venerdì 20 settembre 2013

[Recensione] Rush

Ho smesso di seguire il campionato del mondo di Formula 1 quando tutto ha cominciato a diventare troppo noioso e prevedibile, o quando le auto hanno iniziato ad adeguarsi tutte alle medesime soluzioni tecniche e a rendersi distinguibili solo per i colori degli sponsor con cui erano verniciate, o forse – più probabile – quando sono finiti i piloti coi quali riuscivo a provare dell'empatia.
O, se preferite, per cui fare il tifo.
Piloti che mi piacessero e a cui mi sentissi in qualche modo affine.
E, anche se non mi piace ammetterlo, sono abbastanza vecchio da avere come mito personale dell'automobilismo Niki Lauda.


Un uomo antipatico a tutti, che la stampa etichettò all'epoca (ma ancor oggi, da tutti i commentatori più superficiali) come "robot" ma che si dimostrò mille volte più umano e fragile di tanti altri campioni che non raggiunsero la sua statura neanche fregiandosi di più vittorie in pista di quanto Lauda sia riuscito ad accumulare in quattordici anni di attività.
Lauda non la mandava a dire a nessuno, neppure a casa sua in Ferrari, dove era malvisto per la sua sincerità brutale e l'assoluta mancanza di rispetto per le consuetudini e le tradizioni in una scuderia così blasonata a favore di un pragmatismo assoluto e di una ricerca maniacale della perfezione che passava per la disciplina dentro e fuori la pista.
Uno che ebbe il coraggio di avere paura.
Di mollare gara e un campionato praticamente vinto quando riconobbe – in uno sprazzo di lucidità storico e per molti, tuttora incondivisibile – la follia di pilotare sotto il diluvio di un circuito praticamente allagato e con visibilità zero.
L'antitesi perfetta del campione-divo, ai tempi incarnato dal rivale James Hunt, scapestrato, indisciplinato, inaffidabile. E velocissimo.
È tutto scritto e tutto filmato. Recuperate, se potete, gli spezzoni video di quell'anno incredibile.
L'ascesa, la rivalità, l'incidente, la convalescenza, il ritorno, il recupero. E l'abbandono.

Era una storia perfetta per essere raccontata a chi, oggi, crede che la Formula 1 sia iniziata con Ayrton Senna (che, di fatto, raccolse l'eredità di Lauda come campione del decennio successivo)… e la palma è toccata a Ron Howard, regista solido, di stampo classico ma di sostanza.
Come se l'è cavata l'ex Happy Days e premio Oscar?
Non male.
Rush è una ricostruzione (o un biopic, come dicono i critici veri) godibile, diretta con mestiere (e un pizzico di furbizia) invidiabile, il cui difetto più grande è uno script che riesce a malapena a tenere il passo con quello scritto dalla Realtà nel 1976… dove tutto ciò che poteva accadere è accaduto davvero, sovvertendo ogni pronostico, buttando piloti e macchine in un gigantesco frullatore di metallo, carne, benzina e fuoco e pioggia che mai, mai nessun autore sarebbe riuscito a scrivere.


Un monito – per chiunque – che la vita se ne frega dei nostri sogni, dei nostri sforzi e delle nostre ambizioni. È tutto fuori controllo, sembra suggerirci quel Mondiale, e stringere più forte il volante o ritardare di un altro decimo di secondo una frenata prima della curva non ha che una minima influenza sui nostri destini.
La riduzione (mai termine è stato più appropriato) cinematografica di Rush è sorprendentemente meno parziale e superficiale di quanto ci si potesse aspettare e interpretata ottimamente da Chris Hemsworth e Daniel Brühl (oltre che da un azzeccato contorno di comprimari, Christian McKay che emerge tra tutti).
Certo, la cifra stilistica di Howard è sempre un pelo troppo patinata (assecondata magnificamente dal direttore della fotografia "premio Oscar" Anthony Dod Mantle, che può vantare un curriculum lungo come una tangenziale) e spudoratamente hollywoodiana, ma il meccanismo funziona e l'opera di rilettura della rivalità storica tra l'inglese e l'austriaco appassiona il giusto, pur senza riuscire a far aggrappare lo spettatore ai braccioli della poltroncina.

L'epopea (e questo termine è tutt'altro che esagerato, potete credermi) di Lauda e Hunt non è tradita, ma alcuni lati della caratterizzazione dei due campioni, che nella vita reale apparivano più sfumati, qui sono messi in chiara evidenza. Al contrario, alcuni aspetti che sono sempre stati una parte preminente nelle loro rispettive iconografie, sono meno marcati. In generale, sono state ignorate tutte le interazioni con gli altri piloti (con la sola eccezione di Clay Regazzoni – parte affidata senza infamia e senza lode a Favino – e la scena della riunione tra i piloti prima del gran premio di Germania) e qualsiasi risvolto di carattere tecnico (che pure aveva il suo bel peso, ma che cinematograficamente era una scelta più dannosa che utile ad Howard, che ha saggiamente deciso di focalizzare il film sugli uomini e non sulle auto).

Ulteriori note di merito vanno alla scelta di usare pochissima o zero computergrafica (le scene in pista sono state girate sui circuiti dell'epoca usando vere monoposto prestate da collezionisti o ricostruite da zero) e al commento sonoro del solito Zimmer, alternato a brani anni settanta di Bowie e Steve Winwood.
Insomma, me la sono spassata e in questi giorni non sono facile allo spasso.
Consigliato.

17 commenti:

Larsen ha detto...

lauda non credo di averlo mai visto correre, ma villeneuve (padre) si, ed era l'antitesi di lauda: un pazzo sia in pista, sia fuori, ma un fottuto genio.

senna e' stato sicuramente un grande della formula uno,piu' probabilmente migliore come uomo che come pilota.

Matteo ha detto...

Ho cominciato a vedere la Formula Uno quando avevo sette anni, perciò mi sono perso tutta l'epopea Lauda e i miei primi riferimenti sono stati Senna, Prost, Piquet (che già era vecchio), Mansell, Berger e poi Alesi e compagnia cantante, fino all'arrivo del Cruccone. In quel momento il mio rapporto con la F1 è passato in una discesa vertiginosa da amore che mi portava a svegliarmi alle 5 del mattino per vedere i GP di Adelaide e Suzuka a indifferenza più glaciale. Complice anche il fatto che mentre una volta i piloti uscivano dalla gara con le piaghe sulle mani per aver usato il cambio, negli anni 90 tutto diventò asettico e formale. Comunque questo mio amore per la F1 vecchio stile mi farà sicuramente vedere ed apprezzare questo film, documento di storia sportiva decisamente importante.

Alex McNab Girola ha detto...

Lo vedrò domenica, sono davvero curioso.
Lauda è stato il primissimo pilota di cui ho imparato il nome e fatto il tifo (papà ne andava matto).
Ti farò sapere ;)

the_devil_88 ha detto...

mah,son curioso... dal trailer appare solo esagerazione e troppo buinismo tipico dei film americani...

BlackBox ha detto...

Anch'io sono andata alla "prima" (indovinate trascinata da chi).
Ma stavolta, my darling, devo proprio ringraziarti... è stato bello, bello, bello.
Anche per me che di sport me mastico proprio poco, ho adorato il ritratto dei protagonisti (che conoscevo solo grazie ai racconti di mio papà)... "giusti", narrati appunto il giusto, senza esagerazioni, ma così come erano nella loro forza e nella loro debolezza, in un contesto di altissimo livello, con una clamorosa cura del dettaglio, ed una regia sapiente e di mestiere (non da oscar chiaramente, ma non era quello il traget), il tutto miscelato da una fotografia ed una musica... che bello.
E ora mi rivolgo alle lettrici di questo blog: ragazze, andateci. Lo apprezzerete, senza riserve. ;-)

Anonimo ha detto...

Spero proprio di poterlo andare a vedere perché la tua recensione conferma le mie aspettative.
Poi da ragazzino lauda era un mito per tutti!

Yeeshaval ha detto...

Ho un disinteresse diffuso - che a volte sfocia nell’odio inveterato per i film di sport (se vogliamo, tipicamente femminile), e la Formula Uno mi ha sempre annoiato più del cricket.
Ciononostante Cyber mi ha vendutissimo il film.
Devo preoccuparmi?

Christian ha detto...

Rush era un titolo su cui non nutrivo troppe speranze (a malapena me lo ricordo io chi era Niki Lauda, non so quanto riuscirà ad attirare i ventenni di oggi) ma a quanto leggo è già primo negli incassi e dove ne leggo, ne leggo bene.
Sta a vedere che si rivela la bella sorpresa del mese.

Dama Arwen ha detto...

Ieri sera sono andata a vederlo senza che nessuno mi ci trascinasse a forza, ma per mio desiderio :-)
È un film davvero bellissimo, il ritmo è incalzante e ti lascia inchiodato alla sedia fino alla fine. E la cosa che me lo ha fatto più apprezzare è stato il fatto che è una storia vera. Romanzata in alcune parti, magari, ma vera. Come dice Cyber: superconsigliatissimo!

Premessa. Sono assolutamente disinteressata alla F1 e lo sono sempre stata. Ma quando ero piccola, fine anni '70 e inizio anni '80 a mio papà piaceva vedere le partenze del GP, e io mi ricordo benissimo di Niki Lauda (già ustionato all'epoca) e tanti piloti che in quell'epoca erano famosi. Ma non ricordo minimamente Hunt, perché io, nel '76 sono nata.
Però c'era una sorta di fascino decadente nei miei ricordi… per il resto, dopo Senna, direi che le poche sensazioni che provavo si son trasformate in ODIO e NOIA da non volerne nemmeno sentire parlare (e meno malche non ho la TV).

Probabilmente le scelte di Howard son state giuste, ma avrei voluto che nel film venisse approfondito l'aspetto delle abilità di Niki di saper modificare le auto e come avesse scoperto il suo talento.

Cosa non mi è piaciuto? La solita noiosissima Colonna sonora di Hans ZimMERD Q___

Ah, sarei curiosa di vederlo in lingua originale, per sentire l'accento britannico dell'australiano "Thor" :-P

La scena più bella? (No spoiler) "Quando fanno l'autostop!!! XD"

claudia ha detto...

Mi ricordo tutto di quel periodo, e com era bello Hunt, e com'era serio Lauda, e mio padre con cui guardavo le gare...
mi ricordo anche l'incidente, terribile,e ancora di piu' quello di Senna.
lui mi piacerebbe vederlo in un film, e secondo me con la vita che ha fatto ne verrebbe fuori una gran bella cosa.

Dama Arwen ha detto...

@ Claudia: ma sai che hosentito rumors riguardo a un film su Senna?

claudia ha detto...

@dama: ah che bello!!! speriamo pero' che l'attore scelto sia all'altezza, lui aveva questi begli occhi molto dolci e un po' malinconici....

Glauco Silvestri ha detto...

Da quanto ho visto il film amplifica parecchio la rivalità tra i due piloti. Ero molto piccolo all'epoca, ma anche parlando con mio padre, mi pare che nel film si è voluto trasformare i due piloti in acerrimi nemici. Così come i caratteri dei due personaggi sono stati estremizzati. Ciò che manca al film è la Formula 1. Le corse non esistono, sono sostituite da testi, brevi scene di partenza e arrivo, pochi fotogrammi. La figura di Ragazzoni è stata ridotta ai minimi termini, quando invece fu lui a introdurre Lauda nel grande giro. Non è neppure fedelissimo. A Suzuka Lauda rimase sempre indietro e finì invischiato nel gruppone prima di decidere il ritiro. Probabilmente la sua scelta non fu solamente emozionale (come il film fa intendere mostrandolo preoccupato per la moglie etc etc). Proseguire quella gara non gli avrebbe portato alcun punto mondiale, per cui vittoria o sconfitta dipendevano solo dalla guida di Hunt, e non dalla presenza di Lauda in pista in una posizione da cui non avrebbe tratto punti per difendersi. Poi, chissà, magari avrà pure avuto paura per la propria pellaccia... era appena uscito da un rogo infernale!
Si nota inoltre che è proiettato a un mercato americano, visto che i primi 10 minuti di film sono spesi a spiegare cosa sia/fosse la Formula 1 agli spettatori.
Beh... magari, gli ultimi minuti, il dialogo all'interno del hangar a Bologna, il primo piano al Lauda odierno, si potevano evitare, è il classico lieto fine all'americana.

Il film mi è piaciuto, mi sono divertito e tutto quanto, ma non è sicuramente un documento storico affidabile al 100%. E' una bella pellicola da intrattenimento che sfrutta momenti epici della F1.

Mi domando cosa potrebbe uscire dai duelli tra Piquet e Villeneuve, tra le liti in pista di Prost e Senna... e secondo me ci verrebbe bene anche qualcosa tra Vettel e Webber!

Buffo a pensarci, ma la F1 di oggi è noiosa per colpa della sicurezza. Negl'anni 70 moriva un pilota ogni due o tre corse. Per la sicurezza si sono accorciati i rettilinei, tolte le paraboliche, inserite le chicanes, messi i cordoli, strette gomme e alettoni, proibite le minigonne (non quelle femminili, bensì quelle che tenevano le auto incollate alla strada), tolto il turbo, ridotte le cilindrate, inserita l'elettronica (e poi tolta... e credo fermamente che Senna fu ucciso da una Williams perfetta con le sospensioni intelligenti, e divenuta inguidabile con la proibizione delle stesse!), messe regole assurde tra cui:
impossibilità di collaudare gli aggiornamenti alle auto a mondiale iniziato; impossibilità di usare certi sistemi se si viene sorpassati quando quello dietro invece li può usare (vedi alettoni mobili); limiti sull'uso dei pneumatici (questo mi pare anche andare contro alla sicurezza, visto che costringe i piloti a girare con pochi set di gomme e magari di correre con roba usurata montata sulle auto) etc etc.
Una volta la F1 era sperimentazione pura. Oggi è l'ombra di sé stessa, anzi, l'ombra del campionato americano. Che tristezza.

Ancora mi ricordo le Tyrrel a 6 ruote, le Alfa con turbina dietro al cofano per fare l'effetto suolo (http://it.wikipedia.org/wiki/File:2001_Goodwood_Festival_of_Speed_Brabham_BT46B_Fan_car.jpg), i primi motori turbo della Renault... che tempi.

biondesita ha detto...

Ok, smollo l'infanta da qualche parte, tipo a casa con suo papà e volo a vederlo. Hai presente quelle che non si addormentano ai GP, quelle che se sentono odor di benzina e rombi di motori ecc.ecc. Eccola qua! Volo. Volo a vederlo, lo so già che poi mi commuovo, uno che fa quello che ha fatto Lauda, come minimo due lacrime le merita. Altro chè Ragioniere. ragioniere un cazzo, con rispetto.

Maura ha detto...

Questo weekend sono andata anch'io a vederlo, e non mi dilungo troppo, perché, pur non essendo appassionata di corse, me lo sono abbastanza goduto e condivido la tua recensione.
Tanto per dire una cosa che -a mio modesto parere - non ha funzionato troppo, ho trovato carente il doppiaggio italiano.
Per carità, non voglio fare la solita hipster che la mena che i film vanno visti in lingua originale… ma avevo visto il trailer originale del film mi sono accorta di quanto incredibilmente simile a quella del vero Niki Lauda fosse la voce di Daniel Brühl, e di quanto fosse piacevole sentirlo parlare in inglese con quello spiccatissimo accento austriaco.

La scelta del doppiaggio italiano è stata di azzerare completamente gli accenti delle nazionalità... peccato.

Angel-A ha detto...

Sono molto più che d’accordo!
L’ho visto ieri sera. Io ho pianto, dall’emozione.. forse soprattutto perché l'ho trovato parecchio realistico, vero.... pur non essendoci all'epoca e aver visto sì e no tre corse in tutta la mia vita, e solo perché avevo un ragazzo che le seguiva.
Ma come fai a non conoscere due miti come Lauda e Hunt? ^_____^
(e poi, uno come Chris Hemsworth che fai, lo butti via? naaaaaaah)

ps ma la scena di Hunt che riempie di cartoni il giornalista stron*o è vera?!?

Danitkd ha detto...

Visto pure io, che dire film bellissimo.
un unico appunto, detto da me che non conoscevo la storia di Lauda, avrebbero potuto mettere un po piu di tecnica, tipo quando rivoluzionava l’auto e togliere quelle inutili scopate…