lunedì 30 aprile 2012

[RECE] The Avengers.



Recensione per i non-nerd (e per le fidanzate-mogli-accompagnatrici più o meno rassegnate all'ennesima fanta-cazzata).
Il film sui Vendicatori è una fanta-cazzata.
Una scrittura asservita alle dinamiche di una squadra di supereroi (cioè: gente che vola, lancia fulmini ed è forte come un Caterpillar) nati ed evolutisi sui fumetti, con tutti i limiti generati dalla differenza tra i due media (cinema e fumetto).
Un budget medio-alto che, pur non essendo ai livelli stratosferici di Transformers o Avatar, è usato al meglio per dare l'impressione che nel film – che è comunque il più costoso mai prodotto dai Marvel Studios – non mancasse proprio niente: un cast con un paio di bei nomi, due bei faccini femminili (più decorativi che funzionali, a dirla tutta) e altri onesti mestieranti; un mucchio di mezzi volanti, anfibi e terrestri completamente digitali ma egregiamente realizzati, le solite esplosioni a un soldo la dozzina, ottime scenografie, una storiella esile e prevedibile tenuta assieme da qualche buona battuta messa in bocca agli attori giusti e da una certa perizia ad orchestrare un manipolo di personaggi – ognuno fortemente caratterizzato per conto suo – senza privilegiare o trascurare nessuno.
È un prodotto pensato per intrattenere e divertire, dà tutto quello che promette, non fa finta di essere altro (ed è un pregio, a mio modo di vedere) e non offre assolutamente nulla di più.
Uscirete dalla sala pensando che anche queste due ore e venti sono passate e ve lo dimenticherete nell'istante stesso in cui riaccenderete il telefonino per vedere se qualcuno vi ha cercato nel frattempo.

No, non sono i bambolotti tratti dal film. È proprio il film.

Recensione per i nerd.
Ma davvero vi serve una recensione?
Sappiamo benissimo che, se ancora non ci siete andati, lo farete nei prossimi giorni e magari ci ritornerete perché vi siete divertiti proprio un mucchio, avete riso dove c'era da ridere, vi siete esaltati dove vi si voleva gasati, avrete schifato i costumi di Capitan America e di Thor e avrete pensato "mazza che bona la Johansson".
Sarete rimasti seduti dopo i titoli di coda per non perdervi la solita scenetta "nascosta" preludio all'inevitabile sequel e avrete commentato, togliendovi gli occhialini, che il 3D non serviva proprio a una cippa ma non si trovava una sala dove lo facessero in 2D manco a piangere.

sabato 28 aprile 2012

PlayMusic, anno uno, numero uno.


Non a tutti sembra una buona idea portare in edicola una nuova rivista, in questa era di fruizione digitale dei contenuti e di pirateria perpretata più per pigrizia che per altro.
Una rivista musicale, poi.
Se la gente si scarica la musica "abbabbo", figuriamoci se gli va di mettere la mano in tasca e spendere tre euro e mezzo per comprarsi un qualcosa che ne parla, di musica.
Quindi, sono due volte contento che la Panini Comics abbia avuto il coraggio e la voglia di dare il via a questo progetto editoriale che – per quanto riguarda la veste estetica e l'impostazione grafica – ho curato dalla copertina fino all'ultimo dei trafiletti.

Il risultato lo trovate in edicola da oggi, ben distribuito come tutte le pubblicazioni Panini.
E, nonostante sia stato realizzato nei soliti tempi record, mi pare sia venuto parecchio bene.
Era da un paio d'anni che non mettevo mano ad un progetto editoriale, e mi ha divertito a sufficienza da portarlo a compimento senza maledire il giorno in cui ho accettato l'incarico.
Grazie a tutti.
A Sara.
Ad Antonella.
A Marco.
Ad Arianna.
Ad Alex.
A Matteo, che mi ha dato una salvata al momento giusto.
Qui sotto, se vi interessa, trovate qualche anteprima dell'interno.
E, più giù, alcune fasi preliminari dove il design della testata e l'impostazione della copertina erano ancora allo studio.
E, naturalmente, se avete impressioni e suggerimenti o altro, li riterrò dei preziosi feedback per i prossimi numeri.

PS per gli addetti ai lavori: Play Music è stato realizzato interamente con Quark XPress 8.1 (ma quanto si lavorava meglio col 7.5?), il solito Photoshop, due cazzatelle in Illustrator (meno lo uso, meglio mi sento) e una manciata di font tra cui il SeriesA che da tempo volevo impiegare massivamente in un progetto, l'Adobe Caslon per i testi e il Frutiger light per i titoli. Altre info a richiesta.

giovedì 26 aprile 2012

Di Photoshop, della realtà e della verità.


La fotografia è verità.
Questa frase di Jean Luc Godard riassume la percezione che ha caratterizzato questa forma d'arte fin dalla sua invenzione, nel 1826.
Rispetto alla pittura, la fotografia è sempre stata considerata uno strumento che restituisce la realtà inalterata.
In realtà, la fotografia si è sempre basata sulla mistificazione.
Fin dalla prima fotografia (scattata da Nicéphore Niepce in un cortile francese) agli spettatori è sempre stato un punto di vista confezionato dall'artista.
Potrà anche non piacervi, ma questa è la prima fotografia della storia, o almeno quella ritenuta tale. E no, non c'era Christina Aguilera discinta sottomano, Purtroppo.

In ogni fase della procedura, dalla composizione alla stampa, i fotografi affermano la loro personale versione di ciò che è accaduto davanti l'obiettivo.
Illuminazione. Trucco. Inquadrature studiate. Modelli. Fino a ieri, questi strumenti erano utilizzati dai fotografi per ottenere un determinato impatto nell'immagine finale. Photoshop non è che l'ennesimo, definitivo strumento che va aggiungersi al loro arsenale.
Già durante la Guerra di Secessione americana si intimava ai fotografi di ritrarre l'una o l'altra parte in una luce più favorevole, e Stalin fece rimuovere interamente Trotsky da una fotografia allo scopo di allontanare il suo avversario da Lenin.
Trotski? Trotski chi?

Oggi l'utilizzo di Photoshop nel settore è onnipresente.
La tecnologia digitale viene utilizzata per la presentazione di qualsiasi immagine. È raro (e lo sarà sempre di più) imbattersi in una fotografia non ritoccata. Scattare le fotografie è solo metà della procedura: Photoshop è parte integrante del metodo di lavoro. Inoltre la sua trasformazione da strumento professionale a software di massa (quanti di voi là fuori possedete una copia pirata di Photoshop sul vostro hard disk pur senza essere professionisti del settore?) ha rappresentato una vera e propria pietra miliare nella democratizzazione della tecnologia.
E ora che chiunque possiede un computer e disponga di un filo di manualità e di buona volontà e ha scoperto la relativa facilità di ritoccare le foto di famiglia, ci si comincia ad interrogare sull'entità degli interventi utilizzati dai professionisti.

Da taluni, Photoshop viene considerato un'arma per ingannare la società... e in parecchi casi, questa gente ha le sue ragioni. Ma ritoccare una foto non significa necessariamente allungare di cinque centimetri la coscia di una modella per farla apparire più slanciata e migliorare così l'effetto dell'abito che indossa e che quando lo andiamo a comprare noi non ci fa quell'effetto da semidea. Può significare anche esaltare dei dettagli che un'esposizione sbagliata aveva mandato perduti, raddrizzare un'inquadratura sbilenca, correggere un taglio che includeva elementi di disturbo o inserire l'immagine di un prodotto.

La posizione di chi si oppone al ritocco delle immagini si ricollega, se vogliamo, all'idea modernista della fotografia "pura", in base alla quale l'immagine – caratterizzata da una veridicità e da una bellezza senza tempo – nasce in qualche modo "dentro" la macchina fotografia e non può e non deve essere ritoccata in seguito.

Potete essere d'accordo o meno con quest'idea dell'immagine intoccabile, ma sappiate che è un dilemma ben antecedente alla tecnologia digitale.
Nel corso della storia, molti prestigiosi fotografi hanno impiegato il fotoritocco a fini creativi. John Heartfield creava micidiali fotomontaggi satirici antinazisti e Man Ray si costruì un'intera carriera basata sulla tecnica di solarizzazione.
QUI trovate un breve tutorial su come replicare in Photoshop la tecnica che Ray inventò in camera oscura: stesso fine, strumenti diversi.
Heartfield e Ray non facevano altro che manipolare le immagini, esattamente come facciamo oggi con Photoshop. Chiunque riconoscerebbe che le loro tecniche ebbero effetti straordinariamente espressivi e illuminanti: eppure, all'epoca erano considerate eresie.

Naturalmente, esiste una differenza tra la fotografia artistica e il fotoritocco ai fini meramente estetici che tanto manda in bestia le femministe meno illuminate.
Gruppi come Bodywhys hanno messo in piedi campagne contro quella che considerano la rappresentazione irreale di modelli irraggiungibili: ciò che gli adolescenti vedono nelle fotografie pubblicitarie (ma anche non) non è l'immagine reale, quindi non devono tentare di imitarlo nella propria vita, sostengono.
Il che è un punto di vista sensato, ma, da sempre, la pubblicità è mistificazione, e non è un segreto. Onestamente, non bisogna essere troppo smaliziati per sapere che è la comunicazione pubblicitaria basa parecchi dei suoi meccanismi di persuasione sulla finzione.
Tanto più quando il trucco è talmente esasperato da renderlo impossibile da accostare con la realtà.
A volte i clienti vogliono esagerare deliberatamente. Nel 2000, o giù di lì, realizzai il calendario dell'ormai defunto gruppo delle Lollipop, e applicai, più per gioco che per altro, un effetto di sfocatura sulla pelle di una delle ragazze, fino a darle un effetto di plastica levigata. Alle Lollipop piacque così tanto che mi chiesero di applicarlo a tutte le fotografie del calendario.

Rughe? impefezioni? Occhiaie? Donne: è arrivato Photoshop. 

Forse esistono dei casi in cui il ritocco è eccessivo... ma generalmente, l'etica non c'entra nulla. Per noi è soltanto un lavoro.
A sentire altri miei colleghi, invece, l'impiego massiccio di Photoshop nella pubblicità ha eroso la fiducia del pubblico e sta influendo sulla sua capacità di distinguere tra realtà e finzione... e questo temo sia vero se riferito alla fotografia giornalistica. Se ormai parecchi di noi si rendono conto che la pubblicità dei prodotti di bellezza impieghi immagini pesantemente ritoccate (e qui, sì che servirebbe un limite), in altri campi non siamo affatto consapevoli dell'entità della manipolazione.

E quindi?
Qualcuno ha proposto l'introduzione di una filigrana digitale che segnala chiaramente a chi guarda che l'immagine è stata ritoccata. Un simbolo per distinguere, ad esempio sui giornali ma anche sul web, le immagini "autentiche" da quelle manipolate.
Ma quanti hanno interesse nel farlo? I giornali preferiscono che questo confine sia sfumato, per avere maggiore flessibilità nel layout. Il reparto fotografico di qualsiasi quotidiano si ritroverebbe con un grosso carico (e di responsabilità) di lavoro in più. Senza contare l'impatto che avrebbe sulla pubblicità: se ci abituassimo a fidarci solo delle immagini contrassegnate come reali, quale potrebbe essere il futuro delle campagne con fotografie ultra-ritoccate?

Una soluzione potrebbe consistere nel distorcere le immagini in modo talmente massiccio da lasciare solo un tenue legame con la realtà... e conquistare il pubblico proprio con al stranezza delle immagini digitali.
Noi pubblicitari utilizziamo ogni stimolo possibile per suscitare una reazione. Nel giro di pochissimi decenni, abbiamo condotto una vera e propria escalation di alterazioni digitali producendo immagini sempre più slegate dalla realtà... al fine di affascinare e stimolare reazioni inconscie che portano all'acquisto di beni o servizi.
E la psicologia ci ha aiutato in tutto questo. Ci ha suggerito che occhi grandi fanno apparire una donna vulnerabile, che una bocca piccola la fa sembrare carina.
Va bene, qui ho esagerato. Ma il concetto è questo.

Quasi nessuno, ormai, presenta la realtà in pubblicità, ma un'interpretazione riveduta e corretta: invita chi guarda ad entrare in un altro mondo, dove è tutto perfetto, coerente, funzionante.
Uno degli effetti collaterali indesiderati di questo modo di approcciarsi, è la convinzione crescente che tutto può essere realizzato in fase di post-produzione, a discapito dell'idea originaria alla base di uno scatto fotografico.
Mi è capitato di vedermi arrivare fotografie assolutamente ordinarie e di sentirmi chiedere di ambientarle in posti esotici. Alcune composizioni di questo tipo sono ridicole e tutt'altro che convincenti.
Senza contare che Photoshop viene spesso erroneamente considerato una facile scorciatoia per risparmiare denaro. Invece di commissionare un costoso servizio fotografico in esterni, ai designer viene chiesto di rielaborare immagini di repertorio acquistate sugli stock image un tanto al chilo.
Io sono il primo a riconoscere la comodità degli stock image... ma anche che possono ridurre la fotografia ad un supermarket, dove entri, ti fai un giro per le corsie, metti nel carrello quello che ti serve e poi passi in cassa.
E la professionalità? Un optional.
Le opportunità di lavoro? Drasticamente ridotte.

Come ogni altra tecnologia, l'impiego massivo di Photoshop ha aperto nuove strade ma ne ha chiuse altre.

Si può tornare indietro? Io non credo.
E anche: signora mia, ma allora dove andremo a finire?
In un mondo dove l'utilizzo di Photoshop sarà dato per scontato: esattamente come adesso diamo per scontato l'uso di Google per cercare qualsiasi cosa, pratica che ha rivoluzionato le nostre vite ancor più che cancellare gli occhi rossi da una fotografia.
Il fatto è che molte di queste polemiche sono legate al nostro concetto di "realtà" e "verità", e (giustamente) drizziamo le antenne ogni volta che appare una minaccia, reale o presunta, all'integrità di questi concetti.
Poi, dovremmo stabilire cos'è veramente la realtà o la verità... ma questa è materia per filosofi, e io, che sono solo un designer e neanche tra i più bravi, non ci addentro.
Buonanotte.

martedì 24 aprile 2012

Qualcuno deve averci già pensato, vero?

A magliette con il logo luminoso, intendo.
Ma non quelle robe fluorescenti che di giorno sono giallino morto e fanno tanto Halloween. No.
Penso proprio a delle fibre ottiche, alimentate da una batteria da orologio.
Una luce bianca e vivida per far risaltare un logo, una scritta, qualsiasi cosa in qualsiasi posto dopo il tramonto, o in un locale chiuso e con poca luce.
Niente di tamarro. Luce bianca e discreta.
Che ne dite? Venderebbe?

[RECE] Nokia Lumia 800 (2 di 2)

UTILIZZO NEL QUOTIDIANO
Prima ancora di parlare della parte telefonica, va spesa qualche parola sulla reattività dell'interfaccia.
Windows Phone 7.5 Mango è privo di brandizzazioni e funziona senza alcun lag, senza ritardi, veloce e assolutamente fluido nelle animazioni (il Lumia è spinto da un processore Qualcomm single core da 1.4 GHz e monta 512 mb di RAM).
È un piacere guardarlo.

Al posto della griglia di icone di iOS e di Android, impiega nella home screen le tails, le piastrelle, quadrate e rettangolari, riposizionabili e definibili dall'utente. Sono quasi tutte animate e potete sceglierne la tonalità. A differenza della home dell'iPhone, quella del Lumia può raccogliere applicazioni, contatti, pagine web, funzioni più utilizzate, qualsiasi cosa.
Una di quelle cose di cui, tornando su un iPhone o su un iPad, si sente la mancanza.
Lo scorrimento è verticale, e potete rendere la vostra home screen virtualmente infinita.
Tutte le altre applicazioni sono visibili in un sottomenù tipografico ordinato alfabeticamente.
L'aspetto "tipografico" è esattamente la caratteristica principale di Windows Phone: le icone sono pochissime e stilizzate all'estremo, e tutti i comandi sono grossi testi cliccabili.
So che tradizionalmente è Windows a scopiazzare, ma stavolta l'approccio è del tutto nuovo, esteticamente valido e persino funzionale.

Quest'interfaccia è facile da usare, e benissimo implementata col tasto "back" di cui dicevo sopra.
Ci si abitua ad usarla da subito, anche se non è esente da incoerenze: il copia e incolla, ad esempio, impiega un comando testuale per copiare e un'iconcina per incollare... ma dovrebbe essere una di quelle cose facili da sistemare con un aggiornamento.
Difetti? Il centro notifiche, presente nella lock screen, potrebbe essere decisamente più visibile, e anche la scelta di non mostrare, se non a richiesta, lo stato della batteria e l'intensità di campo a favore di una totale pulizia grafica del display è sembrato eccessivo persino a me.

La parte telefonica non offre un grande vivavoce, mentre l'audio interno è chiaro e potente. Chi è dall'altra parte riceve bene la mia voce, e finora non ho avuto nessun problema di ricezione. La gestione della rubrica è veloce e intuitiva, supportata da uno scrolling inerziale perfettamente calibrato.

La messaggistica offre una tastiera virtuale molto simile a quella dell'iPhone, ma offre un sistema di correzione ortografica meno invasivo. Il puntatore, invece, è più scomodo. L'idea della lente d'ingrandimento di iOS è insuperata. Il Lumia offre anche l'opzione della dettatura vocale degli SMS (avrebbe fatto comodo poterla impiegare anche nella composizione delle email), attivabile praticamente istantaneamente e con una discreta capacità di interpretazione. Non ho ancora provato Siri su iPhone (che comunque non è ancora disponibile nella nostra lingua), quindi non sono in grado di fare un paragone.
Il Lumia 800 può anche leggere gli SMS al nosttro posto, per esempio quando siamo collegati via bluetooth mentre stiamo al volante. Peccato che la voce sintetizzata sia molto, molto migliorabile.

La posta elettronica presenta un client praticamente privo di difetti. C'è la visualizzazione HTML, il pinch to zoom, e la possibilità di organizzare le email in cartelle. Il browser (una versione minimal di Explorer) offre la modalità desktop, e carica velocemente le pagine. Zoomare con le dita, altro gesto introdotto dall'iPhone e ormai entrato nel nostro DNA, è veloce e interpreta il doppio tap esattamente come un iPhone.
E, esattamente come un iPhone, non c'è alcun supporto a Flash.

Potete naturalmente ascoltare musica e visualizzare video e film, ma non fate troppo affidamento sull'altoparlante interno. Fa abbastanza schifo, ed è pensato soprattutto per le suonerie e gli altri avvisi sonori che non per un utilizzo multimediale.
A proposito delle suonerie, è possibile usare mp3 senza meno acrobazie che non su un iPhone... ottima cosa, visto che le dozzine preimpostate nel Lumia sembrano risalire agli anni novanta.
Ah, sì... c'è anche una radio FM, che l'iPhone inspiegabilmente non ha mai implementato, ma la seccatura è che va ascoltata solo in cuffia.

FUNZIONI ACCESSORIE E APPLICAZIONI
Uno dei motivi del successo planetario di iPhone e del suo iOS, è senza ombra di dubbio l'AppStore, il negozio virtuale di applicazioni a pagamento o gratuite.
L'iPhone (o l'iPod Touch, o l'iPad) è di fatto diventato in pochissimi anni la piattaforma mobile più diffusa sulla quale far girare utility, giochi, magazine multimediali e qualsiasi altra cosa.

Windows Phone, pur ponendosi diversamente rispetto un iPhone, ha la sua versione dell'AppStore, il MarketPlace. Naturalmente, il numero delle applicazioni non è assolutamente comparabile, ma un utente dovrebbe chiedersi di quanti client di twitter ha bisogno, o quanto tempo vuole spendere a giocare sul suo smartphone.
Inoltre, non c’è nemmeno bisogno di un client di twitter perché è già integrato nell’OS4: Mango offre di default la maggior parte delle funzioni che servono alll’utente medio.
Ho scritto "la maggior parte", perché ne vanno scaricate alcune di irrinunciabili, come un cronometro e un meteo, offerte già nel primissimo degli iPhone... in compenso, il pacchetto di applicazioni Nokia preinstallato è di ottimo livello, e il suo sistema di mappe surclassa quello Microsoft (ma non quello Apple, ancora insuperato per facilità d'uso e velocità).

Microsoft cerca di riequilibrare il piatto buttando una suite Office Mobile completa... peccato che io non sono davvero in target, e di creare od aprire un file PowerPoint me ne frega meno di zero.
Ad ogni modo, nel corso delle mie tre settimane d'uso, ho scaricato:
• YouTube (di deafult sull'iPhone)
• Wikipedia
• What's App
• Shazam
• eBay
• Facebook
• Adobe Reader
• Skype
• ilMeteo (di deafult sull'iPhone)
App che, a dirla tutta, non sempre offrono la medesima pulizia nell'interfaccia richiesta dalle rigide guidelines Apple, ma fanno tutte il loro dovere e nessuna ha mai manifestato blocchi o rallentamenti.

Dove tutti gli Smartphone esistenti dimostrano di essere dei dinosauri, comunque, è nella sincronizzazione con i loro fratelli maggiori, i computer, Mac o PC che siano.
Infilare roba in un iPhone attraverso quello strettissimo imbuto che è iTunes è qualcosa che appartiene al secolo scorso, sul serio.
E invece ce la portiamo appresso ancora oggi.
E Windows Phone, che se per certi versi è più moderno ma per altri è chiuso esattamente come iOS, non fa eccezione. Il corrispettivo di iTunes è Zune (per PC) e Windows Phone Connector per Mac.
Non ho provato il primo, ma già trovo intollerabile che il secondo funzioni solo sotto Snow Leopard.
Se ho "solo" Leopard cosa dovrei fare, rinunciare a sincronizzare il telefono? Ridicolo.
Windows Phone Connector (lo scaricate gratuitamente dall'AppStore da QUI) per farsi perdonare presenta un'interfaccia semplificata all'estremo, e attraverso di esso si possono trasferire da un Macintosh musica, video, fotografie, suonerie e podcast.

Qualcuno si ricorda della vecchia Cartella Sistema in System 7?(inizio anni novanta...) L'utente ci trascinava sopra dei file, e il sistema li posizionava correttamente e automaticamente nelle sottocartelle giuste.
Ecco quello che voglio: che il mio smartphone (iPhone, Lumia, quello che volete) venga montato sulla scrivania esattamente come qualsiasi altro supporto di memoria esterna.
E che, senza scaricare, installare ed avviare alcuna applicazione, ci trascino sopra tutto quello che mi pare (musica, video, testi, fotografie, PDF, eBook, qualsiasi file possa essere letto dallo smartphone) e avviene un fottutissimo posizionamento automatico.
Come in System 7, anno di Grazia 1991. Se si poteva fare una cosa del genere allora, che nessuno si azzardi a dirmi che adesso non si può fare.
Selezionare radio button e poi dire "sincronizza"? Ma perché? Forse selezioniamo dei file e poi clicchiamo su un pulsante "Copia in quella cartella" quando vogliamo copiare dei documenti su un supporto? Perché gli smartphone non supportano il drag and drop, che esiste dagli anni ottanta ed è tuttora il modo più rapido e intuitivo di spostare e copiare dei file?
Apple non era in grado di scrivere un iOS che si parlasse, almeno a livelli basici, col MacOS?
E Microsoft, che già che c'era poteva rendere più facili le cose agli utenti facendo tesoro di quello che con l'iPhone è ed è sempre stato un collo di bottiglia (la sincronizzazione attraverso iTunes), non poteva  scrivere il software dei suoi device in modo da evitare Zune e altre porcherie per trasferire i miei file nel mio telefono?

CONCLUSIONI
Se cercate uno smartphone solido, ben costruito, che legge musica, foto, video, si collega a Internet, scatta buone fotografie e abbia un discreto parco applicazioni su cui contare e abbia un processore abbastanza veloce da gestire tutto questo con fluidità e non volete o non potete acquistare un iPhone (che resta comunque il punto di riferimento nella categoria), questo Lumia 800 non vi fa mancare proprio niente.
Come ergonomia e cura costruttiva, siamo ai massimi livelli. Niente da invidiare a nessun concorrente in fatto di materiali, assemblaggio e bilanciamento.
Il sistema operativo non presenta delay né ha mai manifestato un blocco di sistema o delle applicazioni. Buona la parte telefonica e il browser Internet, ottima la messaggistica e il client email.
Insufficiente l'altoparlante esterno, ma il display AMOLED rende giustizia alla visione di fotografie e film. Non sentirete la mancanza di un Retina Display.
Piuttosto buona la fotocamera (è la cosa che ho usato meno, ma in giro non sento che recensioni positive), veloce e semplice da usare.
Quindi, quali sono i difetti di questo Lumia?
Sostanzialmente, tre (più uno squisitamente professionale):
L'impostazione "chiusa", sia hardware che software, può infastidire tutti quelli che con lo smartphone vogliono "smanettarci": ad esempio, non lo vedo adatto ad un tipico utente Android, che se lamenta i paletti imposti da Apple su iOS non potrà che detestare la standardizzazione imposta da Microsoft in Mango.

• Una batteria che non arriva a sera è una cosa ridicola, che continuano a volerci far passare come una cosa normale. E questo vale anche per iPhone, col quale non riuscivo a superare le sedici ore di funzionamento consecutivo. È perfettamente inutile immettere sul mercato device mirabolanti con schermi spettacolari se non si riesce a tenerli accesi fino a sera. È come avere una Ferrari con un serbatoio da dieci litri: semplicemente assurdo.

• La disponibilità di applicazioni installabili è buona, ma una frazione rispetto quella sterminata presente su AppStore. Il Lumia (o qualsiasi altro telefono funzioni con Windows Phone) non sarà scelto da chi necessita di applicazioni che lascino una maggiore libertà e personalizzazione e che amplino significativamente l’offerta iniziale del telefono (e questo include anche un gigantesco numero di cazzate scaricate solo per farsi quattro risate con gli amici, sia chiaro). Il Lumia viene venduto completo di un pacchetto software preinstallato pensato a soddisfare le esigenze della maggioranza degli utenti; ma andare alla ricerca di applicazioni aggiuntive potrebbe rivelarsi un'esperienza frustrante per chi si confronta quotidianamente con un utente iPhone.

E arriviamo al quarto difetto, quello che noto io come pubblicitario.
• Né Nokia, né Microsoft sembrano aver investito un granché nella promozione di Windows Phone.
La maggioranza della gente non sa neppure che esista.
E se nessuno sa che esisti, puoi anche fare il miglior prodotto del mondo e nessuno lo comprerà.
Signori dell'ufficio marketing di Nokia e di Windows, ora mi rivolgo a voi.
Che diavolo... comprate una canzone.
Pagate dei testimonial migliori di questa tipa QUA.
Scritturate Michael Bay o Christopher Nolan per girare uno spot pubblicitario indimenticabile e pagate quello che dovete pagare per mandarlo in onda durante le finali di Champions League o in prima serata su tutti i principali canali satellitari e terrestri.
Fate comparire i vostri telefoni nei film e nelle serie televisive in mano i protagonisti. Ci sono più iPhone e iPad nell'ultimo Mission Impossible che in un AppleStore, e a nessuno sembra una cosa strana.
Sfruttate il vostro gigantesco parco clienti che fino a ieri ha posseduto ed usato con soddisfazione un Nokia, e cercate di trasferire quell'affezione sul Lumia, magari mettendo in commercio un modello entry level e che non sembri una saponetta come quello schifo del Lumia 710.
Sviluppate delle killer app proprietarie che si eseguono solo su Windows Phone.
Realizzate una versione speciale del Lumia in alluminio spazzolato che costa un botto. La gente è idiota e pur di avere un oggetto più esclusivo del vicino di scrivania è disposta a fare debiti. Non ci credete? Guardate il caso dell'iPhone bianco.
E se quello che vedete qui sotto è il massimo che sono riusciti a tirare fuori i creativi che lavorano per Nokia, è del tutto inutile stare a chiedersi perché iPhone resta lo smartphone più venduto al mondo.

lunedì 23 aprile 2012

[RECE] Nokia Lumia 800 (parte 1 di 2)

Come promesso qualche giorno fa, ecco una veloce recensione sull'oggetto che ha preso il posto nel mio cuore e nel mio taschino del vecchio iPhone.
I motivi di una migrazione così radicale, di parrocchia e di filosofia, li trovate in QUESTO post.
E ad ogni modo, in tempi non sospetti, e cioè quando tutti i miei iCosi funzionavano a dovere, l'introduzione di un sistema operativo dedicato alla telefonia mobile che non assomigliasse al solito iOS di Apple mi aveva incuriosito.
Animato anche da un certo spirito di ribellione e infastidito dalla pletora di iPhone che ormai possiede un italiano su due (solo alla sua presentazione nel 2007 chiunque non avrebbe scommesso una lira su questa affermazione), andando controcorrente come mi piace fare ho preso questo Nokia Lumia 800, che molti definiscono come l'unica vera alternativa al telefonino Apple.

FORMA E DETTAGLI COSTRUTTIVI
Apple ha fatto davvero scuola, e questo Lumia può vantare una linea snella, minimale e persino più pulita di un iPhone. Niente saldature, niente viti, giunzioni, niente di niente.
E, naturalmente, come l'iPhone, scordatevi di poterlo aprire, fosse anche solo per sostituire la batteria. Sconcertante che – laddove si poteva migliorare – si è scelto di prendere il peggio della filosofia costruttiva della concorrenza. Ma scriviamolo nella colonnina dei "peccati veniali".
Perché il form factor del Lumia è a mio avviso superiore in ergonomia ad un iPhone. È più sottile, meno scivoloso e ha un aspetto meno fragile.
Se il primo iPhone aveva un bellissimo retro in alluminio satinato e il secondo una più modesta scocca di plastica, l'attuale iPhone ha un pannello di vetro. E, visto che uno dei miei iPhone si è rotto proprio così, io un telefono di vetro non lo voglio, grazie.
Non sono il tipo che sta sufficientemente attento alle cose.
Le usa e poi se ne dimentica.

Lo schermo è un'unità Amoled Clear Black da 3.7 pollici (di soli 0.2 pollici superiore a quello dell’iPhone), con risoluzione 800x480 pixel.
Vi dico subito che la mancanza del decantato Retina Display offerto da Apple (devo ancora capire, onestamente, perché dovrei desiderare un display con una risoluzione troppo elevata per l'occhio umano) non si sente... anche perché l'interfaccia è completamente diversa, ed esalta i contrasti netti e privi di sfumature di Windows Phone.
Tutti i testi, anche i più piccoli, sono sempre perfettamente definiti. La visualizzazione di fotografie e film è ottima. Pari, se non superiore, a quella già straordinaria dell'iPhone.

Il Lumia non dispone di un tasto Home, ma di tre pulsanti sensibili al tocco (una scelta obbligata da Microsoft su ogni device che scelga di utilizzare il suo OS), che forniscono un feedback con una piccola vibrazione.
Questa vibrazione è leggerissima ma perfettamente avvertibile. Perfettamente calibrata ed addirittura piacevole sotto le dita.
Meno riusciti sono i tre pulsanti fisici sul lato destro, che controllano il volume, l'accensione o lo spegnimento o lo standby e l'attivazione della fotocamera. Soprattutto quest'ultima si può attivare inavvertitamente maneggiando il telefono.
Nel complesso, la cura costruttiva del device è estrema. È solido, perfettamente assemblato e viene fornito da Nokia con una custodia di silicone nero che protegge la palstica dai graffi.

Dei tre pulsanti sensibili, il primo serve a tornare indietro, quello centrale a raggiungere l’Home Screen, quello a destra ad avviare Bing, il motore di ricerca di Microsoft.
Il funzionamento del pulsante "Back"è del tutto intuitivo e coerente: come il tasto "indietro" che avete su Firefox o Safari o Chrome, porta sempre indietro di un’azione. Ogni volta che lo premete, tornate alle azioni che avete svolto: lettura di messaggi, consultazione della rubrica o delle mappe, chiamate, applicazioni, qualsiasi cosa.
A farci l'abitudine, poi non ci si rinuncia più.

Quello che non mi è piaciuto per niente, è la posizione dell’entrata micro-USB per il caricamento e la sincronizzazione del device sulla parte alta del telefono. Il connettore è nascosto da un piccolo sportello e questo giova alla pulizia della linea, ma il cavo in dotazione è troppo corto e di fatto è una soluzione scomoda. L'iPhone ha fatto del suo connettore proprietario un punto di forza, permettendo il nascere di una serie infinita di accessori dove questo poteva innestarsi e diventarne parte integrante.
Io non riesco nemmeno a immaginare, tipo, un sistema di altoparlanti che possa interfacciarsi con un Lumia con un risultato estetico decente.

Il Lumia monta una fotocamera da 8 megapixel  con ottiche Carl Zeiss che cattura immagini a risoluzione 3264x2448 pixel e gira video a 720p. State parlando con qualcuno che usa parecchio controvoglia le fotocamere montate sui telefoni, quindi il mio parere potrebbe non essere oggettivo.
Facciamo che vi posto qui delle foto scattate con il Lumia, e giudicate voi. Ad ogni modo, se siete tra quelli attenti al secondo, la sua attivazione è più veloce di quella dell’iPhone 4.
(fotografie col Lumia 800, luce naturale, cielo nuvoloso)

Un dettaglio sul quale Nokia non ha migliorato l'iPhone è la batteria. Oltre a non essere sostituibile neanche qui, difficilmente arriverete a sera, con un utilizzo del Wi-fi, del browser, della messaggistica e, naturalmente, del telefono.
Ho sentito dire da qualche parte (Glauco?) che è un problema momentaneo che viene risolto con l'attuale aggiornamento del firmware, ma è una di quelle cose che devo vedere per crederci.

Un'altra cosa. Come ogni smartphone che si rispetti, il Lumia è dotato di un accelerometro che gli permette di ruotare lo schermo quando girate il telefono... insomma, quello che con l'iPhone è diventato naturale ed irrinunciabile per chiunque. Quello del Nokia Lumia funziona piuttosto bene, ma non è reattivo come quello di iPhone. Ripeto, se siete tra costoro per cui i secondi sono importanti, il Lumia vi sembrerà lento nel reagire ai vostri sballottamenti.
(continua)

giovedì 19 aprile 2012

Come finisce un amore.



Questi accadimenti si riferiscono agli scorsi mesi, e sono assolutamente veri.

Raccontano (e spiegano) come parte dei miei sudati guadagni siano finiti in un Nokia Lumia 800 e non, come magari si sarebbero aspettati quelli che mi conoscono, nell'acquisto di un nuovo iPhone.
Perché il sottoscritto al destino non ci crede, ma crede piuttosto ad un universo determinista.
Dove per determinista si intende: tutto accade a causa di qualcosa.

Se qualcuno di Apple passa da queste parti, legga e rifletta.
Se qualcuno vuole passare ad Apple, legga e rifletta.
Se qualcuno pensa che Apple sia il miglior mondo immaginabile, legga e rifletta.
Poi, sì: magari, sono solo sfigato io.
Ma non cianciamo oltre. Eccovi la mia triste storia, signore e signori.

Lo scorso settembre, interrompendo un sodalizio che durava da circa cinque anni, il mio iPod di quinta generazione ferma il suo piccolo hard disk Toshiba da trenta gigabyte per sempre.
Senza un preavviso e senza un fiato, uno degli oggetti che meglio aveva funzionato fino a quel momento ascende in qualche paradiso elettronico e mi lascia senza la musica e senza i dati che vi avevo stipato dentro.
Pazienza per i dati. Avevo un backup abbastanza recente, ma l'iPod è un oggetto che uso quotidianamente, e ingenuamente penso: magari lo possono sistemare.
Perché, anche se forse i più giovani di voi non se lo ricordano, una volta accadeva esattamente così: una cosa si guastava, tu la portavi ad aggiustare, qualcuno più esperto di te la apriva, cambiava il pezzetto che si era rotto pescandolo da uno scatolone con scritto sopra pezzi di ricambio, richiudeva e ti ridava tutto che funzionava di nuovo e tutti si era felici. 
Adesso non è più così.
Quando porto il mio iPod in assistenza, nessuno si prende la briga di aprirlo, cambiare il pezzo che si è rotto e ridarmelo, graffiato ma funzionante. 
"Possiamo cambiartelo con uno ricondizionato" mi informa un annoiatissimo tizio in t-shirt nera Apple, senza mostrare la minima empatia verso di me.
"Non provate nemmeno a vedere se magari ha qualche filo staccato o roba del genere?"
Il tizio mi guarda come se mi fossi appena autoinvitato a cena da lui. "Non apriamo gli iPod. Apple li cambia. È più semplice".
"Più semplice per voi, di sicuro. E quanto costa la sostituzione?"
"Fammi controllare", e scorre una tabella sullo schermo del suo iMac. "Ecco qua. Cento euro, iva compresa".
"Facciamo che ci penso su".
"Siamo sempre qui".
Tornando a casa col mio iPod morto, rifletto che per il trasporto dei miei dati posso usare uno dei miei hard disk portatili. È più grosso e pesante, ma ha oltre dieci volte lo spazio che avevo prima. E posso ascoltare la musica sull'iPod Nano da due gigabyte che normalmente porto in vacanza. A cambiare l'iPod faccio sempre in tempo, mi dico. Sì. Cento euro che mi crescono dal budget non sono così difficili da far saltare fuori.
E settembre scorre via.


Arriva ottobre, e il mio iPhone 3G ammutolisce.
La suoneria non suona più. Gli mp3 non si sentono più. Le telefonate sono mute.
Un attimo prima, funzionava: quello dopo, no. Mi faccio un giro su Internet alla ricerca di possibili cause e soluzioni, ma più che consigli di ripristinare il software, non trovo.
Tento tutto quello che può fare un utente senza aprire il telefono (operazione assolutamente vietata da Apple, che impedisce al proprietario di cambiare anche la batteria), quindi, non essendo (purtroppo) ancora l'ex marito di Paris Hilton che di iPhone ne può comprare una badilata la settimana, ho tentato quello che avrebbe tentato chiunque di voi. L'ho portato in assistenza.
C'era lo stesso tipo dietro la scrivania e con la stessa t-shirt nera Apple. Non l'ha neppure guardato. 
Anzi, mi sa che non ha guardato neanche me. Stava scorrendo qualcosa di molto interessante sul monitor del suo iMac regolato al massimo della luminosità.
"Apple non ripara gli iPhone. Li cambia"
"Uhm... ho come un dejà vu, lo sai?"
"Come hai detto?"
"Niente. Ricordami come funziona la faccenda, sii gentile".
"L'iPhone è in garanzia?"
"Considerando che è un 3G e che, come saprai, i 3G non li producono da ben più di due anni, mi sa di no".
"Allora, ci dai indietro il tuo iPhone rotto, trecento euro e Apple te ne dà uno ricondizionato".
"Caspita, un vero affare".
"Policy Apple" dice il tipo, come se spiegasse tutto.
"Ma magari è una fesseria", provo a insistere io. "Vedi, si accende, funziona tutto... solo non si sente più l'audio. Potrebbe non essere grave come sembra".
"Non posso fare niente. Niente riparazione. Sostituzione con contributo. Policy Apple".
Mi chiedo quante volte ripeti quel mantra al giorno a clienti increduli come me.
"Non voglio un altro iPhone ricondizionato. Voglio aggiustare questo".
"Senti, prova all'AppleStore a Lunghezza. Magari il Genius Bar può aiutarti".

Voi, che mi sa che neanche voi siete ex mariti della Hilton, che avreste fatto? Oltre mandare affanculo il tipo, dico.
Esatto: sareste risaliti in auto e sareste andati all'Applestore.
Che, per la cronaca, non è in centro come sarebbe utile che fosse: no, è in un centro commerciale ai margini del raccordo anulare, sperduto su un tratto di bretella autostradale che bisogna persino pagare per percorrerla. Nei due sensi.
Mezz'ora d'auto dopo, sono all'Apple Store, e invoco il supporto del Genius Bar.
Un ragazzone in t-shirt azzurra Apple mi dice: "Hai un appuntamento?"
"Certo che no".
"Devi prenderne uno per parlare con uno dei genius".
"Stai scherzando. Guardami: sono qui, e ho qui anche il mio iPhone guasto. Non è possibile farglielo vedere ora? Almeno oggi?"
"Policy Apple".
"Questa l'ho già sentita".
"Mi dispiace. Devi prendere un appuntamento e tornare appena c'è posto".
"E va bene. Datemi un appuntamento".
"Devi prenderlo da solo collegandoti al sito. Noi non possiamo prendere appuntamenti".
"Cosa? No, aspetta, non rispondermi 'policy Apple'. Vuoi dire... ah, lascia perdere".
In genere non esco mai dai negozi senza salutare, ma stavolta giro i tacchi e me vado masticando bile.
Una volta a casa, mi collego al loro sito di @**## e prendo un appuntamento del @*§** per il giorno dopo.


È il giorno dopo. Torno all'Apple Store e raggiungo il bancone del Genius Bar. Fisso negli occhi il Genius che non ha per niente l'aria da genio, ma piuttosto quella di un ragazzo con una t-shirt Apple nera. Gli spiego cos'ha l'iPhone che non va.
La prima cosa che fa è prendere un aggeggio dalla tasca che usa per sbirciare in un forellino sulla sommità del mio iPhone.
"E quello cos'è?" gli chiedo.
"Questo?... Uh... serve a vedere se l'iPhone è entrato a contatto con dei liquidi".
"Non ci ho fatto la doccia, se è questo che vuoi sapere".
"Dovevo controllare".
"Bastava chiedere".
Lui non ribatte e mi dice: "Proviamo con un ripristino del software".
È come se andassi dal medico con la febbre e quello mi dicesse "L'hai presa, un'aspirina?"
Prendo un respiro. "Ne ho già fatti quattro o cinque. Non è servito a niente".
Il tizio tace per un attimo o due. 
"Beh, ma l'hai ripristinato in modalità DFU?"
E qui taccio io. Non so cos'è questa merdosa modalità DFU, che poi scoprirò essere semplicemente premere contemporaneamente il tasto home e quello di accensione per dieci secondi, trascorsi i quali si rilascia soltanto il tasto di accensione e si attendono altri dieci secondi prima di ricollegarlo ad iTunes, che crede che sull'iPhone non ci sia alcun firmware e quindi chiede di installarne uno.
Ma visto che io non lo so e quello me lo fa cascare dal cielo, seguo speranzoso la trafila.
Che non porta assolutamente a niente.
Il mio iPhone si accende, telefona ed esegue le applicazioni, ma resta completamente muto.
"Allora, che cos'ha? Insomma, sei un Genius. Qualcosa in più di me, la saprai".
Il tizio si fa piccolo nella sua t-shirt nera. "Possiamo solo cambiartelo con un altro 3G".
"Certo, più l'insignificante dettaglio che devo darvi altre trecento carte".
"Beh... ma poi hai tre mesi di garanzia sul device sostitutivo".
"Tre mesi?" sgrano gli occhi. "Ma non sarà troppo?"
Non aspetto che il tipo capisca il mio sarcasmo e mi rifili un'occhiata di (meritata) compassione. 
Per la seconda volta in due giorni, esco da un negozio senza salutare e senza ringraziare.
Perché non ho proprio niente e nessuno a cui dire "grazie"... a differenza di Apple, che solo da me, dagli anni novanta a questa parte, ha incassato dei begli utili grazie ai miei acquisti di Macintosh, iPod, iPhone e iPad.
Oggetti che – sarà un fottuto luogo comune ma oggi come oggi lo dico con la massima convinzione – una volta non si guastavano così spesso come accade ora, e non parlo solo per esperienza personale.
Apple dovrebbe regalarmi un nuovo iPhone placcato d'oro, mi dico, incazzato come un furetto mentre risalgo in auto – anche solo per tutta la pubblicità gratuita che le ho fatto in questi anni.


Ma sono pensieri oziosi, e cerco di razionalizzare.
Dopotutto ho un iPad perfettamente funzionante, che fa tutto quello che faceva il mio iPhone (ok, a parte telefonare), ho un altro vecchio cellulare dove infilare la mia SIM e, se proprio devo tirare fuori trecento euro, ne spendo cinquecento per un iPhone 4 nuovo.
Solo che non lo voglio, un iPhone 4 nuovo.
Voglio il mio vecchio 3G che andava benissimo.
Ma io sono morto, pare canzonarmi il vecchio mattoncino di vetro e plastica dal sedile accanto dove l'ho gettato risalendo in macchina.
Così, abbandono l'idea di comprare un altro iPhone, almeno non quello che è in commercio, e, hai visto mai, sta per uscire un iPhone 5 rinnovato, con un nuovo design, intelligenza artificiale e una batteria che dura uno zigallione, giurano tutti intorno lo scorso ottobre.
E invece arriva un iPhone 4 potenziato, senza nuovo design, con un riconoscitore vocale che non capisce l'italiano e la batteria che dura esattamente come prima. 
Io tiro dritto col mio Nokia 6230 riesumato da un cassetto.

Passa ottobre, e passa pure novembre. È una triste sera di dicembre quando anche l'iPad mi dice: Abbello, sono durato fin troppo. È ora di dirci addio, comprati un iPad nuovo, barbun.
Con attaccato addosso uno sgradevole e persistente senso di dejà vu, ripercorro la mia via Crucis: assistenza Apple, sostituzione con contributo, riparare? non se ne parla neanche. Trecento euro, contanti o bancomat? Sì, ti diamo anche tre mesi di garanzia. 
Sospiro. Dopotutto, utilizzo l'iPad più di qualsiasi essere umano. Essere umano normale, intendo dire.
Lo utilizzo più del telefono, più dell'iPod, persino più del Mac che ho a casa. 
Se non spendo soldi per questo, per cosa dovrei?
È giustificandomi con queste stronzate che sgancio il malloppo e, dopo ventiquattr'ore, mi viene consegnato un iPad ricondizionato che, a vederlo, sembra appena uscito dalla sua fabbrica cinese resa tristemente famosa dalla catena di suicidi nello scorso anno.
Quest'iPad funzionerà perfettamente fino allo scorso marzo.
Dopodiché, una triste sera collocata approssimativamente a tre giorni dopo la scadenza dei tre mesi di garanzia, anche questo iPad mi dice: Abbello, sono durato fin troppo. È ora di dirci addio, comprati un iPad nuovo, barbun.
E, sì, ho fatto copia e incolla.


Il fatto che questi guasti accadano esattamente in concomitanza dell'uscita di nuovi modelli, mi fa balenare la possibilità, nella mia paranoia crescente, che Apple disponga di un radiocomando potentissimo e segretissimo con cui cortocircuitare i suoi dispositivi venduti, ovunque essi possano trovarsi nel mondo, tanto per far assicurarsi che uno non se li tenga troppo a lungo e non abbia bisogno di comperarne di nuovi.

Poi, recuperata la lucidità, realizzo che, dopotutto, nessuno mi paga per restare legato a un brand.
Anzi, a ben vedere, è esattamente l'opposto.
Sono io che pago, e più che se acquistassi un prodotto della concorrenza, per ottenere in cambio un prodotto migliore della concorrenza.
Apple – e ora mi rivolgo a te, col cuore in mano – devo proprio dirtelo: non solo non sei stata migliore della concorrenza, o magari lo sei stata finché tutto ha funzionato... ma, lasciatelo dire: quando c'è qualcosa che non va (e prima o poi, anche le tue robe hanno qualcosa che non va), tratti i tuoi clienti di merda.
E, per un po', la maggior parte di noi ci passa sopra e pensa che è normale essere trattati di merda, ma fortunatamente c'è sempre qualcuno che ci ricorda che non è così (questa storiella della garanzia europea non è andata giù a parecchi e l'antitrust a questo giro una tirata d'orecchi te l'ha data)... e quando poi arriva sul mercato qualcosa che funziona bene, è bello e fa tutto quello che facevi tu e anche in maniera più elegante, capita che i suoi seicento euro uno li dia a Nokia, anche se non ha sopra la tua meletta morsicata... meletta che, quando cominciai a comperarti, tanti anni fa, era simbolo di qualità e affidabilità e semplicità.
Per il resto di noi, se ricordi.

Non farmi pensare che oggi è diventato solo il simbolo della spocchia tipica dell'arricchito dell'ultim'ora.
Sei ancora in tempo. 
Grazie.

PS A breve, posterò una recensione del Nokia Lumia 800, e vi assicurò che sarà oggettiva, veritiera e non viziata dalle disavventure raccontate qui sopra.