giovedì 6 giugno 2013

[Recensione doppia] La Grande Bellezza e Benur - un gladiatore in affitto


La si potrebbe fare lunga.
Si potrebbe parlare, unendosi al coro, di come Sorrentino, una volta di più, riesce a filmare l'invisibile, dipingendo una Roma popolata da una galleria di personaggi (e animi) deformi, quasi da fiera degli orrori, manicomio ambulante votato all’inconsistenza e alla mondanità da superattici vista Colosseo, si potrebbe discutere di come gestisca – oltre che il "solito" Servillo, che nel sarcasmo ci inzuppa la brioche (anzi, il cornetto) la mattina – monologhi devastanti, tempi dilatati e scenografie al limite dell'onirico (ma qui ha gioco facile, potendo contare sugli innumerevoli spunti di una città che dove posi la macchina da presa ne trovi, che sia una fontanella che butta acqua nella notte o le geometrie del chiostro del Bramante) supportato dal solito cast tecnico di altissimo livello, si potrebbe anche disquisire dell'intelligenza di usare due attori come Carlo Verdone e Sabrina Ferilli senza tradire i personaggi che questi hanno proposto al loro pubblico negli anni (il primo un autore teatrale di scarso talento alla ricerca di un'affermazione e la seconda una donna disillusa ma non disperata)... ma a che servirebbe?


Questo è un film che non fa altro che affermare quanto sia superfluo eleggere Sorrentino come uno dei più sottili cantori della sua epoca, sia pure devastata, grottesca e decadente come la nostra.
È superfluo perché basta affacciarsi sul pianerottolo di casa nostra, basta salire sul 31 e farsi il percorso da Monteverde ai Musei Vaticani, o ascoltare i discorsi della gente nei bar al Casilino e agli aperitivi a Ponte Milvio, fare la spesa al mercato di Campo dei Fiori, sfogliare il free press dei Parioli, assistere alla presentazione di un libro alla IBS di via Nazionale o fare la fila fuori dell'Auditorium al Parco della Musica ("ehi, non è Proietti, quello?").
O basta guardarsi allo specchio.

E scoprire così l'altra faccia della stessa medaglia, filmata stavolta in quel Benur che ha ricevuto una frazione degli onori e delle luci della Grande Bellezza ma che racconta la stessa epoca, è ambientato nella stessa città ed è pervaso dello stesso spirito pesante, sfatto e cinico (non fatevi ingannare dal manifesto becero o dal sottotitolo da commedia di serie B, c'è davvero pochissimo da ridere nel film)... solo che qui la macchina da presa punta molto più in basso, nel sottobosco dei finti gladiatori che sbarcano il lunario sotto il Colosseo facendo foto coi turisti e la sera fanno rientro alle loro periferie invariabilmente degradate, spargendo sul tavolo di Ikea l'incasso della giornata in banconote spiegazzate e chili di spicci che le donne di casa, abbrutite e svestite di ogni sogno, amministrano per la spesa al discount e l'affitto che pagano sempre in ritardo.

Entrambi film pregni d’amarezza e di un incalcolabile pessimismo, entrambi attraversati dalla malinconia e popolati dalla stessa volgarità e svogliata cattiveria dei protagonisti (in Benur un grande Paolo Triestino che ruba la scena un Nicola Pistoia che altro non è che il Jep Gambardella di Sorrentino se fosse nato a Corviale), con lo stesso Colosseo a fare da sfondo alle grandi miserie gonfie di botox di Sorrentino e a quelle piccole delle guerre tra poveri tra gladiatori in corazza di plastica che si contendono e spartiscono il magro territorio.


Poi, certo... Massimo Andrei (qui alla sua seconda opera) non riesce neanche ad avvicinarsi alla pura delizia visiva di Sorrentino, dove tutto è controllato, tutto è consapevole, dove non c'è una singola inquadratura che non sia formalmente perfetta e che non vada a comporre sequenze di eguale equilibrio e sottolineate da una colonna sonora che pesca dalla musica contemporanea e dal sacro (con incursioni nella più sguaiata dance firmata Bob Sinclair).
Questo non significa che (anche) Andrei non riesca a raccontare parecchio dell'anima capitolina, delle umane miserie, delle crudeltà e delle squallide menzogne solo apparentemente perdonate: la cifra stilistica (e anche, naturalmente, la quantità dei mezzi in gioco) è impietosamente diversa, ma non disprezzabile.

Dubito riuscirete a trovarlo in giro (Benur ha avuto una scarsissima distribuzione e una promozione praticamente nulla), ma, nel caso, cercate di guardarlo la stessa sera in cui andrete (perché quasi inevitabilmente, ci andrete) a vedere La grande bellezza.
I due film si complementano e si amplificano a vicenda.
Insomma... dategli una chance.

9 commenti:

Marcus ha detto...

Su Benur mi hai messo una pulce in testa.
Ora lo recupero.

Maura ha detto...

Di certo non esiste solo la Roma mostrataci da Sorrentino. Altri sguardi (ricordo in particolare i film di Nanni Loy) ce l'hanno riportata in modi molto toccanti e realistici.
Comunque, il film è bello, anzi stupendo. Anzi, mi è piaciuto persino più di This Must Be the Place (anche se il mio preferito è L'Uomo in più).

Tatiana_89 ha detto...

Bella disanima! Sapresti consigliarmi altri film dove Roma è filmata altrettanto bene? :)

BlackBox ha detto...

In realtà non so bene cosa pensare di questo film (e non sono sicura di aver capito bene se ti è piaciuto o no), ma ho sentito anche chi lo ha descritto in modo negativo. C'è chi lo ha definito "assolutamente noioso e a tratti snervante", chi "insensato, lento e senza né capo e né coda ".
Unico apprezzamento per l'interprete maschile..mi hanno detto che era perfettamente nel ruolo.
Io ho solo seguito l'intervista a Sorrentino fatta da Fazio, e ho visto il trailer del film..che ti devo dire ?? Non mi ispira...e francamente non credo di andare al cinema a vederlo..aspetto di beccarlo su sky... mentre "Benur", come volevasi dimostrare, qui non è manco mai arrivato... mah...

CyberLuke ha detto...

@Tatiana: Il ventre dell'Architetto, Greenaway, 1987.
Il film non è un capolavoro, ma la Roma sullo sfondo è assolutamente epica.

Demian77 ha detto...

Ammetto di non aver visto nessuno dei due film che recensisci, quindi non posso dire la mia.
Però vivo a Roma e posso dire che quei finti gladiatori sono la vergogna della capitale, burini semi analfabeti che per vivere intimidiscono e importunano i turisti, gente che non serve a niente.
Magari il film ne approfondisce un po' la figura, ma questo è quello che molti romani (e non) percepiscono.

Linda ha detto...

Ho odiato il film di Woody Allen su Roma: banale, supponente e pieno di stereotipi. Roma è un'altra cosa, è una città multietnica, eppure provinciale, che vive sulle periferie con fatica e anche con dolore e non la città degli alberghi di lusso e degli scorci da cartolina. Allen ha addirittura ritratto le donne di Roma con la cipolla di capelli grigi, manco fossimo negli anni '50. Ma l'ha vista Roma? Credo di no. Anche Sorrentino credo che di Roma conosca ben poco, sì i salotti per bene, certo, le notti a-fare-l'alba, ma Roma è altro, cavolo, e nessuno sembra accorgersene, neanche Verdone, diventato grottesco e scollato da questa città come i suoi personaggi.

Elettra ha detto...

Mi è piaciuta la contrapposizione che hai colto tra i due film, diversissimi ma con un importante comune denominatore.
In Benur, che di certo in pochi abbiamo visto, non c'è traccia della Roma borghese mostrata nel film di Sorrentino, ma quella passata e quella povera. Ho apprezzato molto questa liaison tra queste due realtà così diverse.

Angel-A ha detto...

A me è piaciuto ^___^
Direi tutto tranne la Ferilli che non ho capito perchè c'era. E comunque eccessivamente dialettale. Dai,neanche a Centocelle quel romanesco lì... XD E gli aironi, sì, avrei risparmiato pure quelli, gli aironi.
Che cosa mi è piaciuto? Mi è piaciuta tanto Roma, mi è piaciuta la descrizione di quel mondo, che non so se è così o no, ma forse sì e comunque potrebbe. E Servillo è bravo, ha un sorriso stanco e amaro e delle belle gambe che si vedono poco ma si capisce. Mi son goduta il film, i palazzi, quella Roma bellissima. E l'atmosfera decadente un po' marcia come tutto il decadente. E la terrazza sul Colosseo che solo quella valeva la pena per rosicare un po' e dire "che bello"!
Uh, mi sono accorta che ho parlato solo della "grande Bellezza"... "Benur" non l'ho visto, ma mi hai messo la curiosità!

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