mercoledì 4 luglio 2012

Sarò breve.

Lo so, lo dico sempre e poi mi dilungo in un mucchio di chiacchiere da bar.
Stavolta mi concentro e ve la faccio breve sugli ultimi tre prodotti cinematografici fruiti in questi giorni. Giusto per darvi un orientamento nel caso decideste di investire quattro spicci e qualche ora del vostro tempo in uno di questi film.

L'Amore dura tre anni
L'amour dure trois ans, 2011, di Frédéric Beigbeder, 98 minuti.

Tratto dall'omonimo romanzo del 1997, mi pare, di cui parlai in uno dei miei primissimi post, QUI.
Caso – va detto – non troppo frequente, l'autore del libro è anche il regista del film.
Cosa vedrà chi non ha letto il libro?
Una buona (ma non straordinaria) commedia romantica dai canoni collaudati: un uomo disilluso e fresco di divorzio incontra una donna.
Se ne innamora.
I due litigano e si separano.
Tornano insieme.
Scritta senza infamie e senza lode, recitata da un gruppo di attori che fa a gara a chi ispira meno simpatia (ma forse è una caratteristica dei francesi che non fanno nulla per accattivarsi lo spettatore, come invece è prassi a Hollywood). Beigbeder, al suo esordio dietro la cinepresa, ha uno stile leggero quando non addirittura anonimo, e, anche se – specie nei primi quindici minuti – cerca di scimmiottare idee stilistiche di compatrioti ben più dotati come Michel Gondry, non riesce a imprimere alla pellicola la personalità che possedeva il suo romanzo.
Il film ha poco ritmo, i dialoghi sono buoni ma artificiosi e tutta la messa in scena appare fin troppo lontana dalla realtà della maggioranza di noi per riuscire ad empatizzare un minimo coi personaggi.
Un film che, se voleva arrivare al grande pubblico cercando di innescare qualche riflessione sulla data di scadenza dei sentimenti, fallisce il bersaglio… viceversa, per chi è a digiuno delle (piuttosto buone) opere di Beigbeder potrebbe anche divertirsi e poi dimenticare.


Pollo alle prugne
Poulet aux prunes, 2011, di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi, 91 minuti.

Un'altra trasposizione, stavolta dall'omonima graphic novel dell'autrice di Persepolis... e anche in questo caso, riuscito solo a metà.
Il protagonista è Nasser Ali, un fancazzista nato (come parecchi artisti o sedicenti tali), ma virtuoso del violino... violino che sua moglie ha fatto a pezzi, spezzandogli il cuore.
Perduto il suo strumento e fallito ogni tentativo di sostituirlo o di essere altro che un musicista, Nasser decide di lasciarsi morire nel suo letto.
Negli otto giorni che precedono l'arrivo di Azrael, l'Angelo della Morte, Nasser ripercorre come in una favola la sua vita e il segreto che l'ha ispirata.

Ricco di omaggi e citazioni (vi troverete dentro stereotipi televisivi americani, il cinema italiano, le poesie di Omar Khayyam, di nuovo Michel Gondry, l'estetica di Jean-Pierre Jeunet, senza farsi mancare perle di saggezza dell’antica Grecia), Pollo alle prugne appare da subito gravato da un bagaglio di ridondanze che rallentano il ritmo della narrazione (fino a bloccarlo quasi del tutto in più di una parte) per giungere ad un epilogo frettoloso e non del tutto soddisfacente.
Lo salvano da un giudizio troppo severo i delicati trattamenti riservati al negativo che ne fanno – a tratti – una sorta di riuscito ibrido tra commedia drammatica e cartoon e, naturalmente, la bellissima Golshifteh Farahani, unica attrice iraniana nel cast.


La Cosa
The Thing, 2011, di Matthijs van Heijningen Jr., 103 minuti.

Anzitutto spazziamo via i dubbi. Anche se è stato rivenduto come il prequel dell'omonimo film di Carpenter del 1982 (a sua volta, attualizzazione della Cosa da un altro mondo del 1951), in realtà è più un remake che altro.
Il prequel si consuma nei primi venti minuti, per poi ripercorrere le orme del classico horror carpenteriano.
E quando un racconto assurge a mito, come nel caso della Cosa, diventa antropologicamente inevitabile che questo venga periodicamente ri-raccontato.
La Cosa era il rifacimento di un film venuto fuori dalla paura dell'invasore Comunista, ma allo stesso tempo la sua struttura rievocava terrori (e miti) molto più ancestrali.
Remake o prequel che sia, quello che lo differenzia maggiormente dai due illustri precedessori è la presenza femminile centrale, affidata a Mary Elizabeth Winstead (una tipa che sembra una via di mezzo fra Katy Perry e Paola Cortellesi)... e che non è, ve lo dico subito, la cosa peggiore della pellicola.
La cosa peggiore è che le atmosfere claustrofobiche, il senso d'isolamento, l'inquietudine, il non potersi fidare di nessuno che permeavano l'originale, sono rimasti imbattuti.
Anche se regia, montaggio, effetti speciali e colonna sonora sono apprezzabili, quel clima di sfiducia completa presente nell'originale – e che non si limitava certo al solo disgusto fisico verso una creatura completamente aliena – qui non si respira.
Siamo più dalle parti di Alien vs. Predator, per dire. E quello era anche parecchio più divertente.

14 commenti:

Glauco Silvestri ha detto...

Dei tre titoli ho visto solo "La Cosa". Non sapevo che era spacciato per un prequel... tant'è che pensavo fosse un semplice remake.
Vabbé! Concordo al 100% con te. Film che merita di essere visto (un paio di volte m'ha fatto saltare dalla sedia), ma che ha perso l'angoscia presente nella versione del 1982.

Altra piccola pecca, ho avuto una sorta di deja-vu. Troppe scene con il lanciafiamme acceso. Mi ha ricordato Alien...

La firma cangiante ha detto...

Insomma, non è che sia andata proprio alla grande al cinema.

CyberLuke ha detto...

In effetti, no.

Lory84 ha detto...

x carità, L'Amore dura tre anni lo sconsiglio vivamente a tutti, non mi capitava da anni andare via dal cinema dopo 30 lunghissimi minuti!!!

BlackBox ha detto...

Di questi tre, ho visto solo "Pollo alle prugne"... e sono d’accordo con la maggior parte del commento.
Gli ultimi 20, rivelatori, minuti hanno dato al film una sterzata che io proprio non mi aspettavo e mi hanno lasciato troppo l’amaro in bocca…
Ho cominciato a guardare il film e pensavo che mi avrebbe allietato la serata… accidenti se sbagliavo!
Non sono assolutamente una fan degli happy ending, ma una storia del genere, che scorre con una tale divertente ironica poesia per un’ora e mezza ha, secondo me, un finale inadatto. :-/

Gianna ha detto...

Non so perché ma non ti facevo troppo tipo da film francesi!
Cmq io ne guardo parecchi... il dialogare e il filosofare dei protagonisti, ti fanno credere di avere la verità in tasca sull’amore e poi a film finito ti lasciano pensare.
Louise Bourgoin, bella e sensuale, donna al 100%.
Gaspard Proust, disincantato, contrastato, intellettualoide misogino, bell’interpretazione, ma mi da troppo senso di Fabio De Luigi con quella faccia. Lo soffro un pò! :D

Leo ha detto...

Io ci ho pensato e e ripensato, poi sono andato a vedere "The Thing".
E temevo peggio.
Certo gli effetti speciali tendono in qualche scena a essere eccessivamente esposti, e allora si nota abbastanza che quelli ideati da Carpenter e compagni erano ben più efficaci. Come troppo horror e fantasy di adesso poi "The Thing" tende ad andare un po’ troppo sopra le righe e creare scenari e momenti dall’estetica ridondante.
Però non da buttare via, dai.

Neliel ha detto...

Ho visto "l'amore dura 3 anni".
mi è rimasta impressa una sola frase: “ L'amicizia tra uomo e donna è come l'energia eolica, se ne parla molto, ma è aria fritta. ” XD

SiRi ha detto...

l'amore dura 3 anni?
per la mia esperienza, ne dura massimo due!
ho imparato a non trascinare una relazione esaurita. Se si impara a stare molto bene anche da sole – in singletudine, non solitudine – è il modo migliore per amare e essere amate. Ogni volta.

Maura ha detto...

Il libro l'ho letto anch'io (parlo de "L'amore dura tre anni"), ed è giusto una provocazione, non aggiungo altro per non spoilerare. E' divertente, pieno di formule da pubblicitario e battute veloci, non un capolavoro ma una lettura piacevole.
E poi che quando incontri l’amore vero non c’è teorema che tenga non l’aveva già insegnato Mrco Ferradini? ;-)

Anonimo ha detto...

Non solo le atmosfere claustrofobiche, il senso d'isolamento, l'inquietudine, il non potersi fidare di nessuno che permeavano l'originale, sono rimasti imbattuti, ma non vengono minimamente intaccati..anche la colonna sonora è imparagonabile,non c'è stato alcun salto di qualità, quindi per chi non avesse visto nessuna delle versioni de "La cosa", suggerirei
di vedere in primis la versione del 1982 di Carpenter.uno dei miei film preferiti

Fra ha detto...

Non ho visto nessuno dei tre film, però ho letto il libro "L'amore dura 3 anni" e ne penso le tue stesse cose (letto il tuo post del 2008)... :)

LUIGI BICCO ha detto...

Non ho visto nessuno dei tre. La Cosa avrei voluto vederlo al cinema. Di Pollo alle Prigne ho letto il graphic novel e mi era piaciucchiato abbastanza. Il film sembrava tedioso già dal trailer.

Anonimo ha detto...

Segnalo che il film "La cosa" è tratto da un racconto di John W. Campbell del 1948.

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