giovedì 9 maggio 2013

Musica ex machina.


Il nuovo – e per lungo tempo atteso – album di Karl Bartos è un ritorno alle origini che per uno come me, che letteralmente adora le sonorità della band di cui è stato non solo membro ma anche co-autore di praticamente tutta la loro produzione dal 1978 al 1990 (vale a dire: il meglio), non può essere che bene accolto.

Aver fatto parte dei Kraftwerk significa possedere un’autorevolezza assolutamente unica nel panorama musicale ma anche una grossa responsabilità.
Da una parte, non solo sei detentore di direzioni e propositi originari della musica elettronica meglio di chiunque altro, ma sei anche a conoscenza di una formula senza tempo, valida e attuale ancora oggi perché futurista nel midollo.
D’altro canto, però, hai pure un peso enorme sulle spalle, che è sia l’onere di mantenere puri i concetti iniziali, sia il dovere di tenere bene a mente quel che è successo negli ultimi decenni: i vari Aphex Twin, Air, Daft Punk, gli Skrillex.
Che pure oggi starebbero a consegnare le pizze o a lavorare alle Poste se non fossero esisti i Kraftwerk e Karl Bartos.


Fatta questa premessa doverosa, Off The Record è un album che deluderà chiunque si aspetti il Manifesto della Nuova Generazione Elettronica.
Raccoglie infatti materiale d’archivio, frammenti, appunti sonori, loop e registrazioni varie che hanno caratterizzato il lavoro di Bartos sia con i Kraftwerk che nelle sue esperienze personali (off the record, cioè rimasto fuori dai dischi), e ricontestualizzato nel 2013: una sorta di reinvenzione del passato reinterpretato alla luce del presente.

Discontinuo e non lineare, ora secco e marziale (Atomium) ora ironico (Without A Trace Of Emotion), ora permeato del lato più pop dell'elettronica elitaria dei Kraftwerk (Musica Ex Machina) ma sempre sopra la media dell'attuale synthpop che circola di questi tempi.
Da avere.
Musica Ex Machina by Karl Bartos on Grooveshark

4 commenti:

Jatucka ha detto...

ho ascoltato le anteprime dei brani su iTunes incuriosito dalla tua recensione, e in effetti l'ho trovato un po' discontinuo.
ma uno o due pezzi acchiappano parecchio.

LUIGI BICCO ha detto...

Davvero carino, il pezzo. Me lo ascolterò tutto di sicuro. Tanto di cappello a Bartos, comunque, si.

P.S.: Adesso che sei entrato nel fantastico mondo di grooveshark, sarà difficile tirarsene fuori :)

Anonimo ha detto...

Uhm, dai Kraftwerk è sempre uscita tutta roba buona, e condivido il tuo discorso sulla "responsabilità" morale di chi è "padre" di un genere...
Di questo disco ho fatto tempo ad ascoltare solo il singolo, nulla di innovativo in effetti ma considerando il carattere "antologico" dell'album ci sta pure...

CyberLuke ha detto...

Non tutto l'album è ottimo.
Un pezzo è fantastico.
Un paio sono davvero ottimi.
Altri due sono interessanti.
Il resto, in effetti, sa un po' di barile raschiato.
Ma ribadisco: bisogna averlo.