martedì 31 maggio 2011

È andata così.

Oh, Varese tiene.Ad ogni modo, dal punto di vista di un pubblicitario, questa debacle del Centrodestra era abbastanza prevedibile.
Gli errori nella comunicazione di Silvione e dei suoi accoliti sono stati tanti e tali che persino allo stolido elettore italiota qualcosa deve essere suonato stonato.
Eppure, la sua linea deve continuare a sembrargli vincente, visto che i toni apocalittico-religiosi sono quelli oggi prescelti per commentare i risultati, ma – come ho già detto altre volte, la mia competenza in queste cose è limitata, vado più a simpatie e a pancia che altro... in compenso, dal punto di vista della propaganda utilizzata dai contendenti, ho trovato gli scontri piuttosto divertenti.
Persino le care, vecchie vignette satiriche sono state più spassose del solito.
Che poi, al di là delle chiacchiere, delle promesse, degli insulti e delle grida, e anche delle bandiere e dei colori, se Milano (e tutti gli altri, naturalmente) otterranno effettivamente l'amministrazione che merita magari sarete voi a dirmelo... visto che so bene, dato il mestiere che faccio, che giurare che il nostro detersivo lava più bianco è la parte più facile.

Le erbe Delve.

Queste traduzioni automatiche sono meravigliose.
Non trovate anche voi?

domenica 29 maggio 2011

Cielo & metallo.

Quando hai il soggetto giusto a disposizione, è difficile che non vengano fuori scatti interessanti.
E poi, che bello quando c'è un mucchio di luce e la Canon non ti stressa con lampeggiamenti e lagnanze elettroniche varie.

sabato 28 maggio 2011

Disegnami questo.


Il simpatico cazzone che vi accoglierà su S.H.E.D. è un disegnatore.
Non fa una beneamata ceppa tutto il giorno, e il vero spasso di questo sito è vederlo come impiega il tempo in attesa che voi gli diate qualcosa da disegnare.
Voi lo scrivete nel campo sotto di lui, in qualsiasi lingua, e poi cliccate su draw it.
Il tipo afferrerà il blocco e inizierà a scarabocchiare. Tempo pochi secondi, e vi mostrerà il suo lavoro finito.
Il servizio si basa su Google Images per trovare le immagini, ma è poco più che un divertissement: intanto fornisce sempre lo stesso disegno dietro la stessa richiesta, e spesso fornisce risultati a malapena pertinenti.
Ma, ripeto, vederlo mentre sta lì a non fare un cazzo vale cinque minuti del vostro sabato pomeriggio.

venerdì 27 maggio 2011

[RE-WORK] Blu-ray covers (5)

Gli americani devono sempre fare quelli che sono più fighi di te.
Il guaio è che quasi sempre ce la fanno.
Per esempio, la riedizione in blu-ray del Tagliaerbe, discutibile ma – per motivi miei – amato film sulla realtà virtuale datato 1992, è appena uscita in America in una bella confezione doppio disco.
Include la director's cut con quasi quaranta minuti in più di girato, alcuni extra inediti, il (bruttarello, ve lo concedo) sequel Beyond the Cyberspace e una nuova copertina.
Io mi sarei accontentato del director's cut, ma tutto quello che abbiamo avuto nell'edizione italiana in blu-ray è stata una nuova copertina.
Qua sotto vedete a sinistra la vecchia, guardabile ma un po' datata, e a destra la nuova, coi due protagonisti in posa per la foto ricordo.
E io, che quando vedo 'ste cose tristi non riesco a starmene con le mani in mano, ho perso una mezz'ora e mi sono rifatto la mia copertina personale, quella che vedete in apertura.
Così, tanto per dare un senso alla mia copia di Photoshop, e per cambiare in meglio il mondo. Una copertina alla volta.

giovedì 26 maggio 2011

Senza rimorsi.

Non appartengo alla (nutrita) schiera degli scaricatori selvaggi.
Normalmente, se esce un film che mi interessa, investo volentieri sei o sette euro (o quel che è) per sedermi in un cinema comodo, con uno schermo più grande di qualsiasi proiettore domestico e un impianto audio degno di questo nome, mi rilasso e mi godo lo spettacolo, meglio se in buona compagnia.
Se – e accade più spesso di quanto non vorrei – non riesco a vederlo per tempo al cinema, complice la progressiva riduzione della permanenza in sala delle pellicole, o non mi monta sulla schiena nessuna scimmia di quelle che mi fanno bivaccare davanti il cinema pur di vederlo la sera stessa dell'uscita, aspetto la sua distribuzione in home video e investo i soliti cinque euro in un noleggio o – a seconda del mio grado d'interesse – una ventina per l'acquisto in un supporto ad alta definizione che mi resterà a disposizione per visioni future accanto i tanti altri fratellini di plastica ordinatamente stipati negli scaffali.
E se, infine, sono solo moderatamente interessato, dopo un annetto me lo vedo arrivare su Sky, che in ogni caso pago col mio abbonamento, e me lo guardo sul televisorone.
Se in quest'ultima fase il film mi colpisce particolarmente, faccio sempre in tempo a recuperarne il blu-ray su Amazon a un prezzo più che ragionevole, e questo è tutto.

È tutto?
Forse no.
Non mi nascondo dietro un dito: esattamente come voialtri, una tantum cerco e scarico roba dalla rete grazie alla linea ad alta velocità e ai soliti software dalle iconcine verdi o dalle orecchie di mulo. Soprattutto serie televisive americane, ché non si può mica aspettare che qualcuno in italiche lande si prenda la fatica di doppiare e trasmettere. Serie che, beninteso, poi spendo i miei bei soldi per acquistare in cofanetto quando fanno fanno finalmente la loro comparsa nei negozi.

Per quanto riguarda la musica, ormai sono da anni un cliente soddisfatto dell'iTunes Store e i tempi di Napster e gli album scaricati nell'arco di due giorni e due notti mi sembrano lontanissimi e dal sapore anarco-pioneristico.

Eppure, in alcuni casi, si dovrebbe fare.
Perché, e anche questo lo sapete benissimo pure voi, si viene letteralmente derubati da autori, produttori e distributori... e non mi riferisco ai soli costi "aggiuntivi" inerenti la filiera che vi porta il film sullo schermo del multisala sotto casa, ma proprio al valore artistico delle opere per le quali state pagando soldi buoni.
È vero, ci sono i trailer, le recensioni, i passaparola.
Ma, siamo onesti: vedere per proprio conto il film e farsi un'idea propria è un'altra cosa, giusto?
Solo che, a titoli di coda apparsi, nessuno può chiedere il rimborso per uno spettacolo scadente, un trailer ingannevole e montato ad arte, una recensione fotocopiata da una cartella stampa.
E alzi la mano a chi non è mai successo.

E allora, ultimamente ho fatto qualcosa che in genere non faccio mai: ho scaricato tre film, ma, badate bene, solo tre titoli di cui praticamente ogni essere umano senziente che l'avesse visto ne ha parlato male, talmente male da incuriosirmi e da farmi chiedere: che cazzo, sono davvero così inguardabili?
E così, per vedere se i miei gusti sono omologati a quelli comuni di pubblico e critica, ho tirato giù, in ordine sparso, i seguenti titoli:

- The Tourist, di Florian Henckel von Donnersmarck, 2010
- Innocenti bugie, di James Mangold, 2010
- Skyline, di Colin Strause, 2010

Com'è andata?
Scopriamolo.
The Tourist
Si parte con due discreti attori (non eccelsi, ma se ben diretti in grado anche di fare cose carine), uno spunto alla Intrigo Internazionale e una location ruffiana come Venezia.
Lo sviluppo è talmente sciatto che – oltre a sprecare malamente gli ingredienti di cui sopra – si fa davvero fatica credere che questi 105 minuti di dimenticabile cinema siano a firma dello stesso von Donnersmarck che nel 2006 alzò l'Oscar per il delizioso Le vite degli altri.
The Tourist è un film noioso (e questo è già imperdonabile per un film d'azione), con uno script ridicolo, meccanico, prevedibile, del tutto privo di ritmo o colpi di scena e – alla faccia del materiale scenico che si aveva a disposizione – brutto anche dal punto di vista fotografico.

Sono felice di averlo scaricato aggratis? Posso dirvi questo: The Tourist non valeva neanche il tempo dedicato alla sua visione, figuriamoci il prezzo del biglietto. Evitatelo come la peste.



Innocenti bugie

Siamo onesti: da un'action commedy con Tom Cruise e Cameron Diaz come protagonisti, non si può chiedere più che un paio d'ore di basic entertainment.
Vediamo se manca qualcosa.
- scazzottate a bordo di un aereo coi piloti appena morti ammazzati? Ci sono.
- inseguimenti a bordo di motociclette e automobili col pilota appena morto ammazzato che vanno contromano? Presenti.
- cospirazionismo all'acqua di rose e pletore di agenti federali e di cattivi che seguono dappresso i protagonisti senza acciuffarli mai per un soffio? Eccoli.
- pallottole sparate contro Tom Cruise e Cameron Diaz senza colpirli mai manco di striscio? Miliardi.
- battutine idiote, sorrisoni di plastica di Cruise, Cameron Diaz in bikini, lietissimo fine? Certo che sì.

I primi venti minuti fanno ben sperare: dialoghi discreti, una Cameron Diaz simpaticamente goffa, un Tom Cruise del tutto in parte nella versione quasi parodistica di se stesso in Mission Impossibile, una buona sequenza d'azione ben fotografata.
Poi, lo sceneggiatore se ne va pescare e il resto del film si risolve in un filmetto prevedibile che le numerose scene d'azione non riescono ad elevare e dove le location esotiche diventano solo una bella cartolina a fare da sfondo ai due divi che si recitano in faccia le loro battute sempre più da commedia sentimentale.

Sono felice di averlo scaricato aggratis? Direi di sì. Insomma, cinque euro di noleggio da spartirsi con gli amici sparsi sul divano col ciotolone di popcorn vanno anche bene... ma poi qualcuno dovrebbe anche fare la fatica di riportare indietro il film, ed ecco che casca l'asino.



Skyline

Chi ha parlato male di questo film, cosa ha detto poi di World Invasion?
Sul serio, sarei curioso di saperlo.
Cosa abbiamo in Skyline?
Una pioggia di suggestiva luce blu, che ti conviene non fissare perché si fa la fine dell'equipaggio di Ulisse con le Sirene.
Alieni che arrivano sulla Terra facendo i comodacci loro, senza perdere tempo a parlare alle Nazioni Unite.
Un gruppo di superstiti in un grattacielo di L.A. che cerca di salvare la pellaccia.

Dico subito che film con questi presupposti da B-movie anni cinquanta, con me hanno gioco facile.
Quindi, buttata a mare ogni analisi razionale, posso solo dire che Skyline è un buon film di due registi che, dopo il mediocre Alien vs. Preadtor 2 per me stanno imparando velocemente e stanno solo andando in crescendo.
Se Independence Day metteva in scena un cast miliardario e caratterizzava i suoi personaggi come macchiette da situation comedy, quest'ultima pellicola è una di quelle che ti ricordano che, una volta, prima dei grossi nomi degli attori stampati sul cartellone, del 3D appiccicato a forza su ogni esplosione possibile, prima delle divagazioni narrative da fiction televisiva, i film di fantascienza si facevano così.
Non so bene se Colin e Greg Strause siano solo dei furbastri che hanno capito che gente come me ne ha più che abbastanza degli happy end ad ogni costo, degli deus ex machina finali, dei ragazzini "difficili" figli di divorziati che poi faranno pace, dei militari duri ma puri e persino delle chiacchiere new age che già in Contact erano fuori tempo o se, semplicemente, sono miei coetanei che condividono le mie stesse passioni e le trasportano nel loro lavoro (e supportati da tonnellate di effetti speciali davvero buoni)… ma a me Skyline non è dispiaciuto per niente.
Gli alieni non hanno pretese antropomorfe di alcun tipo, e sono la migliore commistione tra organico e tecnologico che mi sia capitato di vedere al cinema da parecchio tempo.

Non ci parli e non ci tratti in alcun modo. Arrivano a risucchiare i cervelli di noialtri (beh, tutti i gusti sono gusti, no?), e, a guardare i simpaticoni che compongono il cast c'è quasi da fare il tifo per loro.
Certo, il soggetto non ha davvero nulla di originale, e lo script è tutt'altro che inattaccabile (nessun film con invasori alieni si esime da una certa meccanicità in fase di sviluppo, c'è poco da fare). Ma trovo che il massacro subito dalla critica e da parecchi recensori indipendenti (QUI trovate la recensione di Germano e QUI quella di Alex) non sia giustificato.

Sono felice di averlo scaricato aggratis? Sì e no. Sono sempre convinto che film di questo tipo vadano fruiti al cinema, e che un'astronave aliena fa più effetto se la vedi su uno schermo di trenta metri che non su un plasma di uno sia un dato inconfutabile.
Ma, in mancanza di meglio (e qui allargo il discorso all'attuale produzione cinematografica di fantascienza che riesce ad approdare al grande schermo), Skyline si conquista il suo posto al sole.


mercoledì 25 maggio 2011

[RECE] Muori Milano Muori!

Quando mi capita di starmene un intero weekend a casa recupero sempre un sacco di tempo perso a fare cose inutili (tipo lavorare) e mi leggo la roba che rimane a fare il rettangolo di polvere sul comodino.
Come, ad esempio:


Muori Milano Muori!, Gianni Miraglia (2011)
Elliot Edizioni, 185 pagine
16 euro

Discesa agli inferi (senza ritorno) dell'ex copywriter Andrea, rimasto disoccupato nella Milano post-berlusconiana del 2015, a trenta giorni dall'Expo, data ultima in cui una Milano wannabe NY vuole mostrarsi al mondo – se non rinata – almeno svecchiata dai disastri della politica dello spettacolo.
Interessante ma non del tutto riuscito (specie nelle cinquanta-sessanta pagine finali) diario di sopravvivenza urbana ma soprattutto mentale di un esponente di quella che era la Milano che produceva – di botto relegato al rango di neo-clochard costretto a svendere i gadget e gli status symbol di uno status che non c'è più pur di sopravvivere nella metropoli popolata di altri neo-reietti come lui, attivisti dell'hinterland, investitori più simili a gangster che a uomini d'affari, pubblicitari che ancora non hanno realizzato che i giochi sono finiti (ma è proprio nella galleria di personaggi di contorno che il romanzo perde colpi e spessore).
Muori Milano Muori! è un romanzo veloce, secco, che nei suoi passaggi migliori assomiglia a Labranca, ripetitivo a tratti (specie nelle riflessioni sulle tensioni sociali della Milano di domani che sono uguali a quelle di oggi), si accartoccia un po' su stesso nel finale ma tutto sommato funziona e fa pensare.

martedì 24 maggio 2011

Meno, è meglio? (secondo round)

I ragazzi di Antrepo Design l'hanno rifatto.
Forse ricorderete QUESTO post, dove riportavo il loro esperimento condotto su una serie di packaging commerciali (Nutella, RedBull, Pringles e altri che riconoscereste prima ancora di leggere il nome del brand).
Lo scopo era verificare l'efficacia comunicativa del prodotto anche se questo veniva spogliato dei suoi elementi grafici accessori: fotografie, disegni, colori... in alcuni casi, persino l'etichetta spariva, e tutto ciò che restava era il lettering.
Ora, Antrepo ha compiuto un ulteriore passo verso il minimalismo più estremo, rimuovendo ogni connotazione tipografica dal lettering e uniformandola per tutti i packaging con un asettico Helvetica Neue Bold.
Qui sotto potete vedere i risultati.
Notate come forme più complesse e particolari (la bottiglietta di Evian) giochino un ruolo importante nel riconoscimento del prodotto quando vengono meno altri elementi grafici, e viceversa forme convenzionali (la confezione di Smint) perdano energia.

E a voi, come piace? Gassata, liscia o intermedia?

lunedì 23 maggio 2011

Qualche ritratto.

Ritratti posati ma – perlopiù– "rubati" per impratichirmi con la per me complicatissima Canon che ha più regolazioni e pulsanti e ghiere e rotelle che la cabina di controllo di Mazinga Zeta.

(lo so da solo: il bianco e nero è ruffiano di suo, ma, in realtà, è solo un esercizio per vedere quanto le mie foto possono assomigliare agli scatti di "quelli bravi" che vedo pubblicati su riviste, libri e forum specializzati. E che sanno perfettamente di cosa parlano quando dicono che hanno usato 1/160, f/6,3, 100 ISO con un 46mm).


Ah, e poi c'è questa, che non ho ovviamente fatto io perché ero uno dei soggetti, ma l'ho ritrovata nello shooting dello scorso Romics ed era troppo bella per non postarla.

sabato 14 maggio 2011

Franco, 1924-2011.

Si è spento ieri mio padre all'ospedale Forlanini.
Dopo sei settimane di ricovero per un'operazione al femore, le sue condizioni sono peggiorate irreversibilmente e non ha superato l'ultima crisi respiratoria.
Aveva 86 anni, e nonostante fosse conciato davvero male (tre ictus, insufficienza renale, bronchite cronica, diabete senza contare la testa del femore rotta), non si è mai lamentato di nulla.

Ha dedicato tutta la sua vita ai suoi studi, probabilmente trascurando tutto il resto, compreso lui stesso. Non è stato uno di quei padri che vedete nelle pubblicità dei biscotti, ma questo non significa che sia stato un cattivo padre.
È stato un uomo intelligente, creativo, paziente, profondamente umano... e incapace di fare del male a qualcuno.

Aveva senso dell'umorismo, sapeva parlare in pubblico per ore senza una riga di appunti, e fino a dodici anni fu lui a portare me e mia sorella al cinema o al parco. Sempre in autobus, perché mio padre aveva zero dimestichezza con qualsiasi oggetto meccanico più complesso della sua Olivetti Lexicon 80, sulla quale ha scritto i suoi venti libri – tutti saggi che approfondiscono il rapporto tra teologia e psicoanalisi e pubblicati tra gli anni sessanta e gli anni novanta.
Rappresentano il suo lascito, la summa di una vita consacrata alla ricerca di risposte a domande antiche e altre che non invecchiano mai.
Io e lui non abbiamo mai parlato un granché. Non si è mai intromesso nelle scelte della mia vita... ma mi mancherà come può mancarti il più dolce dei padri.

Se n'è andato com'è naturale che sia. Se n'è andato perché qui aveva finito, perché non riusciva più a trascinarsi in un corpo che, troppo spesso ingiustamente, degenera e si accartoccia più velocemente della mente.
Dovunque si trovi ora, starà bene.
Ne sono certo.
Grazie di tutto, papà.

Questo blog resta chiuso per un po'.
Riprenderò più avanti.
Se volete dirmi qualcosa, scrivete pure qui.
Un saluto a tutti e grazie anche a voi.

Offline.

Google ha da poco ripristinato Blogger, la piattaforma di blogging sulla quale si appoggia anche questo blog, che, come forse avrete notato, è rimasta inutilizzabile per oltre 30 ore.
Nella giornata di giovedì doveva andare online un restyling della piattaforma, ma è ovvio che qualcosa deve essere andato storto sui loro server.
Ora sembra tutto tornato alla normalità, ma Google non ha specificato nulla in merito ai post e ai commenti che sono scomparsi.

So di parecchia gente che è andata completamente nel pallone, ma mi chiedo cosa accadrebbe se Facebook incorresse nello stesso (o peggiore) downtime... il che, dopo il recente e rovinoso fail del servizio online di Sony, l'incendio dei server di Aruba e il sovraccarico di Twitter di appena ieri che ha portato a malfunzionamenti e interruzioni, non mi sembra neanche un'eventualità troppo remota.

venerdì 13 maggio 2011

[RECE] Source Code

Riassumiamo le cose più salienti di questo Source Code.

1) È meno bello di Moon. Ma va detto che la sceneggiatura non è roba di Duncan e anche l'attore protagonista (un onesto Jake Gyllenhaal) gli è stato imposto, quindi non è completamente un "suo" film. Quando si dice: regista non fa sempre rima con "autore".

2) L'impianto, nonostante la storia preveda il ripetersi a loop degli stessi otto minuti (che è anche la sua peculiarità), regge la prova della tensione.
Ma i presupposti parascientifici su cui dovrebbe basarsi tutto il film, non stanno ne' in cielo ne' in terra.
Un conto è rivivere i ricordi di una persona morta, un altro intervenire su eventi già accaduti. Come abbiamo imparato in Lost, ciò che è successo è successo.
Ecco. Magari altri l'avranno pensato, io l'ho detto.
Una volta passati sopra questa piccola grande assurdità, ci si diverte e ci si appassiona.

3) Michelle Monaghan in questo film è talmente carina da eclissare la pur bella Vera Farmiga.

4) Proprio quando si poteva chiudere con un epilogo intelligente, non banale e persino poetico, ci viene propinato un altro quarto d'ora di film assolutamente inutile, posticcio e che fin troppo concede al buonismo made in Hollywood.
Il mio consiglio? Alzatevi ed uscite pure dalla sala quando vedete quella scena (capirete da soli quale).
Avrete un'impressione e un ricordo migliore che non arrivando fino ai titoli di coda.

Chiudo con un paio di bei poster, di quelli che in Italia non vedrete mai. Buon weekend.