mercoledì 30 novembre 2011

Tremila chilometri col PCX.

Subito prima dell'estate ho rotto gli indugi (e il salvadanaio) e sono tornato, se non ad una "vera" moto come auspicavo, a un coso a due ruote, cosa che ho ampiamente raccontato QUI.

Passare da un'automobile a uno scooterone è una di quelle cose che ti cambia davvero la vita, in termini di risparmio di tempo, praticità, facilità d'accesso alle zone a traffico limitato e, non ultimo, economia d'utilizzo.

Mi ero ripromesso di stendere delle impressioni più approfondite dopo un periodo d'utilizzo significativo dell'Honda PCX, ed ora che il contachilometri ha raggiunto (e superato) i tremila chilometri, il momento di raccontarvene pregi e difetti è arrivato.

Il PCX è più snello di quanto non appaia nelle foto.
Anche il peso contenuto (124 chili, undici in meno di un SH e ben venti in meno di una Vespa GT) ne fa un mezzo estremamente agile e perfetto nell'uso cittadino. Meno, probabilmente, nell'impiego extraurbano, che è quello al quale in effetti lo sottopongo quotidianamente... ma per essere solo un piccolo scooter da 125cc, compie il suo dovere senza far desiderare troppo soluzioni maggiormente dimensionate.

Il vano sotto sella è ampio (26 litri), anche se meno profondo di quello del Pantheon che, a sceglierli bene, riusciva ad ospitare anche due caschi jet. Qui ne entra solo uno, anche integrale, ma in compenso avanza ancora parecchio spazio per altri oggetti: un completo antiacqua, guanti, occhiali, bloster, documenti, attrezzi.
A proposito di bloster, ne ho dovuti cambiare più di uno. Il disco freno ha fori troppo piccoli per i modelli più grossi (e robusti) e troppo interni per quelli più piccoli. Trovarne uno adatto è un fottuto terno al lotto.

Il cavalletto centrale consente di issare facilmente lo scooter, usando le maniglie elegantemente dissimulate nella carrozzeria stessa, una scelta stilistica ma anche funzionale molto efficace. Anche la stampella laterale (una rarità sugli scooter di questa categoria e anche su molti di maggiore cilindrata) ha una molla di ritorno ben calibrata ed è agevole usarla anche stando in sella.

Neppure dalla strumentazione si direbbe che il PCX è uno scooter economico: ci sono tutte le spie che servono, il tachimetro è piacevolmente illuminato e di agevole lettura, ma manca un dannato orologio. Metterne uno sarebbe costato pochi euro in più, e, in caso di necessità, costringe a pericolose consultazioni "volanti" dell'orologio da polso.

Poco da dire sui comandi... sono tutti ben realizzati e ben posizionati, con la sola grossa eccezione dell'avvisatore acustico, la cui collocazione ideale è stata mancata di almeno un centimetro. Che sembra poca cosa, ma trattandosi di un dispositivo d'emergenza non lo è. Manca anche un tasto per il lampeggio diurno. Peccato.
A sinistra il vano portaoggetti è abbastanza ampio ma non è protetto da serratura, mentre a destra il blocchetto dell'accensione incorpora anche un pulsante a doppia azione per lo sbloccaggio della sella e del bocchettone della benzina. Non è troppo intuitivo, ma ci si abitua in fretta.
L'altezza da terra è vivibilissima: il PCX ha il piano seduta del pilota a soli 76 centimetri, il che lo rende comodissimo e naturale da usare. Unica scomodità è il tunnel centrale che ospita il serbatoio, che riduce la pedana in pratica al solo spazio per posare i piedi. Non è certo il mezzo più adatto, per dire, per trasportare un cagnolino o una cassetta d'acqua.
La posizione delle braccia sul bel manubrio cromato è naturale, e le gambe hanno tutto lo spazio che vogliono... ma va anche detto che godono di zero protezione aerodinamica, e in caso di pioggia sono le prime ad inzupparsi.
Il cupolino di serie è bellissimo a vedersi, ma è talmente basso che non offre nessunissima protezione dal vento. L'acquisto di un parabrezza nella stagione più fredda è praticamente obbligato.

Buona la collocazione del passeggero, che non si trova più, come sul Pantheon, a venti centimetri sopra la testa del pilota. Belle anche le pedane estraibili che non intralciano il pilota negli stop-and-go cittadini.
Nelle manovre e nello slalom tra le auto, il PCX dimostra una maneggevolezza degna di una bicicletta: il minor peso e le gomme di minor sezione lo rendono più agile del Pantheon che ho guidato per anni.

Sulle prestazioni, poco da dire: il motore, un quattro tempi che al minimo frulla silenziosamente, ha buon gioco nello smuovere la massa ridotta del PCX, che gode di un ottimo spunto anche rispetto scooteroni del doppio o del quadruplo di cilindrata... anche se naturalmente nell'allungo viene ripreso dai suoi concorrenti.
la trasmissione è dolce, non si avvertono vibrazioni e la lancetta del tachimetro sale velocemente oltre gli 80 km/h e la velocità massima – 105 km/h effettivi – viene raggiunta senza lanci particolari.

Per quanto riguarda il comfort, avevo letto di una sella particolarmente scomoda, ma si trattava di impressioni decisamente sopravvalutate: non è certo un divano, ma è un ottimo compromesso tra design e spazio per il vano bagagli Anche la forcella si è dimostrata efficace, digerendo con disinvoltura le asperità in rapida sequenza. Il PCX non si è mai scomposto sulle buche mentre è più sensibile agli avvallamenti dell'asfalto. Ha una buona stabilità anche in velocità, l'approccio alle curve è naturale e di stampo quasi motociclistico, con traiettorie pulite e ottimi margini di piega grazie alla luce ampia. Solo le gomme di piccola sezione mi hanno fatto desistere dallo spingermi troppo in curva.

Non ho ancora avuto modo di effettuare una frenata d'emergenza... ma da quello che ho visto, i freni sono sicuri, potenti e modulabili, anche se posteriormente del tamburo non ci si può fidare come di un disco. Più di una volta, col Pantheon, ho bloccato la ruota posteriore e restare in piedi è veramente roba da acrobati.
Anche il PCX, come altri scooter Honda, utilizza un sistema di frenata combinata... che, in poche parole, agisce (anche) su uno dei tre pistoncini del disco anteriore quando la pressione sulla leva del freno posteriore si fa più elevata.


I consumi, anche se piuttosto buoni, non mi sono sembrati così parchi come sventolato al mondo. Il serbatoio è parecchio piccolo (6,2 litri) e i dieci euro al self service vi entreranno solo se è completamente vuoto. Per contro, il dispositivo Stop and Start, sul quale nutrivo le mie belle riserve, funziona come meglio non potrebbe, e spegne automaticamente il motore quando si sta fermi almeno tre secondi (al semaforo o in colonna); la trasmissione rimane comunque collegata, quindi basta una minima rotazione dell'acceleratore e lo scooter riparte immediatamente.
Il vantaggio è ovviamente sui consumi e sulle emissioni inquinanti... ma fa anche un certo effetto arrivare con il PCX al semaforo e scivolare nel silenzio fin quando la luce rossa resta accesa.

In conclusione? Non avrei potuto avere di più, a questo prezzo. Il PCX si avvia a diventare un bestseller in casa Honda, per il design, la dotazione, le finiture e i contenuti tecnologici offerti a un prezzo da fine serie (miracoli della manodopera delocalizzata). La linea aerodinamica si paga con la scarsa (o nulla) protezione dal vento e dalla pioggia, il serbatoio è piccolo e ci sono alcuni difetti di progettazione nei comandi... ma, nel complesso, è un acquisto che rifarei. E che consiglio a chiunque stia pensando di dotarsi di uno scooter per spostamenti a breve e medio raggio senza rinunciare all'affidabilità del più grosso costruttore motociclistico del mondo pur senza disporre di budget stratosferici.

martedì 29 novembre 2011

Il tempo passa. Ma non per tutti.

Per me di sicuro, che i capelli bianchi ormai ho smesso di contarli (basta che ci siano, i capelli, mi dico per consolarmi) e nei negozi le commesse mi danno del "lei" sempre più spesso anche se chiedo dei 501 e faccio finta di poter leggere i cartellini della taglia senza gli occhiali.
Per chi non sembra passare, o almeno non al nostro stesso ritmo, è per i Pet Shop Boys, che dal 1984, anno in cui qualcuno di voi che legge non era manco nato, continuano a sfornare pop-music di primissima scelta, venghino venghino signore.

Già un anno fa pensavo che i tempi fossero maturi per vedere pubblicata una seconda raccolta di B-side, delle quali Tennant e Loewe sono sempre stati prodighi, disseminandoli nei singoli, come bonus track nei remix o addirittura in collaborazioni con altri artisti... ed ecco che leggo che, giusto il prossimo 6 febbraio, uscirà Format, una raccolta che raccoglierà in due CD tutte le B-side realizzate negli ultimi 15 anni.

Neil Tennant: alcune delle tracce migliori dei PSB sono proprio le b-side, perché è con quei brani che l’artista può essere realmente libero di fare ciò che più gli piace.
Molti dei pezzi contenuti nella tracklist (diligentemente copiaincollata a fine post, ché già i titoli da soli sono uno spettacolo) in effetti non sono esattamente commerciali: tracce strumentali, altre solo vocali con un accompagnamento minimale, altre completamente danzerecce, altre autocelebrative, intimiste, criptiche, elettroniche, acustiche, dolorose, rarefatte, sperimentali, romantiche, pompose.
Un'intera discografia alternativa che comunque li definisce alla perfezione.
E che per ora, non ha neanche una copertina e quindi gliene ho fatta una io. Ma la loro sarà migliore di sicuro. Maledetti.

CD1
1. The truck driver and his mate
2. Hit and miss
3. In the night (1995)
4. Betrayed
5. How I learned to hate rock 'n' roll
6. Discoteca (New Version)
7. The calm before the storm
8. Confidential (Demo for Tina)
9. The boy who couldn't keep his clothes on
10. Delusions of grandeur
11. The view from your balcony
12. Disco potential
13. Silver age
14. Screaming
15. The ghost of myself
16. Casting a shadow
17. Lies
18. Sexy Northerner

CD2
1. Always
2. Nightlife
3. Searching for the face of Jesus
4. Between two islands
5. Friendly fire
6. We're the Pet Shop Boys
7. Transparent
8. I didn't get where I am today
9. The Resurrectionist
10. Girls don't cry
11. In private (7-inch mix): Pet Shop Boys with Elton John
12. Blue on blue
13. No time for tears (7-inch mix)
14. Bright young things
15. Party song
16. We're all criminals now
17. Gin and Jag
18. After the event
19. The former enfant terrible
20. Up and down

domenica 27 novembre 2011

[The ART OF] Jon Moss

Quando segnalo qualche artista, illustratore o grafico, lascio che siano le sue cose a parlare.
Di Jon Moss, oltre che è un inglese purosangue e che vive e lavora a Bristol, vi basti sapere che ha un tratto cartoonesco ma pulito, talento in quantità industriali e una spiccata propensione a disegnare pinup... e, più semplicemente, fa mangiare la polvere a un sacco di celebrati (e stitici) illustratori che girano per il web.
Solo qualche esempio che vi basterà a farvene volere tanti di più (e che troverete sul suo blog Lithium Melange, QUI).

venerdì 25 novembre 2011

Sold out.

Avviso per tutti: tutte le copie di Incorpo•Rated sono state vendute.
Quindi, non inviate più soldi in alcuna forma.
Se chi non è arrivato in tempo è ancora interessato, mi mandi comunque un'email: se raggiungo un numero sufficientemente alto, metto in cantiere un'altra piccola tiratura da spedire entro Natale. Sennò, pazienza.
Per tutti quelli che l'hanno comprato, la settimana prossima dovreste iniziare a ricevere le vostre copie.
Sono pronte, stampate, allestite e dedicate, quello che mi manca sono le "buste, metallizzate, molto tech" che ho millantato nel post e che credevo che mi arrivassero dal fornitore molto prima... vatte a fidà, vabbé.
Alla peggio, vi arriverà in una busta più ordinaria. Adesso vedo.
Grazie a tutti per il seguito, veramente. ;)

[RECE] Bob Dylan spiegato a una fan di Madonna e dei Queen

Bob Dylan spiegato a una fan di Madonna e dei Queen, Gianluca Morozzi (2011)
Castelvecchi, 250 pagine
16 euro

Cose buone di questo romanzo:

- Una scrittura ancora fresca e fluida, dopo tanti anni di attività e una pila alta così di romanzi al suo attivo.

- Una comicità paradossale che non risparmia niente e nessuno, a iniziare dal protagonista, raccontato in prima persona, per finire ai personaggi di Sex and the City e punteggiato da geniali flash su strani esperimenti condotti dagli alieni sugli incomprensibili comportamenti umani.

- Il rapporto di complicità evidente, autoironico e confidenziale, che Morozzi stipula e mantiene con il lettore per tutto il romanzo. Che a dirla così sembra facile, ma provateci voi e poi mi dite.

- La passione del Moroz per i dettagli ironici, gli equivoci inaspettati e dissacranti che animano storie che in mano a chiunque altro scadrebbero nel noioso o nel prevedibile, e la sua straordinaria facilità nel gestirli con quantità industriali di mestiere.

Cose meno buone:
- Le prime venti o trenta pagine. Sono le peggio scritte, le più noiose, le più lente e non sono manco funzionali alla "vera" vicenda che costituisce il cuore e l'anima del romanzo. Se potete, stringete i denti e cercate di arrivare comunque al secondo capitolo, dove inizia ad accadere qualcosa.

-Se non siete fan di Bob Dylan, ma anche se siete suoi fan, dopo qualche decina di pagine non ne potrete più delle incursioni nell'universo dylaniano di cui è punteggiato tutto il romanzo. Io ho iniziato a saltare paragrafi interi e a riprendere la lettura solo quando Bob Dylan si era di nuovo tolto dalle palle. E sono arrivato al finale in maniera molto più spedita e indolore.

-Come in Colui che gli dei vogliono distruggere, ci sono parecchi spunti dal potenziale narrativo enorme appena sfiorati e mai ripresi. Tutto il microcosmo del negozio di fumetti dove lavora il protagonista, ad esempio. O la cover band da quattro soldi in cui suona. O personaggi "storici" come l'Orrido o la Betty ridotti volutamente al ruolo di comparse.

In definitiva?
Solo per appassionati del Moroz, ma anche no.
Non è una delle sue cose migliori, ma non si può negare che il ragazzo abbia talento.

giovedì 24 novembre 2011

Sempre peggio.

I miei gusti in fatto di donne non accennano a migliorare.
Fatevene una ragione.
Jodie Marsh, inglese classe 1978, può annoverare nel suo curriculum un'operazione di mastoplastica additiva, alcuni tra i tatuaggi più brutti che abbia mai visto, innumerevoli servizi fotografici di quelli che non mostrereste ai vostri genitori, e un terribile gusto nel vestire.
Insomma... meravigliosa.

mercoledì 23 novembre 2011

Change the formality.

Anche questa ultima mia ha un forte debito stilistico con McKean.
Ma meglio con lui che con chiunque altro mi possa venire in mente, ora come ora.
Mi piace soprattutto come sono riuscito ad usare delle forme 3D senza dare troppo nell'occhio, e ad usare solo due tonalità.
Se vi piace, scrivetelo.

martedì 22 novembre 2011

Ancora sulla comparativa.

Questa mi ero scordato di metterla, nel post sulla pubblicità comparativa, ma rimedio adesso... visto che è davvero troppo bella per ometterla.

lunedì 21 novembre 2011

Incorpo-rated.


Questa cosa è nata un po' dalla paura che una mattina mi sveglio e tutta la roba che tengo e credo sia al sicuro sull'hard disk sia andata fottuta e che i dvd di backup siano diventati illeggibili (entrambe le cose accadute, e più di una volta) e un po' dal desiderio, edonistico ammetto, di vedere le mie cose in Photoshop insieme e stampate come meglio potevo permettermi, magari in un volume ben confezionato, con una copertina figa e – non si sa mai – un bel dvd di backup alloggiato in terza di copertina.

Così ho raccolto le cose migliori, sistemato dove c'era da sistemare, rinnovato, ottimizzato, impaginato e masterizzato, e ho portato il tutto allo stampatore.
Che, quando mi ha consegnato la copia finita del volume mi ha fatto notare che avrei potuto stamparne qualche copia in più da vendere su richiesta.
E allora mi si è accesa la lucina.
Lo stampatore, che è un amico ma fino a un certo punto poi torna ad essere uno stampatore, mi ha fatto un prezzo interessante per quella carta figa che avevo scelto (una Splendorgel Brilliant White smooth, una di quelle che ti piace guardare e toccare anche se non c'è stampato sopra niente) e questo mi ha permesso di mettere in cantiere una piccolissima tiratura di cinquanta copie, che, a partire da oggi sono disponibili per la vendita, solo ed esclusivamente attraverso il blog.



(Paris avrebbe dovuto farmi da testimonial. Ha avuto un party all'ultimo momento. Pazienza.)

Nel senso che non lo troverete in libreria o su Amazon visto che è una produzione estremamente limitata, e che posso (e mi fa piacere) occuparmi di persona dell'allestimento e l'invio di ciascuna copia.

Incorpo•rated, questo il titolo del volume, è una raccolta di alcune selezionate mie photoshoppate, che se siete già habitué di questo blog alcune le avrete viste senz'altro, più parecchie altre che non ho mai pubblicato.

Il volume è grande, formato A4, ha 74 pagine, è stampato su bella carta e di grammatura più che decente, ha rilegatura in brossura grecata e fresata – un tipo di rilegatura che tiene molto bene la colla – e la copertina semirigida con plastificazione opaca di quelle che stai lì a passarci la mano sopra su e giù perché scivola sotto le dita e dà una bella sensazione (sì, lo so, sono tare mentali di grafico, lasciatemele, e siate buoni).
Incorpo•rated, che include anche un dvd con tutte le opere contenute in formato desktop, costa 25 euro spedizione inclusa, e vi arriverà a casa in una busta metallizzata molto tech.

Come potete pagarlo?
Come vi pare. Mi mandate un'email a lucamorandichiocciolayahoopuntocom con oggetto Incorpo-rated, o Voglio Incorpo-rated! o anche E mandami sto cazzo di Incorpo-Rated, insomma una roba che mi aiuti a capire che parliamo di questo, e io vi dò gli estremi per farmi un bonifico, un vaglia, un PayPal, una ricarica PostePay... quello che vi fa più comodo.
Io vi mando il volume, in un paio di giorni voi ce l'avete in mano e siamo contenti tutti e due.
Poi, se avete domande in merito, utilizzate i commenti, mandatemi un'email o iscrivetevi al feed di questo blog.


Delle 50 copie che ho "tirato", quattro sono già andate a fan locali, quindi me ne restano esattamente 46. Ogni giorno troverete nel colonnino qui a destra un counter che vi dice quante ne sono rimaste disponibili.


E questo direi che è tutto... se siete davvero miei fans, questo è il momento di farlo vedere a me e al mondo alleggerendovi di una somma che manco una cena col pesce fresco ci pigliate, ma arricchendo la vostra biblioteca di un volume di classe con cui potrete dimostrare a parenti, amici e ragazze da circuire che mica leggete solo la Guida TV e Fabio Volo ma anche libri d'arte... sorvolando sul fatto che la mia non è arte manco per niente.
Ho finito? No. Grazie a Elisabetta, Sara e Gaby per avermi fatto da modelle.
Grazie, ora ho finito.

sabato 19 novembre 2011

Beh... perché no?


Questo trabiccolo è stato presentato già due anni fa, ma io l'ho scoperto solo pochi minuti fa.
Halbo è stato disegnato da Pierre Yohanes Lubis per partecipare al BMW Motorrad Innovation Contest 2009, è alimentato ad energia elettrica, ha una grande ruota anteriore come nei velocipedi di una volta e una minuscola ruota posteriore che bilancia il sistema.
Lo so che vi fa schifo.
Ma io lo trovo fantastico.

venerdì 18 novembre 2011

Il telefonino definitivo.

I meglio informati sapranno che il mio iPhone ha tirato le sue cuoia elettroniche dopo tre anni di onorato servizio (batteria a parte, ma lo sapete, per me ha sempre avuto una durata ridicola).

Mi sono trovato così a decidere con cosa sostituirlo, e giusto in questi giorni veniva commercializzato anche in Italia il nuovo iPhone 4s... con processore più veloce, fotocamera iperbolica, antenna migliorata e la promessa di una specie di intelligenza artificiale che capisce quando gli parli.

Ma:
1) è troppo caro: 660 euro per il modello più economico. Non che gli smartphone di euguale livello come i Samsung Galaxy o un Nokia N9 costino meno, ma in questo momento non sono disposto a corrispondere ad Apple il solito "plus" in termini di quattrini in cambio del solito mix di design, tecnologia e affidabilità (quest'ultima pure un po' in calo, ultimamente).
2) il design continua a non attirarmi più di tanto.
3) la feature che mi interessa di più, Siri, non è ancora stata implementata nella lingua italiana.
4) se proprio devo aspettare qualche mese per poter dialogare con Siri, allora preferisco aspettare una nuova release di iPhone, la 5 di cui si è favoleggiato per mesi e la cui presentazione potrebbe avvenire entro la prossima estate.
5) tutto quello che fa l'iPhone, esclusa la possibilità di telefonare, scattare fotografie (e, ovviamente, Siri) lo fa il mio iPad, e su uno schermo più grande.

E quindi?
Visto che – purtroppo – pare non si possa più condurre un'esistenza socialmente accettata senza possedere un telefono cellulare, ho aperto il mio cassetto e ho tirato fuori un piccolo pezzo d'antiquariato:
Un Nokia 8850, un cellulare vecchio di un decennio e che a lungo si è fregiato del discutibile titolo di telefonino più caro del mondo.
Era uno dei primi dual band, includeva la vibrazione, la chiamata vocale e il T9. Aveva una qualità audio davvero buona ed era talmente piccolo e bello da apparire lezioso.
Appena uscito costava una cifra vergognosa, che in confronto oggi l'iPhone te lo regalano. Qualche anno fa, ne acquistai uno su eBay a settanta euro per il puro piacere di tenere in mano un oggetto così ben disegnato, e per un po' lo usai anche... oggi lo prendo, lo riaccendo e provo ad usarlo.
Lo schermo, naturalmente in scala di grigi, è minuscolo. E la mia vista, signori miei, non è più quella di una volta.
La tastiera è progettata per le mani di un bambino o di un pigmeo, e scrivere un SMS è una specie di gioco di pazienza.
Il volume delle suonerie e la vibrazione sono praticamente inavvertibili.
Dopo un paio di giorni in cui l'impulso di sbatterlo fortissimo contro il muro più vicino si ripresenta sempre più spesso, considero l'eventualità di comprare un cellulare nuovo.
E sono fermamente deciso a spendere il meno possibile. Voglio telefonare e spedire qualche messaggio, niente di più.
Entro nel primo mediastore che incontro e passo al setaccio le vetrine del reparto telefonia, dribblando gli iPhone, i wannabe iPhone, gli smartphone che vorrebbero essere più intelligenti di me e che in effetti a leggerne il manuale di istruzioni ti danno esattamente questa impressione, e cerco una sezione "per poveracci".
E trovo questo:
È il Nokia 1616, ed è il cellulare all'estremità più bassa dell'offerta della casa finlandese.
Per i poveracci, appunto.
È molto più bello in fotografia che dal vivo.
Dal vivo è un cosino di plastica da poco, non particolarmente ricercato sotto il profilo del design, senza fotocamera, senza bluetooth, senza connettività web, senza mp3 di Lady Gaga come suonerie.
E costa 29,99 euro.
È perfetto.
Lo compro, lo porto a casa, lo metto in carica e inizio ad usarlo.
È uno schifo.
Il software è più lento di una lumaca zoppa.
Consultare la rubrica dà un nuovo significato alla parola "pazienza".
La tastiera è la cosa più economica e imprecisa che abbia mai usato. È praticamente impossibile non sbagliare a premere i tasti o il pulsantone centrale.
Inserire la punteggiatura in un sms ti fa venire voglia di scrivere tutto senza punti e senza virgole.
La radio FM di cui è dotato si ascolta a un volume che potrei definire subliminale.
Sì, la batteria dura anche quattro giorni... ma è il suo unico pregio, sul serio.
Mentre fisso il coso di plastica seminutilizzabile, sento ronzare nelle mie orecchie la voce di mia nonna che chiosa: chi più spende, meno spende.
Sì, ma tu non sei qui, nonnina del cazzo, grido rivolto al nulla. Come avrete intuito, non ho questo gran ricordo di mia nonna, ma questa è un'altra storia.
Riapro il mio cassetto, e stavolta frugo meglio.
E, come un novello figliol prodigo, riesumo un vecchio Nokia 6230.
Non l'avevo preso in considerazione perché la sua batteria dura qualcosa come mezza giornata, si spegne in momenti imbarazzanti – tipo quando ricevo una chiamata – e la scocca sembra stata masticata da un cane e risputata via.
E non è di certo figo come un iPhone.
Ma, sapete cos'ha questo Nokia meglio di un iPhone? Che potete cambiare tutto quello che volete da soli e con minima spesa.
Mi faccio un veloce giro su eBay, e scovo una batteria originale Nokia nuova venduta a cinque euro. E poi una scocca nuova per altri cinque.
Compro. Smonto, riassemblo, metto in carica.
E mi ritrovo con un telefono con un ottimo display attivo TFT, una piccola fotocamera, una tastiera del tutto usabile, una batteria che adesso dura due giorni, un software reattivo, ottimo audio, e che si collega al vivavoce della Toyota in modo parecchio meno snob di quanto non facesse l'iPhone.
Il 6230 gestisce gli mp3, ha una radio FM e accetta persino schede di memoria aggiuntive.
Lo sto usando da qualche giorno... ed è proprio come ritrovare un vecchio amico.
Quindi, sapete che vi dico? Che il telefonino definitivo è uscito già nel 2004, ed era questo 6230. Io non lo capii, e sprecai il mio denaro e la mia pazienza in tanti altri telefoni chiudendo questo in fondo al cassetto.
Ecco, adesso potrei anche mettermi a fare delle analogie con le persone, ma credo che mi rattristerei. Arrivederci.

giovedì 17 novembre 2011

Tanto per non farci mancare nulla.

Non è che io sia uno di quegli integralisti dell'Helvetica.
Lo uso abbastanza spesso, ma in giro esistono centinaia di belle font, sul serio.
Quello che è veramente sorprendente, è come l'Helvetica riesca ad adattarsi a praticamente qualsiasi utilizzo possa venirvi in mente.
E questo mazzo di carte da poker, in vendita QUI per miseri dieci dollari, ne è l'ennesima riprova.