sabato 17 novembre 2012

[Top Five] Tutti i brividi del cinema.

L'altro giorno vi ho raccontato di una scena di 2001: Odissea nello Spazio che ancor oggi, a rivederla, mi mette addosso i brividi.
I brividi, secondo Wikipedia, sono sono rapide contrazioni asincrone provocate da impulsi cerebrali involontari riflessi.
Oltre che per scaldare il sangue in condizioni di estrema necessità, insorgono a fronte di determinati stati emotivi.
Paura, gioia, estasi. 
Una visione che attraversa ogni nostro filtro razionale o irrazionale e fila dritta a a toccare qualcosa di remoto dentro di noi.
È un momento speciale, e quella scena, in quel film, me l'ha procurato.
Ma sarei ingiusto a dire che, tra le migliaia di film coi quali sono cresciuto, è l'unica ad avermi fatto un effetto simile.
Questa Top Five è nata esattamente così.
Cinque momenti indimenticabili di altrettanti film che hanno toccato quella corda nascosta dentro di me.
Che magari a voi non direbbero nulla. 
Ma il mondo è meraviglioso proprio perché è vario, e per questo conoscere anche qualcuno dei vostri momenti da brivido arricchirebbe ulteriormente questo post.

Brivido numero 1
L"invasione degli ultracorpi è una di quelle quattro o cinque storie seminali di tutta la fantascienza alle quali qualunque autore che si cimenti nel genere alla fine, deve qualcosa.
Se non sapete di cosa parlo, un po' vi compatisco, e un po' vi invidio perché potete vederla oggi per la prima volta e restarne cambiati per il resto della vostra vita, godendo dell'originale di Don Siegel del 1956 e dei remake (rispettivamente del 1978, 1993 e 2007), uno dei quali sorprendentemente buono, uno piuttosto buono e un terzo passabile.
Il momento da brividi che inserisco in questa Top Five ê tratto dal secondo remake, Ultracorpi: l'invasione continua, a firma del non ultimo arrivato e controverso Abel Ferrara.
È l'ultimissima sequenza del film. I due sopravvissuti atterrano in una base militare con un elicottero col quale hanno appena compiuto una liberatoria distruzione di baccelloni giganti e atarassici invasori.
La cinepresa si sposta su un uomo. È un addetto alla pista, giubbotto, cuffia e occhialoni regolamentari,che manovra a mano i suoi segnalatori per agevolare la manovra d'atterraggio.
Lo vediamo fermarsi e stagliarsi indifferente contro un cielo indifferente striato di nuvole indifferenti.
E proprio allora sentiamo ripetere fuori campo, rallentata e definitiva, una delle frasi ascoltate nel film.
Dove vuoi andare? Dove vuoi nasconderti? In nessun posto. Di quelli come te, non ne è rimasto nessuno.
Titoli di coda.
In quel non-mostrare, in quel non-raccontare, in quell'ultimo fotogramma c'è concentrato tutto l'orrore, lo svanire di ogni speranza, l'estinguersi dell'umanità così come è esistita finora.
Terrificante.

Brivido numero 2
Guerre Stellari. Episodio IV, il primo mai apparso al cinema, il capostipite.
Per inciso, io sono tra coloro che giudicano superflua o comunque malriuscita la seconda Trilogia, non giudicano immortale la prima ma comunque un autentico spasso e un abilissimo orchestrare di personaggi uno più azzeccato dell'altro (che poi è la formula vincente di ogni storia, vedi Lost, giusto per fare un esempio recente).
Uno di questi personaggi è Obi-Wan Kenobi, uno dei pochissimi cavalieri Jedi sopravvissuti al progrom dell'Impero.
Obi-Wan è uno degli ultimi custodi della Forza.
Porta negli occhi l'orrore e la distruzione perpetrati dall'imperatore e dal suo dobermann al guinzaglio, Darth Vader. Abbastanza fiero da non farsi mai intimidire da un nemico soverchiante, abbastanza nobile da non cedere alle tentazioni del Lato Oscuro, abbastanza saggio da ritirarsi e scomparire per anni prima di prendere Luke sotto la sua ala e addestrarlo ai principi della Forza.
Obi-Wan affronta il suo discepolo caduto nel penultimo atto del film, nel primo duello con spada laser che sia mai mostrato sullo schermo, e apparentemente... Perde.
In realtà, quando viene colpito dall'ultimo fendente di Vader, semplicemente abbandona questo ingrato livello e si ricongiunge alla Forza.
I brividi arrivano uno o due attimi prima.
Obi-Wan sta combattendo contro Vader, infervorato come un furetto. Obi-Wan, invece, sembra giocare di rimessa.
A un certo punto, Luke e gli altri stanno per salire sul Millennium Falcon e abbandonare la Morte Nera. Obi-Wan scorge Luke e capisce che Il Momento è arrivato.
Sorride.
Un sorriso appena percettibile, l'ultimo e il più importante.
Chiude gli occhi e abbassa scientemente la guardia.
Vader, che della Forza ha sempre capito tutto a rovescio, non se lo fa ripetere e lo abbatte, ritrovandosi con una tunica vuota.
Nel sorriso dimesso di Alec Guinness, c'è il sacrificio ultimo, c'è il trionfo del bene sul male, c'è tutta la fiera superiorità di una stirpe quasi estinta di cavalieri che vivono per mantenere l'universo un posto più giusto dove vivere.
Il tutto mentre Vader gioca a chi ha la spada più lunga.

Brivido numero 3
The Black Hole. Un vecchio film Disney che, se non fosse per il personaggio del robottino saccente V.I.N.CENT, non sembrerebbe neanche un film Disney, ma una rivisitazione in chiave oscura e Space-opera di Ventimila Leghe sotto i Mari.
Scenografie, sceneggiatura e cast sono ad ottimi livelli, e il finale del film è quanto di meno disneyano possa mai essersi visto in una produzione del Sorcio.
In realtà, quello che rende tutto più inquietante, non è il buco nero del titolo che rotea sullo sfondo per tutto il film, senza apparire mai veramente minaccioso, no.
È Maximilian.
Maximilian è il robot del dottor Reinhardt, enigmatico, non ha una sola battuta in tutto il film (in realtà, non ha neanche una bocca)… e apparentemente è ai suoi comandi.
Maximilian è il Male Assoluto fatto macchina.
Più o meno a mezz'ora dall'inizio del film, Maximilian volta la sua testa su uno snodo privo di attrito, emettendo un suono sommesso del servomotore, e resta a fissarmi col suo unico occhio rosso rubino.
È come sentire posarsi su di sé lo sguardo di Satana in persona.
E, ve lo giuro, oggi, come trent'anni fa, mi si gela il sangue.
Disney. Roba che non ci si crede.

Brivido numero 4

Metropolis. 1926. Ho già parlato di questo gioiello del cinema espressionista, la cui visione è un atto dovuto verso l'umanità.
Una visione lucida e anticipatoria, una favola industriale con un apparente lieto fine, una fonte di ispirazione per il cinema di fantascienza tutto.
E poi, naturalmente, c'è il robot più bello mai disegnato.
Un robot donna, freddo come il ghiaccio, una blasfema imitazione della vita umana, un cavallo di troia mandato a ingannare e sobillare il popolino.
Una volta che il suo creatore Rotwang le ha dato le fattezze della profeta Maria, Joh Fredersen le si avvicina e la istruisce.
La Maria robotica fissa a sua volta il signore di Metropolis. Sorride a labbra chiuse, compostamente. E fa un'occhiolino.
Meccanico.
Blasfemo.
Un insulto alla vita umana tutta.
La macchina antropomorfa merita di finire sul rogo del finale, ma prima farà tutto il danno possibile. 
Sinistra e lontanissima dall'umano come niente altro mai apparso sulla Terra.

Brivido numero 5
2001: Odissea nello spazio occupa di nuovo un posto in questa classifica.
Ma stavolta ho scelto un momento diverso.
Bowman è arrivato solo a metà del suo Viaggio.
Il viaggio dimensionale l'ha preparato a tutto, ma non alla banalità più assoluta.
La sua capsula si è appena fermata sul pavimento di una stanza stile impero, senza finestre, perfettamente arredata. 
Si sigilla nella sua tuta spaziale ed esce. 
Cammina nell'appartamento vuoto, cercando di dare un senso all'impossibile.
Poi, il colpo di genio di Kubrick, che sceglie di spostare in avanti nel tempo l'azione attraverso una staffetta di cambi di punti di vista di Bowman… che inizia a vedere se stesso consumato da un anomalo scorrere tempo manipolato dal monolito.
Con uno sbigottimento talmente immenso da non immaginare neppure che possa esistere una spiegazione razionale.
Bowman è chiuso in uno scafandro rosso fuoco, un giocattolo lucido in una stanza asettica e bianca.
Non crede più ai suoi occhi, ma guarda attraverso la porta socchiusa.
E vede.

12 commenti:

Francesco F. ha detto...

bei momenti cinematografici che resteranno sempre nel mio cuore
p.s
SW è episode 4 non 3 :)

Simone ha detto...

5 su 5 storie di fantascienza. Anche per me era così e avrei voluto scrivere storie analoghe. Purtroppo le cose sono andare diversamente... e ok, non ho rimpianti :)

Simone

pa ha detto...

wow! Posso prendere spunto e fare un post dei miei 5 brividi caldi/freddi?

Mo_Lu ha detto...

Cavolo, devo assolutamenterecupeare The Black Hole.. non me lo ricordo per niente...
Il Moro

Alex McNab Girola ha detto...

Bel post, mi sa che ti copierò anche questo.

PS: bizzarramente ero convinto che la saga degli ultracorpi ti facesse schifo.

Ariano Geta ha detto...

Momenti di grande pathos cinematografico, indubbiamente.
Su "The black hole" vado a fiducia perché onestamente non l'ha ancora visto, anche se quando uscì avevo l'eta giusta per vederlo...

LUIGI BICCO ha detto...

Non avrei mai pensato che un momento topico di Star Wars appartenesse al tuo immaginario.

Vedi quante cose si scoprono? :)

Dama Arwen ha detto...

Ehm… però è EP IV di SW, NON ep III ;-)

sommobuta ha detto...

Luca, questa splendida top 5, se permetti, te la plagio senza pietà. :)

CyberLuke ha detto...

Sì, ok, episodio IV, precisini della fungia, io ho anche una vita a differenza di voialtri. :P
E certo che potete copiare questo post, anzi, così vado a leggere i vostri brividi e mi diverto.

Yeeshaval ha detto...

Rabbrividire al cinema è una cosa rara e quindi preziosa.
Fai bene a congelare questi momenti.

Simone Odino ha detto...

Splendida top 5! Black hole è sorprendente, lo vidi al cinema. Un misto tra kitch, effetti speciali fantastici, trama infantile, finale allucinante. Super cult.

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