giovedì 26 settembre 2013

La ragazza di Vajont.


Il primo morto fu un ragazzo che tentava di lanciare una molotov contro un blindato della polizia. Spararono ad altezza d'uomo. Senza preavviso. Il ragazzo cadde come un giocattolo rotto. Scomposto, le braccia lanciate in fuori. I suoi compagni restarono per un attimo immobili, ammutoliti. Poi ripresero ad avanzare dietro le loro bandiere.
I poliziotti furono sopraffatti in pochi minuti. Fatti stendere faccia a terra. Picchiati, lapidati, bastonati. Linciati. I cadaveri appesi per i piedi ai tigli del viale. Furono i primi di quella lunga notte. Successe a Roma.
Quella notte molte città della penisola viste dai satelliti erano buie. Gruppi di manifestanti avevano preso di mira le centrali elettriche. Successe in tutto il Paese. Le luci si spensero e con esse il lume della ragione. Il giorno successivo il sole sorse su un Paese in preda a una violenta febbre. A un'epidemia di violenza.
Due giorni dopo, un altro messaggio venne lanciato a reti unificate. Da un altro uomo. Erano le mie le sue parole. Potevo anticiparle, recitandole a memoria, doppiando l'uomo che dallo schermo di milioni di televisori le pronunciava ritto dietro un podio con i colori della bandiera nazionale. Il suo tono era duro, ma non cattivo. Il tono di un padre che rimprovera i figli.
Intanto i camion percorrevano le vie delle città paralizzate, nomi venivano spuntati dagli elenchi. Persone, intere famiglie, venivano fatte salire a forza su quei camion, come io avevo progettato. Raggiungevano destinazioni prefissate, a orari stabiliti. Nessuno di loro tornava. Era il mio know how dietro quei viaggi senza ritorno. Cosa provavo, mentre queste cose succedevano? Cosa pensavo?


La ragazza di Vajont
Tullio Avoledo (2008)
Einaudi, 310 pagine
17 euro


Uno dei Tullio Avoledo migliori che possa capitarvi di leggere.
Questo è anche uno dei più cupi, e dei più coinvolgenti a livello emotivo.
Se ve lo perdete, è un problema vostro: io vi ho avvisati.

7 commenti:

TheProv ha detto...

Concordo in pieno.
Tra L'esercito delle 12 scimmie e il Neorealismo, V for Vendetta e Roma città aperta... imperdibile

Anonimo ha detto...

vado e me lo compro.
grazziasssai.
Alce

Susan ha detto...

E' stato il mio secondo romanzo di Tullio Avoledo: un libro che schiaffeggia, spaventa da morire, disturba.
Anch'io, che ho letto e riletto la sua bibliografia, lo metto tra le sue cose migliori e tra libri più belli in assoluto in cui mi sia imbattuta.

claudia ha detto...

mai letto prima,anche quando gia' lo sponsorizzavi tu, pero' con questo mi hai proprio incuriosito.

Alex McNab Girola ha detto...

Siamo davvero ad alti livelli.
Uno dei migliori Avoledo, senz'altro.
Speriamo raggiunga ancora questi livelli (io non credo alla parabola discendente ventilata da qualcuno).

Alexandra ha detto...

Letto un paio d'anni fa.
Ricordo che lo divorai in pochi giorni.
Uno degli Avoledo più "politici", forse, ma soprattutto una storia d’amore molto bella e molto triste.

A me (ma Avoledo non sarà d’accordo, le sue colonne sonore sono in parte diverse dalle mie) la lettura del romanzo ha fatto tornare alla mente una canzone di Sting, If You Love Somebody Set Them Free.

Simone Longarini ha detto...

Veramente interessante, grazie per la dritta.