lunedì 2 aprile 2012

Ora capisco.

Allora, è andata così.
Niente Lambo.
Arrivato al circuito di Viterbo, e dopo un briefing veloce, noialtri piloti della domenica veniamo distribuiti in ordine assolutamente casuale sulle due Ferrari e la Lamborghini che stanno girando in pista.
E a me, capita una Ferrari F430.
Che poi, sarebbe questa qui:Motore di alluminio da otto cilindri da oltre quattro litri di cilindrata, quasi cinquecento cavalli, differenziale elettronico. Non mi dilungo in dettagli tecnici, anche perché non me ne intendo un granché.
Quello che mi serve sapere per non farmi uccidere su questa auto mi viene spiegato in dieci minuti, controllano il mio nome e i miei dati su una lista e finalmente mi fanno cenno che posso salire.
La portiera si spalanca senza rumore, l'accessibilità è ottima anche se la macchina è bassa, e scivolo dentro il mito.
Mi volto un attimo in più del necessario per la foto di prammatica.
Quindi richiudo lo sportello e poso istintivamente le mani sul volante.
Che è piccolo, praticamente identico a quello di qualsiasi altra auto, niente a che vedere con le cloche aerospaziali delle formula Uno.
Accanto a me c'è il copilota, un ragazzo con dei ray-ban scuri uguali ai miei. Ha una cuffia e un piccolo microfono con cui mi parla, amplificato, sopra il rombo del motore.
Che per ora, si sente a malapena, quattromila centimetri cubici alle mie spalle e otto cilindri che si muovono nelle loro camere perfettamente bilanciate e che costano come un mucchio di miei stipendi.
Il copilota mi saluta, si presenta e mi dice di partire.
Io stringo il volante come mi hanno detto di fare durante il briefing: alle nove e un quarto, la posizione che consente la massima escursione alle braccia e la massima manovrabilità. I pollici si incastrano perfettamente in due piccoli incavi sul volante che sai che non sono lì per caso ma sono stati pensati e studiati al millimetro. Due piccole leve controllano i leveraggi del cambio e si trovano esattamente dove dovrebbero essere, sotto gli indici o i medi.Attraverso la corona del volante, lo strumento più grande è un vistoso contagiri col fondo giallo, e a destra un tachimetro, molto più piccolo, che a fondo corsa riporta una cifra che è del tutto astratta per la stragrande maggioranza degli individui: 360.
360 chilometri orari significa percorrere cento metri in un secondo.
Cento metri in un secondo.
Ma durante la prova, non degnerò di uno sguardo nessuno dei due.
Quando si guida una Ferrari, non guardi la strumentazione. Ma proprio per niente.
C'è ben altro che richiede la tua attenzione.
C'è il rumore. Ci sono le vibrazioni che ti trasmette il volante, il sedile, la carrozzeria.
L'istruttore al briefing ci ha detto che la maggior parte delle sensazioni che un'auto da corsa trasmette passano attraverso il culo, la parte più bassa e vicina alla strada.
E non mentiva.Innesto la prima marcia e mi aspetto chissà quale strappo, ma la F40 si muove docile come la mia Aygo e percorre la breve corsia di immissione nella pista vera e propria. La sola differenza è che si percepisce, sotto il piede, una riserva di potenza residua praticamente infinita.
Infinita.
Il copilota, nonostante la pista teoricamente sia perfettamente sgombra, controlla che effettivamente non ci siano altre vetture in arrivo, e mi fa cenno di andare.
E io vado.
Dietro di me, una massa invisibile inizia a spingere, lentamente ma con progressione.
Vorrei pensare di essere io a farlo, ma non è così. Non è assolutamente così.
Il motore sale di giri con la più grande facilità del mondo, e sembra avere vita e coscienza propria.
Dopo la prima accelerazione, il mio istinto è cercare la leva del cambio per innestare la seconda, ma naturalmente la mia mano trova solo aria. Il copilota sorride sotto i baffi e mi dice: "lo so, lo fanno tutti. Sali fino in terza".
Uso la levetta e arrivo in terza marcia, dove resterò per tutta la durata del test.
Non avrò bisogno di usare altre marce, mi dice il tipo. "C'è tutta la potenza che ti serve", mi dice.
Guidare una Ferrari in terza? Ma che idea sarebbe?Non ho idea di quanta potenza e velocità c'è nella terza marcia di una Ferrari.
E neanche voi.
Dimenticate immediatamente il cambio.
C'è solo il volante e i due pedali e quello che riuscite a vedere della pista: nient'altro.
La vostra sola preoccupazione è domare il mostro che avete dietro le spalle.
L'erogazione della potenza non è brutale. Se la pressione sul pedale è dolce, l'erogazione è dolce. È semplice, ma non ci credete da subito.
Affronto le prime curve con precauzione, seguendo le traiettorie che mi indica il copilota.La Ferrari si muove senza scomporsi minimamente. Se ci fosse un bicchiere d'acqua sul cruscotto pieno fino all'orlo, non se ne rovescerebbe una goccia.
E capisco che questa non è un'automobile, è un oggetto superiore, costruito per cose completamente diverse da quelle che facciamo tutti i giorni.
Sembra un'automobile, ha il volante, i pedali, il freno a mano e tutto il resto… ma è un'altra cosa. Un altro pianeta. Lo sentite. Potete credermi.
"Qui allargati di più. Adesso stringi. Così", mi suggerisce il copilota, mentre io, braccia distese, muovo il mostro che alle mie spalle – letteralmente e metaforicamente – se la ride di me, dandomi l'illusione che lo sto pilotando.
Poi arriva il primo rettilineo. E qui il copilota mi dice: "Apri tutto. Vai".
Naturalmente, non ho il coraggio di farlo.
Lo farò solo dopo.


Tocco appena il pedale e balzo in avanti.
Tutto sembra rallentare e fermarsi come quando l'Enterprise fa il balzo a curvatura, e tutto resta indietro, risucchiato dal parabrezza e diventa una scia ingoiata dai finestrini laterali.
Il rettilineo che dalla tribuna mi sembrava una lunghissima striscia d'asfalto viene bruciato in una frazione di secondo ed è già un ricordo. Non c'è più, semplicemente.
Al suo posto c'è una nuova curva, e istintivamente freno per entrarci dentro.
La Ferrari ci scivola dentro, raggiunge la corda, ne esce.Tocco di nuovo l'acceleratore e un arpione invisibile la trascina fuori di forza.
"Guarda avanti. Più avanti che puoi. Anticipa le traiettorie il più possibile".
Sento la voce del copilota amplificata ma la mia attenzione è tutta per l'asfalto che è la sola realtà immaginabile quando sei dietro un volante che sembra uguale al tuo ma ha un cavallino nero proprio al centro.
Entro nelle nuove curve leggermente più veloce, e non sembra così difficile.
Continuo a illudermi.
C'è un altro rettilineo, e dietro di me gli scarichi urlano letteralmente. Un urlo bestiale, meccanico, primitivo. La Ferrari non è nemmeno alla metà delle sue possibilità. Sotto il pedale, che sfioro appena, c'è ancora una riserva inimmaginabile di spinta disponibile che mi spedirebbe, ne sono certo, in orbita.
È troppa per un uomo qualsiasi. O magari anche no.
Ma vi dico una cosa: è una droga, e appena ne assaggiate ne vorreste ancora. E poi di più.
D'improvviso, capisco delle cose.
Giro il volante e percorro fluido la serie di curve che raccorda gli altri due brevi rettilinei, e vorrei non scendere più. Mai più.
Qui dietro c'è tutto quello che ti serve. Tutta la potenza, tutta la fluidità, tutta la perfezione, eterna e inossidabile e cieca.
I miti nascono sempre da qualcosa.


I giri di pista a mia disposizione finiscono in un attimo.
È come se steste facendo l'amore avvinghiati a una donna bellissima che vi sta portando in cielo e qualcuno vi dice che dovete andare a spegnere il caffè sul fuoco.
Non fiato mentre il copilota mi indica la corsia di decelerazione.
Con estrema riluttanza aziono la levetta di sinistra, quella per scalare le marce, e percorro i miei ultimi metri sulla F430 con la mestizia di chi sta per lasciare un'amante appassionata per sempre.


Il copilota mi saluta stringendomi la mano.
Resto in piedi, ridicolo bipede che, se si allena, potrebbe raggiungere al massimo trenta chilometri orari, a guardare la mia amante di metallo rossa andarsene con un altro.


Se questi paragoni vi sembrano azzardati… allora non avete ancora provato.
E forse è meglio così, perché una volta scesi da una Ferrari, qualsiasi altra cosa vi sembrerà solo quello che è: un'automobile.

È tutto, torno nel mio angolo.

11 commenti:

Dama Arwen ha detto...

Ma visto chesei un mago di fotoscioppp, come faccio a sapere che queste foto sono vere??? :-PPP

Grande avventura!

La firma cangiante ha detto...

Deve essere stata una roba pazzesca. Però dovresti provare a scrivere qualcosa di più lungo e articolato, hai una facilità impressionante di trasmettere le sensazioni e le emozioni.

Un racconto, qualcosa. Pensaci.

Ettone ha detto...

Pensa te il destino, io proprio venerdì pomeriggio ho messo mi son seduto per la prima volta su una Ferrari 458 spider... Certo, non ci ho fatto un giro, ma l'ho osservata per bene essendo di un cliente dello studio.

Ariano Geta ha detto...

Penso che hai appena vellicato la libidine del 99% degli utenti maschi del tuo blog (e anche un buon 50% delle utenti donne, io comunque appartengo all'1% maschile asessuato rispetto alle autovetture e i motori ;-)

Glauco Silvestri ha detto...

Ribadisco: Invidiaaaaaa!! ^^

Simone ha detto...

Wow, sembra un po' come esserci stato. Per un attimo, la spinta dell'accelerazione l'ho sentita davvero. Contento per te che ti sei divertito!

Simone

mawi ha detto...

Minchia, mi sono emozionato. Sei riuscito a farmi provare tutto, o quasi, o almeno a farmi capire quello che mi perdo.
Se vinco al superenalotto me ne compro una e ce la smezziamo ok?
Basta che non mi fai il geloso poi.

Lady Simmons ha detto...

Perchè alcuni motori sono quasi vivi.
Non è il prestigio, non sono i soldi, non è il colore della vernice o il simbolo.
Sono i maledetti cavalli che ti fanno sobbalzare le chiappe, il rombo indimenticabile, l'aggressività nel divorare l'asfalto.
La zampata di potenza innaturale per un bipede, ma che esalta il cuore e l'anima e la mente in un sitante facendoti perdere la volontà.
Sì, è droga pura.
E' una cavalcata selvaggia tra le cosce dei pistoni.
Avete mai visto il motore di una di queste creature?
Poesia di metallo, titanio, alluminio. Purezza, design, eleganza, desiderio.
Accarezzare la vernice di una di queste bellezze è un'esperienza sensuale. Come assaggiare il più buon cioccolato fondente della vostra vita e poi tornare a quello del supermercato.

Le foto sono BELLISSIME! Sono felice per te, l'emozione difficilmente la scorderai!

Lory84 ha detto...

In versione Magnum P.I. sei affascinante! ♥

Lux ha detto...

Pensa te. Torno dopo mesi (anni?) a commentare e dovevo farlo per questo post. Mi hai fatta morire d'invidia. Inserisco subito l'esperienza tra quelle da fare prima di lasciare questa valle di lacrime. Da provare in pista però, è lì il suo regno. Mi fanno tristezza questi bolidi sulle strade normali, come un bellissimo cavallo arabo costretto ad andare in processione con dei muli...

BlackBox ha detto...

Ho commesso lo sbaglio di far leggere questo post al mio boy... e adesso anche lui vuole provare una Ferrari... madonnina bona.....