giovedì 30 maggio 2013

Ce ne ho per tutti.

Ovvero: roba che ho letto/ascoltato/visto nelle ultime due settimane e che ha solo sottratto tempo prezioso che avrei potuto dedicare a spazzolare il mio gatto.
In forma breve... anche perché sennò il tempo che ci ho perso dietro diventerebbe ancora di più.


Daft Punk. Random Access Memories

Homework mi aveva lasciato freddino. Discovery ha richiamato la mia attenzione, ma l'inutile Human After All l'aveva spenta di nuovo.
Avevo posto molte speranze in questo Random Access Memories e ora che il disco è uscito (anche nei circuiti P2P) e da qualche giorno gira sul mio iPod, vi dico la mia.
Intanto, è un disco confezionato troppo sull’estetica e sugli sponsor (vedi alla voce ""collaborazioni": se hai qualcosa da dire, non ti servono i "nomi" per mettere assieme, dopo dieci anni, tredici nuove canzoni tutte tue. Non ti servono proprio).
Il marcio già si poteva subodorare ascoltando il singolo promozionale (Get Lucky).
Come, non esci con un pezzo nuovo da dieci anni e poi lanci l'album con una cover?
Una cover scialba, patinata e rifinita come un pezzo disco funk di scuola Chic radiofonica e easy listening che non ci volevo credere?
Ogni volta che riascolto l'album propendo sempre più per l'ipotesi "presa in giro". Parlo dell'impomatata Give Life Back to Music, con chitarrine funk a sormontare un'elettronica da cocktail, o dell'agghiacciante lento del (bassissimo) livello di The Game of Love, del mezzo plagio al Prince anni ottanta in Lose Yourself to Dance, o ancora al chill out da night club a buon prezzo come in Within.
Il merito principale di un disco come Random Access Memories è quello di venire incontro alle esigenze di praticamente chiunque… e la conferma arriva dall'incredibile numero di consensi che un'opera così innocua, povera (e non minimale, c'è differenza) e al contempo sfacciatamente commerciale e volta a ricercare il successo radiofonico e di pubblico, sta effettivamente ottenendo negli ambiti più disparati, dagli ascoltatori occasionali ai critici che firmano sulle riviste di settore – evidentemente abbastanza superficiali o incompetenti da venir raggirati tanto facilmente da orpelli di produzione di questo genere o privi del coraggio di ammettere: ma cazzo, tutto qui?
Da salvare: Giorgio By Moroder, in assoluto il momento migliore del disco (se escludete la grottesca introduzione parlata di Moroder e l'inutile coda strumentale, con riff di chitarra piacioni) ma anche Contact (ovvero: gli Air sotto anfetamine).



Django Unchained, di Quentin Tarantino. 

Come ho letto altrove non ricordo più dove, se non si ama Tarantino questo non è il suo film che farà cambiare idea.
E io, che del buon vecchio Quentin ho visto quasi tutto senza mai gridare al miracolo come il resto del Mondo, non ho cambiato idea durante e dopo la visione di Django Unchained.
Tanto, ormai il film l'avrete visto tutti, più di una volta, vi sarete fatti la vostra idea e magari pubblicato anche una recensione sul vostro blog unendovi al coro degli entusiasti.
Questa mia microrecensione, sappiatelo, non fa per voi.
Un simil-western brutto, con una trama piatta, drammaturgicamente anoressico (non so voi, ma la missione di salvataggio prima e vendetta poi del protagonista non mi ha minimamente coinvolto a livello emotivo), popolato da personaggi non graziati dai dialoghi corrosivi e surreali dei fasti di Pulp Fiction e annaffiato per tre, lunghe ore da un'autocompiaciuta quanto artificiosa ironia … per chiudere con un pirotecnico e non-catartico finale con Django vestito come il Will Smith di Wild Wild West.
E, personalmente, sono rimasto deluso anche dalla totale assenza di riferimenti al Django di Corbucci. Al pari di Inglorious Basterds, a Tarantino piaceva solo il titolo. 
Da salvare: la scena degli incappucciati è fantastica. Una ciliegina su una torta che non c'è.


Nathan Never 263. Lo spettro del futuro

Il poliziotto privato del futuro dal ciuffone bianco non lo leggo più da almeno cinque anni. O magari di più. Non ricordo.
Dovrei aprire lo scatolone che non tengo neanche più a casa mia e controllare qual è l'ultimo numero che ho comprato.
Ad ogni modo, mosso a curiosità da QUESTO post di Luigi, investo questi due euro e spicci e compro questo numero dueseitre.
Che, se dovessi giudicare il classico libro dalla copertina, avrei già capito che aria tirava. 
Copertina di rara e incontrovertibile bruttezza, colorata in modo dar far dileguare tutti i lettori occasionali e disamorare definitivamente i "regolari" che già da un pezzo si chiedono "ma che cazzo sto leggendo?".
Tante cose sono cambiate dall'ultimo Nathan Never che ho comprato, e scopro che ci sono ben due storie al prezzo di una.
Però le storie sono lunghe la metà, quindi tutto come prima.
Si inizia con Lo spettro del futuro. Che poi, più che una (mezza) storia è piuttosto una chiacchierata da bar tra Nathan Never e un robot che ha deciso di UBRIACARSI.
Sì, non chiedete.
Nelle intenzioni degli autori avrebbe dovuto essere una riflessione sui futuri possibili dell'umanità, tra quello che la fantascienza ha immaginato e quello che è accaduto, seppur nel mondo fantascientifico di NN.
Uno spunto interessante, ma gestito in maniera talmente sciatta ed elementare da risultare imbarazzante. 
Da salvare: un paio di tavole di Giardo particolarmente ispirate e la battuta sulla seconda trilogia di Star Wars.

La seconda storia, Il ritorno di Omega, invece parte bene.
Buon ritmo e zero retorica, poi arriva Omega e tutta la sospensione dell'incredulità si ribella davanti un personaggio credibile quanto Berlusconi che restituisce l'IMU.
Mettici un finale con scambi di battute da telefilm tedesco da sabato pomeriggio e il discorso di fine anno che manco il Napolitano più retorico che vi ricordate, e avrete finito l'albo.
Da salvare: ad essere buoni, le prime dieci pagine.

18 commenti:

Lisa ha detto...

Ti sembrerà incredibile ma Django non l'ho ancora visto, quindi non posso esprimere il mio parere.... mentre non sono una gran lettrice di fumetti e non so di chi parli, quindi ^^
Però posso darti ragione sull'ultimo Daft Punk, moscio e parecchio easy listening, spogliato di tutta la loro vecchia "cattiveria" (ma l'hanno mai avuta? mah)... evitabile

Yeeshaval ha detto...

Hai citato il Django originale, ecco un grande regista come Corbucci è lontano anni luce da un pseudo-western postmoderno come questo.
Non facciamo i caproni che vanno dietro alla moda, qui si scopiazza, seppur con classe, ma sempre copia è, meglio i western di Eastwood regista, lì sì che c'è uno stile.

Francesco1375 ha detto...

Non so, io Django Unchained l'ho trovato un gran bel film. Ma concordo con te che non è a livello di Kill Bill, Bastardi o il da te citato Pulp Fiction. Questo è un ottimo film come lo è Le Iene, e certamente migliore di Death Prof e Jackie Brown che invece non mi sono mai piaciuti. Detto questo si facesse un capolavoro ogni volta anche il valore dei capolavori precedenti ne perderebbe, quindi va bene così, un film da vedere e se piace Tarantino ovviamente da non perdere assolutamente.

Cervello Bacato ha detto...

Decisamente d'accordo sull'album dei daft punk...

AtTheActionPark ha detto...

Ciao Cyber. Hai messo lucidamente a nudo molti dei sospetti e dei dubbi che avevo sul film. Io non sono così drastica, e tre stelline gliele do comunque, però condivido molti punti della tua analisi.
Come ho scritto su mio blog (ebbene sì, l'ho recensito anch'iio XD), Django non mi ha mai annoiato nelle sue tre ore, ma [soprattutto] nemmeno sorpreso o colpito in qualche modo (anche se, su Gli spietati, hanno cercato di "rigirarla" dicendo che è un film di Tarantino che non ti aspetteresti proprio perché capita quello che ti aspetti... ).
A giorni di distanza il ricordo del film si fa sempre più fiacco, e non è un buon segno. Se ripenso a quando uscii dal cinema dopo Inglorious Basterds... be', siamo anni luce :)
Ciao, bellissimo blog ;)

Cavaliere-Senza-Testa ha detto...

Sui Daft: un pastiche lungo, pretenzioso, autoindulgente, mai memorabile, superderivativo....l'ho già detto pastiche? Non brilla nè come opera elettronica nè come disco funky-pop. Il classico elefante che caga un topolino. E no, non m'ha convinto neppure "Giorgio by Moroder" non lo trovo sto gran capolavoro, a meno che non pensi che mischiare la disco-music con i Genesis sia la genialata del secolo.
Tre stelle per l'impegno...la produzione è decisamente ottima, sono i pezzi a mancare.

LUIGI BICCO ha detto...

:D
Non puoi buttare sul tavolo tanta roba e affossarla in questo modo.

Il nuovo disco dei Daft Punk l'ho ascoltato solo una volta. Mi ha dato solo l'impressione che non si siano discostati di una virgola dal passato. Non è che mi facciano impazzire in modo particolare, ma la coverina Get Funky con Pharrell Williams, non mi è dispiaciuta.

Django non l'ho ancora visto.

E su Nathan Never, te l'avevo detto che era un numero tanto di passaggio. Mi sembra strano che tu abbia potuto apprezzare le prime dieci pagine del secondo racconto, visto che si narra di vicende lunghe che non hai seguito per nulla. Ma in ogni caso, ti ripeto, Bryan Hitch (quello del passato) non lo vedrai MAI tra quelle pagine. Scordatelo :)

CyberLuke ha detto...

In realtà, Nathan Nver aveva il suo Bryan Hitch: si chiamava Claudio Castellini, e io sto ancora qua a rimpiangerlo.
A mio personale giudizio, NN è stato affossato anche da tanti, troppi disegnatori che ci hanno sbrigativamente propinato centinaia di tavole mediocri, spesso non altezza dei soggetti.
A questo punto, preferisco PK.

Demian77 ha detto...

Parlo di Nathan Never.
Non sarei così drastico nel giudizio dell'albo in questione. in primo luogo occorre considerare i disegni, che devono comunque far parte della valutazione globale. Soprattutto nel caso di Giardo meritano davvero un buon voto.
Per quanto riguarda la storia, il voto può essere sufficiente, a me ha suscitato ben poche emozioni, d'altro canto non riesco nemmeno a capire l'indirizzo che si vuole dare alla serie e se la serie avrà un futuro.
Alla fine posso dire che questi sono (per me) albi da leggere una volta e poi buona lì, non suscitano la curiosità e l'attesa del numero successivo, nè la speranza di veder trattato e approfondito il tema il più presto possibile.
In questo albo si parla di Omega, bene. Ho letto la storia, l'ho riposta in libreria e di sicuro non mi verrà voglia di riaprire l'albo. Ma, onestamente, non è di certo uno dei numeri peggiori della saga.

Maura ha detto...

L'album dei Daft Punk l'ho sentito tutto, in macchina, l'intero weekend.
I miei amici entusiasti. A me piaciucchia ma lo sto trovando leggerino, troppo easy.
Fumosetto e forse poco "cattivo" come scrive Lisa.

Fabiana ha detto...

Avrei da dire anche su Django, ma mi limito a "Random Access Memories" dei Daft.
Ti dico subito che se a te non è piaciuto, a me ha fatto proprio cagare.
Va però riconosciuta una certa dose di coraggio perché probabilmente se avessero (ri)fatto l'ennesimo disco con il Daft Punk Sound si sarebbero assicurati vendite e 'like' in modo molto più facile e paraculo, soprattutto tra giovani e giovanissimi.
Bisogna anche dargli atto di una certa cultura musicale, aldilà del genere proposto, perché questo è uno di quei dischi che ameranno i buongustai della musica ed io, ahimè, non ne faccio parte. XD
A me piace la musica dimmerda e ciaciarona e difatti soltanto Contact mi manda su di giri; il resto dell'album mi ha annoiata a morte. La tanto apprezzata Lose Yourself to Dance la odio, con quella voce in falsetto di quel Williams che ripete in loop il titolo della canzone…mi irrita, sul serio.
Get Lucky già mi smosciava la radio edit figuriamoci questa allunga-brodaglia e Instant Crush è uno scarto di quel sottobicchiere dell'ultimo disco dei The Strokes, Comedown Machine.
Per il resto niente di che, però mi piace The Game of Love che non piace a nessuno. Se fosse stato un album di un altro gruppo lo avrei maggiormente apprezzato? Forse, ma io, dai Daft Punk esigo ben altro.

patrick shea ha detto...

Cyber, non sei l'unico ad aver mezzo mollato Nathan Never dopo la piega presa, diciamo, dopo il numero 100/120.
Il fatto che la maggior attesa dei fan sia rivolta alle mini che ri racconteranno le origini del nostro eroe, la dice lunga sull'affetto immutato da parte di tutti verso il personaggio ma anche sulle perplessità legate al "taglio" attuale della serie.

Venendo all'albo specifico, il nuovo villain inserito quasi a forza rappresenta uno dei simboli del "nuovo" corso di Nathan Never, un nuovo corso che invece di guardare avanti cerca di ricordare il passato della serie, inserendo un villain "principale" e ricercando atmosfere da prima agenzia Alfa ... Tutte cose belle ma che andrebbero lasciate ai primi 50/80 numeri, ora bisognerebbe guardare avanti.

Il problema di questo reebot e' stato proprio il farlo a meta'... O si faceva tabula rasa alla Crisis o si lasciava stare.

In conclusione, se la serie e gli autori punteranno ad andare avanti e non a scimmiottare fallendo miseramente i primi numeri c' e' ancora qualche speranza. Un tentativo in questo numero di correggere la rotta l' ho visto. Aspetto.

Ciao, e complimenti per il blog.

Angel-A ha detto...

I daft l'ho sentiti solo di sfuggita, tipo i 2 pezzi che mandano sempre in radio.
Cercherò di sentirmelo tutto e farmi un'idea ^___^

Django invece sono andata a vederlo.... e per me manca quel citazionismo che ha sempre caratterizzato Tarantino!
Ha omaggiato gli spaghetti westren in tutti i suoi film e qui le citazioni sono state ridotte al minimo (come lui stesso ha dichiarato) e la cosa IMHO stona, questo film doveva essere il trionfo delle citazioni invece.
Per il resto gran bel film, ma con qualche citazione in più, inquadrature "alla Leone" (come le chiama lui) e omaggi vari, anche semi-nascosti, poteva essere pure meglio!

The_Joker ha detto...

Classico album che nessuno si cagherebbe se non lo avessero fatto i Daft Punk...

Anonimo ha detto...

Il cd dei daft punk l'ho sentito un paio di volte.
Non mi è ben chiaro come un sacco di gente sostenga che non sembri un loro disco: bastano 20 secondi a caso diun pezzo qualsiasiper farti dire "Hei! Ma è uscito l'ultimo disco dei daft punk?".
Per il resto loro eccezion fatta per "human after all"(disco che sul serio suona poco daft punk) non mi hanno mai entusiasmato e questo disco non fa eccezione.
Dice bene chi sostiene che è un disco che fa ballare poco e tutto sommato credo si possa in effetti definire una mezza delusione se si è un fan che vuol muovere il culo a tempo di musica.
Una cosa però devo riconoscergliela: alle 2 di notte, su una provinciale semi deserta, con il lunotto davanti puntellato di gocce d'acqua e le luci della città che fanno da sfondo, questo disco trova una sua dimensione ai limiti della perfezione. Tutto sommato non è poco.

Larsen ha detto...

su NN mi son fermato al numero 110... dal numero zero originale eh... compresi quei vari "mega albi" e i vari speciali.

ho smesso di comprare NN quando sono nate le varie testate "spinoff"... da leggs a agenzia alpha... come rovinare un personaggio e una testata.

castellini... e' finito a disegnare silver surfer... all'epoca dico, adesso non so cosa faccia.

Alex McNab Girola ha detto...

Daft Punk a parte, che non mi dispiacciono (senza strapparmi i capelli), quoto i tuoi giudizi.

Django non mi è piaciuto, ma del resto non amo particolarmente Tarantino.

Nathan Never l'ho abbandonato otto o nove anni fa. Quando lo sfoglio nei megastore o in edicola capisco di aver fatto un'ottima scelta.

Antonio ha detto...

Mai pensato che il nome dell'album Random Access Memory si riferisca ad un pescare dai propri ricordi in maniera appunto casuale e atemporale e rendere omaggio agli artisti che in qualche modo gli hanno cambiato la vita (Moroder, Chic) e alle sonorità che andavano di moda decenni fa? Easy listening certo perchè la musica disco era così quindi le canzoni si rifanno ai ricordi dei due musicisti...
Un album creato non per il pubblico ma per se stessi che poi è la vera espressione dell'arte...

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