venerdì 30 marzo 2012

Da zero a cento. Battiti.

Domani mi trovate QUI.
Sarà la prima volta che piloterò una Lamborghini, e, a meno di vincite improvvise a lotterie delle quali non compero il biglietto o di matrimoni con ereditiere americane bionde e con poca simpatia per la biancheria intima, mi sa pure l'ultima.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno regalato quest'emozione da cinquecentocinquanta cavalli, anche se, smontato dalla stupenda Gallardo e tornato al volante della mia Aygo mi sentirò inchiodato all'asfalto come se pesassi un milione di tonnellate.
Ma per dieci minuti, volerò.
Speriamo non fuori pista.

Tecniche di sopravvivenza sui mezzi pubblici (infografica).

Ho scoperto, purtroppo solo di recente, le belle infografiche di Linkiesta.
Ce ne sono di serie e meno serie, come quella qui sotto, che è una delle mie preferite, pur essendo una delle meno riuscite graficamente.
Sul loro sito ne trovate parecchie altre, comprese QUESTA che vi farà ridere molto meno di questa.

giovedì 29 marzo 2012

Quattro Torri (recuerdos de Madrid).


Non ricordo, onestamente, che i grattacieli di NY mi abbiano mai procurato vertigini... ma il complesso delle Cuatro Torres, all'estremità nord del Paseo de la Castellana a Madrid al quale dedicai un pomeriggio dello scorso luglio, caldo e asciutto come un pezzo di ferro lasciato sotto il sole, sì.
Non sono altro che quattro palazzi che ospitano uffici e un albergo... eppure, mi hanno fatto un'impressione che nessun altro edificio mi aveva mai procurato.



Ogni volta che le guardo, tanto più che mi ci avvicino, muovono qualche corda nascosta dentro me, e una parte di me che neanche sapevo esistere, inizia  a vacillare e ad accendere segnali d'allarme.
Nessun giramento di testa... ma solo irrazionale, incontrollabile timore.
I giganti di vetro e cemento hanno personalità ben definite, e si spalleggiano, anche otticamente, a vicenda.
Sono disumani e taglienti.
Ostici e monolitici.
Ma hanno una loro sinistra bellezza, ed è quella che mi spinge ad avvicinarmici sempre di più.

All'inizio, immersi nella calura domenicale, sembrano far parte di qualche progetto ancora da completarsi, tanta è la mancanza di vita che li avvolge.
Gli giro intorno alla lontana, come si farebbe con un animale pericoloso, come si accostavano i proto-uomini al monolito in 2001. Cerco di scorgere un qualsiasi movimento umano dietro i cristalli azzurrati, ma non si muove niente.
E poi penso: non è l'idea di qualcuno che possa osservarmi da dietro i vetri che mi inquieta. È l'edificio stesso che mi osserva.
Cammino in uno scenario urbano privo di connotazioni, in pieno sole, accorgendomi di quanto le quattro torri cambiano in continuazione aspetto col variare del mio angolo di visuale.

Sembrano quattro complici che, se distogli loro lo sguardo anche per poco, si muovono e si accostano tra loro in maniera diversa, assumono configurazioni nuove, per bloccarsi di colpo quando alzo di nuovo lo sguardo su di loro.

Li aggiro, li fotografo, mi apposto a distanza su una collinetta di un parco che qualcuno ha voluto costruire proprio qui, popolato da corridori della domenica e occasionali passeggiatori.
Quindi decido di affrontarli di petto, e mi incammino deciso verso le loro fondamenta.
E scopro un habitat che sembra pensato per attirare l'uomo: gazebo d'alluminio e marmo nero, spianate di cemento con aiuole perfettamente curate, fontane geometriche e sculture, stendardi che sbattono furiosamente nell'aria surriscaldata del primo pomeriggio e che rompono il silenzio irreale.
Guardo uno dei giganti che svetta immenso sopra di me e mi viene – del tutto irrazionalmente – da pensare: è una trappola.
Ma se di trappola si tratta, sembra disattivata. Arrivo fino alla base dei giganti, appoggio le mani e la fronte alle grandi porte di vetro e sbircio dentro atri luminosi, ingressi regolati da lucenti tornelli elettronici, pavimenti lucidati a specchio, ascensori dalle porte levigate d'alluminio... e neanche la più risicata presenza umana.

Le altre tre torri si lasciano avvicinare con la stessa facilità, qualche altro mio simile è venuto qui a fare la sua passeggiata domenicale, un uomo con una piccola compatta digitale, due belle ragazze dalle gambe nude venute a parlare qui sotto sicure di non venire importunate.
Le mie scarpe non producono praticamente nessun rumore sulla spianata d'asfalto resa lucente dal sole – aliena da qualsiasi cicca di sigaretta o altri segni di passaggio umano – mentre, naso in aria, scatto le mie foto e socchiudo gli occhi per il riverbero e che le facce di vetro delle torri riflettono e moltiplicano.
Salvo sulla memory card tagli e prospettive e linee che nessuno mostra di Madrid, ma che io vi riporto qui, perché le guide possono anche far finta che questi giganti non esistano, ma ci sono... e osservano tutta Madrid come quattro sentinelle di vetro e acciaio.
E quando finalmente decido di andarmene, sento chiaramente al centro della schiena una lama d'attenzione tutta per me, fatta solo di aria e di immaginazione. Ma lucida e sgradevole come una vera.

mercoledì 28 marzo 2012

L'Anno dei dodici inverni.


L'Anno Dei Dodici Inverni
Tullio Avoledo (2009)
Einaudi, 377 pagine
16 euro

L'anno dei dodici inverni potete leggerlo come se fosse una storia d'amore, o un romanzo sui viaggi nel tempo... o entrambe le cose, e non restereste delusi in alcun caso.
Di Avoledo dovreste sapere ormai che è il mio autore di culto.
Consapevole, divertito, elegante, originale.

Che si prende una bella fetta del romanzo per omaggiare dichiaratamente (e forse un pelo fin troppo platealmente) Philp K. Dick, e che non perde – neanche qui– l'occasione di aprire una sua personalissima finestra su un possibile futuro.

Lo stile narrativo che Avoledo utilizza in questo suo ADDI è, come di consueto, avvincente, coerente (che è la cosa più difficile, nel tipo di storia che sceglie di raccontare) e caratterizzato dalla sua tipica voce ma, rispetto al solito, è anche più "morbido" e sentimentale rispetto alla sua cifra consueta.

Cosa che non è di certo un difetto, ma anzi forse la cosa migliore dell'intero romanzo… prima ancora della storia (che è buona ma non certo nuova) e dei personaggi (che sono belli ma forse privi di quella scintilla di vita in più che avevano, giusto per citare la sua cosa migliore, i protagonisti de Lo Stato dell'Unione).
Il finale è solido, sistema ogni tessera del mosaico al suo posto e fa perdonare anche i pochi difetti del libro (un paio di capitoli centrali veramente lenti e qualche lungaggine di troppo qui e là).

Altamente consigliato, quindi, anche se non ve ne frega assolutamente niente di fantascienza o delle storie d'amore.

martedì 27 marzo 2012

Dite benvenuto a Leandro.

Stamattina presto è arrivato Leandro, e, sebbene non abbia un debole per i bambini, dall'unica foto che Matteo ha per ora diffuso mi sembra un bimbo bellissimo.
Cosa dire davanti cose come questa?
Che auguro a Leandro una vita lunga, felice e indimenticabile.
Ha due genitori fantastici, tra i migliori che un essere umano possa mai avere la fortuna di capitargli, e questo è già un ottimo, grande inizio.
E poi non aggiungo altro, che me ne intendo poco di queste cose, ma se ci fosse bisogno di dirlo a chiare lettere: sono contento!

PS e quando sarà grande abbastanza per vedere Il Gigante di Ferro, arrivo col blu-ray di corsa per farglielo vedere.

lunedì 26 marzo 2012

Cosplay in progress (2)


Fulvio non sarà il propmaker più veloce sulla piazza, ma di sicuro è uno dei più in gamba.

Qui sotto potete vedere i suoi progressi (click per ingrandire).
Sempre se vi interessa, continuerò a postare aggiornamenti sul resto del costume, che a ben vedere, è parecchio più complesso di quanto non avessi preventivato all'inizio.


Photoshop CS6, guida e impressioni d'uso (parte terza).

Prosegue la mia (veloce e incompleta) disamina dell'ultimo nato di casa Adobe.
Facciamo in fretta, che è lunedì mattina, la voglia di fare è poca e le cose da fare, viceversa, sono tante.

La taglierina, potente strumento compositivo di Photoshop da sempre, ha avuto una bella iniezione di steroidi. Ora dispone di una funzione aggiuntiva, stilizzata come una livella a bolla (la vedete nella barra di stato) che permette di raddrizzare l'orizzonte in un solo passaggio e senza più passare per lo strumento righello e poi il comando Ruota.
Ma la vera novità è il ritaglio non distruttivo. Immaginate di voler ritagliare l'immagine, ad esempio così:
Date invio, e avrete la vostra immagine ritagliata. E fin qui, Photoshop CS6 si comporta esattamente come le precedenti versioni.
Con Photoshop CS 6, anche se siete intervenuti con altri strumenti di modifica, potete recuperare qualsiasi porzione dell'immagine che avevate ritagliato in precedenza.
Basta riprendere lo strumento taglierina e tirarne le maniglie. Nient'altro. Le due sole, essenziali condizioni sono che abbiate avuto cura di deselezionare la casella Delete Cropped Pixels (e questo è abbastanza facile) e non abbiate nel frattempo compiuto alcun salvataggio.
Tenetelo a mente: una volta salvato, i pixel tagliati sono andati per sempre, esattamente come una volta.
Insomma: niente per cui strapparsi i capelli, ma, lasciatemelo dire, una bella comodità.

Se siete utilizzatori non amatoriali Photoshop, saprete anche che uno dei pochi filtri "ammessi" in ambito professionale è il Controllo Sfocatura.
Neanche qui c'è una vera rivoluzione, ma un gradito miglioramento. Adobe ha introdotto una nuova sezione di effetti di sfocatura, integrando in Photoshop CS 6 strumenti che prima erano utilizzabili esclusivamente attraverso plug-in di terze parti.
I nuovi filtri sono Field Blur, Iris Blur e Tilt-Shift e, ve lo dico subito, non producono nessun effetto che non avreste potuto realizzare con l'impiego di qualche livello aggiuntivo e delle maschere... ma di certo fanno risparmiare tempo, parecchio tempo.

Field Blur replica la profondità di campo, sfocando selettivamente solo in determinati punti dell'immagine definiti dall'utente, cioè noi.
Potete aggiungere quanti punti di sfocatura volete, e regolarli finemente fino a riprodurre l'effetto di un diaframma molto chiuso.
Iris Blur applica una sfocatura limitata a un'area definita dall'utente, e non necessariamente circolare.
Il tilt-shift è una tecnica di sfocatura selettiva che viene usata comunemente per far apparire oggetti di dimensioni normali delle miniature.
So che non avete capito cosa ho appena detto (neanche io mi sarei capito) quindi fate prima a guardare QUI.
Il nuovo filtro di Photoshop CS6 fa esattamente questo. Ne' più, né meno.
Personalmente, non sono un grande fan di questo tipo di elaborazione... vista una, le hai viste tutte. Ma per chi ci si diverte, adesso la vita sarà molto più facile.
(continua)

venerdì 23 marzo 2012

Photoshop CS6, guida e impressioni d'uso (parte seconda).

Nota bene: tutte le schermate di questo post sono ingrandibili in real size cliccandoci sopra.
La prima funzione che decido di testare è il motore 3D, che mi dicono essere stato velocizzato e semplificato nell'uso (esistevano già funzioni di editing 3D nelle versioni precedenti, ma non avevano convinto del tutto nè gli utenti alle prime armi né i professionisti del 3D).
Digito una riga di testo.

Se guardate, in alto, nella barra di stato, è comparso un pulsantino "3D", la cui pressione trasporta la mia riga di testo in un ambiente 3D completamente editabile da una piccola serie di strumenti che appaiono sempre nella barra di stato.

È possibile, naturalmente, illuminare la scena ed aggiungere nuovi punti luce: l'utilizzo degli strumenti è intuitivo, e – cosa forse ancor più impressionante – la velocità con cui gli effetti sono applicati. Semplicemente, non c'è attesa. È tutto istantaneo.

Rotazioni sugli assi XYZ e rendering delle ombre sono fluidi e senza scatti. Sono tutto tranne che un esperto di 3D, ma mi sembra che in questa sezione Photoshop abbia fatto un grande passo avanti.
Potete inserire all'interno dei vostri documenti oggetti 3D in formato 3DS (3D Studio Max) e KMZ (il formato di Google Earth,).

Il secondo test l'ho condotto sul decantato Mercury, il nuovo motore di rendering grafico di Photoshop, potenziato con la possibilità di sfruttare OpenCL e le GPU moderne (il sistema è ottimizzato per GPU nVidia). Uno dei modi migliori di testarlo è l'applicazione del filtro Fluidifica (liquify), di cui parlai più diffusamente QUI.
Fluidifica impegnava pesantemente le risorse del sistema, e la sua applicazione richiedeva parecchi secondi o addirittura minuti se l'immagine era particolarmente grande.

Adesso, la musica è cambiata. L'applicazione di Fluidifica è istantanea. Zero attesa, sul serio. Inoltre, se prima la dimensione massima del pennello (e quindi delle distorsioni possibili) era limitata a 1500 pixel, adesso possiamo arrivare a 15.000. Il che significa che è possibile distorcere intere grandi immagini come fossero bandiere, o lenzuoli. Basta soffermarsi un minuto sulle potenzialità per immaginare nuovi utilizzi creativi del filtro.

Come forse saprete, non sono un grande sostenitore dell'utilità dei cosiddetti filtri "artistici" di Photoshop. Ero e resto dell'idea che il loro impiego caratterizzi quasi immancabilmente qualsiasi immagine con un aspetto amatoriale che, se va benissimo per realizzare roba domestica, in ambito professionale andrebbe evitato come la peste.
Però ero curioso di provare la nuova GPU aggiunta espressamente per il filtro Oil Paint (pittura ad olio). Lo trovate subito sotto Liquify.

Fermo restando le perplessità sull'opportunità di impiegare filtri che simulano la pittura, oggi Oil Paint realizza effetti piuttosto piacevoli. In più, la velocità di esecuzione del filtro è davvero ottima, e consente di compiere sperimentazioni ripetute in pochissimo tempo. Ed è anche abbastanza divertente (ok, non come Fluidifica).
(continua)

Photoshop CS6, guida e impressioni d'uso (parte prima).

Se siete designer o anche solo smanettoni della domenica, saprete che Adobe ha da pochissimo reso disponibile sul suo Adobe Labs una Beta completa del suo prodotto di punta, Photoshop CS6, sia in versione per PC che per Macintosh.
Il pacchetto per Mac pesa 978 Mb mentre l’installer per PC è di circa 1,7 gigabyte.
Io con Photoshop mi ci guadagno il pane e mi ci diverto pure, quindi ho due ottimi motivi per provare questa nuova versione.
E, come diceva quel tale, provare non costa nulla. Se avete tempo e voglia, potete seguirmi in questo primo contatto con la versione CS6, che promette cambiamenti sostanziali un po' ovunque, a iniziare da un nuovo motore grafico (l'Adobe Mercury Graphics Engine) che ne ottimizza e velocizza l'uso anche su computer più vecchi e promette di sfruttare al meglio la scheda grafica, sollecitando meno la GPU (sotto Windows è sufficiente un Pentium 4 o un AMD Athlon 64 e Windows XP Service Pack 3, e su piattaforma Macintosh un processore Intel multi-core – quindi dal 2006 in avanti – e l'ultima release di Snow Leopard, la 10.6.8, o Lion).
Vediamo se è tutto oro quello che luccica.

Ultimato il download attivate l'immagine disco scaricata. Fate doppio clic sull'icona qua sopra (sì, la penso come voi: è brutta, ma erano brutte, diciamolo, anche le icone di TUTTE le versioni di Photoshop dalla CS in avanti).

Compariranno altre quattro icone, ignorate le prime tre e fate doppio clic su quella rossa, quella dell'installer. Vi ricordo ancora che Adobe, che si è fatta furba per quanto concerne i pirati, ha reso impossibile l'attivazione di Photoshop se questo non è associato ad un ID Adobe.
L'ID Adobe è gratuito, e anche questa versione di prova. Ma per avere Photoshop CS6 a funzionalità piena, dovrete sganciare i vostri bei quattrini (700 dollari per la versione standard, o 200 dollari l'aggiornamento, 1000 dollari per la versione Extended – che offre più strumenti specifici per il 3D – oppure 400 dollari per l'aggiornamento).
Insomma, non un patrimonio, in fin dei conti. Fateci un pensiero e magari evitate di cambiare il vostro telefonino con un inutile smartphone che tanto poi non riuscite ad usare.

Se avete già acquistato una licenza, avrete il vostro numero di serie e vi basterà inserirlo per installare una versione completa e senza limiti di tempo. Altrimenti, selezionate la seconda opzione.
Dalla CS6, Adobe associa all'Adobe ID i numeri seriali delle varie licenze acquistate, trasformando quello che prima era una registrazione facoltativa, in un centro di gestione dei prodotti acquistati. L'attivazione del programma avviene esclusivamente via Internet, e Adobe lascia all'utente una settimana di tempo per effettuare la validazione del programma.

Per questa versione di prova, che andrà ad occupare due gigabyte e mezzo sul vostro disco fisso, è disponibile esclusivamente la lingua inglese o il giapponese.
Io vi consiglio l'inglese.

Cosa vi avevo detto? No ID, no party. Se non ne avete uno, createlo in pochi passi da QUI.

Siete pronti per iniziare. Potete scegliere se visualizzare un filmatoco con un tutorial, oppure, se siete impazienti come me, schiaccerete subito il pulsante blu "inizia la prova". Da questo momento, la vostra copia di Photoshop CS6 funzionerà per trenta giorni, dopodiché dovrete acquistare un numero di licenza valido. E naturalmente, una reinstallazione non vi servirà, perché il vostro ID Adobe vi consente un solo periodo di prova.
Poi, se volete, potete fare gli italiani e creare "enne" ID Adobe associati ad altrettanti indirizzi email, ma oltre che essere una cosa illegale e anche piuttosto scomoda, disporrete sempre di una versione in inglese e – credo – con funzionalità limitate.

Visto che gli utenti tendono a ricordare meglio le cifre più piccole, già anni fa Adobe azzerò la numerazione di Photoshop e Illustrator (arrivati rispettivamente a 7 e a 10) e ricominciò da CS (acronimo di creative suite). Così, oggi abbiamo Photoshop Cs6, ma di fatto è la sua tredicesima versione.
Come forse saprete, gli splash screen delle versioni Beta sono diversi da quelli definitivi (fatemi indovinare... quello definitivo sarà... sarà... un rettangolone blu??), e gli sviluppatori, tradizionalmente gente superstiziosa, ha realizzato questo gatto nero e il nome in codice di Superstition.

Ecco la nuova interfaccia (fate click sull'immagine per vederla più grande).
Come anche i più distratti noteranno, è diventata grigio scuro, assomigliando parecchio a quella di Lightroom. Così, di primo acchito, io preferivo quella grigio chiaro... probabilmente è solo una questione di abitudine, ma se proprio non la sopportate, è possibile cambiarla da Preferences>Interface, e scegliere tra quattro tonalità di grigio diverse.

(continua)

giovedì 22 marzo 2012

Lo sto scaricando.

Lo provo e poi vi dico.
Nel frattempo, potete farlo anche voi (da QUI), ma assicuratevi di avere un ID Adobe, altrimenti l'installer non partirà nemmeno. Potete crearne uno QUI.
Ne stanno dicendo tutti meraviglie, e spero che – dopo due versioni praticamente inutili –Photoshop si meriti i soldi richiesti dall'aggiornamento alla nuova release.

Persone che lasciano una traccia.

Ieri ci ha lasciati Tonino "l'ottimismo è il profumo della vita" Guerra, scrittore, sceneggiatore e poeta.
Mi spiace, anche perché di ottimisti il mondo ha e avrà sempre bisogno.

So che l'ha linkato già mezzo mondo...

...ma magari appartenete all'altro mezzo a cui è sfuggito.
Il nuovo trailer di Prometheus mi ha fatto semplicemente salire l'hype a mille.
E, no, non posso davvero aspettare settembre quando arriverà (anche) da noi.
Fortuna che hanno inventato i voli low-cost.