sabato 8 dicembre 2012

Human, after all.


Mi è capitato l'altra sera di riascoltare Human After All, l'ultimo album in studio dei Daft Punk (le raccolte di remix, i live e la soundtrack di Tron Legacy, non so per voi, ma direi che non contano).
Human After Hall è di oltre sette anni fa. L'avevo adocchiato alla Fnac di Torino quando qui in nordafrica la Fnac ancora era da venire, ma (fortunatamente) lo comperai da un nordafricano vero… la copertina mi sembrava stampata di merda, non c'era una custodia rigida ma una bustina di plastica stropicciata, e il cd non aveva nessuna serigrafia e ho ancora il sospetto che non si trattasse proprio di un'edizione ufficiale, ma è passato tanto tempo, non ricordo bene.
Insomma, dicevo. 
Ho rimesso su Human After All e mi sono sforzato.

Mi sono sforzato di vederci più di quello che vi trovai sette anni fa: basi ritmiche mai esaltanti, orfane di una melodia, ripetizioni ossessive e autistiche del medesimo riff, un blister di plastica lucida svuotato di ogni traccia di fantasia.
L’intero album si potrebbe ascoltare in quattro minuti usando la funzione “intro” che avevano alcuni cd player (oggetti del secolo scorso che una volta erano gli unici strumenti per fruire musica digitale).
Fate quest'esperimento. 
Se ascoltate i primi 30 secondi di una qualsiasi delle tracce di Human After All, avete ascoltato l’intera traccia.
I Daft Punk non ti sorprendono mai: non si inventano niente. Non hanno un guizzo, una trovata, nulla.
Credo sia il disco più monotono in assoluto che abbia mai ascoltato.
Ogni pezzo potrebbe durare due minuti, ma De Homem-Christo e Bangalter li stirano e li looppano a cinque per arrivare ai 45 stringati minuti dell’album.
La title track è semplicemente inascoltabile.
Television Rules The Nation è interamente costruita attorno un riff che avrebbe potuto comporre un bambino. Technologic è una filastrocca da cantare con i nipotini ed Emotion è una specie di test di pazienza.
Come sette anni fa, salvo Robot Rock, in cui il concetto della ripetizione funziona bene. Ma non ci si può costruire un disco intero, sulla ripetizione. Giusto per dimostrarvi che sono tutt'altro che prevenuto verso di loro, ci infilo pure The Brainwasher.
Ma, oh, niente da fare: tutta ‘sta genialità nei due senza volto parigini non ce la vedo.

E il fatto è che a me vorrebbero piacermi, i Daft Punk.

Hanno l'immagine giusta. I loro dischi hanno belle copertine, hanno dei caschi da urlo e hanno pubblicato un mediometraggio che è una delle cose migliori che mi sia capitato di vedere negli ultimi cinque anni.
Peccato che la loro musica mi faccia schifo.

E un nuovo disco, ora, ci starebbe proprio bene, per farmi cambiare idea.
Sette anni (quasi otto) a campare coi diritti di Robot Rock e Around The World sono tanti.
E sapete com'è la gente, quando vuole qualcosa che non c'è: se la inventa.
Ho scoperto che qualcuno si è preso la briga di inventare un titolo e una data d'uscita: No End, in uscita il prossimo 13 marzo.
Con tanto di demo dell'album, che poi è quello che vi linko qua sotto.
Ma potete anche risparmiarvi di ascoltarlo: è talmente simile alle vecchie cose dei Daft Punk, che fa schifo anche questo.

1 commento:

La firma cangiante ha detto...

Ma sai che su Technologic ci hai preso in pieno? Mia fglia quando aveva due anni (DUE) la adorava! Ogni volta che partiva la pubblicità della Fiat che aveva scelto il pezzo come commento sonoro Laura correva davanti alla tele, ascoltava il pezzo e ripeteva anche lei Technologic, Tecnologic! (beh lei diceva Tennologì). Finita la pubblicità se ne andava.

Comunque il brano non dispiace neanche a me :)

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