martedì 12 novembre 2013

Menzogne digitali.


Ho già affrontato l'argomento QUI e QUI.
Tutto quello che vedete in televisione e sulla carta stampata è falso.... se per "falso" intendete qualsiasi cosa sia stata sottoposta a un processo di ritocco in postproduzione.
E, da almeno dieci anni, non esiste nessuna fotografia che non sia stata ritoccata prima di essere stampata (questo non dovrebbe valere per la fotografia cosiddetta giornalistica, dove le fotografie dovrebbero documentare la realtà senza distorsioni, ma vi assicuro che, in mancanza di una legislazione precisa e dell'assenza di organismi di controllo abilitati non è così) su riviste, libri, copertine di dischi, manifesti cinematografici, annunci pubblicitari... per tacere delle postproduzioni casalinghe con cui qualsiasi app da pochi centesimi può farvi credere delle/degli strafighe/i su Facebook.

È l'era della finzione digitale, lo sapete bene anche voi, proprio voi che, almeno una volta, avete ritoccato le vostre fotografie.
Fa parte di quelle menzogne socialmente accettate a cui non potete sfuggire.
Vi tingete i capelli? State mentendo.
Nascondete le rughe col fondotinta? State mentendo.
Vi mettete delle scarpe col rialzo, un reggiseno imbottito, delle spalline, una pancera? State ancora mentendo.
Che ci piaccia o meno, che lo ammettiamo o meno, ci sono modelli "ideali" ai quali, più o meno consapevolmente, cerchiamo di aderire.

Il vero problema è che questi modelli sono sempre più artefatti e ottenuti grazie alla cosmesi e alla chirurgia estetica (nel mondo reale) e alla postproduzione digitale (nel mondo di Internet e dei social network, ugualmente importante, almeno nella nostra epoca)... e proprio sugli eccessi di quest'ultima ha puntato il dito Global Democracy, che già nel 2011 ha iniziato un progetto per denunciare l'overdose di ritocco negli annunci pubblicitari.
Magari l'avete già visto, ma questo Body Evolution, che mostra in time-lapse la trasformazione di una donna "normale" in una irraggiungibile femme fatale (e si conclude con una proposta globale per incoraggiare le avvertenze obbligatorie quando negli spot pubblicitari il corpo umano è stato manipolato) potrà tirarvi un po' su se anche la vostra immagine allo specchio non vi sembra attraente come vorreste: nobody is perfect.

12 commenti:

Ettone ha detto...

Al di là del puro e solito discorso se sia etico o no fare una post così pesante, trovo che filmati come questo siano più che altro deleteri per il nostro lavoro e per quello del fotografo. Tutti noi sappiamo che fare un ritocco del genere è un lavoro pesante e che non è possibile riassumere con quattro movimenti di mouse... La cosa brutta è che questi video diventano virali a tal punto che i clienti li guardano e poi vogliono che gli cambi di tutto e di più nelle foto in 5 minuti... Intanto noi giochiamo con il computer... no?

E allora io direi, bene: APRI PHOTOSHOP, ti do una foto di base già più figa e vediamo in quanto riesci a farla diventare ancora più figa...

"Su con la vita, giovane"!

BlackBox ha detto...

x Ettone: i miei, di clienti, chiedono sempre i miracoli XD ma poi ci penso io a riportarli coi piedi sulla terra...e cmq il problema per noi professionistri del settore secondo me sta più nel diffondersi di tutte quelle app che ti aggiustano la foto già nello smartphone....Photoshop è diventato uno strumento d'elite, a nessuno va neanche di aprirlo....

Lory84 ha detto...

Io voglio Photoshop nella vita reale.... XDD

Ettone ha detto...

@ BlackBox... certo che il cliente non apre Photoshop, ma almeno dalle mie parti è sulla bocca di tutti più delle app... Nel senso che cose del tipo "Con photoshop non è che mi daresti un'aggiustatina? Vedo che fa miracoli"... Questo per quel che riguarda le foto a persone (anche per servizi non ovviamente fashion)...
In altri casi foto per qualsiasi uso da quelle di paesaggio a pack etc... magari fatte con il cellulare e pretendono che gliele rendi come fatte in studio... Perché intanto c'è Photoshop...

Io non dico che non faccia miracoli... ma quando poi gli presenti il conto non te lo pagano... e se al contrario gli dici che ci va tempo e quindi denaro, loro ti guardano attoniti quasi li prendessi per il culo perché sotto sotto pensano che in rete l'hanno visto fare in pochi secondi...

Yeeshaval ha detto...

Ho visto il video, e a me ha dato da pensare... siamo bombardate da immagini di donne belle, levigate, giovani e... irreali. Ma è a loro che ci paragoniamo, in fondo. E poi scopro che.. ci paragoniamo a delle immagini fabbricate. Non bastava la chirurgia plastica, anche il ritocco fotografico a livelli davvero assurdi...

A volte mi rendo conto che tutte le energie (fisiche, mentali, economiche) che noi donne investiamo per cercare - inutilmente, oltretutto,visto che sono inarrivabili per definizione - di assomigliare ai modelli di bellezza proposti siano energie che sottraiamo a ben altre battaglie e campi d'azione.

Ho la sensazione che qualcuno tenti di fregarmi o forse, ancora più inquietante, la sensazione è che ci stiamo un po' fregando da sole.

Maura ha detto...

In fondo in fondo è la società che vuole questo.
Per prima cosa, io farei una distinzione tra quello che è fotografia/postproduzione a fini commerciali/pubblicitari e privati.

Nel privato l'immagine che si vuole, e si dovrebbe, rendere è quella della persona che si rivolge a noi... il trucco, un minimo di postproduzione servono sempre per "aiutare" (anche se non è sempre vero).
Quello che deve venir fuori in quel contesto è un'emozione legata allo scatto... un ricordo... una sensazione da rivivere quando lo riguarderemo.

Una cosa diversa è invece l'aspetto commerciale, l'estenuante ricerca di perfezione dettata dai canoni della nostra società.
Non sto dicendo che ci sia giusto o sbagliato... ma solo che ci è..... ed in tal senso deve essere rispettato da chi, professionalmente, offre servizi a questo settore.

Susan ha detto...

Perfezione fotografica, la pelle tirata... beh è ovvio: chi comprerebbe un'auto nuova se nella pubblicità vedessimo la medesima sporca, graffiata, con una bella chiazza di latte rigurgitato sul sedile?

Ma questa è pubblicità... psicologia della comunicazione, non fotografia.

Il problema è farsi confondere, non distinguere più l'artificio dal reale, chi siamo da cosa, inconsciamente, vorremmo essere.

Il fotoritocco? Dio l'abbia in gloria, mi ha dato da vivere per molto tempo e mi ha salvato i ciapets in molte occasioni... ma la fotografia è una cosa diversa... è comunicare, sentire, provare.
E' instaurare un feeling con il soggetto, una sintonia, passione pura... forse è questo che intendeva (anche) Ettone...

Il fotoritocco? Serve per correggere piccole imperfezioni, sbavature... il fototrucco?? Serve in pubblicità, dove si cerca la perfezione vera o finta che sia... e la si paga in termini di tempo e denaro.

Angel-A ha detto...

Io... se fossi quella modella... mi sentirei presa per il culo uahahahahahahahah
(o comunque mi vergognerei a dire ad amici e conoscenti "ehy, sono sulla copertina di "dimagrire mangiando")... Vabbè che bisogna pur vendersi per sopravvivere ma quella è la stessa persona a 25 ed a 35 anni ^_____^

Lady Simmons ha detto...

Il ritocco fotografico è sempre esistito, anche quando c'era la pellicola.
Ma un conto è "aggiustare" un po' di luce e colore, un conto è manipolare il soggetto dell'immagine in modo da renderlo altro da se'.
Ho profondo rispetto del lavoro dei grafici, e loro eseguono il lavoro che viene affidato loro.
credo che il problema sia a monte, nei commissionari dell'opera e nel pubblico che deve fruirne.
Siamo una società di plastica, dove il fake tripudia da ogni schermo o display.
Poco importa se la modella è vera o finta o se i suoi occhioni sgranati sono reali, quello che conta è che è una strafiga digitale e questo al mondo basta.
Mi chiedo però se sia rispettoso delle donne, un trattamento del genere. Un conto è come dice Cyberluke, un mentire consapevole, metto il tacco perchè voglio sembrare sexy.
Un conto è manipolare le donne o le immagini per fingere che sia altro, per falsificare il messaggio stesso.
Non so è una cosa che d'istinto mi sta sullo stomaco.
E fa credere a milioni di ragazzine che l'ideale raggiungibile debba essere quello.

Francesca ha detto...

Quel video è sconcertante. Certo, dà molto da pensare e mi associo a quello che ha detto Lady Simm. :)

Helena90 ha detto...

Il tema è interessante e comunque complesso.
Effettivamente, quel che ci viene imposto ( a noi donne in modo particolare) è un modello del tutto ideale, ma si dovrebbe parlare di un meta modello, nel senso che nel momento in cui acquistiamo creme, trucchi etc. noi non stiamo realmente acquistando *quella crema* o *quel gloss*, acquistiamo quello che ci che promette, ci che vogliamo credere possa fare per noi.

Ritengo, che spesso nei momenti di insoddisfazione si cerchi proprio questo: la promessa di qualcosa di irraggiungibile ( e lo sappiamo), ma che proprio per questo suo carattere taumaturgico ci consola, ci affascina, ha voce di sirena.

Salvo poi arrivare a casa e dimenticarsi completamente dell'acquisto fatto. Accade anche questo.

Conchicca ha detto...

I modelli di bellezza sono sempre esistiti, fin dall'antichità. Le immagini delle dee greche o dei dipinti del rinascimento (tanto per fare due esempi a caso) rappresentavano l'ideale di bellezza di quel periodo storico.

La differenza sostanziale, ai giorni nostri, è che l'ideale di bellezza è incarnato da persone "reali" e non ideali, ma soprattutto all'enorme importanza che viene data - a livello sociale - all'aspetto fisico piuttosto che ad altre doti intellettuali o "morali".

Quello che talvolta si perde di vista, secondo me, è che quelli sono modelli ideali e quindi difficilmente raggiungibili.
Bisognerebbe riuscire ad imparare (e di conseguenza ad insegnare ai nostri figli) che questo è solo uno degli aspetti che contraddistinguono una persona e nemmeno la più importante.

Sono andata un po' lunga. Sorry ;)