inversamente proporzionale alla sua bellezza.
Sono abbastanza certo che all'inizio Dio, che potrà essere molte cose ma non è un sadico, non l'aveva pensata così.
Ma poi –lo sapete– quei due fecero casino nell'Eden (che cazzo state a ffà? v'avevo detto di non toccalla, quellaaa!!!), e da quel giorno andò tutto a rovescio: ad essere buoni si sarebbero presi solo gli schiaffi, se sterminavi la tua famiglia finivi nei talk show e se facevi lo stronzo con le donne queste ti avrebbero adorato.
Vabbé.
Mi dispiace che soffriate sui tacchi alti, sul serio. Ma le regole non le ho fatte io.
Tenete duro.
Grazie, vi amo tutte.

mercoledì 20 aprile 2011

EOS400, primi passi.

Devo ancora prendere la mano con un sacco di cose, i valori di apertura del diaframma per me sono solo numerini che cambiano nel mirino, non ho capito perché le foto con luce artificiale vengono gialle anche se imposto il bilanciamento del bianco, perché gli ISO certe volte li posso cambiare e altre no, e parecchio altro ancora.
Per il momento, ringrazio Maria per essersi prestata al mio primo shooting con la nuova Canon su esseri umani (il precedente era sui miei gatti, che di stare fermi non c'era verso) e ringrazio – naturalmente – Photoshop che mi permette di sistemare un sacco di roba a scatto avvenuto.
Restate nei paraggi per vedere qualche progresso.

martedì 19 aprile 2011

Tutto cambia. O anche no.

Le sale d'attesa dei medici sono un osservatorio privilegiato sull'umana tristezza, questo è ovvio.
Io ero lì a per farmi decifrare delle criptiche analisi del sangue delle quali, eccettuati i numerini fuori gamma, non capivo assolutamente nulla.
Era un sacco di tempo che non andavo da un medico e così, appena entrato mi sono sorpreso della modernità del luogo d'attesa.
Dico: una volta c'erano cinque o sei sedie rigorosamente spaiate e un tavolino. Sul tavolino, di solito, c'erano alcune riviste non proprio interessanti come Gente, Oggi, tutta la serie degli inserti dei quotidiani più qualche rivista scandalistica.
Tende bianche, mattonelle sbrecciate, puzza di chiuso.
Adesso no, è tutto diverso. Entri e prendi il numero, come alla Coop. 37.
Procedi nel corridoio, bianco e ottimamente illuminato, e finisci in una stanza bene arredata. Divani, non sedie spaiate. Portariviste di design, non tavolino. E poi Millionaire, non Gente.
Vela Magazine, non Oggi. Wired, non Novella 2000.
Cacchio, mi dico, hai capito?, la modernità è arrivata fin qui, nello studio del medico della mutua, accidenti.
Mentre mi siedo il quadro si fa assolutamente incredibile. Accanto a me una bella donna di trentacinque anni con valigetta di pelle e scarpe di Prada. Poi blazer blu, completi grigi, un tipo con le New Balance ma con cravatta e MacBook Air.
Ma soprattutto musica diffusa. I Röyksopp, mica Gianni Morandi. I Röyksopp dal medico della mutua.
Cacchio, non può essere. Esco dalla porta a cercare un cartello. Niente, solo un nome.
Poi all'improvviso ecco una possibilità. Guarda un po' chi arriva, il mio amico del liceo: "Anche tu qui", gli dico, "ma hai visto che roba? Cioè voglio dire è un po' che non vado dal medico ma non immaginavo che fosse tutto così diverso…"
Lui mi guarda e ride, anzi sorride e i suoi denti bianchissimi stonano col cravattone scuro. Mi appoggia una mano sulla spalla e mi dice. "Cazzo, sei sempre il solito: il medico è al secondo piano, qui c'è il consulente globale".

lunedì 18 aprile 2011

Reinventare il mito.

Presentato poche ore fa a Shangai, questa è la seconda reincarnazione del Maggiolino Volskwagen.
Più di un'automobile, il Maggiolino è un'icona, un simbolo, un mito.
E il suo restyling del 1999 lo trovavo, francamente, bellissimo e non migliorabile, basato com'era su tre perfetti archi di circonferenza che si intersecavano.
A differenza di Mini e Cinquecento, che reinterpretando modelli di successo del passato hanno fatto il tutto esaurito, il New Beetle non è riuscito ad andare oltre il milione di esemplari venduti in dieci anni.
Ma un marchio e una suggestione come quelli del Maggiolino sono troppo preziosi per essere sprecati, e così a Wolfsburg ci riprovano, affidando all'italiano Walter de Silva (capo del design del Gruppo) e a Klaus Bishoff (responsabile dello stile) il rilancio del New Beetle con un'auto completamente nuova.
Riusciranno a sfondare?
Non saprei.
Il New Beetle 2011 ha una linea più filante, il tetto più piatto, il cofano più lungo, il parabrezza più arretrato e più verticale.
E non è una brutta auto, no, non si può dire.
Ma la mia impressione è che abbia perso un po' della personalità che possedeva nei precedenti modelli, finendo con l'assomigliare a un coupé che strizza l'occhio a un hot rod.
Bene, immagino questo sia un buon momento per acquistare un New Beetle usato.
Qualcuno di voi ne vende uno nero ad un prezzo onesto?


Addendum.

Ho aggiornato il set di sabato scorso con questi nuovi wallpaper... più qualche icona ispirata al progetto Dharma, già che mi ci trovavo.
Potete scaricare tutto da QUI.

sabato 16 aprile 2011

Lostalgia.

Anche se si è concluso in maniera ridicola, non credo che dimenticherò Lost troppo velocemente.
E alcune sue idee, in primis tutta la faccenda della Dharma Initiative, l'equazione di Valenzetti e compagnia, erano veramente ottime e gravide di potenzialità inespresse, tanto che ne sarebbe tranquillamente uscita fuori una serie spin-off autonoma (cosa che in qualche universo parallelo alla Fringe è certamente accaduta).
Per consolarmi, ho realizzato questi wallpaper per iPad, iPhone e desktop (scaricabili tutti da QUI), che vi connoteranno immediatamente con chiunque sbircerà i vostri device come Lost-addict.
Un po' vi compiangeranno, perché siamo stati tutti fregati, diciamocelo.
Ma sono comunque stati sei anni bellissimi.
Vado a rivedermi le stagioni passate, starò via un po'.